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Dent Blanche

Wandfluegrat (cresta sud)

10-11 agosto 2000
Mirko, Andrea

Dopo la bella salita alla Punta Dufour di fine Luglio, io e Mirko ad inizio Agosto viste le condizioni meteo a Courmayeur ci trasferiamo per un paio di giorni dalla Titti a Diano Marina, salvo poi tornare nel gruppo del Bianco per una bella salita dal rifugio Monzino al col du Freney dove, oltre ad incontrare la famosa guida svizzera Andre Georges (è il secondo anno consecutivo che ci troviamo da queste parti) rinunciamo alla salita del Mont Brouillard visto l'orario avanzato e le condizioni del ghiacciaio da dover riattraversare al ritorno.

La Dent Blanche appena apparsa durante l'avvicinamento

Decidiamo quindi di spostarci in Svizzera, per la Dent Blanche; è già un po' di tempo che ho in mente questa splendida montagna e adesso, visto anche il buon grado di allenamento che abbiamo, è certamente il momento buono per provarci.
Da Sion, raggiungiamo il tranquillo villaggio di Les Hauderes dove ci sistemiamo nel camping locale per passare la notte; mi sembra un po' strano essere in Svizzera e sentir parlare un comprensibile francese invece del solito impossibile dialetto svizzero-tedesco a cui siamo abituati nelle vallate di Zermatt e Saas Fee ed al quale sappiamo rispondere solo con vaghi sorrisi o sommessi grugniti senza senso che incredibilmente a volte vengono scambiati per risposte esaustive!
La mattina seguente proseguiamo in auto ancora per qualche chilometro sino a raggiungere la zona parcheggio di Ferpecle. Da qui parte la sgambata per raggiungere la cabane Roussier (o refuge de la Dent Blanche), che ho chiamato ieri sera per la prenotazione dei posti: sono 1700 metri di dislivello da superare (secondo la guida) in 5 ore, dato che il rifugio è un nido d'aquila posto a 3507 metri. Il tempo è bello, soleggiato e abbastanza caldo, solo qualche nuvoletta staziona sulle cime più alte.

Andrea appena prima della Cabane Roussier

All'inizio seguiamo ancora per un po' la strada asfaltata, che si trasforma dapprima in mulattiera e poi in un bel sentiero che porta ai prati dell'Alpe Bricola, dove c'è anche un vecchio rifugio chiuso. Qui ci appare quasi improvvisa la Dent Blanche: è veramente maestosa, piuttosto innevata, e svetta sovrana nel cielo terso incorniciata alla base dai verdi prati d'alta quota. Dopo una noiosa traversata per una zona di detriti morenici raggiungiamo il glacier des Manzettes, alla base del versante occidentale della Dent Blanche. Sinora sono salito con le scarpe da running tenendo i Koflach nello zaino per risparmiare un po' i piedi in vista della salita di domani, ma quando faccio una bella scivolata su un tratto di ghiaccio vivo nascosto tra gli ultimi massi della morena rischiando un perfetto salto mortale carpiato, capisco che il momento di usare gli scarponi è giunto...
Attraversato il facile ghiacciaio risaliamo quindi, sempre su neve, a lato di una costola rocciosa sino a raggiungere, dopo un ultimo dosso nevoso, il rifugio posto su una cresta rocciosa secondaria della cresta sud (o Wandfluegrat) che dovremo percorrere domani.
Dopo esserci sistemati, prima di cena incontriamo la guida (e autore di libri) Alberto Paleari: ieri ha già fatto la Dent Blanche per la cresta sud e adesso sta aspettando altri due clienti da accompagnare in vetta domani.

Mirko durante la salita, prima del Gran Gendarme

Il piccolo rifugio è ben gestito, e la cena non lascia certo a desiderare; infatti, dopo la solita tage suppe (brodino-minestra), ci viene servito un ottimo roesti con numerosi e grossi wurstel e salsa di cipolle, e che io ovviamente accompagno con una bella birra.
La mattina la sveglia è per le tre. La giornata si preannuncia splendida, niente nubi nel cielo stellato, anche se al momento il clima è ancora un po' freddino.
Dal rifugio si attacca la facile cresta rocciosa a blocchi che porta verso la cresta sud vera e propria. Ad un tratto mi sento chiamare dal ragazzo svizzero che mi segue e che mi porge un paio di guanti; sono i miei, li avevo messi nella tasca del pile senza chiuderla...
La cresta lascia poi il posto ad un pendio nevoso non ripido lungo il quale giungiamo alla sella della Wandfluelucke, alla base della cresta sud. Qui ci leghiamo poi Mirko riparte in testa (non solo alla nostra cordata ma anche alle altre...) lungo la cresta che alterna roccette a tratti nevosi. Fino al Gran Gendarme difficoltà vere e proprie non ce ne sono e riusciamo a procedere abbastanza spediti; il tratto tecnico della salita infatti inizia da lì.
Il Gran Gendarme può anche essere scalato direttamente (IV grado), ma noi visto l'innevamento piuttosto abbondante preferiamo aggirarlo sulla sinistra (che peraltro è la soluzione comunemente seguita) inizialmente per placche e roccette, poi lungo un ripido canalino nevoso all'inizio e con qualche passaggio di misto (III) alla fine, prima di raggiungere l'evidente forcella a monte del Gran Gendarme. Faccio presente a Mirko che se non fosse per i numerosi e utili fittoni di assicurazione presenti, sembrerebbe di essere nel canalone del Caminetto in Grignetta a fine inverno...
Da qui la cresta presenta una serie di torri, aggirabili su entrambi i lati; visto che dietro a noi c'è la cordata di Alberto Paleari e soprattutto in considerazione del fatto che ha già fatto questa salita l'altroieri, li lasciamo passare per avere un punto di riferimento.
Così aggiriamo le prime due torri sulla destra, su rocce articolate tutto sommato solide e che non superano il II+ mentre la terza la aggiriamo sulla sinistra, sempre sfruttando cengie e con passaggi rocciosi per lo più privi di neve e ghiaccio mai troppo complicati.
Dalla forcella alla base dell'ultima torre ci abbassiamo leggermente sulla sinistra (dove troviamo una sosta con un cavetto metallico) per poi traversare orizzontalmente finchè non diventa possibile salire in verticale per tornare di nuovo in cresta; su questo tratto la stanchezza si fa un po' sentire e per superare un saltino verticale di III grado devo sprecare non poche energie, oltre a condire il tutto con colorite e circostanziate imprecazioni...

Alcuni brutti ceffi rovinano la fotografia di vetta di Andrea

Finalmente riguadagnamo la cresta, ora di più semplice percorribilità, inizialmente di roccette miste a neve, poi interamente nevosa e con un tratto piuttosto affilato, ma ormai ci siamo!
La bella croce di ferro battuto segna la fine, temporanea, delle nostre fatiche: ci stringiamo la mano soddisfatti per la bella salita mentre ammiriamo l'eccezionale panorama attorno a noi.
Le altre vette della corona imperiale, dal vicino Grand Cornier al Weisshorn fanno bella mostra di sè, mentre più in lontananza spiccano i gruppi del Bianco e del Grand Combin da una parte e del Rosa e dei Mischabel dall'altra. Ma la vista più bella la si ha sul Cervino, del quale sono ben visibili le creste dell'Hornli, di Zmutt e del Leone oltre alle pareti nord e ovest, e sull'impressionante parete nord della Dent d'Herens, che la vicinanza sembra rendere ancor più imponente.
Anche il meteo, fortunatamente, continua ad essere dalla nostra parte. Infatti non c'è quasi vento, il sole continua a splendere alto nel cielo terso e la temperatura vista la quota è ideale: solo qualche innocuo cumulo (in questi casi qualcuno dice di bel tempo...) si intravede dietro il Rosa ed il Cervino.
Dopo una lunga sosta in vetta, a riportarmi alla realtà sono i discorsi di Paleari con i suoi due clienti, il quale fa presente che per lui è tradizione rientrando in Italia dal Passo del Sempione fermarsi appena oltre il confine a Trasquera per una bella birretta: appunto, mi dico, è ora di scendere!

La foto di Mirko invece è disturbata da una macchia nera... ma volano rapaci a 4000 metri?

Così rifacciamo la via di salita in senso inverso, con l'eccezione di un paio di corde doppie per semplificare la discesa dalle torri più ostiche da aggirare, riportandoci alla selletta a monte del Gran Gendarme: dopo aver sceso il primo tratto in prevalenza roccioso, constatiamo che la neve tiene ancora bene e scendiamo evitando di fare doppie grazie anche ai fittoni metallici che sfruttiamo come punti intermedi di assicurazione. Oltrepassato il Gran Gendarme, la marcia si fa più spedita e raggiungiamo senza ulteriori problemi la cabane de la Dent Blanche.
Qui saldiamo il nostro conto, mi gusto la meritata birretta, quindi recuperato il materiale che avevamo lasciato nei cestoni ci apprestiamo alla lunga discesa verso Ferpecle.
Sul glacier des Manzettes incrociamo un paio di italiani diretti al rifugio con l'intenzione di salire in vetta domani, che ci chiedono lumi riguardo la via: rispondo che se uno è allenato (e tecnicamente preparato...) a dovere, la Dent Blanche può riservare veramente un'ascensione spettacolare in tutti i sensi.
All'Alpe Bricola diamo un ultimo sguardo alla nostra montagna, veramente splendida ed imponente da questa prospettiva, e l'esserci stati in cima poche ore fa non può che renderci davvero felici. Come sempre accade realizziamo meglio quanto fatto una volta giunti a valle che non in vetta, quando la preoccupazione per la discesa ancora da compiere impedisce di gustare appieno l'ascensione compiuta.
La sera stessa siamo a casa: abbiamo qualche giorno di recupero, che sfrutteremo tra l'altro andando a fare anche un'arrampicatina in Grignetta, prima della gita sociale del Green Rock al Monte Bianco!


Andrea Galimberti
2006

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