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MONTEROSSO

Il Monterosso è quella montagna ricca di boschi alle spalle di Fondotoce, Suna e Pallanza. Le sue pendici racchiudono il caratteristico paesino di Cavandone, qualche bella casa nelle vicinanze del Plusc e sopra Suna: per il resto è quasi completamente disabitato benché, nascosti in mezzo ai castagni, si possano trovare molte baite e masserie ormai abbandonate.

Per la sua vicinanza alla città è molto frequentata da bikers di Verbania e dintorni.

Descrizione del percorso

Il giro classico è più o meno il seguente: ponte del Plusc, asfalto fino all’agriturismo della sommità, Cavandone, Madonna del Buon Rimedio, Torre medioevale, Suna.

Il mio consiglio, invece, è quello di esplorarlo seguendo il vostro istinto e tenendo conto di qualche mio suggerimento.

Per esempio si può variare il senso del giro. Partendo da Suna salire verso la variante ed imboccare Via Grado, al secondo tornante prendere a sinistra, passando vicino ad alcune villette scendere su una scalinata sulla strada che porta a Cavandone, salire per pochi metri sull’asfalto e nei pressi di un tornante con grossi pini strobus [possiamo salire, più facilmente, (ma le cose facili sono le più divertenti?) anche dalla strada che si diparte sulla sinistra proprio all’inizio della strada per Cavandone, sulla variante] prendere la vecchia mulattiera che con un percorso abbastanza agevole ma non completamente pedalabile ci porterà, passando accanto alla Torre, medioevale alla chiesa della Madonna del Buon Rimedio, da dove, saliti per un breve tratto d’asfalto, al primo tornante, prenderemo il sentiero di sinistra che con un largo giro, passando accanto alla Chiesa Parrocchiale ed al cimitero ci porta nei pressi della piazza-posteggio di Cavandone.

Visitato il caratteristico paesino e bevuto un buon bicchiere all’unico locale pubblico del luogo possiamo continuare in molti modi la nostra gita.

Per lo sterrato saliamo verso l’agriturismo "Da Pinato" (secondo me da evitare, forse sono prevenuto per il brutto ricordo di un disgraziato pranzo effettuato dal nostro MTB club, alcuni anni fa dopo una gara di Down Hill organizzata nei pressi) e da qui all’altro agriturismo (Quello forte... quello vero...) sulla vetta.

Da qui si può scendere per asfalto al Plusc, tagliando nel bosco parecchie curve oppure dopo due tornanti imboccare a dx il tagliafuoco che ritorna agevolmente verso Cavandone, restringendosi a sentiero avvicinandosi agli orti ed alle case.

Non lasciatevi prendere la mano com’è successo ad un ragazzo di cui nessuno ricorda il vero nome, entrato nella leggenda da allora come "Volo d’Angelo" poiché ad un tornante, non si è mai capito bene perché, forse per l’eccessiva velocità, è letteralmente volato per una quindicina di metri nel vuoto atterrando fortunatamente indenne in un provvidenziale cespuglio che ha attutito di parecchio la caduta.

Per inciso, dopo questa brutta esperienza è sparito dalla circolazione e, per quanto ne sappiamo, non ha più messo il sedere su una sella di MTB.

Avremmo potuto essere più fortunati: l'Angelo poteva esser un'Angela e magari come quella illustrata, sicuramente non l'avremmo persa di vista!

Dal paese, inoltriamoci nelle strette e caratteristiche stradine verso la vecchia osteria, ormai chiusa da parecchi anni, dal portico della quale si godeva una magnifica vista sul Golfo Borromeo e si mangiava un ottimo risotto (è un peccato che queste vecchie osterie di paese spariscano nel nulla a causa dell’eccessiva burocrazia e gli scarsi incassi, dovrebbero usufruire invece di sovvenzioni e di semplificazioni contabili per mantenerle fruibili, in una sorta di museo etnografico vivente).

Monologo sulle osterie ed i vecchi tempi

Nel giro di pochi anni ho visto cessare l’attività, oltre a questa, anche all’osteria e alimentari di Cicogna

Era un piacere comperarvi, se ne era rimasto, del pane da accompagnare con qualche fetta di prosciutto od un cioccolato ed una "spuma", essendo la Coca Cola quasi sconosciuta, e parlare con l'anziana e gentile padrona di questo locale disponibilissima verso i forestieri visto l'isolamento, venti e più anni fa superiore all'odierno, di questa località.

Un Pub (ora chiuso) ha preso il posto dell’osteria di Megolo "da Irene" (detta la vuncia=unta per la non eccessiva cura dell’igiene); chiusa l’osteria dei vecchietti di Bieno, sempre pronti a scambiare quattro chiacchiere con i bikers; in abbandono l’osteria della passerella d’Ornavasso, dove bisognava stare attenti a come si camminava: le vibrazioni del pavimento facevano uscire i liquidi dai bicchieri; hanno cessato l’attività quella di Candoglia, il tabaccaio alimentari osteria di Migiandone, dove qualche volta si riusciva ad acquistare la spesa anche alla Domenica pomeriggio, a dir la verità con la scusa delle bambina piccola che non aveva più latte per cena...

Non so se sia capitato solo a me ed alla mia famiglia, ma la necessità di fare acquisti all’ultimo momento alla Domenica sera per una visita fatta o ricevuta all’improvviso si è presentata innumerevoli volte, forse perché preferiamo la quiete della casa all’affollata e chiassosa solita pizzeria. Eravamo diventati degli esperti delle latterie che vendevano anche biscotti, formaggi, dolciumi vari; degli svariati esercizi, chiamiamoli multifunzionali, che fino a poco tempo fa si trovavano nei piccoli paesi dove si poteva trovare di tutto a qualsiasi ora del giorno e della sera, nei giorni di festa e durante il turno di chiusura. 

Ora ci sono i supermercati sempre aperti, i centri commerciali che si fanno un vanto di essere aperti i giorni festivi ed alla sera, ma non è la stessa cosa: provate a scambiare qualche parola con gli addetti, sono giustamente incazzati di dover lavorare anche i giorni festivi e non sono molto disponibili. Un conto è un titolare che decide, in piena autonomia, di tenere aperto, un altro è costringere dei dipendenti a rinunciare al riposo festivo ed alla vita famigliare per sete di guadagno e per seguire il più sfrenato consumismo.

Andando un poco fuori tema, ma non c’è nessuno con la matita rosso-blu in agguato, vi racconto qualcosa sulla famosa Irene la Vuncia già citata.

Questa signora era grande e grossa ed un poco burbera: se si chiedeva un supplemento di pane, ad esempio, erano prediche a non finire: "Mangiatelo tutto non sta bene trasare (sciupare) il pane siete ben sicuri di volerne ancora e gli altri...? Eccetera" e lo portava tenendolo sotto l’ascella avvolto nello straccio con cui poco prima aveva grossolanamente pulito la tela cerata che copriva il tavolo!

La sua specialità, oltre agli affettati, erano i cetrioli sott’aceto...erano cetrioli del suo orto, da insalata, di dimensioni pantagrueliche, forti e ben colorati di viola dall’aceto nostrano, non i soliti cetriolini piccoli e smorti. Un amico cui non erano piaciuti, piuttosto di sentire le solite prediche, li aveva avvolti nel fazzoletto e messi in tasca per portarli via inosservato...

Una volta, una ragazza nostra conoscente, non molto osservatrice per la verità, oca insomma, in quest’ambiente un po’ primitivo aveva chiesto una spremuta di pompelmo "ma non in bottiglia, dal frutto!" facendosi prendere in giro per la sua dabbenaggine da tutti.

Fine degli sproloqui, continuiamo con il percorso

Continuando dunque per questa strada con un lieve saliscendi si raggiunge, attraverso una ben curata campagna una cappella con un portico da dove si continua a fianco di una recinzione fino ad una casetta sulla sinistra.

Continuando dritto e poi in discesa nel bosco, sentiero molto accidentato ma divertente, si arriva ai ruderi della casa della "Santa del Monterosso" dove, fino ai primi anni ottanta, coadiuvata dalla sorella questa simpatica signora viveva, paralizzata fin da quando era bambina e perennemente a letto, dispensando consigli e conforto agli innumerevoli visitatori. Purtroppo è perita tragicamente bruciando viva nel rogo della propria abitazione, dove abitava sola dopo la morte della sorella, non potendosi mettere in salvo per la sua terribile malattia. 

Da qui agevolmente potete scendere a Suna.

Piegando invece a sinistra al bivio della casetta dopo la recinzione salendo un poco raggiungerete, portando la bici, un tagliafuoco: andando a destra trovate la strada a tornanti del Plusc, a sinistra, dopo una radura con una casetta ed un piccolo portico, l’agriturismo "Da Pinato" oppure, per strettissimi sentieri tra muretti potete ritornare a Cavandone.

Variazioni: altre possibilità

Dalla piazza di Cavandone potete scendere a Sant’Antonio di Bieno seguendo delle frecce gialle molto visibili: attenti ad alcuni passaggi tecnici su roccia.

Da Bieno, passando per l’interno del paese raggiungete la strada che sale ad Ompio (vedi itinerario Giro del Lago di Mergozzo) dietro alla chiesa (Oratorio di Santino) potete scendere verso Santino sede del Comune di San Bernardino Verbano per la bella mulattiera (dovrebbero essere ancora visibili delle indicazioni dipinte per terra o sui muri, resti di una gara che si svolgeva su questo percorso, se le trovate seguitele) per trovarvi alla fine nei pressi del Motto vicino al Torrente San Bernardino, per asfalto concludete la gita.

Per sfruttare la quota raggiunta, non elevata, Cavandone è a solo 440 metri ed il lago a circa 200, potete scendere anche verso Fondotoce e divertirvi sui bei sentieri mai troppo impegnativi.

Dalla Parrocchia scendete sul prato che si trova sotto di essa e in fondo stando sulla destra raggiungete attraverso una mulattiera dalla forte pendenza un guado: a sinistra arriverete in breve al distributore di benzina sul rettilineo che da Fondotoce porta a Suna, a destra alla strada provinciale che scende da Bieno.

Si può raggiungere il guado anche dalla piazza del paese andando dritti al "bivio delle frecce gialle", al primo incrocio a destra, all’altro a sinistra in mezzo a muretti che delimitano una campagna ancora in parte ben tenuta.

Improvvisate, non ve ne pentirete, in quest’ambiente molto antropocizzato è quasi impossibile perdersi, scoprite con le vostre sole forze nuovi itinerari...

Difficoltà

Per esperti come allenamento, come gita per tutti.

Monte Tamaro

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