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Giovanni Renzo pianista e compositore |
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Note
di presentazione alla versione del 2001 “…anche ora che la Luna è diventata quel cerchietto piatto e lontano, sempre con lo sguardo vado cercando lei appena nel cielo si mostra il primo spicchio, e più cresce più m’immagino di vederla, lei o qualcosa di lei ma nient’altro che lei, in cento in mille viste diverse, lei che rende Luna la Luna e che ogni plenilunio spinge i cani tutta la notte a ululare e io con loro.” Italo Calvino – “La distanza della Luna” da “Le Cosmicomiche” Sono passati poco più di quattro anni da quando, nel Gennaio del 1997, al Teatro Vittorio Emanuele andò in scena in prima assoluta la mia opera “La distanza della Luna” su libretto di Giovanni Moschella tratto da un omonimo racconto di Italo Calvino. Ciò che fin dalla prima lettura colpì la mia immaginazione e che stimolò il mio lavoro compositivo fu la forte presenza di elementi musicali nel racconto: i canti che accompagnano le notturne navigazioni verso gli scogli che faranno da punto d’appoggio per i viaggi verso la Luna, la melanconica canzone “Ogni pesce lucente è a galla è a galla, ed ogni pesce oscuro è in fondo è in fondo…”, l’arpa che la protagonista femminile porta sempre con sé e che l’accompagnerà fin nel suo volontario esilio sulla Luna per sempre irraggiungibile, lo straziante ululato dei cani nel finale. Come resistere alla tentazione di trasformare in suoni udibili le suggestioni di una scrittura così fortemente intrisa di suoni non-uditi? E così, dopo due anni di lavoro venne fuori un’opera teatrale ricca di cantanti, attori, danzatori, musicisti, scene, costumi, regia, direzione, ed eventi di contorno, come la produzione di un CD e la trasmissione dello spettacolo in diretta su Internet, con regia interattiva. Sì, ma allora che senso ha una ripresa ad anni di distanza per di più in una versione solo musicale? Primo: il mio desiderio di riascoltare una musica che, chissà poi perché, non avevo più suonato, e che era rimasta nascosta in un angolo della mia anima, rincantucciata ad aspettare il momento giusto per venire di nuovo fuori. Secondo: una maggiore maturità nell’affrontare il rapporto tra musica e letteratura, che mi ha indotto a pensare che una scrittura come quella di Calvino probabilmente può non aver bisogno di una rappresentazione scenica, sia essa realistica o no. Ho sentito il desiderio di riconquistare il senso dell’immaginazione, di suggerire piuttosto che descrivere, di far venire fuori quella “leggerezza” che Calvino ha così bene descritto, leggerezza che proprio la musica può riuscire meglio a trasmettere, in quanto linguaggio senza parole. Terzo: inscrivere questa musica nel disegno complessivo della mia ricerca, che adesso comincia a diventare più chiara di quanto non lo fosse quattro anni fa. Il mio lavoro, infatti, sempre più spesso si intreccia con percorsi diversi dalla musica: letteratura, astronomia, suoni della natura, nuove tecnologie. Ora, dopo aver esplorato il cosmo alla ricerca della musica delle stelle (in “Atlas Coelestis”), dopo aver ascoltato le voci delle balene e le cangianti tonalità dei mari (ne “Il Mare”), mi rendo conto che proprio “La distanza della Luna” è stato il primo passo del mio cammino, di questa esplorazione dei rapporti tra Terra e Cosmo, tra arte e scienza, tra immaginazione e rigore scientifico, che spero di continuare ed arricchire di nuove riflessioni. Ma le strade della ricerca, si sa, sono lunghe e faticose. |
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