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Capitolo 14

 

 

ICARO

XIV

 

         Ti voglio svelare un segreto.

Anch’io mi sono innamorato, sempre ai tempi di quel chitarrista nero. Ti parrà strano, ma lo sono ancora oggi.

Lo so, impossibile che uno spirito si innamori, di un’umana per di più.

Però è accaduto.

Era proprio lei, la Devon. Diceva di saper volare, sosteneva di essere alta in cielo e ancor più in su, cercava la libertà assoluta. E anche gli altri della compagnia la pensavano allo stesso modo strampalato. Si facevano, questa è la verità. Gente triste, a volte disperata, dominata, legata a se stessa. Altro che libertà assoluta.

Solo lui, il chitarrista, riusciva davvero a volare. Me lo spiegava Devon, con voce commossa, facendomi ascoltare i suoi dischi, il cuore gonfio di nostalgia. Che musicista! E Devon era stata la sua donna. Ma erano solo attimi di esaltazione, il miraggio di un arcobaleno che sale dalla tempesta per dissolversi baciando il cielo.

Fu uno dei periodi più complicati della mia vita di spirito. Una storia piena di vomito e paura e incubi. Altro che Graceland, onori, gloria, soldi e donne. Più di tutto la noia. Comunque lo vissi come in una cartolina, al massimo un poster a colori.

Ero stato assegnato a lei, a Devon, e lui era già morto.

Non puoi immaginare quanto mi manchi. Fu la prima e l’unica volta che mi affezionai davvero a qualcuno. Lo vogliamo dire col suo nome? Sì, m’innamorai. Ero cotto come una prugna della California, che quasi mi vergognavo per essere caduto così in basso. Ma lei era speciale. Non dico solo bella, che bella era, senza dubbio, nera e sensuale, sinuosa ed elegante. Voglio dire che aveva qualcosa in più. Lo sguardo, forse. I suoi occhi, le pupille, che celavano primitivi misteri, antichi roghi medievali e uccelli bianchi in volo verso il mare aperto, l’infrangersi delle onde sugli scogli a riva, una moltitudine di colori ed emozioni.

La ricordo così, fino all’ultimo giorno quando fu costretta a volare giù, dalla finestra dell’albergo. Era il suo destino. Poveretta. Tentai in tutte le maniere di trattenerla a me, di aggrapparmi all’esile filo che mi legava a lei. Che sensazione terribile cadere con Devon, impotente, e sentire l’amore svanire lentamente con la sua vita. Tornare al nulla, ancora una volta. Ben sapendo cosa m’aspettava e ciò che stavo perdendo per sempre.

C’è una speranza?

E’ come incontrare una persona che non si vede da tempo immemore, che si credeva scomparsa per sempre, all’improvviso, in mezzo ad un mercato affollato, magari perché decidi all’ultimo momento di cambiare direzione o passo, di comprare banane al posto di scarpe.

Anche solo perché volgi lo sguardo dove non avresti voluto, o dovuto.

Però lei è morta, ormai.

Accadde così.