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Storia della Corte (3 - 4)

Documento del 1245 e 

nascita dei Comuni 1331

 

Documento del 1245

I diritti patrimoniali del Capitolo di Luni sulla Chiesa di Lavacchio sono riconfermati ancora da un'altro documento dell'anno 1245 registrato dal notaio Ugolino di Massa del Marchese, "in villa de Lavacchio".

Sono presenti i vassalli della curia lunense (si nominano alcune località come Ripa, Ortolo, Bergiola). Nel documento, rogato in Lavacchio e precisamente "in loco Platera", sono indicati le quote in natura che tali vassalli devono al Capitolo probabilmente in cambio dell'affitto (o livello) di terre. Si nominano stai di grano (alla misura di Massa) ed "un amiscere", cioè una spalla di porco.

 

Nascita dei Comuni  e giuramento del 1331-  atto del 1389

Già nel 1331 l'età adulta era di 18 anni, valida per il giuramento

Con la nascita e sviluppo dell'organizzazione comunale, i piccoli centri entrano a far parte di un comune (Massa-San Vitale-Antona): Lavacchio era vicinia del comune di San Vitale. Nel trecento era un insediamento abbastanza popoloso. Infatti un documento lucchese dell'anno 1331 ci fa conoscere ben 114 nomi di abitanti di Lavacchio.

Si tratta del giuramento che tutti gli uomini di Massa, quale vicaria di  Lucca dovettero prestare giuramento  a Re Giovanni di Boemia della città di Lucca (che controllava Massa Lunense) riconobbe come suo signore per salvarsi dalle truppe tedesche dell'Imperatore Ludovico il Bavaro e dal  rischio di essere venduti a qualche potente signoria (come gli Spinola). 

Innanzitutto nel giuramento avvenuto nell'area del mercatone di Bagnara compare un notaio, "Ser  Brunello del fu Ser Venuti di Lavacchio (Lavacchio terra di notai...).

Gli uomini di Lavacchio che prestarono il giuramento furono ben 114. Lavacchio faceva parte del Comune di San Vitale. Potevano  giurare gli uomini di età superiore ai 18 anni. 

Se consideriamo che per Mirteto giurarono 114 persone, per Bergiola 50 persone, Bargana 12 persone, Buita (Forno) 10 persone, notiamo come l'insediamento di lavacchio era particolarmente denso come popolazione. Tra i nuclei famigliari vi sono i PUCELLI, i GHIRARDONI, ed i BERTINI: Compare anche un ANTONIUS FABER.

La presenza patrimoniale del Capitolo si avverte anche nel '300. 

Un altro atto dell'anno 1389 ci informa su un livello dato dal Capitolo reletivo ad una "domus et terre contigue in Villa Lavachi districtus Masse" locata appunto a tale Iacobuccio et Fosco del fu Biancucci del Comune di San Vitale.

Sono informazioni episodiche che però qualcosa ci dicono  del paesaggio agrario locale. Ma un importante strumeto di conoscenza del paesaggio agrario e di altri  dati economici della Massa tardo medioevale è l'Estimo di Massa Lunense dell'anno 1398.

Esso ci fornisce tra l'altro la valutazione fiscale del patrimonio immobiliare della Chiesa di San Giorgio di lavacchio, stimato in136 lire, molto superiore a quello della Chiesa di San martino di Buitia (antico  villaggio, oggi scomparso, che ha preceduto lo sviluppo dell'area di Forne) di sole 6 lire, 14 soldi e 5 denari.

Alla fine del '300, nell'Estimo di Massa Lunense è ricordata l'area di Bergiola per alcune piante di arancio. Si trattava probabilmente dell'arancio, forte, amaro, detto melangolo (citrus vulgaris). Infatti, nel '500, il marchese Alberico Cybo, scrisse , a proposito di Lavacchio, "che sta in mezzo a boschi di merangole" (non si parla mai del limone...). Casi di mezzadria a Lavacchio relativa alla tenuta del bestiame. Nell'estimo già citato dell'anno 1398 si cita un Cecco Giovannelli detto Biondino di Lavacchio tiene "una vacca a mezzo", come Giovanni "Fosdonove" Bernardo della vicinia di Bergiola, mentre Ugolino Vitalini di Bergiola una vitella.

 

5) Storia della Corte - Cessione al Comune S. Vitale 1419

Storia Generale

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