Sperimentiamo un linguaggio telegrafico
Tempo di percorrenza: 5/6 ore + 4/5 ore in due giorni
Percorso:

1° giorno
Crodo, Maglioggio di Crodo (700 m), Aleccio (1500 m circa) completamente pedalabile, tratti in forte pendenza.
Aleccio, Passo della Forcoletta (2360 m) pedalabile solo in minima parte, bici in spalla.
Dal passo verso Galleria della Fria (2400 m) pedalabile.
Galleria, Valle Cravaiola, Motto del Termine, Cimalmotto quasi interamente pedalabile.
2°giorno
Cimalmotto, Bosco Gurin in asfalto
Bosco, Gross Alp (2000 m) gippabile
Gross Alp, Guriner Furka (2330 m) bici in spalla
[Guriner F., Bodmi, la Balma Alpe Foglia,
Foppiano, Crodo; percorso più corto, ma molto pericoloso per mancanza di
sentiero, assolutamente sconsigliabile]
Guriner Furka (Passo di Bosco) verso destra dopo il laghetto sull’Alta Via (segnali bianco-rossi) verso il Lago Superiore e poi Fondovalle, si sta poco in sella, poi pedalabile: asfalto, Foppiano, Crodo.
Pernottamento: Cimalmotto nell’Alta Valle di Campo (laterale della Val Maggia, Canton Ticino, Svizzera) presso Pensione Alpina (proprietari Famiglia Pedrazzini tel. 093 961251 dall’Italia 0041 93 961251)
Consigli di
Don Antonio
Particolarità del viaggio
Dislivello in salita 3000 m circa
Galleria della Fria costruita per permettere il
passaggio degli animali all’inizio della stagione d’inalpamento, poiché
l’omonimo passo è spesso inagibile a causa della neve. E’ uno stretto
budello, umido, tortuoso, piacerà senz’altro agli amanti del genere fantasy,
vista la sua somiglianza con quelli descritti mirabilmente da Tolkien nel "Signore degli anelli" o, dirà qualcun altro, come la miniera dei nani di
"Biancaneve e i sette nani"; chi soffre di claustrofobia non si sentirà
davvero a proprio agio.
La Val Cravaiola è fisicamente in Svizzera ma
è territorio italiano a tutti gli effetti, un arbitrato internazionale, nel
1875, pose fine alle continue dispute su questi pascoli tra gli alpigiani di
Crodo, Montecrestese, Crevola e gli svizzeri che si trascinavano fin dal
medioevo assegnando la sovranità all’Italia fino al Motto del Termine a pochi
km da Cimalmotto. Di facile accesso dalle località della
Confederazione, molto distante e difficilmente raggiungibile dalle località
italiane limitrofe.
Per restare in tema fantasy
devo raccomandarvi di non prestare ascolto ad una valligiana di Stufa (se per
vostra sfortuna l’incontraste) che, almeno a noi, ha dato indicazioni
fuorvianti quasi fosse un’entità succube del "Signore degli Inganni" che
voleva far fallire la missione della "Compagnia dell’Anello".
Molto interessante il paese di Bosco Gurin
d’origine Walser (Vedi l’escursione Boden-Cortevecchio e
Saley)
In fondo questo è il mio "Quaderno di Caccia" e vi posso mettere le
mie avventure, sempre per mostrarvi come potreste completarlo con le vostre.
Quando ho compiuto per la prima volta
quest’escursione eravamo un gruppo ben assortito di cinque amici: Swatch, così
chiamato perché nel suo lavoro si occupava d’orologi, Peppiniello perché
aveva/non aveva fatto amicizia con uno strano camperista di nome ?Giuseppe? (in
effetti si chiama Roberto, il camperista) durante i mondiali di Métabief[1], Rama o Ramaià per una
storpiatura del cognome, lo stesso per Zanna, poi io di cui non conosco il
nomignolo con cui sono chiamato, deve essere abbastanza sgradevole, appunto
perché mi è sconosciuto e perché ho abbastanza autocritica da rendermi conto
di avere un pessimo carattere.
La prima parte della gita si è svolta
regolarmente, a parte qualche difficoltà d’orientamento in Val Cravaiola,
causata anche dalle cattive indicazioni della "Strega nera", la già citata
alpigiana.
Un "latrin lover" all'opera
Senza storia il trasferimento a Bosco Gurin, i guai sono cominciati dopo il Guriner Furka, dove abbiamo preso la ?"strada"? attraverso il percorso che precedentemente ho vivamente sconsigliato di intraprendere, cioè il rientro diretto per l’Alpe Foglia.
La strada non esiste più, è andata distrutta da
qualche smottamento e bisogna calarsi in un terreno franoso molto pericoloso e
per di più con le biciclette; uno dei nostri ad un certo punto, ha proposto
addirittura di smontare la MTB per poterla portare nello zaino... Abbiamo rischiato
e siamo proseguiti, non potevamo
più tornare indietro a causa della conformazione del terreno, ma attraverso
pascoli abbandonati, sentieri che finivano improvvisamente su pericolose cenge,
finalmente siamo ritornati alla civiltà, con la certezza che un minimo di
preparazione è necessario per compiere questi percorsi d’alta montagna ed è
ciò che mi permetto di consigliarvi.
Difficoltà
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[1]
Vedi la descrizione del percorso di Métabief per capire di cosa sto
parlando!
CLICCA! SCHISCIA! SCHIACCIA! VAI! GO! PUSH! ENTER! ENTRA! APRI!
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