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IL LAGO DI MERGOZZO ED IL MONTORFANO: Percorso  

La passeggiata proposta, da compiersi in mountain bike, inizia dalla piazza di Montorfano dove è possibile posteggiare facilmente l’auto.

Tuffiamoci in una vertiginosa discesa sulla stretta strada, ora asfaltata, un tempo usata per il trasporto, con carri trainati da buoi o cavalli (presso la Trattoria Belvedere, vecchie foto ed alcuni reperti testimoniano di questi antichi mestieri), dei blocchi di granito estratti dalle cave.

In fondo a sinistra, dopo il sottopassaggio della ferrovia, alto e stretto, incontriamo la località Portaiola, spiaggia, bar e, nel periodo estivo, la sera, fumeria di canne. Poi, a destra, su sentiero, costeggiando il lago tra il bosco che nasconde il campo da golf e le canne (queste vere canne da palude) che crescono rigogliose a riva, raggiungeremo un campeggio che attraverseremo completamente (nessuno può impedirvi il transito, la strada comunale passa da lì!) per continuare prima a destra, per pochi metri, poi a sinistra verso un ponticello di ferro che attraversa il canale di collegamento tra il Mergozzo ed il Maggiore (località Oasi).

Per la provinciale, costeggiando sempre il lago (potete, nella bella stagione approfittare delle numerose spiaggette che si incontrano per prendere il sole o nuotare), raggiungeremo la località "la Quartina" dove, dopo uno slargo con una fontana, ci aspetta, sulla destra una breve salita che ci porterà a Bracchio, un’altra frazione di Mergozzo.

Dopo alcuni tornanti ecco l’abitato che sarà piacevole percorrere sulle sue belle stradine lastricate alla scoperta di qualche angolo caratteristico.

Riguardo a questo paesino è diffuso nei dintorni un curioso aneddoto; per mandare bonariamente "a quel paese" qualcuno gli si dice: "Va a Brach a sunàa l’organ!" (Vai a Bracchio a suonare l’organo!). Si allude al fatto che, come narra la tradizione o la leggenda, non avendo la chiesa del paese un organo che accompagnasse le funzioni religiose, i parrocchiani, sentendosi forse sminuiti per questo riguardo ai loro vicini, avevano pensato bene di far dipingere sulla parete della chiesa un organo, invece di acquistarne uno vero, che forse non potevano permettersi economicamente.  

Molto probabilmente si tratta di una leggenda metropolitana poiché la stessa storia l'ho sentita anche per Baggio (Bagh) vicino a Milano.

Per chi non lo sapesse, le leggende urbane o metropolitane o contemporanee che dir si voglia sono il racconto, ben strutturato, di fatti veri o ritenuti veri (almeno verosimili) accaduti ad un non ben determinato "amico di un mio amico" "alla collega di una mia zia" "al padrone di quel bar" "l'ho letto sul giornale" "una volta" eccetera. Sono fatti cioè ripetuti senza arrivare alle fonti o senza certezza delle fonti... per lo più si tratta di storie leggere, curiose, divertenti, anche sexy... a questo proposito, se tra le vostre conoscenze avete un medico od un’infermiera ve ne racconteranno innumerevoli accadute "al collega del pronto soccorso", "al reparto di ginecologia" che vi stupiranno e divertiranno un mondo...

Se vi piace lo spunto potrete andare a fondo di questo argomento con vari libri disponibili anche in edizione economica che trattano di "leggende metropolitane od urbane" e rivolgervi a gruppi di studio operanti ad esempio a Milano e mi pare Alessandria che si occupano dello studio di questi elementi del folklore odierno. Sono disponibili anche molti siti internet per tenersi al corrente delle ultime novità.

Dopo la spiegazione delle leggende metropolitane

ritorna a Boden Cortevecchio

ritorna alla valle del San Bernardino

se sei arrivato da lì

o prosegui nella lettura.

Consiglierei di proseguire la gita visitando i piccoli alpeggi di Boscopiano, Pianezza o Vignola, raggiungibili in pochi minuti, dove si trovano vecchie baite, stalle e edifici rurali ancora ben conservati.

Scendiamo per la comoda carrozzabile, sfruttando eventualmente alcune scorciatoie facilmente individuabili, a Mergozzo capoluogo, dove, oltre alla contemplazione del distensivo panorama del piccolo lago azzurro solcato da vele multicolori e alla piacevolezza di un drink sotto il pergolato in uno degli eleganti esercizi pubblici, possiamo visitare la chiesa romanica di Santa Marta (XI secolo) e l’"Antiquarium" che raccoglie i ritrovamenti preistorici, leponzio-liguri, celtici, romani della zona.

Tutto il paese, da poco parzialmente restaurato nella pavimentazione e nell’arredo urbano, merita una non frettolosa visita.

Continuiamo ora per il "Sentiero Azzurro", ripristinato a cura della sezione CAI di Verbania, che sale verso la parte alta del borgo, raggiunta una mulattiera, continuando sulla sinistra costeggeremo il lago, raggiungendo, in un paesaggio quasi incontaminato (da molti è auspicato un parco naturale che racchiuda e renda fruibili anche in futuro queste incomparabili bellezze, ampliando la vicina Riserva naturale speciale di Fondotoce), il luogo da cui siamo partiti, attraverso un buon sentiero in alcuni punti, purtroppo, non pedalabile.

Se non siete ancora sazi intellettualmente e fisicamente, una breve digressione, permetterà la visita agli antichi fortini militari costruiti durante la prima guerra mondiale.

Da essi, facilmente raggiungibili con una comoda mulattiera pedalabile, si gode un bellissimo panorama delle isole borromee: Isola Madre, Isola Bella, Isola dei Pescatori, e di gran parte del lago Maggiore.

La mulattiera è comoda ed è stata recentemente ristrutturata. Raggiungibile agevolmente da Mergozzo prendendo la ciclabile per il ponte di Gravellona Toce, essa inizia in località Prato Michelaccio presso l'inceneritore, visibilissime le indicazioni a cura del C.A.I. La salita, dopo poche centinaia di metri in asfalto diventa sterrata, continuate in leggera salita per tornanti, fino ai primi fortini, per raggiungere poi quelli panoramici situati su un pianoro in parte scavati nella viva roccia ed esteticamente piacevoli oltre che solidi. Volendo da quì si sale fino sulla cima del Montorfano ma non in bici.

Ecco alcuni spezzoni della discesa: http://www.youtube.com/watch?v=-9mXRkJc1lU

Queste ed altre opere difensive visibili nella zona sono state volute e realizzate nel 1916 dal Generale Cadorna, comandante in capo dell’esercito italiano e originario di Pallanza, per contrastare un’eventuale invasione del nemico attraverso la Svizzera. Gli eventi storici hanno voluto che su queste strade non siano mai passati cannoni o eserciti in guerra ma solo alpigiani con armenti e greggi o tranquilli turisti. L’abbandono e la solita incuria pubblica hanno compromesso questo notevole patrimonio d’archeologia militare e di strade. Un recupero, per valorizzarne la funzione escursionistica ed utilitaria e per l’intrinseco contenuto storico è ormai irrinunciabile.         

TORNA A TRAREGO-ARCHIA

Oltre alla digressione ai fortini, vi indico anche due altre possibilità di arricchire questa semplice gita.

Integrazioni e variazioni

1-Dalla località Oasi prendere a destra verso Fondotoce la nuova ciclabile fino al primo ponte in legno, alle prime case del paese, davanti alla Casa della Resistenza servirsi del sentiero erboso sulla sinistra che sale decisamente verso il primo tornante della strada per Bieno (se non individuate questa scorciatoia poco male, continuate per asfalto e vi arriverete lo stesso), a sinistra un’evidente scalinata in cemento vi porterà all’altro tornante, pochi metri dopo sempre a sinistra una stradina in asfalto, via Moncucca, dapprima in salita poi in discesa vi farà arrivare in una valletta circondata da belle villette.

Seguite l’indicazione "Sentiero Azzurro" o i segni azzurri dipinti per terra e passando a fianco di una recinzione e poi per sentiero verso un grosso palo della luce arriverete in una stradina asfaltata che prenderete a destra e poi al vicino bivio ancora a destra (tralasciando le indicazioni sentiero azzurro a sinistra che vi portano in sentieri per ora difficili e non pedalabili, se meglio puliti ed indicati sarebbero fruibili anche in bici) dapprima in discesa, poi dritti al bivio, in leggera salita.

Al seguente incrocio salite decisamente a sinistra sullo sterrato sassoso (via Piodette) che vi porterà all’abitato di Bieno, giunti al paese subito a sinistra e al bivio ancora a sinistra tra le case poi su un sentiero erboso verso la strada che sale ad Ompio.

Sulla grande strada asfaltata, da percorrere in salita, incontrerete l’Oratorio di Santino e poi una caratteristica cappella che invade la sede stradale, continuate per vari tornanti, prestando attenzione, dove la strada spiana leggermente, all’indicazione 4.7 dipinta sull’asfalto a sinistra (non ci sono altri evidenti riferimenti, purtroppo! Posso aggiungere che è circa 300 m prima della Cappella di Erfo) che vi farà scendere per un sentiero, nell'intervallo tra due guard-rail, dapprima non pedalabile poi più agevole che porta ad un gruppo di baite.

Prendete a destra nel prato in leggera salita e continuate nel bosco quasi in piano, indicazioni a sinistra "comparto alpino Ossola a destra "comparto alpino Verbano", passateci in mezzo; dopo un guado, un ampio sentiero che percorrerete in discesa, segnali bianco-rossi, prestando attenzione ai passaggi tecnici. Il sentiero una volta tecnico ma "fattibile" ora è purtroppo molto rovinato da smottamenti dovuti alle piogge e mai riparati, continua verso il basso attraverso l’alpeggio di Boscopiano fino ad arrivare a Bracchio e al percorso già descritto.

2-Potete anche salire fino ad Ompio, rifugio CAI Antonio Fantoli aperto nei week-end durante la bella stagione, e dare un’occhiata, dopo un breve tratto a piedi, alla boscosa Val Grande. 

La chiesetta di Vercio con la neve

Alla fine dell’asfalto, ad Ompio, portatevi, seguendo le indicazioni per Vercio, per un sentiero molto stretto, dapprima in discesa poi in falsopiano non sempre pedalabile, a questo maggengo di Mergozzo, bella vista, salendo all’antenna, sull’omonimo lago e sulla bassa Ossola. 

Nei pressi della grossa chiesa una mulattiera con una discesaccia entusiasmante dai tornanti un poco stretti porta a Bracchio.

E' da poco stata ultimata una strada di servizio per i mezzi agricoli che più agevolmente vi farà scendere al paese: essa parte dalle vicinanze dell’antenna.

Come arrivarci

Con il treno: linea Milano Domodossola,[1]scendete alla Stazione di Verbania, vi troverete in fondo alla discesa che scende da Montorfano, punto di partenza consigliato.

In auto: autostrada Milano Laghi, raccordo per Gravellona Toce, uscita direzione Verbania, alla stazione delle FF.SS a sinistra per il Montorfano.

Cultura e curiosità

Oltre alle molte attrattive proposte, se avete tempo, vi consiglierei una visita alle Cave di Candoglia, un’altra frazione di Mergozzo, dove venne ed è estratto tuttora il pregiato marmo con cui è interamente costruito il Duomo di Milano.

 

Statua di San Cipriano danneggiata tolta dal Duomo per essere sostituita 

Se lo desiderate, richiedete in loco al responsabile il permesso di transito per la strada privata che conduce agli impianti d’estrazione.

Veduta della vecchia fabbrica con pezzi usurati del Duomo di Milano

Gian Galeazzo Visconti nel 1387 concesse alla "Veneranda Fabbrica del Duomo" l’uso di queste cave che egli possedeva all’imbocco della valle Ossola. Il marmo estratto dalle viscere della montagna era caricato su grossi barconi ormeggiati sulle rive del Toce, poi essi scendevano fino al Verbano, da qui, per il Ticino ed il Naviglio, giungevano a Milano.

I blocchi di pietra venivano marcati con le lettere A.U.F. (Ad Usum Fabricae), scritta che garantiva l’esenzione dai dazi doganali fino a destinazione. Da qui l’espressione popolare "a uf", "ad ufo", gratuitamente cioè.

A Candoglia merita una visita la curiosa "passerella" che attraversa il Toce. E’ un’ardita costruzione degli anni ‘20 in cemento, cavi d’acciaio, legno che ricorda, in miniatura, il ponte di Brooklyn o meglio il Golden Gate di San Francisco! Da qualche anno è stata sostituita da una più moderna interamente in cemento (che presenta già problemi!).

La vecchia passerella ora sostituita da un'altra simile più moderna (ma non migliore!)

Torna a Ticino

Giovanni Giacomo Casanova 

Non è provato che storicamente Casanova sia venuto effettivamente su questo romantico laghetto (come egli stesso racconta nella "Storia della mia vita" nel 1769 trascorse, però, quasi un mese sull’Isola Bella - mi è stato fatto notare, dai redattori della rivista VERBANUS, che più probabilmente soggiornò invece sull'Isola Madre - presso il conte Borromeo, dunque a pochi chilometri da qui, in, come sua fama, dolce compagnia...), ma il fatto non si può escludere completamente. 

Visto l’andirivieni di turisti alle Isole Borromee oggi, forse qualche persona di troppo anche allora era possibile che ci fosse, mi piace immaginare che egli si sia rifugiato in questi meno affollati luoghi per non essere disturbato in ciò da cui ha ricavato la sua imperitura fama. In effetti esiste in paese, a Montorfano, la cosiddetta casa del "Conte" dove si dice che i Borromei venissero, ogni tanto, per la stagione venatoria a soggiornarvi: possono benissimo averla prestata al Nostro per un'altro genere di caccia! 

Cercate la solitudine anche voi, non con "una preda" come la nobildonna luganese che lo accompagnò, ma più concretamente con la moglie o la fidanzata: fatela sentire desiderata, conquistatela comportandovi da Casanova, senza essere volubile ed un poco filibustiere come il Nostro Grande...sarete e farete felice qualcuno...mi sento tanto Donna Letizia dopo questa mia sparata!

Avete dunque scoperto un altro mio interesse: Casanova. La vita di questo personaggio mi ha sempre appassionato, anche se non è forse tutto vero quanto scrive o si dice di lui, fu senz’altro una persona eccezionale. Impenitente giramondo, falsario, spia, avventuriero, letterato, avrebbe potuto anche essere un degno compagno dei protagonisti della Beat Generation,  sempre on the road!

Difficoltà

Per tutti, consigliato anche ai principianti.

Torna ad introduzione IL LAGO DI MERGOZZO ED IL MONTORFANO

[1] Mi viene in mente la battutaccia che da studenti facevamo agli amici di Lecco che incontravamo alla Stazione Centrale di Milano (il binario Mi-Lecco era, all’epoca, adiacente al nostro Mi-Domodossola). "Il treno Milano Lecco al ritorno come si chiama?" "Lecco Milano" era la risposta e noi "No! Leccami l'ano!"

continua con: Il percorso GR70 o Stevenson

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