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IL GIALLO DEL POZZO
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Ancora un cadavere.
Il 12 Giugno 1990, a ridosso del muro di cinta del cimitero di Villaperuccio, viene rinvenuto un nuovo cadavere. La scoperta avviene per caso, ad opera di un automobilista. Si tratta ancora una volta di una donna: il decesso risale almeno a 5 ore prima. Nel corpo ha diversi tatuaggi, tra i quali una scritta: Amo C. E' semivestita, porta al dito un anello d'argento ed il viso è coperto da un sacchetto di plastica. Sulle braccia ci sono diversi graffi e le sono stati inferti diversi colpi al capo. E' molto probabile ci sia stato un corpo a corpo con il carnefice. Ha dei segni rossi sul collo: strangolamento? L'identità per il momento resta un mistero. Villaperuccio è un piccolo centro nelle vicinanze di Carbonia, abitato da gente tranquilla e rimasto sempre lontano da fatti di cronaca inquietanti. Viene da chiedersi per quale motivo gli assassini lo abbiano scelto come luogo in cui abbandonare il cadavere. La popolazione è allibita e prende subito le distanze; qualcuno tuttavia avrebbe notato nelle stesse ore del delitto un personaggio sospetto aggirarsi per il paese a bordo di un motorino rosso. Il chiacchiericcio si fa inevitabile: questo mezzo è comparso in ben due occasioni nel caso dell'omicidio di Gisella. La prima volta è stata quando è emersa la verità sul ritrovamento del cadavere: allora la segnalazione era giunta da un telefonata anonima (i ragazzi andati a pesca d'anguille erano un'invenzione), dopo che un uomo e una donna erano stati notati affacciarsi al pozzo e quindi andarsene con molta tranquillità proprio a bordo di un motorino rosso. La seconda era stata quando degli ignoti avevano messo a soqquadro la casa di Giampaolo Pintus, 24 h dopo l'arresto: di nuovo qualcuno aveva detto di aver visto un motorino rosso parcheggiato nelle vicinanze. Le forze dell'ordine di Carbonia verificano per prima cosa che fine abbia fatto una prostituta della città: guarda caso si tratta della nipote di una vicina di casa di Gisella. La giovane è viva e vegeta. Chi è la morta allora? Si tratta di Gianfranca Etzi, 26 anni, originaria di Sant'Antioco. Proviene da una famiglia molto numerosa, lasciata all'età di tredici anni per cercare fortuna a Cagliari. La sua fedina penale registra diverse denunce per furto e rapina impropria, coinvolgimento nel mondo della droga e della prostituzione. Sarà definita una lucciola atipica: si prostituiva solo quando era a corto di soldi. Del resto tentativi per migliorare la propria esistenza questa ragazza ne aveva fatti diversi: tre anni prima aveva tentato un matrimonio con un giovane emigrato, e aveva provato a disintossicarsi diverse volte. Aveva fallito, in entrambi i casi. Abitava a Capoterra, un piccolo centro vicino a Cagliari. Al momento del sopralluogo la sua abitazione risulta essere in ordine: è da escludere come luogo dell'omicidio o semplice scenario di una colluttazione, né risultano tracce di pasti consumati la sera della morte. L'ipotesi maggiormente vagliata porta lontano dal caso di Gisella: a riguardo mancano elementi concreti su cui potersi basare. Ci sono solo le voci, ma è risaputo che queste da sole non bastano a mandare in galera i delinquenti e i farabutti. Di sicuro invece c'è che cinque anni prima Gianfranca aveva fatto da testimone chiave per la risoluzione di un caso di droga: diverse persone erano finite in carcere, per cui era possibile potesse trattarsi di una vendetta. La ricostruzione considerata più attendibile recita così: la vittima avrebbe raggiunto Cagliari con la propria macchina (rinvenuta poi regolarmente parcheggiata in piazza del Carmine) e qui avrebbe incontrato uno spacciatore. Con costui si sarebbe allontanata per cadere in una trappola letale. Dove sia avvenuto l'omicidio resta da scoprire: forse vicino a Villaperuccio, forse no. Altrettanto incognito resta il numero dei carnefici. Viene tenuto in stato di fermo un possibile testimone, le indagini sono tutelate dal segreto istruttorio e... tutto finisce con un altro omicidio irrisolto. Da segnalare la sua singolare abitudine di minacciare i clienti dopo essersi prostituita: faceva saltare fuori un ipotetico fidanzato fino ad estorcere loro degli altri soldi. Un attimo, ho scritto singolare? Gianna Pau (originaria pure lei di Sant'Antioco) era stata denunciata per lo stesso motivo, e le voci saltate fuori dopo l'omicidio di Gisella riguardo il suo possibile coinvolgimento nel mondo della prostituzione dicevano fosse stata giustiziata in seguito a ricatti fatti ai dei "facoltosi Clienti". Una fittissima rete a maglie strette, con una mappa di difficile decodificazione. Di sicuro una donna coinvolta nella storia- se non si trattava della Pau- era rimasta nell'ombra (era Gianfranca?). Poi c'è Pirosu che al secondo processo in Assise ritratta dicendo di avere lasciato Gisella in compagnia di Floris ed essersi recato a Cagliari a farsi servire da una prostituta di cui sarebbe stato cliente abituale. Non ha mai fatto il nome: o mentiva oppure era meglio stesse zitto (meglio per qualcun altro).
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