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IL GIALLO DEL POZZO

 

 

 

 

 

 

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 LA SCOMPARSA

IL RITROVAMENTO

ECCO I COLPEVOLI

ANCORA UN CADAVERE

I PROCESSI

2003

 

 

I personaggi: Liliana Gracione.

Liliana Gracione è una studentessa dell'Istituto Tecnico Commerciale di Carbonia, ha sedici anni e risiede in un piccolo centro, Perdaxius. Il 2 Maggio 1989 ingerisce della stricnina: ogni tentativo di salvarla si rivela inutile. La giovane muore portandosi dietro degli inquietanti segreti.

Nei giorni successivi al decesso in molti si chiedono se fosse incinta, ma non viene eseguita alcuna autopsia in grado di confermarlo: il ritrovamento della boccetta contenente il veleno sembra sufficiente ad archiviare il caso come suicidio.

Un veleno molto singolare quello usato dalla giovane: stricnina veterinaria, di difficile reperibilità per chi non sia un medico. In proposito si potrebbe avere una giustificazione se la sostanza portasse a una fine indolore, ma non è affatto così:

La stricnina agisce come potente eccitante del sistema nervoso centrale, e causa il blocco di particolari terminazioni nervose [...]. Questo fa sì che ogni stimolo causi convulsioni. La morte sopravviene per blocco respiratorio o per esaurimento fisico.

E poi ancora:

L'irrigidimento dei muscoli si diffonde a tutto il corpo e si tramuta in spasmi, che acquistano frequenza crescente. La schiena si inarca continuamente. Alla fine, si blocca anche la respirazione. La coscienza rimane lucida.

 (Wikipedia).

Perchè quel veleno? Come se lo è procurato? Alcuni giorni prima del decesso Liliana riceve la visita di un uomo e una donna: sono da lei per venderle della biancheria - spiega ai genitori. L'uomo successivamente comparirà su un giornale come implicato in fatti gravissimi. Fu lui a procurarle quel "antidoto" di morte? La signora Maria Gracione -la madre- informerà le forze dell'ordine, ma non si arriverà a niente.

Negli ultimi tempi la giovane aveva confidato di essere nei guai a diverse persone. Diceva di essere vittima di minacce e di avere contratto diversi debiti. Tuttavia nessuna prova a riguardo sarebbe stata rinvenuta. Solo una scritta su una porta dei bagni nella sua scuola: "brutta stupida perchè ti sei uccisa, ci dovevi ancora un sacco di soldi". E in effetti da casa Gracione erano scomparsi dei soldi.

 Per mesi si sarebbe parlato anche di un diario misterioso (dalla copertina blu, con un lucchetto color oro) contenente tutti i segreti e retroscena della storia. Non è mai stato ritrovato: a detta dei più  sarebbe stato consegnato da alcuni familiari a don Cocco, il parroco di Perdaxius. Paolo Matteo Chessa (un giornalista del quotidiano locale "La Nuova Sardegna") cerca di avere informazioni da lui, con scarsi risultati. L'unica conferma  giunge da un'amica: messa alle strette dagli investigatori dichiara di aver saputo -dalla viva voce di Liliana- di un giro di prostituzione minorile e droga .

Poi a Luglio da un pozzo salta fuori un cadavere: è Gisella Orrù, un'altra sedicenne iscritta all'Istituto Tecnico Commerciale di Carbonia. Lei e Liliana avevano diverse conoscenze comuni (non è accertato fossero amiche) e lo dimostra un confronto sui numeri telefonici presenti nelle loro agende. Stavolta però si tratta di un omicidio.

Le indagini portate avanti negli anni hanno spesso e volentieri smentito ogni possibile collegamento tra le due giovani, questo sebbene in troppi parlassero del coinvolgimento di entrambe nel misterioso giro di lolite presente a Carbonia. Un giro nel quale a parere di molti erano coinvolti diversi personaggi di spicco della città, e del resto basta parlare con qualcuno in via confidenziale per sentirsi fare dei nomi: alcuni di questi mettono i brividi.

 

Liliana Gracione

I PERSONAGGI

Angelo Canè

Salvatore Pirosu

Licurgo Floris

Gianna Pau

Giampaolo Pintus