Marco Bellocchio 


I pugni in tasca (1965)



Regia, soggetto e sceneggiatura: Marco Bellocchio; fotogr. (b/n): Alberto Marrama; oper.: Giuseppe Lanci; scenog.: Rosa Sala; cost.: Gisella Longo; mont.: Aurelio Mangiarotti[Silvano Agosti]; mus.: Ennio Morricone; organiz.: Enzo Doria; dir. di prod.: Ugo Novello; aiuto regia: Vittorio De Sisti; dir. del doppiaggio: Elda Tattoli.
Interpreti
: Lou Castel, Paola Pitagora, Marino Masé, Liliana Gerace, Pierluigi Troglio, Mauro Martini, Jeanne Mac Neil, Gianni Schicchi, Alberto Filippazzi, Stefania Troglio, Gianfranco Cella, Irene Agnelli.
Produzione
: Doria Cinematografica.
Distribuzione
: lnternational Film Company.
Origine
: Italia,1965.
Durata
: 107 minuti.
Riprese
: Piacenza, Bobbio (9 settimane)

La trama.
Una lettera anonima, piena di frottole, una poesia d’amore scritta per la sorella e, verso sera, nel parco, una sgarberia di Ale che allontana il fratello Leone dai «suoi» conigli, ci dicono tutto subito sugli ambigui rapporti fra i quattro fratelli che vivono nella villa. Augusto è l’unico che comunica anche con l’esterno, che ha amici, una fidanzata; gli altri, chiusi nell’atmosfera opaca e angosciosa della villa, non se la sentono di affrontare la realtà, per quanto lo desiderino. La descrizione continua: l’ora di cena vede tutti riuniti nella sala da pranzo con la madre: dal gatto che salta sul tavolo e le mangia nel piatto apprendiamo che è cieca, mentre Ale e Giulia continuano a litigarsi, appena tenuti a freno da Augusto che, dopo cena, li riceve separatamente nella sua stanza e li sgrida come due ragazzi per le noie che gli danno sempre. I due fratelli sono anche malati, ma il più malato è Leone, che tace e subisce sempre. La mattina: Ale è svegliato alle undici da un ragazzino delle ripetizioni, che viene con la pagella, bocciato. Mentre falsifica i voti, Ale lo manda in terrazzo a spiare la sorella che prende il sole con le gambe nude. Nel pomeriggio Ale finge di leggere il giornale alla madre e si inventa tutti i titoli, tutte notizie di morte. Leone ha una crisi epilettica e Ale, che si incarica di chiamare il dottore, non lo fa. Ale pensa di liberare il fratello Augusto, l’unico sano, dal peso di quella famiglia malata; vuole prendere la patente e, accompagnando tutti al cimitero, portarseli giù in una scarpata. Il fratello non lo prende neppure sul serio. Comunque, pochi giorni dopo, Ale dice di avere dato l’esame e accompagna tutti come previsto, lasciando in casa un biglietto per il fratello. Ma durante la strada viene distratto e coinvolto in una corsa per superare un’altra macchina, dimenticando il progetto di morte. In città: Ale guarda dalla cima del campanile il «borgo selvaggio» e si abbandona alle sue fantasticherie di grandezza. Poi lo vediamo con un conoscente, Tonino, far progetti per un allevamento di cincillà, e infine con la sorella a un tavolino di caffè, mentre Augusto siede poco più in là con gli amici. Per i cincillà occorrono soldi, ma il fratello glieli rifiuta, con la scusa che la madre costa molto. Ale, così, ucciderà la madre nella passeggiata al cimitero. La fa scendere alla curva solita e leggermente, con un tocco, la butta giù. Al funerale lo ritroviamo vestito per bene, che serve il caffè; le suore recitano giaculatorie, Augusto in cucina accarezza Lucia e Ale accanto al feretro della madre confida a Giulia l’assassinio, e si lamenta perché Augusto, ora gentile con tutti, vorrebbe approfittarne per andare a vivere in città e sposarsi. L’ammirazione di Giulia per Ale cresce ancora di più. La prima cosa da fare, dopo il funerale, è liberare la casa da tutte le anticaglie. Si fa un bel rogo, giornali, vestiti, bandiera, immagini sacre, ritratti di famiglia. Ma anche Augusto si decide e fa finalmente la sua proposta ai fratelli, che viene per il momento bocciata: Ale vuole per sé i soldi, anche se non sa che farsene, ancora. Prova ad andare con una prostituta, la stessa di Augusto, ma la cosa non ha seguito. Si fa invitare ad una festa in città, ma rimane completamente isolato: nonostante riesca ad affascinare una ragazzina con il suo comportamento enigmatico, non sa rompere la paura che lo attanaglia. In villa, ritorno alla noia. Un pomeriggio che la macchina è guasta, e non si sa che fare, Ale prepara un bagno a Leone, lo intossica e quando si è addormentato nella vasca, lo affoga. Quando scopre la cosa, Giulia capisce ed ha una crisi, cade dalle scale. Tutto da ricominciare. Ora anche Giulia, per il trauma, rischia la paralisi. Mentre la guarda dormire, Ale è tentato di soffocarla subito con un cuscino, ma un arrivo improvviso nella stanza lo fa desistere. Quando Giulia si sveglia e si riprende, è distaccata, impaurita. Intanto Augusto insiste per andare ancora via di casa e Ale, come minaccia, gli rivela la verità sugli omicidi. Occorre rigare diritto. « Ale, dice Giulia, per sognare ha bisogno di avere attorno gente che fili ». E ancora Ale sogna, si esalta, nella sua stanza, solo. Mette un disco, "La Traviata", primo atto: «Sempre libera degg’io / folleggiare di gioia in gioia». Danza, vola sui letti, rasenta i muri. Ed ecco l’attacco. Eccolo in terra, piangere, chiamare in soccorso la sorella, che sente, ma non si muove. Le ultime convulsioni, i mobili rovesciati, la morte.



I pugni in tasca cadde come una provocazione nelle acque stagnanti del cinema italiano alla metà degli anni '60, segnato dall'involuzione degli autori più prestigiosi (il Visconti  di Vaghe stelle dell’orsa, il Fellini di Giulietta degli spiriti), dalle difficoltà dei nuovi autori per la chiusura del mercato.  Il suo successo si ripercosse positivamente  sulla produzione di film a basso costo, rivelando che vi erano ancora moltissime cose da dire, molti spazi appena aperti.