Questo capitoletto è una piccola provocazione, si tratta, infatti, della piantina messa all’inizio dei libri fantasy di Terry Brook riguardanti la "Saga di Shannara" edizioni Mondadori che forse qualcuno di voi ha avuto occasione di leggere.

Avrei potuto anche intitolarlo "La terra di mezzo" con riferimento a J.R.R. Tolkien ed ai suoi Hobbit.

Ad ogni modo alcuni romanzi di fantasy, a parte l’aspetto ludico sempre presente e i combattimenti con mostri e creature malvagie che possono sembrare cose frivole, ma, in realtà, simboleggiano l’eterna lotta del bene contro il male, hanno implicazioni sociologiche e filosofiche nascoste tra le pieghe della narrazione di cui non tutti si accorgono e sono dei bellissimi libri di viaggio: i protagonisti si muovono incessantemente per le Quattro Terre, le Terre Selvagge ed i racconti del loro peregrinare sono dei veri pezzi di bravura.
Le abili descrizioni del paesaggio naturale eppure creato dalla fantasia dello scrittore, delle gole sperdute, delle buie gallerie, degli accampamenti di fortuna, l’incedere incessante tra le intemperie per trovare o distruggere l’oggetto (la spada, l’anello, che sono solamente il simbolo della forza interiore e delle qualità che tutti dovremmo anelare di possedere per aiutare la società in cui viviamo e per dare uno scopo alla nostra vita) che salverà il mondo, mi hanno sempre affascinato.
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A volte ho riflettuto sul mio interesse per i romanzi di questo tipo: la spiegazione più razionale che mi sono dato è che mi piace la divisione quasi manichea tra i buoni ed i cattivi, una divisione nettissima dei ruoli, che non esiste nella realtà, e la rassicurante conseguente consapevolezza che alla fine tutto andrà per il meglio con la vittoria dei migliori, dei buoni e degli onesti. Si tratta di un modo ingenuo di sopportare lo "SPLEEN" della realtà estraniandosi in un mondo immaginario che va per "il verso giusto". |
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Ho trovato anche delle affinità, o forse le ho volute vedere, con i percorsi in MTB ed a piedi che ho compiuto.
La galleria di Cravaiola ha un qualcosa di magico, i Corni di Nibbio, visibili da casa mia, che nascondono la faticosamente raggiungibile Val Grande mi ricordano molte descrizioni dei libri che amo, la sensazione che si trova in un bosco autunnale con gli alberi spogli e le foglie che ricoprono, solo come può fare in altra stagione la neve, ogni asperità del terreno e le ruote della bici che frusciano nel silenzio, sono sensazioni che ho già provato nelle mie letture immedesimandomi con il Cacciatore degli Elfi di turno.
Foresta incantata nostrana: a lato della strada del forte
Queste mio modo di vedere le cose è solo apparentemente in contrasto con il fatto che non apprezzo la virtualità passiva di molti biker; il trovare corrispondenza tra i propri sogni ed ideali con la realtà non è una forma di lassismo ma è faticoso ed impegnativo, "provare per credere" come si diceva qualche anno fa per il Mobilificio Ajazzone.
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