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Giovanni Renzo

pianista e compositore


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"IL GABINETTO DEL DOTTOR CALIGARI"

Performance multimediale sul film di Robert Wiene
di Giovanni Renzo

Regia, coreografia e scene di Virgilio Sieni

Pianoforte Giovanni Renzo

Compagnia Virgilio Sieni Danza

Produzione "Teatro di Messina"

Prima esecuzione assoluta
Teatro Vittorio Emanuele, Messina 3 gennaio 2002


Note di presentazione

 Il gabinetto del dottor Caligari

            La mia infanzia è in bianco e nero. Così io la ricordo, forse perché le mie foto di allora sono tutte in bianco e nero. O forse perché in bianco e nero erano i film che mi piaceva vedere. Le comiche di Stanlio ed Ollio, Charlie Chaplin, Totò e Peppino, visti in un cinema d’oratorio o in quelle ingombranti, pesantissime e misteriose scatole che erano le televisioni di allora. E poi le commedie di Frank Capra, l’imbranato Monsieur Hulot e il “vitellone” Alberto Sordi.

Ma alcune immagini sono rimaste impresse nella memoria, sequenze che proprio grazie al bianco e nero acquistavano una drammaticità sconvolgente che mi impauriva ed affascinava al tempo stesso. La scena del sogno in “Io ti salverò” di Hitchcock. Le sequenze finali di “Quarto potere” di Orson Wells. Una donna velata che vaga per le sale di un museo con un candelabro in mano nel “Belfagor” televisivo. La figura nera di un uomo su un tetto sghembo che porta in braccio una donna rapita ne “Il gabinetto del Dottor Caligari”. Sequenze che guardavo socchiudendo gli occhi di tanto in tanto, quando la paura stava per prendere il sopravvento, pronto a serrarli se ce ne fosse stato bisogno. Film di cui non ricordavo la trama, fin quando li ho rivisti; nella mia memoria restavano solo quelle immagini interrotte dal buio degli occhi chiusi.

 Ma c’è un’altra visione in bianco e nero che ha sempre accompagnato la mia vita, dall’infanzia fino ad oggi, ed anche in futuro, certamente. I tasti bianchi e neri del pianoforte, il nero lucido dello strumento che amo. Se dovessi dire qual è l’immagine che più spesso ho visto nella mia vita, non avrei nessun dubbio: la tastiera del pianoforte. Lunghe ore di studio, prove e concerti,  alternando lo sguardo tra il bianco e nero degli spartiti e quello dei tasti. 

Una realtà fittizia, quella del bianco e nero cinematografico. Il mondo è a colori. Quindi quel bianco e nero rappresenta una finta realtà. 

Ma il bianco e nero del mio pianoforte è reale, è ciò che vedo tutti i giorni, rappresenta il mio mondo. 

Addizioni e sottrazioni.

Luce e buio.

Il bianco è la luce riflessa dalla somma di tutti i colori.

Il nero è l’assorbimento, il buco dentro il quale precipitano tutti i colori. 

Un film, una scena, immagini, movimenti che ricreano una visione del mondo in bianco e nero, irreale, che si fonde con la realtà del mio bianco e nero, quello da cui fluisce la colonna sonora che accompagna la mia vita. 

Ancora oggi, per poter guardare certe immagini, e non solo al cinema, devo, come da bambino, socchiudere gli occhi, nascondendo, per pudore, la paura e così riuscire ad andare fino in fondo.

Giovanni Renzo


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