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L'arte e la tradizione di fare salami di Calabria |
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Attorno
al maiale, all'allevamento e alla sua macellazione si è sviluppata una grande tradizione
popolare di riti, leggende e usanze. Da quest'arte derivano i salumi
tipici della regione Calabria:
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La
Calabria è una delle poche regioni dove la cultura e la tradizione del maiale è ancora
profondamente radicata. Sopravvive nel tempo e si rinnova perché soddisfa
sia i bisogni materiali, sia quelli immateriali legati alla condivisione e
alla socializzazione della cultura dove si rafforzano i legami con il
gruppo sociale di appartenenza. Ed è proprio intorno ai tempi e alle
modalità del rituale della macellazione del maiale che si scambiano
servizi di collaborazione, si determinano i ruoli, di estrema importanza
per la Calabria, geograficamente in posizione di isolamento, dunque
costretta a contare solo sulle proprie forze. Tutto ciò è documentato fin
troppo bene nella letteratura folklorica calabrese dove proverbi,
canti, racconti testimoniano la grande importanza del rito e dell'economia
del maiale. |
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Gli
aspetti agroalimentari |
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Recenti ricerche hanno messo in evidenza che la qualità nutrizionale dei salumi dipende da un fattore genetico, dal tipo di alimentazione, dalla macellazione, dal tipo di lavorazione delle carni e della loro stagionatura. Le tradizionali razze di suini, in Calabria, come la Casertana e la Calabrese, sono pressoché scomparse, mentre esiste ancora qualche esemplare di maiale nero nella zona della pre-Sila. La tradizionale lavorazione degli insaccati calabresi comprende l'uso di molto peperoncino rosso di Calabria che con la sua ricchezza di vitamina C ostacola quei processi di ossidazione che deteriorano la qualità del prodotto. Recenti studi hanno messo in evidenza come una lunga stagionatura al riparo da sbalzi termici, dove ad opera dei batterici acido-lattici avviene la fermentazione dei salumi, consente di ottenere un prodotto in cui i grassi saturi delle carni di maiale sono stati trasformati in provitamina F, A, E, e la B, tutte indispensabili alla nostra salute. |
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Nell'economia delle zone rurali calabresi il maiale ha avuto un'importanza rilevante, perché consentiva di superare momenti difficili legati alla scarsità di cibo. Oggi i salumi contribuiscono in modo significativo a creare il reddito degli agricoltori. La norcineria di qualità, nelle manifestazioni nazionali ed estere, sarebbe poca cosa senza la presenza della norcineria calabra, con le sue tante specialità che mettono insieme il cotto e il crudo, il dolce e il piccante dei suoi tanti tipi di peperoncino, in accostamenti arditi che potevano scaturire solo da chi ha saputo usare in modo disinvolto l'ingegno e la fantasia per valorizzare al meglio le risorse disponibili e dare risposte concrete al soddisfacimento dei bisogni primari. E così soppressate, capicolli e salsicce dolci e/o piccanti, stanno decollando verso altri mercati per soddisfare palati stanchi dei gusti spenti del cibo industriale. Tra le tante specialità regionali ci sono: le frittole, cotenne lessate e messe sotto strutto, per condire piatti a base di legumi; il salato, cotenne e altre parti grasse, messe in salamoia, lavate con aceto e poi condite con tanto peperoncino e lasciate seccare; la gelatina, parti di testa, di cotenna, di piedi, di ossa, bollite con aceto e poi messi in barattoli e serviti come antipasti; le salsicce, in tutte le versioni: con o senza finocchio, con o senza peperoncino, sotto grasso o sott'olio, oppure secche, tutti oggetto di meticolose cure; ci sono poi le tante versioni delle straordinarie soppressate, i capicolli, le pancette, dove piccolissime varianti fanno le tante differenze |
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