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2003.
Dalla fine dei processi
nel 1991 sono passati quattordici anni, tuttavia la conclusione
giudiziaria di quello che è rimasto nella mente dei più come il Giallo
del Pozzo continua a lasciare perplessità. Nessuno ha dimenticato quella
ragazzina di sedici anni ritrovata dentro un sifone a cui non è stata
resa veramente giustizia. Nel corso degli anni
Licurgo Floris ha scritto
diverse lettere: sostiene ancora di essere innocente, ma il caso per la legge sembrerebbe chiuso, risolto. Tutto
sulla base di una testimonianza riveduta e corretta nel tempo, recitata
come si recitava un'Ave Maria ai tempi dell'Inquisizione... per paura.
Paura di chi?
Sicuramente qualcuno di pericoloso e
potente:
Floris arriva (dopo suddette proteste) a rifiutare un'intervista con la
trasmissione "Chi l'ha visto?" nel carcere di Buoncammino e pochi giorni
dopo viene trasferito nel carcere di Sollicciano a Firenze. Visitando il
sito della trasmissione, la pagina dedicata al caso racconta anche altri
particolari: nei giorni dell'omicidio un'azienda a Carbonia fu derubata
e nessuno presentò denuncia, inoltre pare che il direttore di un
Istituto di Credito abbia saldato i debiti di un pregiudicato presso la
propria Banca. Il pregiudicato viene intervistato e nega tutto. Il
rinato interesse dei media per il caso è dato dalle scoperte fatte da
Alessandro Pili, PM al primo processo in Assise nel Marzo 1991. Dalla
confessione di un pentito di mafia sarebbe emerso il racconto di un
festino in una villa nelle vicinanze di Matzaccara (e quindi del luogo
in cui sarebbe stato ritrovato il corpo) a cui avrebbe preso parte anche
Gisella. Tra gli ospiti sarebbero stati presenti anche due membri
dell'arma dei carabinieri, uno dei quali ancora in servizio.
Del resto alla fine degli
anni 80 diversi siciliani in odore di mafia hanno vissuto a Carbonia e
sono in molti a sostenere che proprio grazie a questi alcuni piccoli
imprenditori avrebbero avuto modo di arricchirsi. Forse la verità su
questo omicidio nasconde un giro ben più grosso, in grado di mettere nei
guai personaggi considerati intoccabili e non ultimi proprio alcuni
membri delle forze dell'ordine. La nebbia si fa meno fitta: perlomeno
acquisisce un senso logico la scomparsa di quei nastri dalla caserma e
dei residui di stracci trovati nel caminetto di
Pirosu. Ma le falle
dell'inchiesta non si sono ridotte a questo e molte sono emerse nel
corso di questa storia:
-
l'appartamento di un
accusato non è stato perquisito subito cosicché qualcuno ha avuto il
tempo di metterlo a soqquadro;
-
non è stata perquisita
la casa del fratello di Pirosu situata nelle vicinanze del pozzo
maledetto;
-
perchè la vera storia
sul ritrovamento del corpo è saltata fuori dopo tanto tempo?
-
altri casi che
sembravano collegati sono stati archiviati senza una soluzione in
grado di convincere: in primis Angelo Canè,
Liliana Gracione e Gianfranca Etzi, poi c'è il cadavere rinvenuto nel mare
di Nebida (si è scoperto a chi appartenesse?);
-
l'interruzione delle
indagini della Squadra Mobile di Cagliari non appena sono saltati
fuori i nomi dei quattro del festino: in questo frangente si stava
indagando anche sui due pregiudicati che Sabrina Cannas disse di
aver notato passeggiare con Gisella. La sua testimonianza però fu
inspiegabilmente considerata inattendibile.
Troppi perchè, troppi silenzi. Un
motorino rosso sospetto è stato notato diverse volte ma mai
identificato. Intanto una persona che si dichiara innocente rimane in
carcere, mentre altre di sicuro coinvolte sono a piede libero.
E
su tutto rimane un solo interrogativo: chi era Gisella Orrù? Una
comunissima sedicenne innamorata di un Massimo Coronas che non la
considerava nemmeno? Oppure aveva davvero una doppia vita? Troppe voci
hanno confermato la seconda ipotesi e troppe volte le indagini hanno
virato dalla parte opposta. Esistevano certezze tali da permettere di
escludere la pista della prostituzione minorile? E' una domanda su cui
bisognerebbe riflettere attentamente. Salvatore Pirosu al primo processo
in Assise nel descrivere la propria vittima parla di disinvolture da
donna di mondo e vestaglie in grado di evocare nudità. Potrebbe
trattarsi delle affermazioni di un uomo il cui unico pallino era
il sesso. Ma l'abbigliamento di Gisella è mai stato analizzato? Come
vestiva questa ragazza di umili origini? Nell'auto di
Floris fu
rinvenuto un sacchetto di plastica contenente un paio di jeans ed una
maglia neri e ci si chiese se potessero essere di Gisella.
Corrispondevano forse ai vestiti indossati dalla vittima quel maledetto
28 Giugno? A leggere le cronache dell'epoca si ha l'impressione che
l'abbigliamento di quella sera non sia mai stato segnalato. Come? Non si
tratta della prima cosa di cui ci si informa quando viene denunciata una
scomparsa? E se davvero i vestiti di Gisella stavano nel caminetto di
Pirosu perchè farli scomparire? Cosa potevano rivelare? Non risulta
infatti alcuna colluttazione tra la giovane ed il suo carnefice e per
gli strumenti scientifici dell'epoca di sicuro l'assassino non sarebbe
stato identificato per uno o due capelli (i capelli macchiati di sangue
trovati nell'auto di Floris potevano appartenere alla vittima ma anche a
molte altre persone). Forse quei vestiti avrebbero confermato
l'esistenza di un giro di lolite? Lo stesso giro a cui si diceva
appartenesse Liliana Gracione, sepolta con i suoi segreti. Molte amiche
e compagne di classe delle due ragazze erano coinvolte in strani segreti
ed hanno lasciato Carbonia poco dopo gli avvenimenti di cui si è
narrato.
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