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PIAN CAVALLONE

Gita da compiersi in una mattinata se si ha l’accortezza di fare la salita fino a Pala con l’auto (lasciando eventualmente un mezzo di trasporto a valle), abbastanza faticosa, con tanto asfalto, non completamente pedalabile, bisogna anzi portare la bici per un gran pezzo salendo al rifugio di Pian Cavallone.

Vi chiederete allora perché la segnali: semplicemente perché tutte le volte che l'ho fatta mi sono sempre divertito!

Il mio consiglio è di portarvi qualche novizio in modo che si renda conto che cosa lo aspetta nel seguito della carriera e se si divertirà avrà superato il "test" del bravo biker e voi quello del buon "leader".

Mi sono comportato anch’io così portandovi dei ragazzi nuovi della compagnia: ridendo e scherzando hanno portato tutti a termine il percorso e con loro ho compiuto poi delle interessantissime ed un po’ folli escursioni, senza eccessive lamentele...

Descrizione del percorso  

Partendo da Cambiasca saliamo verso Miazzina, portiamoci all'alpe Pala e da qui al memoriale degli Alpini. Saliamo ancora verso l'alpe Cavallotti seguendo le indicazioni per Pian Cavallone e per il faticoso sterrato, che a poco a poco diventa un solco nell’erba, arriviamo allo spartiacque verso la Val Pogallo, panorama magnifico sui solitari alpeggi e le selvagge montagne della Val Grande, scendiamo leggermente e raggiungiamo una china con grossi detriti.

Bici in spalla raggiungiamo il piccolo rifugio, m 1530, una baita presso alcuni ruderi, e, stando sempre sullo spartiacque, l’altro rifugio del Cai di Intra (nella bella stagione servizio di ristoro). Scendiamo ora verso la valle Intrasca e sul grande prato cerchiamo di individuare in basso a destra un serbatoio in cemento da cui si diparte un bel sentiero battuto forse da moto da trial che ci porterà con una divertente discesa verso la Cappella della Porta e sfruttando le scorciatoie a Caprezzo e Cambiasca.

Difficoltà: vedere descrizione della gita.

Integrazioni e variazioni

Segnalo che, su questa strada che porta a Caprezzo, all’altezza di un laghetto artificiale, dove la strada spiana prima di una piccola salita (l’unica in questo senso di marcia, stiamo scendendo verso Caprezzo, ma nulla vi impedisce di fare solo questa parte del percorso e salire da Caprezzo; ovviamente dovrete invertire i termini salita/discesa, dx/sx), inoltrandoci a destra sul canale coperto da lastre di cemento, facendo attenzione ai ponticelli senza barriere protettive, possiamo raggiungere l’Alpe Agricola e poi l’Alpe Pala attraverso un percorso poco impegnativo, piacevolissimo.

Anello di Moebius[1]:

dall'Alpe Pala, invece di salire fino ai rifugi si può, presso la cappella del posteggio, qualche tornante sopra il memoriale degli alpini, prendere il sentiero a destra in piano con le indicazioni Cappella della Porta. Facilmente pedalabile all’inizio, diventa, dopo una presa d’acqua, saltuariamente percorribile in sella, ma si stanno effettuando dei lavori, fino a quando entreremo nella bella pineta che in un facile ma non monotono percorso ci accompagnerà fino alla strada asfaltata che porta a Caprezzo per poi ritornare attraverso l'Alpe Agricola, come già descritto.

Forse mi ripeto, ma mi stupisco sempre che a pochi km da una caotica città come è diventata Verbania esistano dei percorsi sconosciuti ai più di grandissima bellezza. 

Se avete tempo e vi piacciono le discese impegnative, salendo da Miazzina e dopo l’Alpe Pala, proseguendo nel tagliafuoco alto a sinistra tralasciando di salire verso l’Alpe Cavallotti, dopo qualche km in piano, passato un guado, una mulattiera a gradoni, da percorrere con attenzione specialmente nel tratto in discesa, vi farà (a vostro rischio e pericolo) arrivare, attraverso vari alpeggi adiacenti la Motta d’Aurelio (Alpi della Chiesa, Emidio, Riunchio, Cresta), a Cossogno (Santuario in Oca).

Difficoltà: per esperti.

Per il tagliafuoco più in basso (per tutti)

Potete accorciare e rendere più facile il percorso seguendo invece il tagliafuoco più in basso, quello che parte vicino alla fontana del posteggio del Memoriale degli Alpini,  prendendo dopo 200/300 m il sentiero in discesa che parte a sinistra e porta ad un alpeggio di poche case. 

State a destra e dopo un tornante nel bosco, presso una baitina diroccata (dopo una brutta discesa sassosa e rovinata di circa 20 metri), raggiungerete in breve Miazzina e da qui Ungiasca attraverso la vecchia mulattiera che vi farà passare con due arditi ponticelli prima da una parte poi dall’altra di un orrido che non ci si aspetta di trovare in questa molto abitata montagna. Ungiasca, forse vagheggio, ma mi piacerebbe fosse così, penso derivi il suo nome dal fatto d’essere come aggrappata ad un’unghia di roccia, fatto insospettabile se non si percorre con calma il paesino e si raggiunge appunto l’orrido sopra descritto. 

(Il suffisso -asco, -asca [-asch], nella antica lingua celto-ligure ha in effetti, per i nomi di località, un significato inerente alla vicinanza con l'acqua (vedi il termine italiano VASCA) ed è abbastanza diffuso nella nostra zona ricca appunto di torrenti, fiumi, laghi. Vedi, ad esempio: Alpe Verminasca, Cambiasca, Calasca, Cosasca, Lago di Morasco, Montrigiasco, Ornavasso, in alcune vecchi mappe Ornavasco, Pettenasco, Pezzasco, Valle Anzasca, Valle Intrasca, Vedasco, Zornasco; in Val Sesia: Camasco, Civiasco, Grignasco, Rimasco; nel vicino Canton Ticino: Bignasco, Cugnasco, Giubiasco, Valle Verzasca. Altri esempi esistono per numerose località del norditalia: Beinasco TO, Bornasco PV, Bossolasco CN, Buccinasco MI ecc. ecc.)

Nei pressi della trattoria prendere Via Cossogno che attraversando più volte una recente strada asfaltata ci porterà con difficoltà appunto a Cossogno. Quest’antica mulattiera lastricata è stata completamente rovinata per la posa delle tubazioni del metano![2]Come al solito nessuno è intervenuto per ottenere il totale ripristino.

Come ritornare, evitando l'asfalto, da Cossogno a Cambiasca (per perfezionisti della MTB)

Sulla strada che scende da Ungiasca, quasi in fondo, da uno slargo che serve da posteggio, una carrareccia non asfaltata ci porta, passando sul retro di una vecchia fabbrica, verso il maneggio ed il canile. Stando nel bosco seguire le evidenti tracce di sentiero che scende parallelo alla valle. Dopo poco incontreremo degli strani ghiaioni, continuiamo in discesa verso un fiumiciattolo, giunti ad una grossa cava di ghiaia lo guadiamo e risalendo nei pressi di alcune coltivazioni di fiori, raggiungeremo in breve Cambiasca, bella e peculiare l'antica fontana sulla piazza, simile a quella in piazza San Rocco ad Intra, servivano entrambi per la vendita del pesce. Potremo rifocillarci presso uno dei caratteristici locali pubblici del paese: un bar abbastanza anonimo, un'osteria, forse non sempre aperta, un circolo più rumoroso ed affollato.

[1] Figura geometrica con una sola faccia ed un solo bordo. Si costruisce facendo fare un mezzo giro ad una striscia di carta ed unendo poi le estremità. Una formica che iniziasse a percorrerla dopo un po' tornerebbe al punto di partenza dopo aver fatto un giro su se stessa. Niente lezioni di topologia, voglio indicare che il percorso può essere compiuto in molti modi tornando sempre al punto di partenza.  

[2] Mi è stato riferito che una condotta d’acqua, per una centralina elettrica abbandonata, corre nei pressi; non sono un tecnico, ma il buon senso avrebbe detto di sostituire i vecchi tubi con quelli adatti al passaggio del gas limitando di conseguenza il danneggiamento della strada!

Quattro Terre

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