Categorialità e trascendentalità del Diritto:


atti1.jpg 1. Presentazione

La tematica sulla quale intendiamo soffermarci coi lavori di questa "Giornata Canonistica Interdisciplinare" potrà apparire a qualcuno un po' pretestuosa: qualcosa di totalmente teoretico che ben difficilmente potrà sperare qualche seguito tanto nell'attività di studio dei singoli ricercatori che, tanto più, nell'insegnamento: una concessione al vezzo del voler apparire... oppure, una butade che susciti l'autocompiaciuta consapevolezza di aver saputo fare anche questo... oppure ancora, una fiammata di orgoglio canonistico che tenti di mitigare le asprezze dell'esilio epistemologico che da parecchi decenni tiene la Canonistica ai margini del 'sapere' ecclesiastico ed ecclesiale in genere. Le cose, tuttavia, non stanno affatto in questo modo poiché ormai da tempo lo studio del Diritto canonico ha smesso -o avrebbe dovuto farlo- di fissarsi sul solo testo normativo ed ha cercato di sviluppare, non senza grandi fatiche e difficoltà, un approccio al giuridico ecclesiale che sia prima di tutto capace di procedere per 'concetti' in modo da non rimanere prigioniero della semplice tecnica giuridica più o meno sistematizzata... aspirazione assolutamente legittima e lodevole in sé, ma altrettanto velleitaria quando non sostenuta da sufficiente capacità critica, soprattutto nell'individuazione dei paradigmi concettuali di base.

E' questo il motivo di una 'convocazione comune' con colleghi, soprattutto filosofi, che ci aiutino proprio ad individuare caratteristiche e peculiarità di paradigmi concettuali cui tante volte facciamo riferimento nel nostro lavoro canonistico forse senza troppa attenzione alle necessarie 'premesse' e 'conseguenze' dell'uso di questo o quell'altro termine, concetto o immagine, dimenticando -non senza responsabilità intellettuale- come il senso delle parole e delle affermazioni dipenda molto spesso dal loro contesto o "circolo ermeneutico", come lo hanno chiamato M. Heidegger ed il suo discepolo H.G. Gadamer.

Proprio a questo livello dei "paradigmi concettuali di base" si pone la questione di oggi: il Diritto -anche canonico- è un trascendentale o un categoriale? Trova -cioè- la propria corretta collocazione 'a monte' (a priori) o 'a valle' (a posteriori) del vivere umano?

La domanda -anche se purtroppo non sorge spontanea alla maggior parte dei cultori del Diritto- ha una propria pregnanza 'assoluta' poiché sono molte ancora oggi le circostanze e situazioni in cui l'approccio al Diritto non solo canonico, soprattutto da parte dei canonisti, sembra non saper uscire dal 'guado' in cui rimane paralizzato tra le due sponde sostanziali della categorialità e della trascendentalità anche se difficilmente tali estremi vengono individuati ed espressi dai diversi autori con questa chiarezza concettuale; l'immagine del 'guado' indica appunto questa non certezza di guadagnare l'una o l'altra riva.

La situazione diventa però piuttosto chiara nei fatti, quando si tratti di esplicitare le caratteristiche 'fondative' del Diritto stesso cui non è possibile sottrarsi al momento di addentrarsi nei livelli più profondi degli studi giuridico-canonici. In queste circostanze, infatti, si percepisce con chiarezza chi faccia riferimento ad una concezione del Diritto sostanzialmente 'contingente' (o 'relativa') all'interno di un orizzonte conclusivamente intra-storico (categorialità) e chi, invece, tenda in vari modi a 'scivolar fuori' dalla dimensione storica attribuendo al Diritto caratteristiche più o meno sbilanciate verso l'assoluto, in una prospettiva che non riesce a sfuggire ad un presupposto più o meno velato di 'precedenza' e preminenza del giuridico rispetto alla storicità (trascendentalità)...

(testo tratto da pag. 49-50)