Altro paese di tradizioni e lingua Walser, come Ornavasso (vedi itinerario Boden Cortevecchio e Strada del Forte), Bosco Gurin (vedi Crodo Cimalmotto e ritorno) e Senza Passaporto
Solo negli anni sessanta i tre nuclei, Salecchio Inferiore, Salecchio Superiore, Case Fràncoli, che compongono il paesino sono stati abbandonati dagli ultimi abitanti stabili; sembra impossibile, ma fino a pochi anni fa si viveva in completo isolamento, solo una mulattiera in un’ora di cammino comunicava con il fondovalle, per tutto l’anno ad una quota di oltre 1300 metri fino a 1600 metri.
Chissà se chi sale a quest’antico villaggio nelle molto frequentate e suggestive feste popolari che si tengono la prima domenica di Febbraio ed il primo di Maggio si rende conto delle difficoltà di ogni tipo che i vecchi abitanti di questi luoghi così sperduti hanno sopportato per anni.
Certo è piacevole e pittoresco passare qualche ora in questi posti, una piccola riflessione ci porterà ad avere più rispetto per questo villaggio e per i vecchi membri della comunità.

Alla festa di Febbraio, la Candelora, si effettua una processione intorno alla chiesetta del paese, passando per l’antico cimitero: immaginatevi il piacere dei vecchi abitanti del villaggio o dei loro discendenti che vedono una turba di estranei bivaccare sulle tombe e calpestare, senza ritegno, i resti mortali dei propri cari!
Un altro fatto che lascia l’amaro in bocca ai vecchi paesani, come più volte mi è stato riferito, è quello della cattiva abitudine di alcuni estranei di impadronirsi delle antiche divise delle confraternite per usarle per "sfilare" durante la processione.
Le confraternite, una specie di associazione di parrocchiani che, in concorrenza le une con le altre, erano di sostegno al parroco per ogni esigenza della parrocchia: si occupavano delle incombenze materiali e delle riparazioni agli edifici religiosi, si riunivano per decidere come preparare al meglio i festeggiamenti, come fare opere di bene, come aiutare i poveri.
Era dunque un orgoglio ed un vanto fare parte di questi gruppi, esisteva un forte senso di appartenenza, non tutti vi erano ammessi e chi si comportava in modo inadeguato poteva essere allontanato con grande discredito: non si capisce come dei forestieri possano, anche ammettendo che lo facciano a fin di bene, appropriarsi degli usi e costumi altrui.
Descrizione del percorso
La nostra gita parte da Passo, seguendo l’indicazione Salecchio sulla sinistra di un ampio posteggio, su una strada di una cava che ha distrutto l’antica mulattiera.
Pareti a strapiombo ci fanno dubitare anche dell’esistenza del paese, passata una buia galleria ci avviciniamo a Salecchio Inferiore, comune autonomo fino al 1929 poi unito a Premia, dove è visibile la vecchia scuola elementare e la graziosa Chiesa già citata.
Il percorso ora non completamente pedalabile ci porta in un quarto d’ora a Salecchio Superiore, proseguendo a mezza costa arriviamo attraverso bellissimi prati e boschetti a Case Fràncoli, e poi, in discesa, verso il grazioso alpeggio di Vova.
Superato un ponticello, sulla riva sinistra del torrente passiamo da Sant’Antonio, proseguendo dapprima su uno sterrato in forte pendenza e poi su una mulattiera lastricata in mezzo al bosco, ci portiamo verso il fondovalle a Chioso e poi per asfalto a Passo.
Possiamo dopo l’abitato di Sant’Antonio, prima di
prendere la mulattiera lastricata, proseguire a mezza costa, forse con qualche
difficoltà, verso Antillone, con l’omonimo piccolo laghetto e poi scendere
sulla statale ritornando al punto di partenza.
Considerazioni personali
Di Vova mi ricordo, durante la festa che si svolge in Giugno, una scorpacciata di costine di dimensioni enormi, avevamo deciso che fossero di "mammut" o di "dinosauro".
I ricordi più vecchi che ho d’Antillone risalgono a moltissimi anni fa all’inizio dei ’60, quando, trovandomi con gli Scout per una settimana bianca a Chiesa di Formazza, durante una "uscita", forniti di racchette (ciàspole), all’epoca non così di uso comune come ora, per non affondare nell’abbondantissima coltre nevosa, ci siamo recati in quest’alpeggio.
Ho ancora sotto gli occhi la stupefacente vista del
laghetto gelato e delle costruzioni sepolte sotto un mare di "Creme
Chantilly", anche il silenzio quasi irreale che ci circondava non l'ho più
dimenticato. Abbiamo anche montato la grossa tenda di squadriglia (per circa 7/8
persone) con degli speciali picchetti a forma di paletta, ma la sera non ci fu
permesso di usarla, eravamo dei ragazzini di 12/13 anni, l’abbiamo smontata e
siamo ritornati nella più calda baita di Chiesa dove ci attendeva una rovente
stufa in pietra ollare, portando con noi ricordi incancellabili.
Difficoltà
ritorna a Da Crodo a Cimalmotto
CLICCA! SCHISCIA! SCHIACCIA! VAI! GO! PUSH! ENTER! ENTRA! APRI!
'); //-->