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Nato a Roma nel 1791 e qui morto nel
1863. Visse svolgendo modesti impieghi nell'amministrazione pontificia.
E' autore della più grandiosa raccolta di sonetti della letteratura non
solo italiana: il totale di 2279 fu raggiunto in due fasi creative,
1830-37 e 1843-49. Giudicandoli scandalosi moralmente e politicamente,
Belli affidò gli autografi a mons. Vincenzo Tizzani con l'incarico di
bruciarli dopo la sua morte; il monsignore, invece, li salvò,
consegnandoli al figlio del poeta. Nell'Introduzione
Belli si trincerò dietro l'alibi della fedele documentazione,
dichiarando di aver voluto "lasciare un monumento di quello che
oggi è la plebe di Roma". In realtà, adottando un romanesco vivo
e vigoroso, egli si trasferisce, non senza complicità, nelle strutture
mentali del popolano e, dal suo punto di vista, legge e interpreta le
cose di questo mondo e dell'aldilà. Gli effetti comici mimetizzano,
senza cancellarla, una visione disperata dell'esistenza che travalica
l'orizzonte romano. |