IL CARPODACO MESSICANO (Ciuffolotto messicano)

Testo di Ivo Ginevra

Foto Alcedo

Pubblicato su Alcedo n. 13 anno 2004

 

Il carpodaco messicano ha avuto uno strano destino nel panorama ornitologico Italiano. Infatti, da perfetto misconosciuto e quindi esotica perla negli allevamenti all'avanguardia, è passato a popolare protagonista delle mostre ornitologiche, diventando addirittura tanto comune tra gli allevatori da essere anche degradato al ruolo di balia.

Indubbiamente il merito di questa grande diffusione è in prevalenza da attribuire ai tecnici della Commissione Nazionale F.O.I, che hanno avuto la pazienza, intuizione elungimiranza di sitlare un meticoloso standard da esposizione creandogli un'apposita categoria riservata nelle gare ufficiali.

Anche la splendida mutazione feo ha dato uno slancio all'allevamento del Ciuffolotto messicano, aprendo le frontiere un tempo poco praticate, dell'ibridazione.

Non per ultimo, ha contrinuito alla diffusione di questo splendido uccello anche il docile carattere e la generosità della femmina Carpodaco nell'allevare la prole.

Per le sue capacità nutricatorie, come ho detto prima, è stata assorta a ruolo di balia per eccellenza, in particolar modo da parte degli allevatori di fringillidi, e ciò per la sua tendenza naturale a cibarsi un po' di tutto e speciamente nel periodo della riproduzione, di prede vive apportatrici di proteine animali importantissime per la crescita di alcune specie di uccelli che, soprattutto nei primi giorni di vita, si cibano prevalentemente di insetti. Purtroppo la messicana, come conseguenza dell'essere allevata in cattività da parecchie generazioni, ha oramai perso il suo naturale istinto forastico a cibarsi di preve vive; pertanto, è meglio abituarla preventivamente a quest'alimentazione in modo graduale, altrimenti non riuscirà ad assuefarsi al cambio. Un accorgimento per aiutare la femmina a nutrirsi fondamentalmente del cibo animale, delle tarme della farina, bigattini, etc è quello di fornirli tagliuzzati e se possibile mischiati nel pastoncino o nell'alimento a lei più gradito. Va bene anche questa somministrazione con il verme scottato per qualche minuto in acqua bollente. Contrariamente alla femmina, il maschio invece è molto irruento e soprattutto nel periodo degli amori diventa difficile da gestire, perchè avvinto dall'inclinazione a difendere il territorio, aggredento con forte cipiglio chiunque osi invadere i suoi spazi. Visto, quindi, il carattere così "caldo" del nostro Messicano, appare opportuno separarlo dalla compagna durante il periodo della cova e specialmente durante la deposizione delle uova, perchè molti aschi hanno la pessima abitudine di forarle. Avere la precauzione di separarlo dalla femmina la sera, per poi rimetterlo insieme dopo che questa abbia deposto l'uovo nel nido, è l'unico e semplice accorgimento che può salvare l'intera covata.

L'unico consiglio che mi permetto di dare è dedicato soltanto agli allevatori un po' sbadati come il sottoscritto, e verte al solo fine di non guadagnarsi un posto all'inferno per via del reiterato uso della bestemmia mattutina o in ospedale per un attacco di bile "fatevi un segnale, anche ingombrante, e portatevelo sempre addosso. Il fastidio vi ricorderà di separare la coppia prima di sera".

La femmina, dopo avere costruito un rozzo nido, una volta deposte le uova, non manifesta alcuna necessità di avere accanto il suo partner, e pertanto cominciata la cova, non abbandonerà l'istinto riproduttivo.

Il necessario allontanamento del maschio, di contor, offrirà all'allevatore la possibilità di utilzzarlo con più femmine della stessa specie o con partner di razza diversa per ottenere una prole ibrida. Ed a proposito di ibridazione dobbiamo proprio affermare che il nostro maschio messicano, anche se non possiede la verve seduttiva del cardellino, ha il passpartout giusto per ammaliare la compagna di turno; è, infatti, un caldo e versatile amatore e riesce sempre generalmente a dare ibridi con quasi tutte le femmine di fringillidi che gli sono proposte. Per l'ibridazione è sempre preferibile utilizzare soltanto i maschi, per l'alta percentuale di uova feconde che riescono a dare, e ciò a dimostrazione di una buona compatibilità genetica con quasi tutto il mondo fringillide.

Inoltre, riescono tranquillamente a adattarsi alle posizioni di copula richieste di volta in volta dalla compagna destinata per l'ibridazione, al contrario della femmina Messicana che, invece, è generalmente scartata in ibridazione proprio perchè mantiene una posizione di accoppiamento parallela al posatoio; pertanto, e di contro, non tutti i partner maschi da ibridare hanno la capacità di adeguarsi a tal esigenza.

Il nostro Carpodaco si è accoppiato con moltissime specie di fringillidi, dando origine ad ibridi molto accattivanti e soprattutto colore, visto che il Carpodaco è un uccello a fattore rosso.

L'utilizzo massimo in ibridazione è difatti con fringillidi dal lipocromo rosso. Ottimi gli ibridi con il Ciuffolotto, Crociere, Cardinalini del Venezuela ed Organetto, per non parlare di quello con il fanello che riesce a combinare elegantemente disegno e colore.

Sono stati ottenuti anche ibridi veramente interessanti pure con uccelli privi del lipocromo rosso, come ad esempio il Verdone e tutta la serie dei Lucherini. Con la canarina abbiamo logicamente l'ibrido più comune, ma per bellezza quelli feo sono insuperabili ed ammaliano sempre il visitatore delle mostre.

Se ricordo bene, la prima volta che li vidi esposti fu al Campionato Italiano del 1993 a Busto Arsizio e c'era la fila per poterli ammirare. Bellissimi, semplici da realizzare, vincenti sempre a costi sostenuti.

Comunque, non sono sempre tutte rose e fiori, come si suol dire, perchè esistono anche in cattività delle femmine di Carpodaco che sono pessime nutrici o addirittura con un temperamento così nervoso da non tentare neanche la costruzione del nido. Chiaramente tali soggetti, anche se di buona fattura, dovranno essere scartati dai piani riproduttivi, perchè si dovrebbe ricorrere all'utilizzo di balie, sfiorando l'assurdo paradosso di avere uccelli "balie" allevati da balie, e tutto questo complicherebbe non poco la vita di un allevamento.Quando, invece, si ha la fortuna di avere una femmina brava nutrice, allora solo con questi pochi accorgimenti sopra descritti si arriverà ad ottimi risultati divertendosi. Stesso discorso vale anche per il maschio che alle volte è docile come una canarina. In questo caso sarebbe un grave errore privarsi di un balio per eccellenza.In natura, il Carpodaco Messicano, come dice la stessa denominazione, ha il suo Habitat nei paesi dell'America Centrale (Messico, ovviamente) ed è abbastanza presente anche negli Stati Uniti spingendosi fin dentro il Canada centrale. Si adatta tranquillamente sia alle zone aride che a quelle costiere, passando per quelle boschive, con la conseguente diversa alimentazione fornita dall'areale climatico. Inoltre, allo stato libero, non sembra avere paura dell'uomo: spesso nodifica tranquillamente nei centri abitati, parchi o giardini, e questo grazie anche alla sua capacità di riuscire ad adeguarsi a qualunque superficie per la costruzione del nido. Qualunque cosa va bene, dalla feritoia del muro ad un cactus, e questo proprio per la sua naturale adattabilità. Possiamo pertanto paragonarlo al nostro passero domestico delle zone americane.

Il Carpodaco Messicano ha nell'America settentrionale due suoi cugini, anche loro a fattore rosso così come tutti quanti i Carpodachi esistenti in natura, che nella loro principale estensione popolano fondamentalmente la zona asiatica centrale. Questi due ciuffolotti americano sono il bellissimo Carpodaco di Cassin ed il più colorato Carpodaco Purpureo, entrambi raramente importati.

Il nostro Carpodaco messicano ha inoltre dieci sottospecie tutte distribuite nell'Asia centrale e precisamente: il centralis, griscomi, potosinus, coccineus, rhodopnus, ruberrimus, amplus, macgragori, clementis, frontalis (Renzo Esuperanzi - I fringillidi - Edizioni FOI).

 

LO STANDARD ESPOSITIVO

 

Come detto all'inizio di questo articolo, il Carpodaco messicano ha un accurato standard espositivo redatto dai tecnici FOI sia nella forma ancestrale sia in quella mutata "Feomelanica". Non sono curate nello standard le nuove mutazioni di colore che questo splendido fringillide comincia a regalarci, perchè ufficialmente non riconosciute, poco comuni ed ancora poco studiate nei meccanismi di trasmissione ereditaria. Si segnalano, infatti, mutazioni avanguardisticamente definite "diluito", "bruno-torba", "isabella", "ino", quest'ultima poi molto ricercata perchè eliminerebbe sia le eumelanine sia le feomelanine, lasciando soltanto nelle zone d'elezione un intenso lipocromo rosso brillante sul fondo del tutto bianco. Ritengo, forse a torto, che usare tutte queste denominazioni potrebbe indurre allevatori e tecnici a confusione sui tipi, così com'è già successo per alcuni suoi cugini alati (vedi Diamante zebrato Isabella/Agata). Pertnato, augurando un proficuo studio a questi pionieri allevatori all'avanguardia, che dedicano il proprio tempo alla ricerca e fissazione delle mutazioni, noi oggi parleremo soltanto dell'unica riconosciuta ufficialmente e denominata semplicemente "feo", a trasmissione ereditaria recessiva.

 

 

LO STANDARD FOI DEL CARPODACO MESSICANO

 

FORMA, PROPORZIONE E TAGLIA

 

Il Carpodaco messicano ha una forma che comunica a primo impatto una certa robustezza, ma contemporaneamente su un corpo ben arrotondato deve spiccare una figura "affusolata, armonica ed elegente", con una lunghezza minima di 15 cm. Ad esprimere il concetto di robustezza, è una testa "forte e massiccia", relativamente quadrata con vertice appiattito che deve essere saldamente piantata su un tronco, dando continuità alla linea che collega la nuca al dorso, senza mostrare un accenno di stacco; quindi il collo dev'essere rogorosamente corto. Una testa non proporzionata rispetto al corpo, sia essa piccola o grande o peggio ancora piatta o addirittura sfilata, è da considerarsi gravissimo difetto, peraltro trasmissibile alla prole. Il becco dev'essere "conico, corto e massiccio" con un'attaccatura larga e deve avere la parte superiore ed inferiore che combaciano perfettamente.

Carpodaco messicano femmina

Gli occhi grandi, svegli e ben rotondi. Le spalle sono richieste ben larghe, e formare insieme al dorso "leggermente arrotondato" un tutt'uno con la linea delle ali. Il petto deve essere "arrotondato e privo di stacchi", non sporgendo in alcun caso visto la naturale presenza d'adipe in questa zona. Tutte le inflessioni sono assolutamente regolari. Bisogna sempre scartare quei soggetti che presentino un avallo fra nuca e dorso o un collo eccessivamente lungo, così come se abbiano le spalle strette, difetto quest'ultimo che sta cominciando a proliferare insieme con un dorso insellato. La coda è stretta, leggermente lunga e "forcuta" ed assolutamente in linea con il corpo. Se troppo lunga o allargata a "ventaglio" è un difetto da penalizzare.

 

PIUMAGGIO E PORTAMENTO

 

IL PIUMAGGIO

 

Così come a tutta la maggior parte degli uccelli d'esposizione, ancge al Carpodaco Messicano viene richiesto un piumaggio serico, completo ed aderente al corpo, di buona consistenza e di giusta lunghezza. Con queste poche parole si è abbondantemente descritta la peculiarità principale che deve rivestire il piumaggio, tutto il resto è soltanto un cumulo di difetti da penalizzare, a partire dalla "scrimatura" del dorso, alla "cravatta della gola", alle "sbuffature ed arricciature" dei fianchi, alle piume del codione che si allargano sui lati dello stesso, per finire ai sopraccigli che si spingono fino alla nuca. Va sempre penalizato il soggetto che presenta "tracce di piumaggio giovanile o in crescita", quindi è più che giusto non esporre tali animali alle mostre al fine di evitare inutili stress.

 

IL PORTAMENTO

 

Il Carpodaco messicano è uno di quegli uccelli di allevamento che ancora mantiene una certa "indole atavica piuttosto forastica", nonostante che il soggetto sia nato in cattività. Il portamento che si richiede è quello di "restare composto sul posatoio" ed avere un aspetto fiero e possente, con ali combacianti sul codione e "testa ben in linea con il corpo". Purtroppo, vista la naturale ritrosia alla gabbia che il messicano manifesta più di altri uccelli, è necessario che il nostro amico sia allenato all'esposizione in modo da perdere lo stato naturale d'agitazione, cercando di presentarsi il più possibile con un atteggiamento "docile". Va penalizzato il soggetto che manifesta un eccessivo stato di stress, che si aggrappi ai lati della gabbia, o nel terrore stia seduto sul posatoio. Va parimenti penalizzato, anche se mostri "le ali incrociate o pendenti" con la coda "cadente rispetto alla linea del corpo".

 

IL DISEGNO E IL COLORE

 

Il disegno del Carpodaco messicano presenta numerose analogie con quelle del Canarino melanico di tipo mosaico; infatti, usando le stesse parole dello standard FOI "presenta un disegno melanico costituito dalle vergature, dai mustacchi, dal disegno dei fianchi ecc., ed un disegno lipocromico che interessa esclusivamente le done d'elezione". Il nostro Carpodaco si presenta in natura con un netto e marcato dimorfismo sessuale, pertanto avremo nel maschio il colore rosso nelle seguenti zone d'elezione: fronte e sopraccigli, gola ed alto petto, codione; mentre nella femmina avremo il lipocromo rosso presente soltanto sul codione. Le zone dove si estrinseca il lipocromo devono essere ben nette e delimitate, pertanto non è ammessa alcuna sfumatura ai margini, e chiaramente sono da considerarsi difetti un lipocromo che deborda sui fianchi o scende verso il basso petto e ventre.

Carpodaco messicano feomelanico femmina

Il rosso è brillante, così come tutti i colori in genere, ma la penalità è d'obbligo se il lipocromo si slava in arancio. Il disegno melanico invece, si presenta regolare, continuo, non troppo sottile e privo di pezzature acianiche; in particolare nella femmina, le vergature "devono essere presenti in maniera diffusa e uniforme nelle parti inferiori dalla gola al ventre e su quelle superiori dalla fronte al codione". In poche parole avremo una femmina che esprimerà il massimo del disegno melanico ed un maschio che darà, nelle zone d'elezione, il massimo dell'intensità del lipocromo rosso, dove "un lieve smarginamento del rosso al basso petto" è considerato difetto di media gravità. Un cenno a parte merita il colore del mantello del messicano, dov'è presente sia la eumelanina nera sia la feomelanina. Queste, combinandosi "nel disegno melanico danno origine ad un colore di fondo ruggine e ad un disegno marrone scuro". La saturazione del pigmento è da considerarsi la migliore espressione sia nella forma ancestrale che mutata. Il messicano va dunque penalizzato se presenta poca ossidazione delle melanine.

Come ho detto prima, l'unica mutazione ufficialmente riconosciuta e disciplinata da uno standard è quella feomelanica, che riduce completamente le eumelanine, perciò "l'unico pigmento melaninico residuo risulta essere la feomelanina, che alla sua massima espressione è color ruggine". L'inibizione delle eumelanine comporta lo schiarimento delle unghie, del becco, e lo stesso occhio è rossastro. Infatti, la riduzione delle eumelanine dà al feomelanico un lipocromo più brillante nelle stesse zone d'elezione, e contemporaneamente abbiamo un colore beige diffuso su tutto il corpo, con orlature di color ruggine nelle ali e coda, dove l'orlatura beige anzichè ruggine è un grave difetto. Contrariamente, nel maschio ancestrale si hanno ali e coda di un marrone scurissimo ed un marrone molto scuro è il colore melaninico per eccellenza. Ovviamente le tracce di eumelanina sul mantello del feomelanico sono un grave difetto, così come un colore di fondo bianco anzichè beige è un altrettanto grave difetto nel soggetto feo.

Per concludere, ricordiamo che l'ancestrale deve presentare una zona ventrale beige anzichè bianca e la scarsa ossidazione del mantello è da considerarsi gravissimo difetto.

Rileggendo questo articolo, prima di passarlo alla stampa, e cercando una frase per concludere degnamente questa nota sul messicano, non mi viene altro in mente che il grido di Emilio Zapata e Pancho Villa durante la rivoluzione "viva Mexico"; vi risparmio, invece, la citazione del film "que viva Mexico" del maestro russo Serghei Eisenstein, conosciuto dai cineasti e non grazie alla "mitica" scena di Fantozzi e la corazzata potiomkin. Altro suo lunghissimo film così come questo articolo sul Carpodaco messicano.

 

CONDIZIONI GENERALI

 

Per condizioni generali si intende, ma questo per qualsiasi altro uccello da esposizione, "un perfetto stato di salute e pulizia, quindi niente unghie lunghe o spezzate, zampe squamose e becchi non combacianti al vertice. Il becco, purtroppo, ha una naturale tendenza a presentare "protuberanze cornee o scaglie" pertanto è bene non esporre soggetti che manifestano in modo evidente tali difetti perchè addiritturaè prevista la squalifica del soggetto, ritenuto che tali difetti siano da considerare "irreversibili".

Le penne non devono assolutamente presentarsi usurate o spezzate, anche perchè sul Carpodaco messicano spiccano in modo maggiore rispetto ad altre specie, visto che il calamo spezzato è di u triste colore grigio-beige che evidenzia in modo lampante la rottura della penna. Anche lo stesso piumaggio è un po' più forte ed evidenzia maggiormente l'usura delle barbule.

Ivo Ginevra

 

 

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