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Palo T 223 N 154 |
Quest’itinerario s’interseca con altri trattati in questo volume, sta a voi scegliere le varie combinazioni possibili.
Il punto di partenza può essere Gignese, Sovazza, Ameno, Invorio, Colazza, Nebbiuno: il Cornaggia ed il Torriggia si trovano in mezzo a queste località.
Un buon punto di partenza penso che sia Carpugnino
località facilmente raggiungibile dall'autostrada.
Percorso
Lasciata l’auto nei pressi della torre con l’orologio di fianco alla bella chiesa romanica, attraverso le strette vie del paese, saliamo con un breve percorso misto al cimitero di Vezzo (come già spiegato per il Giro della Granfondo del Mottarone: nuovo giro) e da qui per asfalto a Gignese.
Continuiamo per asfalto verso Armeno e appena prima del secondo ponte che incontreremo, a 1,5 km dalla piazza di Gignese, prendiamo a sinistra (attenzione ai molti cani provenienti da una malandata cascina che vi si avvicineranno abbaiando: se vi sentite minacciati scendete di sella ponendo sempre la bicicletta tra voi e gli animali ed allontanatevi, non dovrebbero seguirvi!) per raggiungere, con un'erta salita, quasi subito il facile sentiero (segnavia bianco-rossi) che ci farà raggiungere l’Alpe Agogna, Alpe Canà e la Cappella delle Cinque Strade o Scinscina.
Voltando le spalle all’edicola[2]continuiamo per l’ampia sterrata del versante verso il lago Maggiore fino ad un ampio prato, pieghiamo decisamente a destra quasi una inversione ad U, verso un grosso palo dell’elettrodotto (T.223 N. 154), in breve, passando sotto i fili dell'alta tensione tra il palo 153 e il 154, raggiungeremo una baita isolata dopo la quale, scenderemo alla sterrata, continuando a sinistra in salita. Dopo poche centinaia di metri al termine di un’impegnativa rampa, a sinistra, sale un sentiero erboso per la vetta del Cornaggia (m 922): ampia e panoramica vista sui laghi, il Mottarone ed il Monte Rosa.
Il Rosa visto dal Cornaggia, da dipingere... |
A questo punto si aprono varie possibilità di
continuare il giro, mi offro di accompagnarvi volentieri ma non fatemele
descrivere tutte! Vi indico la più frequentata.
Tralasciamo le sterrate che scendono a destra verso Sovazza, quasi scolliniamo in direzione del Maggiore prendendo invece la prima a destra (segnavia "V") che con una lunga salita intervallata da tratti in falso piano ci farà raggiungere attraverso l’Alpe del Bosco, passando a lato del Monte La Guardia, l’alpe Verdina (grosso castagno caduto ed, all’interno di una baita sempre aperta, individuabile dalla scritta "chiudere", possibilità di rifornimento d’acqua) e la caratteristica Cappella del Vago, percorso suggestivo e molto lungo (vedi itinerario Armeno).
Prendendo la prima a sinistra in discesa raggiungeremo le Fonti di San Carlo, ormai solo delle grosse pozzanghere quasi sempre asciutte, e per una molto rovinata mulattiera Colazza, notevole la cappelletta (San Giacomo? Dalla conchiglia si direbbe di si) dietro al cimitero: indicazione di Ameno ed Armeno (una volta ci si spostava a piedi attraverso i vecchi sentieri!)
Senza raggiungere il paese stando al riparo della Motta dell’Arbijera, cioè vicino al fiumiciattolo (rio Tiaschella) arriviamo a Fosseno, ristorandoci se necessario al Circolino.
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Una ragazza
scozzese, Kate, amica di famiglia, nella sua bontà, ci aveva descritto i Pub del suo paese come una specie di
Circoli Arci o Enal o Soms. Visitando questi locali nel suo luogo
d’origine ho trovato che aveva parzialmente ragione: l’odore era quasi lo
stesso, qui di vino, là di birra versata sul pavimento di legno; la diversità
più grande è che nel nord della Gran Bretagna sono
frequentati da persone
d’ogni età e categoria sociale e non solamente dai soliti vecchietti rumorosi
o da scioperati ed alcolisti. Peccato che di locali in cui sentirsi in famiglia,
affollati da ogni genere di persone ne siano rimasti molto pochi in Italia
(erano le vecchie osterie), mentre in Scozia ne esistono ancora molti e molto
ben tenuti, con quell’aria immutabile nel tempo e la coinvolgente poesia della
rusticità che purtroppo noi abbiamo quasi completamente perso.
La tendenza, in atto in
questi ultimi anni, della nascita di "PUB" di "SALOON" non è
sfortunatamente un buon segnale perché questi locali sono frequentati quasi
esclusivamente da giovani e per di più sono aperti solo la sera e fino a tarda
notte: non sono dunque, come gli archètipi da cui derivano, vero luogo
d’aggregazione e di svago per tutti ma riservati, implicitamente, solo ad
alcune categorie di habitué.
Da Fosseno seguiamo l’itinerario tutto pedalabile contrassegnato da segnali bianco-rossi H2, che ci riporteranno alla Cappelletta delle Cinque Strade o Cappella Scinscina (da lì potete ritornare all’auto seguendo l’itinerario descritto nel Giro della Gran Fondo vecchio e nuovo).
C’è un altro modo di ritornare a Carpugnino, trovatelo da soli, non voglio essere accusato dagli organizzatori della G.F. di consigliare le scorciatoie! A parte gli scherzi è abbastanza difficile da rintracciare (dietro l’agriturismo/centro d’equitazione) e non ben evidente.
Potete anche salire verso il Monte San Salvatore (sentiero H6, H7 e poi H5), vecchissima foresteria per pellegrini ora adibita a ristorante, resti di antiche pitture e sculture, e da lì scendere a Massino Visconti, castello medioevale ancora abitato, fino a pochi anni fa, dai discendenti della nobile famiglia che ha dato il nome al paese e di cui è originaria.
Una (quasi discesa) dalla Cappella del Vago verso Scullera:
http://www.youtube.com/watch?v=-lKPVxfD394
Integrazioni e variazioni
Una facile variante: dalla Cappella del Vago o dall’Alpe Verdina andando a destra, puntando cioè il Mottarone, e scendendo poi verso le Cascine d’Ameno avremo la sorpresa di incontrare due paesini abbandonati: Scullera e Tacchino, quasi due città fantasma nel più puro stile western decadente dei film dell’orrore o del fumetto Tex.
Fermiamoci un attimo a pensare che solo pochi decenni orsono queste case erano abitate stabilmente e le persone che le occupavano conducevano una vita forse isolata e di stenti, ma non certo stressante come l’odierna.
Strano che i soliti Crucchi che battono le nostre zone
in cerca d’antiche case da ristrutturare, del resto solitamente molto bene,
non abbiano ancora scoperto questi ameni e bellissimi paesini.
Difficoltà
Lungo ma senza difficoltà tecniche insormontabili.
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[1]
Il Torriggia ed il Cornaggia: noti come il gruppo dello Scoreggia.
[2]
Nota per i meno esperti: edicola=piccolo edificio (da aedes e poi aedicula)
e non rivendita di giornali!
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