La Valle Vigezzo è frequentatissima nella sua parte bassa, facilmente raggiungibile in auto o dalle seconde case che sorgono numerose anche fuori degli antichi nuclei storici.
Bastano pochi minuti di cammino sui numerosi sentieri e mulattiere che la intersecano per trovarvi nella più perfetta solitudine, tra boschi e pascoli silenziosi.
La carrozzabile che sale
da Domodossola, dapprima tra strette gole improvvisamente si apre nella
splendida piana che racchiude Druogno, Santa Maria Maggiore, Malesco e più
discosti Craveggia e Toceno.
A Malesco la strada si
divide: da una parte si sale a Finero da dove, attraverso la Valle Cannobina si
arriva a Cannobio ed al Lago Maggiore; dall'altra passando da Re si và in
Svizzera percorrendo la Centovalli. Una ferrovia a scartamento ridotto collega
inoltre Domodossola con Locarno e viceversa.
Descrizione dei percorsi
I percorsi che ho effettuato in questa ridente vallata sono i seguenti:
-Giro della pista di sci da fondo nella piana tra Druogno e Malesco (per famiglie): si segue essenzialmente il tracciato che, in inverno, si compie con gli sci. Si può ritornare, almeno fino a Santa Maria Maggiore, per un'altra strada, che costeggia il Melezzo, la si imbocca presso la patinoire, quella permanente, a Malesco.
Difficoltà: per tutti.
-Salita all'alpe Pescia da Masera con discesa attraverso i bei prati di Travello fino a Coimo (possibilità di salire a Trontano per completare ed ampliare il giro): bel percorso ma quasi tutto in asfalto fino a Pescia, per amanti della discesa sui prati con forte pendenza.

Da Masera, lasciata l'auto nei pressi del campanile al quale, narra la leggenda,[1]venne appesa una mucca viva, ora solamente un simulacro a Carnevale, seguire la provinciale per Crevola a destra ad un bivio salire verso l'alpe Pescia (cartello), si scavalca una sbarra gialla sulla strada consortile che porta alla meta della nostra gita.
Arrivati a Pescia, passati vicino ad una chiesetta, si prosegue verso il fondo dell'alpeggio e poi, a destra, prima nel bosco poi su un prato su un sentiero poco visibile (adesso c'è una nuova strada consortile che ci conviene seguire, poiché il tracciato, ormai abbandonato, è quasi scomparso) si raggiungono gli ampi pascoli di Travello che si percorrono stando sulla sinistra (a destra si andrebbe troppo vicino ad una grossa frana che interessa tutto il versante fino al fondovalle).
Dopo un lungo e divertente percorso, nei pressi di Mozzio, scendere alla località Ponte Maglio (c'è una frazione con lo stesso nome in Valle Antigorio ed anche in Val Vacchina,[2]è comprensibile che i fabbri avessero i loro laboratori presso un corso d'acqua che poteva loro fornire la forza motrice per le loro "teste d'asino[3]" e per i mantici), seguendo il cartello con la lapidaria scritta "sentiero", sulla statale della Valle Vigezzo.
Seguire la statale in discesa e nei pressi dell'Osteria "Ca' Turbin" girare a sinistra sul ponte ad arco in pietra che attraversa il torrente e proseguire con non impegnativi saliscendi per Verigo, raggiungiamo Trontano e poi, attraversati i binari della Vigezzina, per asfalto Masera.
Difficoltà
Per esperti, la salita è lunga, la discesa "un poco tecnica".
-Ovovia
A Prestinone si può prendere l'ovovia (assomigliava alla parte anteriore di un'APE CAR, peccato se non avete fatto in tempo a vederla, essa è stata rinnovata nel 2005 con cabine più anonime) che, con poca spesa ed in breve tempo, vi porterà alla Piana di Vigezzo, altitudine circa 1700 m.
Da qui due possibilità di finire la gita: quella più semplice è di proseguire per la Colma e scendere dapprima per i prati, poi attraverso il bosco ed infine su una gippabile fino a Craveggia; l'altra possibilità, più impegnativa, ma molto remunerativa ed interessante è quella di raggiungere i Bagni di Craveggia, Spruga (in territorio elvetico) e poi ritornare per la valle Verzasca e le Centovalli alla partenza.
Quest'ultimo percorso si svolge in questo modo: dalla stazione d'arrivo della funivia salite a fianco dell'alberghetto verso l'evidente seggiovia della Cima Trubbio, arrivati ad un bivio, passate sotto i fili a sinistra e raggiungete la Bocchetta di Muino (qualche pedalata riuscirete a darla).
Dopo la bocchetta, scendete a sinistra verso i laghetti, passate accanto al rifugio Greppi e, nei pressi del secondo lago, all'Alpe di Ruggia (evidenti cartelli) continuate per l'Alpe Tenda (sentiero ben visibile ma non completamente pedalabile).
Raggiungete, con un percorso meno evidente ma più ciclabile, i prati dell'Alpe Pianezza, scendete verso destra nel bosco, a tratti percorribile sui pedali, fino ad arrivare nel fondovalle.
Su un sentiero molto rovinato da un'alluvione, stando quasi nel letto del torrente Onsernone e seguendone il corso, raggiungerete i ruderi dell'albergo che ospitava i bagni termali (Bagni di Craveggia).
Nei sotterranei, agibili con circospezione, una grossa vasca in pietra piena d'acqua tiepida che sgorga da un canaletto nel muro, vi permetterà di rilassarvi e di combattere le malattie della pelle (le cure che venivano proposte riguardavano in particolare queste affezioni).
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E' di rigore l'abito adamitico!
C'è davvero questo cartello o uno simile! (Per le donne si dice evitico?) |
Risalite quindi, per la larga carrozzabile sterrata, a Spruga (ristorante e bar: prezzi svizzeri!), notate, nell'antico lavatoio, alcune modernissime lavatrici gratuitamente a disposizione della comunità, per scendere, purtroppo per asfalto, attraverso Comologno, Crana, Russo, Mosogno, Loco, Auressio a Cavigliano.
La strada ora risale verso Intragna (una breve impennata in paese) per continuare, senza particolari difficoltà, attraverso il ridente paesaggio della Centovalli.
La valle vi sembrerà poco abitata: i paesi, per sfruttare l'esposizione al sole più favorevole, sono posti più in alto rispetto alla strada che percorrerete.
A Camedo un ardito ponte sulla Ribellasca vi riporterà in Italia.
Durante recenti lavori di consolidamento sono state restaurate, dalle autorità svizzere, le gallerie che permettono di comodamente minarlo per distruggerlo nell'ipotesi di operazioni belliche! Ricordo la polemica giornalistica, solamente italiana, nata in seguito all'incendio del tunnel del Gottardo per il presunto pericolo delle mine pronte ad esplodere al suo interno (in effetti non sono in loco ma c'è soltanto la possibilità di mettercele, in caso di guerra, a protezione del territorio svizzero da eventuali invasioni straniere!).
Seguendo ora il corso del Melezzo Orientale[4]arriverete a Re, famosa per il santuario, poi a Malesco (bella la nuova fontana con il Basilisco) e infine alla stazione di partenza dell'ovovia.
Ad Intragna è anche possibile sfruttare il trenino della Centovallina/Vigezzina per rientrare al punto di partenza.
Mi posso aspettare molti commenti caustici quando
avrete provato questo percorso e vi sarete accorti che avrete portato le bici
per lunghi tratti, spinto per altri e passato molto tempo sull'asfalto... a mio
avviso la gita, se presa con spirito è gratificante: solo la visita ai Bagni di
Craveggia merita l'inevitabile fatica.
Difficoltà
Per esperti: percorso molto lungo, a tratti tecnico.
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[1]
La leggenda dice che, durante una carestia del '600 (causata dalle locuste,
ma questa è un'altra storia), per la scarsità di fieno per le bestie, si
era convenuto di sfruttare la poco erba che cresceva sulla cima del
campanile (allora piatta). Invece di tagliare l'erba e portarla in basso
qualcuno ebbe l'idea di portare la sua mucca lassù in alto! Da farsi
ridere dietro per secoli. Un'altra versione della leggenda dice che la
vacca (o il bue) era stata addirittura sollevata con un cappio intorno alla
gola e la sua smorfia di dolore, la lingua fuori dalla bocca, interpretata
come un segno di contentezza! Una versione, quasi analoga, personalizza il
contadino dandogli un nome e la colorita tradizionale espressione: "Tira
Martin che ul bò ul ghigna!" sintetizza l'operato del povero Martino.
E' senz'altro una favola o leggenda metropolitana. In una fiaba russa raccolta da Afanas'ev in "Fiabe popolari russe" a cura e traduzione di Luisa De Nardis - Newton Compton editori, fiaba numero 405 "Lutonjuska" leggo:.... Cammina, cammina, vede dei contadini che stanno trascinando sopra un'izbà una vacca. "Perché trascinate sul tetto la vacca?", chiese Lutonja. Quelli gli dissero: "Vedi anche tu quanta erba ci è cresciuta!". "Ah, asini calzati e vestiti!", disse Lutonja, si arrampicò sull'izbà, strappò l'erba e la gettò alla vacca. I contadini ne furono davvero sbalorditi e chiesero insistentemente a Lutonja di restare a vivere da loro e di insegnare loro qualcosa. "No - disse Lutonja - devo ancora vedere molti imbecilli come voi al mondo!" Ed andò avanti......
[2]
Modo scherzoso di chiamare la Valle Anzasca.
[3]
Non che i fabbri avessero una testa d'asino, mi riferisco ai
caratteristici magli dalla forma appunto a testa d'asino.
[4]C'è
anche il Melezzo Occidentale che scende, dopo Druogno, verso la piana del
Toce. Non esistendo uno spartiacque ben definito, ad un osservatore
superficiale, sembrerà di vedere lo stesso fiume e potrebbe rimanere perplesso
di fronte a questo fenomeno apparentemente inspiegabile: un fiume che scorre
in salita!
CLICCA! SCHISCIA! SCHIACCIA! VAI! GO! PUSH! ENTER! ENTRA! APRI!
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