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IL GIALLO DEL POZZO

 

 

 

 

 

 

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LA SCOMPARSA

IL RITROVAMENTO

ANCORA UN CADAVERE

I PROCESSI

2003

PERSONAGGI

 

Ecco i colpevoli.

Il 15 Luglio sui quotidiani salta fuori la notizia secondo cui un auto sospetta con a bordo tre uomini sarebbe stata vista aggirarsi per Carbonia la sera del 28 Giugno. Una Fiat 131 color vinaccia parcheggiata nella via Ospedale viene indicata come di proprietà dell'assassino. E su una Fiat 126 bianca la vittima sarebbe stata vista salire il giorno della scomparsa. Come si arriva a queste informazioni? Vengono tutte dalle segnalazioni anonime -talvolta contraddittorie- giunte alla caserma dei carabinieri e dei vigili urbani nei giorni seguenti il ritrovamento del cadavere. Poi saltano fuori le dichiarazioni di un pentito il quale avrebbe avuto parte marginale nell'omicidio. Si  tratta di Salvatore Pirosu, vicino di casa di Gisella nonché grande amico del padre. Scattano gli arresti ed in manette finiscono Gianna Pau, Licurgo Floris e Giampaolo Pintus

Gli assassini sono stati identificati. Giungono telefonate di ringraziamento in caserma e nella piccola cittadina del Sulcis sembra essere tornato il sereno. Erano quattro delinquenti di mezza tacca i colpevoli dell'omicidio più barbaro verificatosi nella zona, tuttavia continuano a mancare, perlomeno alle fonti di informazione, alcuni elementi portanti del puzzle:

  • non è stata rinvenuta l'arma del delitto;

  • non è stato stabilito quale sia il movente;

  • non ci sono legami con il suicidio sospetto della studentessa Liliana Gracione: dopo una serie di interrogatori e piste battute sulla convinzione di un rapporto tra i due casi tutto viene di nuovo archiviato come casualità;

  • chi fu a telefonare alle due nonne? Gianna Pau- unica donna coinvolta- nega tutto;

Così si inizia a considerare l'esistenza di un supertestimone la cui identità sia stata tenuta nascosta: le dichiarazioni del pentito altrimenti non avrebbero modo alcuno di reggere. Ma quali sarebbero le confessioni di questo Salvatore Pirosu? Il suo racconto inizia una settimana prima del 28 Giugno, quando Licurgo Floris gli chiese una mano per poter avvicinare una bella sedicenne notata passeggiare per le strade di via Gramsci: sa di rivolgersi ad una delle persone a lei più vicina. Così la mattina del 28 giugno Pirosu è a casa della signora Gina Vacca a tagliare un coniglio da preparare per cena: "tuo padre oggi farà tardi"- dice a Gisella. Sono circa le 21 e 30 quando la vittima saluta gli amici alla fine di via Napoli: poco lontano è appostata la Fiat 126 dello zio Tore, con a bordo anche Floris. Le viene offerto un passaggio e accetta; in via Trento su un auto aspetterebbero Gianna Pau e Giampaolo Pintus. Gianna e Gisella si abbracciano: sembra si conoscano abbastanza bene. Nella deposizione del nostro pentito Gisella avrebbe salutato altrettanto calorosamente Floris, contraddicendo quindi la prima parte del suo racconto (la richiesta di aiuto da parte di Floris per la conquista della bella adolescente non si spiega). Tornando alla confessione, a questo punto la giovane prende posto sull'auto parcheggiata in via Trento alla guida della quale sale Licurgo Floris, dopo essersi fatto consigliare dal Pirosu una pineta tranquilla nella quale potersi appartare (una seconda stranezza: la richiesta viene da una persona che conosce bene le campagne della zona). I cinque (Pirosu su un mezzo differente) arriverebbero così alla spiaggia di Punt'e Trettu. Su una pineta si andrebbero ad appartare nudi Floris, Pintus e la Orrù, mentre il nostro pentito se ne starebbe sulla Fiat 131 in compagnia della Pau, stordita dall'hashish. Poi dalla Pineta giunge un urlo ("no lì no"): Gisella scappa ma viene tramortita dal Floris. Allo zio Tore viene portato il cadavere. Da qui la decisione di liberarsi del corpo: in macchina nudi per una statale molto trafficata, con il cadavere nel bagagliaio avvolto dentro una stuoia. Fino al pozzo degli orrori...

Gli altri accusati negano tutto e gli arresti, così come le indagini, poggiano sull'esile base delle telefonate anonime. Eppure i carabinieri hanno pochi dubbi: sono stati loro. Questo anche se non risulta ben chiaro in che modo quelle quattro persone potessero essere legate. L'unico rapporto definito sarebbe tra Floris e la Pau: lei è una lucciola, lui il suo protettore. Pintus dal canto suo sostiene perfino di avere ignorato l'esistenza del super-pentito fino a quando è stato coinvolto in questa storiaccia. Intanto si attendono i risultati degli esami del DNA effettuati su alcune macchie rosse presenti nella stuoia in cui sarebbe stato avvolto il corpo, nel camino di Pirosu si sarebbero rinvenuti degli stracci (i vestiti della vittima?). Siamo al 21 Luglio e Salvatore Pirosu si reca nei luoghi del delitto per aiutare a ricostruire la scena: lo aspettano tutti, c'è anche Gisello, ma nessuno avrà modo di avvicinarsi a questo Giuda scortato dalle forze armate.

Passiamo alla fine Novembre: i quattro partecipanti al festino continuano ad essere sotto accusa e in stato di arresto. Il 25 arriva un altro duro colpo alla testimonianza su cui poggerebbero i risultati dell'indagine: la stuoia analizzata dalla scientifica presentava delle macchie di semplice ruggine. Il 12 Dicembre i magistrati sono di nuovo nel luogo del delitto e chiedono sia riesaminata la macchina di Floris. Ancora uno scossone: Gisella avrebbe mangiato poche ore prima della morte e questo in una situazione di tranquillità assoluta -lo dice il dottor Crestani, perito dell'Istituto di Medicina Legale di Parma. Dalle dichiarazioni del Giuda questo particolare non è mai emela scarcerazione di Giampaolo Pintus e Licurgo Florisrso.

Pochi giorni dopo le dimissioni del capitano Roberto Fioravanti dalla caserma dei carabinieri (è stato una delle figura ad avere avuto maggiore visibilità durante le indagini), il 13 Febbraio del 90 arriva un nuovo terremoto e di nuovo dall'auto Floris: nessuna traccia dell'omicidio. Due giorni dopo vengono liberati Pintus, la Pau (nel frattempo mandata a Reggio Emilia per disintossicarsi) e Floris; però per quest'ultimo le accuse non sono cadute, precisa il giudice Lener, al quale è stato affidato il caso. 

Si riprende da zero. Le indagini si spostano a Iglesias, la città d'origine della madre di Gisella, Giulia Richera. Vengono mosse accuse infamanti contro Gisello: da TeleGamma (una rete locale) viene sequestrato il video di un'intervista  in cui il padre della vittima -a distanza di poche ore dal riconoscimento del cadavere- si sarebbe mostrato per niente affranto dal dolore.

Siamo arrivati a Giugno e l'unico sostenitore di quella prima versione, forse accettata troppo frettolosamente dalle forze dell'ordine, viene riportato nei luoghi del delitto. Stavolta oltre Gisello un'altra persona lo aspetta: è Licurgo, con il suo carattere sanguigno e a tratti violento. Con loro qualche centinaia di persone. Stavolta il nostro super-testimone si trova nelle stesse condizioni di illuminazione e climatiche della sera maledetta e il resoconto del delitto regge meno che mai. Il luogo in cui si sarebbero andati ad appartare nudi Pintus, Floris e Gisella è una tana di rovi, ed è già complicato camminarci scalzi. Oltretutto dal punto in cui avrebbe detto di aver visto la vittima scappare Pirosu è incapace di distinguere delle persone muoversi. 

Alcune segnalazioni (per la solita via anonima) hanno portato i carabinieri a delle scritte: si trovano nelle campagne tra Santadi e Capoterra, riportano il nome Gisella Orrù e la scritta SOS: questa si ritrova spesso nei diari della vittima(ne sono stati rinvenuti circa 6). Luciano Arus, dirigente del commissariato di Carbonia vi darà un'occhiata, ma escluderà a priori la pista: le scritte, eseguite con un pennarello nero, sarebbero troppo recenti. A una donna di Capoterra apparteneva pure un altro cadavere, rinvenuto il 12 Gennaio 1990 nelle vicinanze di un cimitero.

 

 

 

 

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