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  L'AMOR CORTESE

Nell’antichità il corteggiamento era indispensabile nell’amore: l’uomo si poneva in una situazione di inferiorità rispetto alla donna, venerandola a volte come una creatura divina. Questo modo di pensare è alla base di una nuova concezione dell’amore che nasce nel XII secolo: “L’amor cortese” e ha influenzato la produzione letteraria di quel periodo. Un poeta significativo è Guido Guinizzelli che nella poesia “Io voglio der ver la mia donna laudare” esprime la sua ammirazione per la donna, paragonandola alla rosa e al giglio per la sua bellezza fisica e fa dei riferimenti alla sua figura morale; essa è addirittura ispiratrice dell’amore, e la sua apparizione produce addirittura effetti miracolosi: allontana ogni male e ogni cattivo pensiero.

L’amante è in totale devozione dell’amata, non chiede nulla in cambio dei suoi servigi e possederla è quasi impossibile, si può amare una donna anche da lontano o addirittura senza averla mai vista, per cui spesso amare vuol dire anche soffrire.

Questa adulazione oggi può essere interpretata come un gesto ipocrita dato il paragone con un essere irraggiungibile, quasi divino e non come un sintomo dell’inaridimento dei rapporti tra uomo e donna.

In quel periodo letterario la venerazione dell’amata doveva compensare la mancanza di rapporti interpersonali: infatti, a quei tempi, non era facile incontrare una donna, parlarle, quindi avere una relazione con lei.

Oggi, essendoci una vita sociale più aperta, è più facile instaurare dei legami senza ricorrere a lunghi ed estenuanti corteggiamenti: ci si frequenta per conoscersi, per prendere atto degli interessi comuni ed eventualmente progettare una vita insieme, cercando sempre di essere il più possibile sinceri con se stessi e con la persona amata.

Il corteggiamento sta perdendo importanza o comunque viene raramente praticato dagli amanti, poiché è visto come un elemento di ipocrisia nel rapporto uomo-donna, soprattutto perché è cambiata la figura di quest’ultima e la sua posizione nella società. Essa non è più vista come un oggetto da porre su un piedistallo per essere contemplato e venerato, ma come una persona attiva e importante in tutti i campi della vita politica e sociale. Quindi un atteggiamento servile dell’uomo nei confronti dell’amata può apparire falso e quindi non essere accettato.

Anche nel XII secolo questo modo di amare, con la totale sottomissione e obbedienza alla volontà della donna, sembra essere menzognero, dal momento che essa a quei tempi non era considerata socialmente al pari rispetto all’uomo che invece occupava una posizione di privilegio nella vita politico-sociale.