| Mio nonno, che ormai
ha più di novant’anni, mi ha raccontato che suo
bisnonno una volta gli narrò la sua triste storia
in questi termini:
Ho scontato una detenzione di trent’anni. Esercitavo la
professione di cappellaio qui a Palermo. Ho amato solo
la mia dolce Matilde, uccisa dal suo consorte che l’aveva
colta in fragrante adulterio con me. Ma andiamo per ordine:
di fronte alla mia bottega di cappellaio, trent’anni fa,
abitavano due donne, una giovanissima, Matilde, e sua
madre Irene, anch’ella abbastanza giovane. La mia bottega
era adiacente alla loro casa e appena vidi Matilde affacciata
al balcone, il mio cuore prese a battere violentemente
per quella fanciulla dolce e tenera. La salutai e lei
rispose al saluto. Le chiese quanti anni avesse e rispose
che ne aveva sedici. Il suo sorriso e i suoi occhi mi
fecero intendere che non le ero indifferente. Infatti
spesso si metteva sul balcone e conversavamo amorevolmente.
Un giorno vidi arrivare in quella casa un importante notaio
e seppi che Matilde era sua pupilla. Dopo qualche tempo
le due donne traslocarono. Le cercai e le trovai in un
quartiere molto lontano. Mi presentai a sua madre e chiesi
la mano di Matilde, ma donna Irene mi rispose che era
già promessa al figlio del notaio. Mi sentii addolorato
e domandai se la ragazza fosse consenziente a quelle nozze,
ma lei non rispose. Continuai ad andare sotto la finestra
della nuova casa di Matilde e mi disse che non voleva
sposare quell’uomo perché ormai amava solo me.
Ne fui felice e le proposi di fuggire assieme. Non volle
acconsentire per non deludere e non abbandonare la madre.
Qualche giorno dopo anzi, Matilde fu condotta via e rinchiusa
in un convento, giacché qualche lingua malevola
aveva raccontato al notaio dei miei appostamenti. Andai
anche dinanzi al convento per vederla e mi sentivo disperato
in quanto ormai capivo che ne sarebbe uscita solo per
recarsi all’altare con figlio del notaio. E così
fu infatti. La mia dolce Matilde andò sposa ed
io mi sentii l’uomo più infelice della terra. Un
giorno andai a sfogarmi a casa di sua madre ed Irene mi
accolse affranta e addolorata perché sapeva che
la figlia era infelice e che s’era sposata contro la propria
volontà. Ma non avevano potuto fare altrimenti
poiché erano obbligate a sottostare ai voleri del
notaio. Irene scoppiò in lacrime e cominciò
a raccontare:
“ La mia vita è stata sempre tribolata e piena
di disgrazie. Sono figlia di Corrado di Estamura, conte
di Bagheria. Giovanissima, fui promessa sposa al barone
Paolo Silincione, che io non volevo poiché era
sgradevole, arrogante e violento, ma avrei dovuto sposarlo
per forza. Un giorno mi trovavo a passeggio nei possedimenti
di mio padre con la mia dama di compagnia. Improvvisamente
inciampai in una tagliola e il mio piede rimase bloccato
e ferito. Gridai ed ero terrorizzata perché la
ferita sanguinava, ma improvvisamente dal bosco uscì
un giovane bellissimo che corse in mio aiuto e in pochi
istanti liberò il mio piede. Dopo lo fasciò
col suo fazzoletto. Ci guardammo e l’amore scoccò
all’istante. Disse di essere un cacciatore di frodo e
che cacciava per sfamare la madre vedova e i suoi quattro
fratelli. Era però addolorato per aver procurato
la mia ferita. Restai incantata dai suoi occhi blu e dai
suoi modi impacciati e cortesi. Ci rivedemmo molto spesso
perché veniva sotto la mia finestra ogni giorno
e il nostro amore cresceva sempre più. Poi egli
scoprì il modo in cui introdursi di notte nella
mia stanza all’insaputa di tutti. Allora dormivamo insieme
abbracciati e felici dopo lunghe ore d’amore. All’alba,
il mio bel cacciatore fuggiva via ed io trepidavo nell’attesa
di rivederlo. Sin quando un giorno, il mio ventre cominciò
ad ingrossare e la mia dama di compagnia s’accorse che
ero incinta. Ne fu esterrefatta e andò a comunicarlo
a mio padre che andò su tutte le furie. Mi scacciò
dalla sua casa e mi fece portare a Palermo in casa del
notaio che era suo parente. Non potei mai più rivedere
il mio amore perché mi fu allontanato in tutti
i modi. Nacque comunque mia figlia Matilde e insieme conducemmo
una vita di stenti perché il notaio ci trattava
da serve e ci forniva il minimo per vivere. Poi egli riuscì
ad estorcere a mio padre una promessa: quando la mia creatura
fosse stata in età da marito avrebbe sposato suo
figlio e le ricchezze degli Estamura sarebbero andate
alla famiglia del notaio, visto che io ero figlia unica.
Ecco perché chiuse Matilde in convento. Perché
fosse al sicuro fino al momento delle nozze. Ma ormai
è andata sposa. Rassegnatevi.”
Invece non mi rassegnai, pensavo sempre alla mia dolce
fanciulla e saperla infelice mi faceva vivere nell’angoscia.
Allora mi informai dove abitasse col figlio del notaio
e seppi che stavano in un quartiere ricco. Mi andai ad
appostare sotto il suo balcone e un giorno la vidi affacciare.
Anch’ella mi scorse e i suoi occhi furono colmi di gioia.
Poi tornarono tristi e capii quanto soffrisse e quanto
ancora mi amasse. Cominciai a perlustrare la zona e studiai
tutti i vari accessi al palazzo. Così una notte
mi intrufolai di soppiatto nei quartieri della servitù.
Poi salendo ai piani superiori, finalmente trovai la stanza
di Matilde. Ella dormiva da sola e non si aspettava di
vedermi comparire. Si svegliò e stava per gridare,
ma mi feci riconoscere. Fu estremamente felice e mi cadde
tra le braccia. Il nostro fu un amore travolgente e appassionato.
Ci amammo sino all’alba, dopo di che fuggii promettendo
di tornare presto. Così mi recavo di notte da lei
molto spesso, ma una volta vedemmo entrare a catapulta
suo marito che ci sorprese e sguainò la spada.
Colpì per prima Matilde che cadde esanime. Poi
si scagliò su di me, ma mi difesi disperato poiché
vedevo il mio amore giacere in una pozza di sangue. Allora
reagii e volli vendicarla. Afferrai un lume e lo fracassai
sulla testa del marito che morì all’istante. Quindi
mi chinai accanto a lei e piansi stringendola al petto.
Nel frattempo erano arrivati i servi e dopo di loro gli
sbirri che mi arrestarono e mi portarono in carcere. Vi
ho trascorso trent’anni della mia vita, ma non mi sono
mai rassegnato di aver perso Matilde e ho sempre pensato
a lei.
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