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· I Gonzaga di Mantova

The Gonzaga of Mantua

Formazione e sviluppo dello Stato

Formation and development of the State

A cura di Raffaele Tamalio

Edited by Raffaele Tamalio

Sommario

Formazione e sviluppo dello Stato gonzaghesco

Bibliografia dei Gonzaga

Curriculum Vitae

Indirizzi

FORMAZIONE E SVILUPPO DELLO STATO GONZAGHESCO

(DOMENICO MORONE - La cacciata dei Bonacolsi)

Con il 16 agosto 1328, giorno nel quale si verificò la congiura capeggiata da Luigi Gonzaga contro Rinaldo Bonacolsi, si è soliti fissare la data d'inizio del dominio dei Gonzaga sul Mantovano. Tuttavia per poter parlare di un vero e proprio Stato Gonzaghesco bisognerà attendere fino al 1433 quando, il 22 settembre, Gian Francesco Gonzaga ricevette dalle mani dell'imperatore Sigismondo le insegne del titolo di marchese (il diploma imperiale recava però la data del maggio 1432). Solo con l'acquisizione di quella dignità i Gonzaga poterono infatti sganciarsi dalla autonomia comunale dalla quale, seppure formalmente, fino ad allora avevano fatto derivare il proprio potere, e quindi legittimare per sé, rendendolo ereditario, il dominio dello Stato mantovano.

(TINTORETTO - L'imperatore Sigismondo incorona Gian Francesco Gonzaga I marchese di Mantova)

Ma per giungere a quelle date è necessario fare prima delle brevi premesse per chiarire il contesto storico nel quale si sviluppò la presa di potere gonzaghesca.

I Corradi da Gonzaga, questo il nome originario della casata, furono tra coloro che nel 1272 sostennero il colpo di mano di Pinamonte Bonacolsi ricevendone in cambio alcuni territori confiscati ai Casaloldi. Territori che andarono ad aggiungersi alle già consistenti proprietà rurali che la famiglia Gonzaga, presente fin dal XII secolo nel contado mantovano, era venuta accumulando grazie alle ricche cessioni di terreni malsani, presenti di qua e di là del Po, operate dai Benedettini in cambio della loro coltura e quindi della loro valorizzazione.

Col tempo essi assunsero posizioni di particolare rilievo all'interno del Comune cittadino dove si distinsero per la loro fedeltà ai Bonacolsi. Una condizione, questa, che evidentemente possedevano ancora pienamente nel 1328, durante la signoria dell'ultimo Bonacolsi, Rinaldo detto Passerino, se poterono senza troppi intralci capeggiare il 16 agosto la rivolta condotta da Luigi Gonzaga contro il Bonacolsi e conclusasi con l'uccisione dello stesso Passerino.

Per mettere in atto il proprio progetto il Gonzaga si era appoggiato alle truppe veronesi offerte da Cangrande della Scala il quale era a sua volta seriamente intenzionato a insediarsi a Mantova. I piani di Cangrande tuttavia erano destinati a fallire, giacché dieci giorni dopo la rivolta Luigi Gonzaga veniva acclamato Capitano generale del Comune di Mantova, ottenendo nel novembre dell'anno successivo dall'imperatore l'effettivo riconoscimento giuridico con la nomina di vicario imperiale. Iniziava così con Luigi I capitano la signoria dei Gonzaga su Mantova destinata a durare, sotto diverse forme, fino al 1708.

Al momento della loro ascesa al potere i Gonzaga trovarono una situazione territoriale preesistente che si può far risalire grosso modo agli anni successivi alla morte di Matilde di Canossa. Già al tempo della contessa il territorio del Comune cittadino si estendeva verso le direttrici che ancora oggi contraddistinguono la Provincia di Mantova: a Nord erano allora comprese Cavriana e Volta Mantovana; a Ovest la linea di confine lasciava fuori Castiglione delle Stiviere, Guidizzolo, Castelgoffredo, Asola, Redondesco e la sponda destra del fiume Oglio; a Sud il confine era rappresentato dal fiume Zara, mentre a Est, a eccezione di Castel D'Ario e di Villimpenta e dei territori a oriente di Ostiglia, il confine si identificava con gli attuali limiti provinciali. A questi si erano poi aggiunti con i Bonacolsi i territori legati a Solferino a Nord; Suzzara, Gonzaga, Reggiolo a Sud; Castel d'Ario e Villimpenta a Est.

Fin dai primi anni del proprio dominio Luigi Gonzaga si era valso della collaborazione dei suoi numerosi figli, in modo particolare di Guido, Filippino e Feltrino.

Alla morte del padre, avvenuta all'età di novant'anni nel 1360, Guido divenne il secondo Capitano del popolo. L'inizio della dinastia fu comunque contraddistinta da una serie di lotte intestine che videro coinvolti i figli di Guido: Ugolino, il più energico e attivo, al quale il padre già da anni aveva delegato praticamente la direzione di tutti gli affari dello stato e Ludovico e Francesco. Questi ultimi due assassinarono nel 1362 Ugolino mentre Francesco, a sua volta, perse la vita nel 1368 in circostanze ancora non del tutto chiarite; l'anno successivo Ludovico, alla morte del padre Guido, divenne il terzo Capitano del popolo. Dopo di lui, a parte alcune eccezioni, come quella di Carlo Gonzaga che si mise in lotta contro il fratello Ludovico nel corso della prima metà del Quattrocento, non si verificarono più grossi attriti tra i vari componenti della famiglia e, quel che più conta, l'avvicendamento venne garantito da una lineare successione di padre in figlio: ciò assicurò allo Stato gonzaghesco quella favorevole continuità di potere e quindi di stabilità, che si interruppe solo nel 1627 con la morte dell'ultimo esponente del ramo principale, presagio del prossimo sacco di Mantova e del successivo rapido decadimento dinastico.

Per tutto il resto del XIV secolo i Gonzaga cercarono di consolidare il proprio potere operando soprattutto al di fuori dei confini comunali e attuando una strategia di alleanze politico-militari con tutte quelle forze che presero parte alle numerose lotte succedutesi sulla Pianura Padana e che videro coinvolte nei panni dei più forti la signoria dei Visconti a Ovest e la Repubblica di Venezia a Est. Fu proprio la posizione strategica di Mantova, stretta tra queste due potenze che caratterizzò, condizionandola, la politica dei Gonzaga e che li vide porsi ora al servizio dell'una, ora dell'altra. E' di questo periodo infatti l'inaugurazione di quella tradizione militare che distinse numerosi esponenti della casata nei due secoli successivi, e che interessò sia coloro che si succedettero nel ramo principale della dinastia, sia personaggi legati ai rami collaterali che via via vennero formandosi. Il premio a questa loro attività verrà soprattutto dall'acquisizione di nuovi territori posti al di là dei confini del Comune giacché, è bene precisarlo ancora, fino al 1432 è ancora a questa entità che si faceva risalire la giustificazione del proprio potere, sia pure esso avesse ormai assunto la forma di tipo signorile.

Uno dei più attivi e più interessanti dal punto di vista politico e amministrativo tra i Gonzaga che si succedettero nei primi cento anni di dominio fu Francesco Gonzaga figlio di Ludovico III capitano del popolo e vicario imperiale. Grazie al suo dinamico governo condotto sia all'interno dello stato, dove avviò una importante riforma degli statuti, che all'esterno, i Gonzaga fecero quel salto di qualità che li portò a primeggiare con le grandi famiglie dell'epoca. Sposatosi in prime nozze con una Visconti, non esitò successivamente a farla giustiziare, con la debole accusa di adulterio, al solo scopo politico di prendere le distanze dalla sua famiglia d'origine, nel frattempo caduta in disgrazia nella conduzione dello stato di Milano. Le successive nozze con una Malatesta, famiglia strettamente legata alla Repubblica di Venezia, rivelarono il successivo avvicinamento del Gonzaga alla Serenissima.

E per garantire un pacifico passaggio di poteri all'interno della sua casata fu proprio ad essa e al cognato Carlo Malatesta che prima della propria morte, avvenuta nel 1407, Francesco Gonzaga affidò poi la successione del figlio Gian Francesco di appena undici anni il quale veniva subito dichiarato capitano del popolo dal Consiglio maggiore. Già la designazione a capitano di un bambino costituiva "da parte dei cittadini - come ha già evidenziato Cesare Mozzarelli - l'esplicito riconoscimento della loro attuale condizione di sudditi": il governo gonzaghesco si avviava così, anche nella forma, a tramutarsi da signoria a principato. D'altronde gli stessi statuti fatti elaborare da Francesco, e che rimarranno praticamente in vigore fino alla fine del ducato, avevano manifestato la prevalenza della volontà e del potere del signore su ogni altro organo del comune oltre a rappresentare, allo stesso tempo, un'esplicita indicazione del consolidamento del suo dominio. Infatti in cima alla gerarchia dello stato vi era il Capitano del popolo o, come si diceva allora, Dominus Capitaneus, un titolo che, come si è visto, veniva trasmesso in maniera ereditaria già con i Bonacolsi; egli deteneva il potere legislativo nel senso che spettava a lui approvare le deliberazioni prese dal Consiglio Maggiore. Questo, eletto dal Capitano del popolo, era formato da 400 cittadini che deliberavano su negozi di qualsiasi genere riguardanti la comunità; col tempo però rimase loro il compito, solo formale, di nominare il Capitano del popolo. Esistevano altri due consigli, quello di credenza e quello dei savi; nondimeno, nella composizione di tutti e tre il Gonzaga aveva operato delle modifiche a lui favorevoli, facendovi entrare, cioè, non solo coloro che fossero nati a Mantova o vi avessero abitato per almeno dieci anni con il possesso di beni immobili, bensì dispose che potessero farne parte anche coloro che fossero stati creati cittadini con un suo decreto. Nel corso del XV secolo inoltre tutti e tre questi consigli saranno destinati a scomparire, per lasciare il posto a un consiglio marchionale eletto direttamente dai Gonzaga, e di essi nei primi decenni del '500 non rimarrà più traccia.

A capo dell'ufficio finanziario gli statuti di Francesco prevedevano, come già in età comunale, ancora il massaro il quale doveva preoccuparsi di tenere un conto preciso delle entrate e delle uscite: egli era colui che stipulava i contratti di qualsiasi genere, pagava i funzionari e gli altri impiegati comunali, assolvendo a tutte le altre spese necessarie al buon funzionamento dell'apparato statale. Al momento del giuramento del nuovo Capitano del popolo, e in seguito del marchese, era il massaro, come rappresentante della comunità, colui che porgeva al nuovo signore il bastone del governo della città.

Un'altra delle norme dei vecchi statuti bonacolsiani ereditate e mantenute in quelli di Francesco Gonzaga era la facoltà spettante ai Capitani del popolo di eleggere il podestà. Questa figura, nominata in un primo tempo per un periodo di sei mesi, portato poi a un anno, era ai vertici del potere giudiziario: egli amministrava la giustizia insieme a tre giudici di sua fiducia il primo dei quali doveva essersi laureato il legge presso una università tra quelle di Bologna, Padova, Pavia, Parigi, Tolosa e Montpellier.

Gli altri centri del contado erano amministrati in due modi diversi: da un podestà, il quale amministrava la giustizia, se la terra si era data liberamente ai Gonzaga, nel qual caso poteva mantenere i propri statuti; da un vicario o da un commissario se la località faceva parte di territori conquistati o acquisiti in seguito a trattative con altre potenze. Tuttavia sembra che non ci fossero molte differenze nei ruoli svolti da questi tre funzionari, tanto è vero che spesso un podestà poteva poi essere nominato vicario in un'altra località, o commissario in un'altra. Altre due figure contemplate dall'ordinamento amministrativo del territorio erano quelle del castellano e del capitano: al primo era affidata la sorveglianza delle fortezze disseminate sul territorio dello stato, al secondo le località fortificate che rivestivano una importanza minore.

Un tale apparato amministrativo si era ormai reso necessario giacchè alla morte di Francesco Gonzaga, grazie alla sua politica di espansione e a quella dei suoi predecessori, nuovi e importanti paesi si erano aggiunti al territorio mantovano: esso comprendeva infatti Piadena, Casalmaggiore, Dosolo, Pomponesco, Castelgoffredo, Asola, Carpenedolo, Castiglione delle Stiviere, Montichiari e poi ancora Canneto sull'Oglio, Castellaro Lagusello e Ostiglia. Con Francesco i Gonzaga erano riusciti a occupare per un breve periodo anche l'importantissima località di Peschiera che controllava quella strategica via di comunicazione Nord-Sud, Est-Ovest rappresentata dal Lago di Garda.

Gian Francesco Gonzaga oltre a proseguire sulle linee economiche di incentivazione già tracciate da Francesco, mantenendone ad esempio gli stessi provvedimenti di esenzioni fiscali volti a favorire l'immigrazione di artigiani e contadini, continuò la politica di consolidamento dello stato già intrapresa da suo padre. L'alleanza con Venezia fu un abile strumento che egli utilizzò per ampliare ulteriormente l'antico distretto cittadino: sotto di lui entrarono a far parte del Mantovano località come Bozzolo, Sabbioneta, Ostiano, Vescovado e Viadana; ma anche il patrimonio personale ne uscì incrementato, grazie soprattutto all'assunzione delle ricche condotte militari la cui tradizione fu inaugurata proprio da Gian Francesco.

Le entrate straordinarie provenienti dall'attività militare gli permisero di mantenere una piccola corte nella quale cominciò a circondarsi di artisti e letterati, basti qui citare il nome di Vittorino da Feltre sotto il cui magistero vennero a formarsi a Mantova, nella cosiddetta "Ca Zoiosa", anche i rampolli di altre famiglie dominanti sulle altre signorie dell'epoca.

Ma la ricchezza accumulata con le condotte sarà necessaria al Gonzaga soprattutto per permettersi l'esborso dei 12000 fiorini richiesti dall'imperatore Sigismondo per insignirlo nel 1432 del titolo di marchese, titolo che i Gonzaga avevano vanamente rincorso già con Francesco qualche decennio prima. Essi sganciavano così definitivamente la provenienza del proprio potere da ogni residuo legame con il comune cittadino per divenire vassalli dell'impero.

E la definitiva dimostrazione di come lo stato gonzaghesco fosse ormai considerato patrimonio personale della famiglia lo si avrà qualche anno dopo, con la decisione testamentaria di Gian Francesco di dividere il territorio del mantovano tra i suoi quattro figli, provvedimento che mai era stato possibile attuare prima di allora.

Con la sua morte infatti, avvenuta nel 1444, Gian Francesco lasciava al primogenito Ludovico la città di Mantova con i territori sui quali il marchesato basava la propria giurisdizione, oltre alla posizione fortificata di Borgoforte situata di là del Po e le terre del Veronese. Al secondogenito Carlo andarono i possedimenti del Cremonese, i territori legati a Suzzara, Luzzara, Gonzaga, Reggiolo, Serravalle Nuovo e i domini situati oltre il Po. A Gian Lucido, destinato alla vita religiosa, andarono Volta Mantovana, Cavriana, Ceresara, S. Martino Gusnago e Rodigo. Alessandro, infine, ricevette i territori del Bresciano, la fortezza di Canneto e i possedimenti situati sulla riva sinistra dell'Oglio.

Già gli ultimi anni di vita del primo marchese di Mantova furono contrassegnati dalle rivalità che videro opporsi i suoi due figli maggiori, Ludovico e Carlo. Tali contrasti si rinnovarono per alcuni periodi anche dopo la successione al marchesato da parte di Ludovico nel 1444. Ciò tuttavia non comportò grossi mutamenti territoriali, tantomeno di governo, all'interno dello stato giacché l'antagonismo tra i due si concretizzò quasi esclusivamente all'esterno dei confini. Infatti nel corso delle lotte per il predominio sulla pianura padana che videro coinvolti Milano (prima con Filippo Maria Visconti, poi con Francesco Sforza) e Venezia, essi vennero a trovarsi schierati più di una volta nel campo avversario.

L'accorta politica di governo attuata da Ludovico consentì l'ulteriore consolidamento dello stato sia all'interno che all'esterno dei propri confini. I provvedimenti adottati nel campo giurisdizionale, con la nascita di un collegio dei giureconsulti e la limitazione dei poteri giudicanti del podestà (che sotto Ludovico venne sostituito da un vicepodestà) furono improntati dalla necessità di nuovi criteri di legittimazione del proprio dominio. Dominio che venne da allora sempre più amministrato dall'interno della "corte", ovvero quel luogo di gestione di potere che sempre più veniva identificandosi con lo spazio privato del principe: sono gli anni di governo di Ludovico che vedranno nascere quel Consiglio marchionale creato dal principe, destinato a sostituire il Consiglio maggiore privo ormai delle sue funzioni originarie.

E all'interno di quella corte cominciarono ad aggirarsi per ricoprirvi i nuovi incarichi personaggi chiamati spesso più che per le loro specifiche competenze, per la fiducia che ricoprivano presso il signore. Uno dei fenomeni che prese il via sempre durante questo periodo, conseguenza diretta di quanto si è appena detto, fu l'inizio del frazionamento delle proprietà appartenenti al patrimonio personale del principe. Infatti per mantenere un apparato che diveniva sempre più numeroso si rese necessario da parte dei Gonzaga privarsi di alcuni dei terreni accumulati ormai da generazioni per ricompensare con tali terre i propri servitori più fedeli, tanto più che le spese sempre più ingenti per il mantenimento dei numerosi artisti impegnati nell'abbellimento della città e di varie residenze situate nel contado impedivano di ricompensare gli uni e gli altri con un salario regolare. C'è da dire inoltre che il potere ormai consolidato dei Gonzaga sul territorio rendeva vano il suo dominio diretto che era stato fino ad allora esercitato anche con il controllo della proprietà e che quindi ora poteva pure frantumarsi a favore dei propri funzionari più fedeli.

Una riprova del prestigio ormai raggiunto anche al di fuori dei confini dello stato lo si ha con la nascita in quegli anni delle prime ambascerie stabili, alla cui carriera si specializzeranno poi molti di quegli stessi funzionari. Attraverso tali ambascerie i Gonzaga esercitarono un controllo diretto su quanto avveniva nell'ambito della politica internazionale.

E sempre a livello internazionale enorme prestigio venne inoltre a Mantova e ai suoi dominanti con la convocazione in questa città del concilio indetto nel 1459 dal papa per bandire una crociata contro il Turco; mentre l'importanza della famiglia veniva accresciuta dalla nomina a cardinale, il primo di una lunga serie in casa Gonzaga, di Francesco figlio di Ludovico.

Nel complesso quindi l'età di Ludovico si può dire caratterizzata da un arricchimento culturale, da un miglioramento delle strutture cittadine con l'avvio di grandi opere edilizie civili e religiose e da un consolidamento dello stato, favorito questo anche dalla serie di morti fortuite di tutti i suoi fratelli, circostanza che permise dal 1466 il ricostituirsi dell'unità territoriale sotto un unico dominio.

(A. MANTEGNA - Ludovico Gonzaga II Marchese di Mantova)

Condizione questa che venne tuttavia vanificata già alla sua morte, avvenuta nel 1478, giacché, contrariamente a quanto probabilmente stabilito dallo stesso Ludovico, il Mantovano venne di nuovo frazionato fra i suoi numerosi figli. Un successivo accordo tra di essi vide fissare definitivamente la divisione del territorio mantovano nel modo seguente: al primogenito Federico andarono Mantova e i territori del marchesato, quelli sul Veronese, Mariana, Redondesco, Medole, Belforte, Canneto e Viadana; al cardinale Francesco e a Gian Francesco andarono le altre proprietà situate nel Cremonese oltre a San Martino dell'Argine, Commessaggio, Gazzuolo, Rodigo e Villimpenta; a Ludovico e Rodolfo quelle sul Bresciano oltre a Marmirolo e Luzzara, mentre a Rodolfo da solo venne assegnata Suzzara. Le nuove investiture concesse nel giugno del 1479 dall'imperatore Federico III sancirono definitivamente lo smembramento dello Stato mantovano. Con tali spartizioni prese il via quel processo di formazione di piccole entità autonome gonzaghesche che porterà successivamente alla formazione del principato di Castiglione delle Stiviere, dei marchesati di Castelgoffredo e di Luzzara e delle signorie di San Martino e Solferino, situati tutti nei territori assegnati a Ludovico e Rodolfo, mentre su quelli passati a Francesco e Gian Francesco sarebbero poi sorti il principato di Bozzolo, il ducato di Sabbioneta e il marchesato di Gazzuolo.

Il breve periodo di governo di Federico III marchese, in tutto sei anni, fu svolto in continuità con l'opera di consolidamento dello stato avviata da suo padre, per quanto condizionata dalla divisione avvenuta e dal conseguente suo indebolimento, mantenendo altresì la precedente politica di ricerca delle condotte militari che lo videro alternarsi ora al servizio di Venezia, ora di Milano.

Nel 1484, alla morte di Federico, assumeva il dominio dello stato, come quarto marchese di Mantova, suo figlio Francesco Gonzaga, allora diciottenne. E' bene precisare subito che gli anni del suo governo furono caratterizzati sul piano interno dalla povertà di novità istituzionali di rilievo. Gran parte della sua attività fu infatti spesa nell'esercizio militare che lo vide impegnato a continuare la consolidata tradizione di assunzione delle condotte militari con l'obiettivo principale di allargare i confini dello stato a scapito dei circostanti territori appartenenti alla Repubblica di Venezia e al ducato di Milano con i quali di volta in volta si alleava per raggiungere il suo scopo. Per tale motivo trascorse spesso lunghi periodi lontano dal proprio stato impegnato nei numerosi conflitti che contraddistinsero la crisi rinascimentale italiana nei decenni a cavallo tra il Quattro e il Cinquecento. A reggere le sorti dello stato venne in più di un'occasione chiamata sua moglie Isabella d'Este con la quale, dopo averne spartito in vita le responsabilità di governo, deve ancora oggi in parte condividerne la fama.

Con Francesco la politica estera di alleanze, che come si è visto aveva oscillato in un primo tempo, come già per i suoi predecessori, tra Milano e Venezia, si spostò poi su un più largo piano europeo, ma con il solito opportunismo gonzaghesco, dal Papato alla Francia una volta che quest'ultima divenne egemone in Italia nei primi due decenni del secolo.

All'interno della società mantovana un processo di cambiamento stava intanto avvenendo nei ruoli alti della medesima, dove si assisteva a una continua ricerca della patente di nobiltà da parte delle famiglie più influenti che si accompagnava peraltro a un esonero fiscale che finiva per divenire spesso ereditario come il titolo acquisito. Tale scopo veniva raggiunto per lo più per mezzo del servizio prestato per conto del signore, sia nell'assolvimento di quei delicati compiti di rappresentanza all'estero di cui si diceva, sia al servizio diretto del principe all'interno della corte, e sia infine in quello di amministrazione delle località periferiche del territorio dello stato gonzaghesco. Tale processo di aristocratizzazione della società si sarebbe poi sviluppato ulteriormente sotto il dominio del suo successore Federico, allorquando la corte arrivò a comprendere nel ruolo degli stipendiati ben ottocento bocche, raggiungendo poi il suo culmine nella seconda metà del secolo sotto Guglielmo e Vincenzo.

Anche l'obiettivo di un allargamento del territorio dello stato, ricercato invano da parte di Francesco attraverso l'esercizio delle armi, venne infine raggiunto, insieme all'acquisizione del titolo ducale, da suo figlio Federico ma con mezzi ben diversi da quelli paterni.

Federico Gonzaga successe al padre nel dominio dello stato nel 1519, nello stesso anno in cui avveniva l'elezione imperiale dell'allora re di Spagna Carlo V, evento che condizionò la politica europea dei decenni successivi giacché venivano ad accentrarsi nelle mani di uno stesso sovrano immensi territori. Nominato ad appena vent'anni comandante delle truppe pontificie, il Gonzaga, abbandonata l'alleanza francese, entrò quindi nell'orbita ispano-imperiale attorno alla quale ruotava in quegli anni anche la politica papale, orbita alla quale tuttavia egli rimase fedele anche quando, con Clemente VII, il papato si allineò con la Francia. Il premio a questa sua fedeltà gli venne dall'imperatore (al cui fianco, si noti bene, militava come consigliere militare di fiducia e uomo di governo il fratello di Federico, Ferrante Gonzaga) con la concessione nel 1530 del titolo ducale, seguito sei anni dopo dalla concessione da parte dello stesso imperatore del titolo di marchese del Monferrato e del possesso diretto dei territori appartenenti a quello stato. Acquisizioni, queste ultime, che il Gonzaga potè ottenere grazie a intricate vicende politico-matrimoniali che culminarono nel 1531 quando sposò l'ultima erede diretta dello stato monferrino Margherita Paleologo. Tali nuovi acquisti rappresentarono il culmine della potenza raggiunta non solo da Federico, ma da tutta la dinastia gonzaghesca.

(TIZIANO - Federico Gonzaga I duca di Mantova)

Gli anni che seguirono fino alla sua morte, avvenuta nel 1540, videro un disimpegno totale del primo duca di Mantova dalle vicende politiche dell'epoca. Un anno prima era morta anche sua madre Isabella d'Este, protagonista anch'essa di quella prima metà del secolo: con loro si chiudeva un'epoca durante la quale i Gonzaga videro finalmente realizzarsi quel loro sogno, a lungo accarezzato, di un'espansione territoriale: un obiettivo, questo, maggiormente prezioso perché raggiunto in tempi durante i quali altri stati italiani ben più potenti, emblematico il caso di Milano, dovettero soccombere sotto il dominio di potenze straniere, o videro, come nel caso di Venezia, ridimensionare le proprie velleità.

Alla sua morte Federico lasciava al proprio primogenito Francesco, di soli sette anni, sotto tutela della madre e degli zii Ercole e Ferrante, uno stato disastrato finanziariamente a causa sia delle enormi spese necessarie al mantenimento del numeroso seguito della sua corte ducale, sia delle ingenti somme sborsate per remunerare una folla di artisti impegnati nell'abbellimento e nella riedificazione delle proprie residenze. E tutto ciò nonostante Federico si fosse giovato durante il proprio dominio di vantaggi economici derivanti da provvedimenti finanziari in parte sconosciuti al precedente governo di Francesco e Isabella: innanzitutto un inasprimento del carico fiscale, a svantaggio soprattutto dei meno abbienti, che era invece rimasto volutamente immutato con il suo predecessore; un'altra fonte era quella che gli derivò dalle concessioni accordate ad alcuni banchieri ebrei per l'esercizio del prestito. L'appalto della zecca, infine, che prima di Federico era stata gestita direttamente dai Gonzaga, garantì un'ulteriore entrata mantenendo il controllo di tale attività ma escludendone i rischi di una conduzione diretta.

Spetterà quindi al cardinale Ercole, come reggente effettivo del ducato gonzaghesco, una razionalizzazione delle strutture amministrative e finanziarie dello stato volta soprattutto a ridurre le enormi spese sostenute fino ad allora per il mantenimento della corte.

Il processo di riordinamento finanziario e dell'apparato amministrativo fu completato poi da Guglielmo Gonzaga, secondogenito di Federico, succeduto al fratello Francesco morto prematuramente nel 1550. Quel processo di risanamento tuttavia si accompagnò a un annientamento delle residue libertà comunali e al parallelo inasprimento fiscale, provvedimenti questi che videro interessati non solo il dominio mantovano, ma anche, e forse in misura maggiore, le più recenti acquisizioni monferrine.

Uno dei problemi che diede maggiori preoccupazioni non solo a Guglielmo, ma come si vedrà anche ai suoi successori, sia sul piano politico che di quello della spesa, fu proprio quello che derivò dal Monferrato dove egli si era impegnato a eliminare a tutti i costi le antiche autonomie comunali ancora godute dai cittadini di Casale sotto i Paleologo: una orgogliosa resistenza operata dalla nobiltà locale gelosa dei propri antichi privilegi lo vide invece costretto a imporre, aiutato in questo dalle truppe alleate spagnole, una dura, cruenta e soprattutto costosa repressione che alla fine lo vide comunque avere la meglio anche contro le più o meno scoperte manovre sabaude di annettersi il Monferrato.

L'assolutismo mostrato da Guglielmo sia nel risolvere la questione del Monferrato che nella conduzione del Mantovano, è ben manifestato dalla sua ossessiva petizione presso l'imperatore per fregiarsi del titolo di Granduca; dignità che gli venne invece sempre negata. Guglielmo poté ottenere solo l'elevazione del Monferrato da marchesato a ducato e la facoltà di creare nobili distribuendo titoli di conte e marchese sui piccoli feudi monferrini.

Complessivamente il periodo di dominio di Guglielmo può però passare alla storia come uno dei più fiorenti dello stato gonzaghesco. Sotto il suo governo infatti avvenne quella modernizzazione dell'apparato statale che rimase poi immutato fino all'epilogo del 1708. Si devono infatti a Guglielmo Gonzaga una serie di iniziative quali la riorganizzazione dell'amministrazione giudiziaria e di quella finanziaria. Nel campo della giustizia vi fu infatti nel 1557 l'istituzione di un tribunale d'appello detto della Rota, dalla rotazione dei giudici, che fu poi definitivamente sostituito nel 1571 dal Senato, un tribunale di giustizia i cui componenti dovevano essere scelti direttamente dal principe tra i suoi consiglieri più fidati. Analoghi provvedimenti vennero presi da Guglielmo nel campo finanziario con l'istituzione del Magistrato ducale, un organo che unificava le competenze fino ad allora esercitate in tre diversi istituti: quello del Massaro, di cui si è già detto come di colui che si occupava della cosa pubblica, quello del Fattore generale, che fino ad allora si era invece occupato dell'amministrazione del patrimonio personale del principe e quello dei Maestri delle Entrate, unificando in tal modo in senso moderno la gestione dell'intero apparato economico finanziario dello stato. Questi provvedimenti furono accompagnati da un'importante riforma della cancelleria ducale, dal riordinamento dell'archivio e non ultimo dal favore dedicato all'istruzione pubblica con la concessione ai gesuiti di stabilirsi in città per avviarvi l'attività d'insegnamento; oltre a ciò si manifestò nel periodo in questione un aumento delle attività commerciali e industriali, favorite queste dal lungo periodo di pace goduto dal mantovano nella seconda metà del '500.

Infine Guglielmo ottenne anche un piccolissimo allargamento territoriale quando nel 1573 venne investito del marchesato di Gazzuolo dopo la morte avvenuta tre anni prima dell'ultimo marchese diretto di quella linea.

E che l'allargamento del territorio dello stato gonzaghesco fosse ormai possibile, e perseguito, solo a scapito dei rami collaterali della casata lo rivelerà suo figlio Vincenzo Gonzaga il quale dopo la morte di Guglielmo, avvenuta nel 1587, ottenne lo stesso risultato quando alla scomparsa di Vespasiano Gonzaga del ramo di Sabbioneta, morto senza eredi diretti, riuscì a farsi investire dall'imperatore della contea di Rodigo con la terra di Rivalta.

(P. P. RUBENS - Vincenzo e Guglielmo Gonzaga)

Il nuovo duca di Mantova rivelò, rispetto al padre, un'attenzione sicuramente minore alle questioni di spesa: tuttavia mentre all'estero fu impegnato, da un lato nella costruzione di una poderosa e costosa fortificazione in Casale Monferrato, e dall'altro prese parte in più di un'occasione a pindariche e anch'esse dispendiose imprese contro i Turchi; all'interno dello stato invece continuò quella politica di ammodernamento delle strutture amministrative già intrapresa da suo padre. Ciò venne attuato per lo più attraverso una burocratizzazione dell'apparato statale al quale il principe tendeva a demandare sempre più i propri compiti diretti di governo, delegandoli a un organismo che si avviava ad assumere le forme di un consiglio di Governo simile a quello delle grandi monarchie europee e nel quale i funzionari preposti alle varie attività potevano svolgere la propria attività indipendentemente dalla presenza stessa del sovrano.

Da notare infine che per ricompensare i propri servitori era ormai divenuta una prassi consolidata, in mancanza anche di denaro contante, quella di assegnare loro rendite e titoli nobiliari sui feudi dei nuovi domini monferrini; ciò era già avvenuto in parte con Federico e con Guglielmo Gonzaga, i quali tuttavia si erano limitati a utilizzare le nuove terre come ricompensa per i consiglieri a loro più fedeli; con Vincenzo l'assegnazione di feudi nel Monferrato arrivò invece a costituire anche una nuova via di entrate monetarie che potesse arginare le enormi spese sostenute per rincorrere i suoi sogni di gloria. Egli arrivò a mettere all'incanto il Monferrato, dividendolo in molti feudi per poterne trarre somme considerevoli. A quell'incanto parteciparono, come è ovvio immaginarsi, anche famiglie appartenenti agli strati superiori della società mantovana; le quali famiglie, attraverso l'acquisto di quei feudi poterono finalmente raggiungere quel ruolo di feudatario altrimenti impossibile all'interno del Mantovano dove, come è noto, l'unico feudo autentico era rappresentato da Gazoldo. Non deve stupire quindi se a partecipare al cosiddetto "incanto" del Monferrato le famiglie nobili mantovane furono tra le più numerose.

Ma a un impegno sempre maggiore nell'attività di governo da parte del ceto nobiliare, segno evidente di una crescente aristocratizzazione dei ruoli alti della società, si accompagnò un disimpegno continuo di quegli stessi nobili dalle attività manifatturiere e commerciali anch'esso segno evidente di una mutata ideologia nobiliare; fenomeno che fu aggravato da un generale peggioramento delle condizioni fiscali e finanziarie soprattutto nel contado.

A livello internazionale un risultato Vincenzo lo ottenne sposando il proprio primogenito Francesco con la figlia del duca di Savoia, Maria. Tale matrimonio sembrava mettere al riparo i Gonzaga dalle continue pretese dei Savoia sul Monferrato, tuttavia la morte prematura di Francesco diede il via a una serie di rivendicazione del duca di Savoia sui territori monferrini. Nella polemica si intromise quindi la Spagna, timorosa che i territori del Monferrato, preziosi per lei in quanto costituivano una preziosa via di comunicazione per le proprie truppe dirette verso le Fiandre, potesse cadere nelle mani savoiarde, alleate della Francia. Il Monferrato divenne quindi un caso internazionale, aggravato dalla crisi dinastica incombente su Mantova dove, dopo la morte priva di eredi di tutti e tre i figli di Vincenzo I, Francesco, Ferdinando e Vincenzo II, la successione venne assegnata da quest'ultimo in punto di morte nel dicembre 1627 a Carlo del ramo francese dei Gonzaga Nevers, fondato cinquanta anni prima da Ludovico Gonzaga, fratello di Guglielmo. Lo stato gonzaghesco entrava quindi nell'orbita francese, ciò costituiva una grave minaccia per gli spagnoli che invece avrebbero preferito che salissero al governo di Mantova i duchi di Guastalla, tradizionali alleati della Spagna e dell'Impero.

La lotta fu quindi inevitabile, e se in un primo tempo fu circoscritta al solo Monferrato ben presto, inserita nella più generale guerra europea dei trent'anni, essa raggiunse anche il Mantovano dove dopo un lungo assedio Mantova venne conquistata e saccheggiata dagli imperiali nel luglio del 1630. Il successivo trattato di Cherasco del 1631 sancì definitivamente da parte imperiale la nomina di Carlo di Nevers che tuttavia dovette cedere ai Savoia parte del Monferrato e sottostare politicamente alla Francia, il vero vincitore del conflitto.

Morto nel 1637 Carlo di Nevers, sopravvissuto ai suoi figli, gli subentrò, il nipote Carlo II al cui posto, essendo egli in età ancora minore, governò per dieci anni la madre Maria Gonzaga. Durante tale periodo si assistette a un ritorno della politica gonzaghesca verso la Spagna e l'Impero, concretizzatosi nel 1649 col matrimonio del duca di Mantova con Isabella Clara d'Asburgo e nel 1651 della sorella di Carlo II, Eleonora, con l'imperatore Ferdinando III.

Per quanto riguarda il dominio dello stato gonzaghesco esso non mutò più sensibilmente il suo stato sociale dal sacco del 1630 fino alla devoluzione del ducato all'impero del 1708: durante tale periodo i suoi regnanti Carlo II e Ferdinando Carlo furono preoccupati più a dissipare l'ancora consistente patrimonio gonzaghesco per far fronte, il primo a esigenze finanziarie sempre più gravose, il secondo alle cospicue uscite dovute al lusso e ai divertimenti. Quest'ultimo arrivò addirittura a vendere nel 1681 alla Francia, verso la quale si era riavvicinato, Casale con la sua poderosa cittadella.

Proprio l'inclinazione filofrancese di Ferdinando Carlo segnerà la sua rovina. Iniziatosi in Europa un nuovo conflitto nel 1700 con la morte dell'ultimo re spagnolo asburgico e la pretesa successione al trono di Spagna di un sovrano francese di casa Borbone, Ferdinando Carlo Gonzaga si affidò alla protezione della Francia, avendo anche sposato in seconde nozze una principessa francese. L'epilogo della lotta in Italia tra i francesi sostenitori dei Borboni e le vittoriose truppe imperiali asburgiche, unito alla mancanza di una discendenza da parte di Ferdinando Carlo, segnò la fine del duca di Mantova: accusato dal nuovo imperatore Giuseppe I di fellonia, il Gonzaga venne dichiarato decaduto dalla dieta di Ratisbona il 30 giugno 1708, mentre il ducato di Mantova venne annesso all'impero insieme a quello di Milano. Singolare il fatto che cinque giorni dopo la fine dello stato gonzaghesco cessava di esistere a Venezia, dove si era rifugiato dal 1707, anche il suo ultimo sovrano, il decimo duca di Mantova senza peraltro aver ancora avuto notizia del provvedimento adottato.

BIBLIOGRAFIA

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· Curriculum Vitae

TITOLO DI STUDIO, PUBBLICAZIONI E CONVEGNI

Raffaele Tamalio è nato a Roma; vive e lavora a Mantova.

E' impegnato da anni nella ricerca storico-archivistica sul periodo dell'età moderna conducendo approfondite ricerche presso numerosi archivi e biblioteche europee.

Ha studiato nelle università di Verona e Venezia conseguendo in quest'ultima città nell'anno accademico 1988-89 la laurea in Lingue e Letterature Straniere discutendo una tesi storica sulla formazione politica di Ferrante Gonzaga alla Corte spagnola di Carlo V.

Nell'ambito delle celebrazioni per il 450° anniversario dei Gonzaga a Guastalla, ha tenuto nel 1989 presso la Biblioteca Maldotti di Guastalla (Reggio Emilia), una conferenza sulla formazione giovanile di Ferrante Gonzaga, fondatore di quella dinastia.

Dal 1990 al 1993 ha insegnato Geografia Generale ed Economica come libero docente presso la Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori di Mantova (Istituto legalmente riconosciuto dal Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica).

Dal 1991 è socio del "Centro Studi Europa delle Corti".

Nell'agosto 1991 ha pubblicato presso l'editore Gianluigi Arcari di Mantova il volume Ferrante Gonzaga alla Corte Spagnola di Carlo V nel carteggio privato con Mantova (1523-1527).

Ha partecipato come uditore al convegno internazionale di studi "Lombardia Borromaica, Lombardia Spagnola, 1554-1659", organizzato dall'Almo Collegio Borromeo di Pavia e dal Centro Studi "Europa delle Corti", tenutosi a Pavia dal 17 al 21 settembre 1991.

Dal 12 al 13 ottobre 1991 ha partecipato con la relazione Vespasiano Gonzaga al servizio del re di Spagna in Spagna, al convegno internazionale di studi su Vespasiano Gonzaga tenutosi a Mantova e Sabbioneta e organizzato dall'Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova e dal Comune di Sabbioneta. La sua relazione è poi stata pubblicata tra gli Atti del Convegno, Vespasiano Gonzaga e il Ducato di Sabbioneta, a cura di Ugo Bazzotti, Daniela Ferrari, Cesare Mozzarelli, Accademia Nazionale Virgiliana, Mantova 1993, pp. 11-31, dove ha presentato documenti inediti circa i rapporti tra Vespasiano Gonzaga e Filippo II da egli rinvenuti nell'Archivo General de Simancas in Spagna.

Ha pubblicato sul numero 2 del marzo 1992 della rivista "Civiltà Mantovana", terza serie, pp. 55-65, l'articolo Le cerimonie per la consegna del Toson d'oro a Vespasiano Gonzaga Colonna, un documento inedito rinvenuto nell'Archivio Storico Nazionale di Madrid.

Ha partecipato al Symposium: "The Court of the Gonzaga in the Age of Mantegna 1450-1550" organizzato da The Royal Academy of Arts, Institute of Historical Research (University of London) and Europa delle Corti, tenutosi a Londra il 6-7-8 marzo 1992 con la relazione Tra Parigi e Madrid: strategie famigliari gonzaghesche al principio del '500 pubblicata negli Atti del Symposium, La Corte di Mantova nell'età di Andrea Mantegna: 1450-1550, a cura di Cesare Mozzarelli - Robert Oresko - Leandro Ventura, Bulzoni, Roma 1997, pp. 69-90.

Il 12 giugno 1992 ha tenuto una conferenza, presso l'Institute of Historical Research (University of London) nell'ambito del seminario annuale "Italian History and Culture from the Sixteenth to the Nineteenth Century", con il titolo Federico and Ferrante Gonzaga at the courts of Francis I and Charles V, the grooming of the prince and the courtier: aspects of political strategy at the time of Isabella d'Este.

Nell'autunno-inverno 1992 ha fatto parte del Comitato Scientifico Mantovano organizzatore delle Manifestazioni in occasione del quinto centenario della scoperta dell'America, patrocinate dal Comitato Scientifico Nazionale per le celebrazioni colombiane. Inoltre, per il ciclo di conferenze "Europa- America:cinque secoli di miti e di scambi", presentate nell'ambito delle Manifestazioni, ha tenuto a Mantova nel novembre 1992 una relazione dal titolo Le corti europee scoprono l'America (prime cronache dal nuovo Mondo).

Dal 22 al 23 ottobre 1993 ha partecipato a Casale Monferrato al Convegno di studi "Stefano Guazzo e Casale Monferrato tra Cinque e Seicento" con la relazione Trasferimenti di famiglie nobili tra Mantova e Casale nel Cinque e Seicento, pubblicata nel volume Stefano Guazzo e Casale Monferrato tra Cinque e Seicento, a cura di Daniela Ferrari, Bulzoni, Roma 1997, pp 153-170.

Ha pubblicato nel 1994 presso Honoré Champion Editeur di Paris il volume Federico Gonzaga alla Corte di Francesco I di Francia nel carteggio privato con Mantova (1515-1517), per la collana Textes et études-Domaine italien del Centre d'Etudes Franco-Italiennes, Universités de Savoie et de Turin, con il contributo del Centre d'Etudes Supérieures de la Renaissance di Tours.

Ha preso parte al convegno internazionale "Les Granvelle et Les Anciens Pays-Bas" tenutosi in Belgio a Lovanio dal 12 al 15 ottobre 1994, organizzato dalla Facoltà di Lettere dell'Università Cattolica di Lovanio con la relazione Il carteggio politico dell'Archivio Gonzaga di Mantova tra i cardinali Ercole Gonzaga e Antoine de Granvelle (1544-1563), in corso di pubblicazione tra gli Atti del Convegno, pubblicato nel frattempo nel n. 107 di "Civiltà Mantovana", novembre 1998, pp. 7-25.

Ha pubblicato i profili biografici dei primi otto Gonzaga dominanti a Mantova, Luigi I Capitano del Popolo, Guido II Capitano, Ludovico III Capitano, Francesco IV Capitano, Gianfrancesco I Marchese, Ludovico II Marchese, Federico III Marchese, Francesco IV Marchese, in Monete e medaglie di Mantova e dei Gonzaga dal XII al XIX secolo. La collezione della Banca Agricola Mantovana, III: Il Comune. I Gonzaga capitani generali del popolo di Mantova e vicari imperiali. I Gonzaga marchesi di Mantova. (1117-1530), Electa, Milano 1997.

Ha partecipato con la relazione Francesco et Federico Gonzague (1494-1525): 30 ans de politique des Gonzague entre France et Empire, al convegno internazionale "Passer les monts: Français en Italie - L'Italie en France (1494-1525)" tenutosi a Parigi e Reims dal 29 novembre al 2 dicembre 1995, organizzato da: Università di Reims (Centre de recherche sur la littérature du Moyen-Age et de Renaissance), Société française d'Etude du Seizième Siècle, Ambasciata d'Italia di Parigi (Istituto italiano di Cultura), Bibliothèque Nationale de France. Relazione pubblicata nel volume Passer les monts. Français en Italie - l'Italie en France (1494-1525). Xe colloque de la Société française d'étude du Seizième Siècle, Etudes réunies et publiées par Jean Balsamo, Honoré Champion Editeur, Paris 1998, pp. 47-57.

E' stato curatore e promotore del ciclo di conferenze "Incontri Gonzagheschi" svoltosi dal 23 febbraio al 14 marzo 1996 e organizzato dal Sistema Bibliotecario "Oglio-Mincio-Po", dagli Assessorati alla Cultura dei Comuni di Virgilio e di Curtatone, con il patrocinio della Provincia di Mantova. Nell'ambito di questo programma di incontri il 29 febbraio 1996 ha tenuto presso il Teatro Giuseppe Verdi di Buscoldo (Mantova) una conferenza dal titolo Formazione e sviluppo dello stato gonzaghesco.

Ha in corso di pubblicazione il saggio Il Perfetto Capitano nell'immagine letteraria e iconografica di Ferrante Gonzaga, presentato il 12 dicembre 1997 nel corso del seminario organizzato dal "Centro Studi Europa delle Corti", Il Perfetto Capitano. Immagini e significati del "capitano" fra Cinque e Seicento tenutosi a Firenze presso la Georgetown University e i cui contributi verranno pubblicati nel corso del 2000 a cura di Marcello Fantoni presso l'Editore Bulzoni di Roma nella Collana del "Centro Studi Europa delle Corti".

Nel corso del 1998 ha rinvenuto pregevoli affreschi del Quattro e Cinquecento nella villa gonzaghesca di Villabona presso Goito, illustrandoli nella scheda Scoperti inediti affreschi quattro-cinquecenteschi nella palazzina di Villabona di Goito, "Civiltà Mantovana", n. 108, 1999, pp. 133-137.

Nel 1999 ha dato alle stampe il volume La Memoria dei Gonzaga. Repertorio Bibliografico Gonzaghesco (1473-1999), Leo S. Olschki Editore, Firenze 1999, nella collana Biblioteca di Bibliografia Italiana.

Per il ciclo di conferenze "Incontro con l'autore", organizzato dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Roncoferraro (Mantova), il 5 maggio 2000 ha tenuto a Roncoferraro una pubblica lezione dal titolo Federico e Ferrante Gonzaga alle corti di Francia e di Spagna.

Il 7 ottobre 2000, nell'ambito della Giornata celebrativa nel 500° Anniversario della nascita di Luigi Gonzaga detto Rodomonte (1550-1532), organizzata da Lions Club Sabbioneta Nova Civitas e Amministrazione Comunale di Sabbioneta, ha tenuto nel Teatro all'Antica di Sabbioneta un intervento dal titolo Luigi Rodomonte Gonzaga al servizio di Carlo V in Spagna, Belgio e Italia.

Il 30 marzo 2001, presso la sede di Mantova dell'Associazione Nazionale Amici della Ceramica, ha tenuto una conferenza dal titolo Gli smalti di Francesco I di Francia presso il museo diocesano di Mantova e i legami del re con Federico Gonzaga primo duca di Mantova.

E' autore del saggio introduttivo: Roncoferraro. Storia e luoghi di un territorio tra terra e acqua, in Raffaele Tamalio - Elisa Bombonati - Armando Trazzi - Giordano Dugoni, Roncoferraro. Storia e luoghi di un territorio tra terra e acqua, Editoriale Sometti, Mantova 2001.

Il 30 e 31 gennaio 2003 ha partecipato a Venezia, presso la Fondazione Querini Stampalia, alla seconda giornata di studi LUMINAR II “Internet e Umanesimo: Web: auctoritas e memoria” promossa nell’ambito di Engramma, seminario di Tradizione classica attivo allo IUAV presentando l’intervento “CREAZIONE-GESTIONE E PROSPETTIVE DI UN SITO BIBLIOGRAFICO.

Ha pubblicato sul numero 115 del marzo 2003 della rivista "Civiltà Mantovana", terza serie, pp. 42-52, l'articolo L’ambasciatore Ferrante Guisone, l’inventario dei beni artistici di Fermo Ghisoni e un disegno inedito di Michelangelo.

Il 4 e 5 aprile 2003 ha partecipato a Guastalla ai lavori della IV giornata di studi storici “I Gonzaga di Guastalla nel XVII secolo. Archivi, politica, dinastia, diplomazia, religione” organizzata dall’Associazione Guastallese di Storia Patria, tenendo una relazione su Vincenzo Gonzaga senior e la conservazione del ducato di Guastalla.

Collaboratore della fondazione “Mantova Capitale Europea dello Spettacolo” per le ricerche archivistiche documentarie nell’area ispanica, durante la primavera del 2003 ha svolto, presso i principali archivi e biblioteche di Valladolid e Madrid, approfondite indagini sull’attività delle compagnie italiane della commedia dell’arte operanti in Spagna nel Cinque-Seicento.

E' collaboratore dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, per il cui Dizionario Biografico degli Italiani ha redatto le voci Anselmo Folengo, Alessandro Gabbioneta, Stazio Gadio, Federico Gazino, Angelo Ghivizzano, Angelo Germanello, Stefano Gionta, Giovanni Giorgio Paleologo marchese del Monferrato, Giulio Cesare Gonzaga di Bozzolo, Alfonso Gonzaga di Castelgoffredo, Rodolfo Gonzaga di Castiglione, Francesco Gonzaga di Castiglione, Ferrante Gonzaga di Castiglione, Ferrante II Gonzaga di Guastalla, Luigi Alessandro Gonzaga di Castelgoffredo, Ludovico Gonzaga vescovo eletto di Mantova, Ferdinando Tiburzio Gonzaga vescovo di Mantova, Giuseppe Maria Gonzaga ultimo duca di Guastalla, Cinzia Gonzaga di Castiglione delle Stiviere, Vincenzo Gonzaga senior di Guastalla, Cesare Gonzaga del ramo dei Nobili, Pirro Gonzaga Cardinale, Sigismondo Gonzaga Cardinale, Guglielmo Gonzaga terzo duca di Mantova, Vincenzo Guerrieri, Ferrante Guisoni, Isabella d’Este marchesa di Mantova, Isabella Gonzaga duchessa di Mantova, Isabella Clara d’Austria duchessa di Mantova, Isabella di Savoia duchessa di Modena, Margherita di Savoia duchessa di Mantova e viceregina del Portogallo, Margherita Gonzaga duchessa di Ferrara, Margherita Paleologo duchessa di Mantova, Maria Gonzaga duchessa di Mantova, Annibale Litolfi, Laura Martinozzi duchessa di Modena, mentre ha in corso di redazione le voci, Lucrezia Borgia duchessa di Ferrara, Ottaviano Lotti, Ludovico da Fabriano.

Inoltre recensioni dei suoi lavori sono apparse su numerose riviste italiane e straniere tra le quali "Civiltà Mantovana", "Cheiron", "The French Historian", "Studi Francesi", "Annali dell'Istituto di Storia Moderna e Contemporanea dell'Università Cattolica di Milano", "Bibliothèque de l'Ecole des chartes" di Paris.

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Indirizzi

Indirizzo di questa pagina: http://digilander.iol.it/gonzagadimantova/I Gonzaga di Mantova.htm

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Data ultima revisione: 9 Ottobre 2003.