Storia Corte di Lavacchio (1)
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Diploma di OTTONE I ° alla Chiesa di LUNI del 19 maggio 963 |
Copia del XIII secolo ricompresa nel codice detto
"Codice Pelavicino"
conservato nell'Archivio Capitolare di Sarzana presso la Bibblioteca "Niccolò V di Sarzana (Seminario Vescovile).
Regesto (riassunto ) dell'atto in M. L. Gentile, Il Regesto del Codice Pelavicino, Genova, 1912, atto n° 18
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Per capire meglio il significato di questo documento, ricorderemo che prima del mille era avvenuto un fatto rilevante. Il cosiddetto comitato di Luni, la Lunigiana Storica, era stata staccata, da Re Berengario, dalla marca di Tuscia (alta Toscana) ed aggregato alla zona ligure costituendo la Marca della Ligura Orientale.
Un'operazione che per certi versi doveva servire a costruire organismi territoriali e militari per la difesa contro le incursioni saracene, ed in parte nell'intendimento del re, a sminuire il potere dei vari marchesi del centro-settentrione d'Italia.
Conte di Luni e poi Marchese della Liguria Orientale fu eletto Oberto I°, capostipide di una grande famiglia feudale da cui Massa- Corsica-Parodi di Pallavicino. gli Estensi ed Malaspina .
Nel comitato Lunense, di cui Oberto era Conte, l'effetivo potere territoriale perse molta parte del territorio, era in effetti nelle mani del Vescovo di Luni. Già dai tempi degli ultimi imperatori Carolingi (Carlo il grosso - 880 ca. _ indi con il post- carolingio Berengario nel 900) il vescovo Lunense poteva vantare in Lunigiana vasti possessi. Ciò si fa più evidente dopo la metà del X secolo, mentre prima, specie nell'area massese ed in una parte della Garfagnana si era avvertito il predominio della diocesi Lucchese.
In effetti il controllo della Lunigiana fu sempre importante, poichè posta a ridosso dei passi appenninici che permettevano il passaggio di truppe, genti e mercanti da est verso Roma, mettendo in comunicazione il nord con il sud attraverso la via Francigena.
Il documento di cui stiamo parlando è un diploma, una solenne concessione effettuata nell'anno 963, dall'Imperatore Ottone I al vescovo di Luni. In questo documento l'imperatore conferma al vescovo il controllo ed il possesso di varie "Casta" (borghi fortificati) posti nella valle del vara ed attorno Luni e varie corti.
Le corti erano grandi organismi fondiari, vaste fattorie, caratteristiche di un'epoca, quella carolingia e post-carolingia dominata dal mondo agricolo, prevalente su quello cittadino.
Le corti italiane, seppur di tipo romano, cioè aperte, avevano una economia che le faceva quasi autosufficienti. Erano costituite da due settori territoriali: la "partdominica", di proprietà del signore o del possessore dei diritti della corte, che era lavorata dai servi o da coloro che prendevano a livello l'altra parte, la cosiddetta "pansassaricia" ove risiedevano coloro che lavoravano nella corte e da cui traevano la fonte del loro sostentamento. La corte era dunque un micorcosmo. Tra le corti confermate Vescovo di Luni, ricordiamo quella di Carrara, di Massa, di Servigliano, ed infine la Corte di Lavacchio.
La corte di Massa corrispondeva probabilmente alla piana sotto il colle della Rocca Massese. Quella di Servigliano la zona pianeggiante tra Mirteto e Romagnano sulla destra Frigido.
La Corte di Lavacchio a mio parere comprendeva tutto il settore collinare che andava dall'area della Brugiana verso Forno ed Antona. Un grande organismo rurale, forse caratterizzato , per la scarsità di grandi appezzamenti territoriali pianeggianti, da pastorizia, utilizzo del legno delle foreste e da quella che mi piace chiamare "la civiltà del castagno".
La Corte dava lavoro e sostentamento ai suoi abitanti che lavoravano per se e per il Vescovado a cui riconoscevano parte dei frutti del loro lavoro. L'attuale Lavacchio, era forse il centro direzionale di questo grande organismo agricolo. Il fatto che la Chiesa fu costruita in questo luogo ce lo conferma. Non sappiamo però se prima dell'anno mille era già in funzione una cappella nella Corte, anche se altri indizi ce lo confermano.
Storia della Corte (2) - Privilegio del Papa anno1187
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