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GIRO DELLA GRANFONDO DEL MOTTARONE

Prima maniera

Ormai da alcuni anni, e niente lascia presagire che non si farà più, gli amici di Bici & Company di Stresa organizzano con l’aiuto del MTB Club "Lago Maggiore" e d’altre associazioni la ormai famosa "Granfondo del Mottarone" una rustica e per questo forse più interessante gara, sul tipo delle ormai classiche Rampilonga o Via dei Saraceni, che porta parecchi appassionati da queste parti.

La zona del Mottarone è molto conosciuta e frequentata da praticanti esperti ed alle prime armi, grazie alla funivia che porta in quota senza eccessiva fatica, alla morfologia varia che permette a tutti di divertirsi, alla bellezza dei luoghi e la vicinanza con Milano e i grossi centri del varesotto. 

Dopo l’uscita del libro "Il Lago Maggiore Versante Occidentale" della Ediciclo la descrizione di questo percorso e di molti altri può sembrare superflua.

A ben riflettere ci si accorge di trovarsi davanti a due scuole di pensiero: da una parte la descrizione accuratissima alla soglia del tecnicismo, dall’altra, la mia, l’improvvisazione sperimentale al limite del misticismo...

A voi la scelta: potete essere degli ottimi esecutori d’istruzioni dettate da altri o provare a cavarvela da soli ad essere degli "apprendisti stregoni", con i pregi ed i difetti che questo comporta.

Forse quest’ultimo concetto merita una spiegazione.

Il titolo adatto a questo "fuori tema" potrebbe essere Mago Merdino, perché vi si dicono delle cagate pazzesche!

Durante le gite che compio con gli amici non andiamo solamente in bicicletta ma discutiamo di molti argomenti.

Un nostro esercizio mentale è quello di immaginare come si svolgesse, anticamente, la vita di tutti i giorni per gli abitanti dei luoghi che attraversiamo.

Le nostre speculazioni ci hanno portato a pensare che, solamente in questi ultimi 50/60 anni, ci sia stato un vero spopolamento delle montagne con un conseguente cambiamento radicale d’abitudini.

Di conseguenza dalla nascita della civiltà fino ad ora si è vissuto in modo differente solamente per circa lo 0,05 % del tempo che ha impiegato l’uomo per ?evolversi?. Il 99,95% della vita dell’uomo si è dunque svolta con modalità differenti dalle odierne.

Le gerarchie dei bisogni, sia fisici sia psicologici o religiosi erano senz’altro molto diverse. Abbiamo, nelle nostre meditazioni, immaginato che la vita fosse organizzata come in una sorta di tribù con il capo che si occupava del benessere materiale, lo stregone o sciamano della parte spirituale, mistica, teorica, culturale, medica ed i guerrieri e tutte le altre figure che vorrete immaginare come subalterni.

A prima vista la figura più importante in questo mondo teorico che abbiamo immaginato (non senza un fondamento storico ed etnologico, chiunque, all’università, abbia superato un esame d’Etnologia, di Antropologia culturale oppure sia un appassionato di folklore ed abbia qualche dimestichezza con gli studi dei Grimm, di Propp, di Calvino, di Lévi-Strauss -non siamo noi che pensiamo i miti, ma sono i miti che pensano in noi-, dello psicologo Jung e d’altri autori meno noti al grande pubblico, ve lo potrà confermare) potrebbe sembrare il Capo, l’autorità politica cioè, ma, in un’economia chiusa come doveva essere quella considerata, una volta risolti i problemi di sussistenza più immediati, assumeva la più grande influenza la figura del sapiente, dell’intellettuale: lo sciamano, in seguito il sacerdote, cui tutti si rivolgevano per risolvere i loro problemi non prettamente utilitaristici.

Fin qui niente di strano: sono discorsi che si fanno per passare il tempo.

L’aspetto patologico comincia con questo successivo ampliamento del discorso: abbiamo pensato che, almeno nei momenti che passiamo insieme, il nostro gruppo diventa un clan, con tutte le conseguenze del caso.

La persona più autoritaria ma non necessariamente la più autorevole è considerata il capo, colui che invece è più critico, un poco caratteriale, con strane abilità, è il mago, figura a me molto simpatica; i guerrieri sono i più forti fisicamente, i più attenti alle spese sono i mercanti eccetera, e così comincia il gioco delle parti: ognuno sceglie/è costretto a scegliere un personaggio e a comportarsi, come il suo stereotipo, con diletto assicurato per tutti.  

Bel modo di divertirsi per ?ragazzi? troppo cresciuti.

Il percorso della Granfondo (la locandina ed ancor di più la maglietta omaggio di una vecchia edizione ha fatto furore tra i rudi maschiacci amanti delle ruote grasse ma anche delle parti basse femminili, anche se sicuramente copiata al grande disegnatore Milo Manara, vedi il raffronto con la vignetta de "Il gioco 2" allegata),  prevede una prima parte da Stresa a Levo su asfalto che serve evidentemente, diluendo alquanto la ressa dei corridori, ad impedire che si formino tappi sugli stretti sentieri del resto del percorso.

In una gita normale, questo percorso su asfalto, mi sembra superfluo: la funivia ci porta senza fatica ad Alpino.

Se questa non funzionasse possiamo valerci della collaborazione di un autore del citato volume della Ediciclo. Lo "Sherpa del Mottarone" sarà ben lieto di prendere la nostra bici in spalla e di portarcela fino al "campo base" che gli indicheremo: mi sembra, infatti, che gli Sherpa siano degli abili portatori..."nomen omen" come dicevano i latini (un soprannome un destino diremo noi).

Lasciata dunque la stazione intermedia della funivia continuiamo per l’ampia sterrata per circa 1 km, al bivio prendiamo a sinistra salendo per circa 400 m in mezzo al bosco, a questo punto la strada spiana, anzi scende leggermente e passato un ponticello risale repentinamente verso l’Alpe Canà da cui a destra salendo ancora e poi piegando a sinistra o direttamente quasi in falsopiano sulla sinistra si raggiunge la Fonte Vitaliana su un tornante della strada privata Borromea.

Fatto il pieno alle borracce si può, continuando per circa 2/3 km sull’asfalto, raggiungere presso un tornante una vecchia cascina (Alpe Calandro) da cui inizia un veloce tratto sterrato in discesa interrotto da una breve salita che ci porta all’Alpe della Volpe.

La Granfondo prevede invece di scendere, dalla fonte Vitaliana per sterrato per arrivare nei pressi del gabbiotto del pedaggio e dopo un breve tratto d’asfalto (nelle ultime edizioni eliminato con una geniale scorciatoia) risalire dal Campeggio 7 Camini per una strada dapprima facilmente pedalabile poi, nella pineta, più dura (in questo punto i lavori di sbancamento eseguiti per la posa del metanodotto rendono abbastanza difficoltoso seguire le indicazioni azzurre).

Pineta dopo il campeggio verso il guado

Passato il guado continua la salita impegnativa su gradoni parzialmente distrutti e poi di nuovo agevolmente pedalabile fino all’Alpe del Dente da dove saliremo per la Borromea per poche centinaia di metri, come già indicato, fino all'Alpe Calandro.

Il Monte Rosa sullo sfondo visto dalle tre montagnette

Dall’Alpe della Volpe, passando vicino ad un alto muraglione di contenimento di un tornante della strada che sale da Armeno, scenderemo verso il "toboga" che ci porterà verso le tre montagnette con un percorso velocissimo che non permetterebbe distrazioni, ma in estate è difficile non dare almeno un colpo d’occhio alle moltissime appassionate dell’abbronzatura seni...semi-integrale che si fermano su questi ameni pendii.

FIGURA DI MERDA!

E dire che queste sono completamente vestite!

Superate le tre montagnette con una lunga discesa arriviamo a Coiromonte grazioso paesino di cui abbiamo già parlato nell’itinerario d’Armeno 2.

Al paese (anche in questo punto una variante introdotta permette di quasi evitare completamente l'asfalto) scendiamo a sinistra, all’incrocio continuiamo a sinistra tralasciando un bivio secondario e seguiamo le indicazioni "Campo sportivo" per una sterrata in leggera salita che poi continua in falsopiano alternato a discese per pochi km, giunti presso alcune baite visibili sulla sinistra, raggiungiamo, dopo una breve salita, una cappella.

Facciamo attenzione ai segni azzurri sulle pietre che ci faranno andare a sinistra e salire leggermente per poi seguitare dritto, il sentiero continua con facili saliscendi e non sempre simpatici guadi, tralasciamo i bivi secondari e, sempre facendo attenzione, scegliamo il sentiero che scende a destra seguendo i soliti segni azzurri e la strada più battuta; in breve, dopo un intermezzo tecnico non da tutti (la pioggia la rende quasi sempre impraticabile per qualche giorno!), arriveremo ad una carrareccia che seguiremo in discesa fino all’asfalto nei pressi della località Cascinone.

Tutta quest’ultima parte del percorso si è svolta in un folto bosco alle pendici del Monte Falò: il Savaronda.

Integrazioni e digressioni

Se continuassimo in falsopiano, nel bosco, senza scendere verso Cascinone, ci troveremo ben presto su un sentiero non più pedalabile, costellato d’alberi caduti per qualche strano fenomeno (naturale?) che fanno assumere un aspetto inconsueto, quasi incantato alla selva; nei pressi di un piccolo rio sono visibili alcune tane di tasso. Continuando per il sentiero che poi ridiventa abbastanza pedalabile scenderemo all’asfalto nei pressi del ponte di Gignese, quello basso in contrasto con quello molto più alto in ferro vicino al paese, traversatolo a destra un sentiero, bello da pedalare, ma non molto evidente che ci porta ad incontrare il percorso di gara presso la Cappella del Quadrivio (Scinscina) e l’Alpe Camoscio.

Il Mottarone dal Cornaggia

Continuiamo con il percorso della GF

Da Cascinone continuiamo a sinistra sull’asfalto per qualche centinaio di metri e poi a destra verso i prati, superato un ponticello saliamo per l’ampia gippabile (ora, purtroppo, in parte asfaltata[1]) scollinando verso il lago Maggiore fino all’Alpe Camoscio, da dove ci sono tre possibilità per arrivare a Brovello: 

la prima è quella seguita nelle prime edizioni della gara da cui ho preso spunto per questo itinerario, che attraversa Gignese, raggiungibile continuando in falso piano sui prati a sinistra (seguire i segnali azzurri), poi Nocco purtroppo per asfalto e, per la veloce sterrata, ultimamente molto rovinata a causa delle intemperie, Brovello; prestando attenzione ai segnali azzurri, continuando per strade interpoderali, si conclude, dopo il passaggio su uno stretto ponte di legno, la gita a Carpugnino;     

l’altra possibilità, tutta in fuori strada ci porta direttamente a Brovello attraverso la valle della miniera abbandonata, purtroppo ricca d’alberi di castagno bruciati. Quest’alternativa inizia prendendo verso il basso sui prati della Cappella già citata (versante Lago maggiore) fino ad incontrare la bella sterrata, in alcuni tratti un po' rovinata, che scende velocemente a Brovello presso la Chiesa; 

l'ultima, in auge nelle ultime edizioni della GFM, prosegue, dalla strada che sale dal Cascinone, senza arrivare alla Cappella,  a destra al bivio verso il valico tra il Cornaggia ed il Torriggia, poi verso il Sas dal Piz presso Fosseno e da qui per la Costa Bella verso Brovello dove è situato l'arrivo.

Continuiamo ancora

Da Brovello possiamo proseguire, passando all’interno del paese fino a Carpugnino e, da qui, quasi sempre su asfalto tranne alcuni tratti di scorciatoia o di mulattiera scivolosa, a Stropino, Magognino, Brisino e finalmente Stresa.

Ancora da Carpugnino, se non siete stanchi, passando sotto l’autostrada, potete giungere (tutto asfalto) a Comnago strano villaggio di chiara impronta medioevale che si affaccia sopra al promontorio di Lesa; con una bella vista sul lago e la sponda lombarda, passando dal Monte alle Croci e poi contornando l’immenso nuovo campo da golf oppure da Pianaladra, Calogna, la Torbiera, Magognino eccetera arriverete a Stresa.

[1] Come ormai avrete capito per me l’asfalto è come l’aglio per il vampiro!

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continua con: Nuovo giro della GFM

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