IL MUSEO DEGLI EX VOTO

 

 

Durante i mesi estivi dell'anno 1467, la devozione alla Madonna della Quercia si diffuse in maniera straordinaria, nel viterbese prima e nel Centro Italia poi.

Numerosi furono, fin dal primo momento, gli ex voto appesi ai rami della quercia o lasciati sull'altare di tavole costruito ai piedi dell'albero. Alla fine del 1468, i quattro Santesi, incaricati dal Comune di Viterbo di ricevere le offerte e sorvegliare l'amministrazione del luogo pio, spinti dalla continua richiesta dei numerosissimi devoti, decisero di aprire una "bottega della cera" che avrebbe dovuto soddisfare i desideri dei pellegrini fabbricando e vendendo loro gli ex voto richiesti. La bottega fu costruita accanto alla "chiesa Granne" che oggi è una delle più belle opere rinascimentali della Tuscia e del Centro Italia.

La famiglia Ciffarelli ebbe la direzione della bottega fino agli ultimi anni del secolo XV quando i padri domenicani, custodi dell'Immagine sacra, facendo, il 14 aprile del 1497, nuovi "capitoli" con il Comune di Viterbo, ne assunsero la gestione.

Da questo momento, nei registri del convento di Santa Maria della Quercia, compaiono le entrate per la vendita di ex voto e i pagamenti per l'acquisto dei materiali occorrenti agli artisti che lavoravano nella bottega, entrate e uscite che i frati dividevano a metà con il Comune di Viterbo.

Agli inizi del secolo XVI, i padri domenicani della congregazione di San Marco, di cui il convento della Quercia era una delle roccaforti, chiamarono a lavorare nella bottega alcuni membri della famiglia fiorentina dei Benintendi o Fallimagini, esperti costruttori di ex voto in cera, spesso statue a grandezza naturale con telai interni di legno e ricoperte di panno incerato "con bellissime pieghe... Le teste poi erano vote dentro e ritratte dal vivo e dipinte ad olio con quelli ornamenti di capelli e altre cose naturali... che rappresentavano non più uomini di cera ma vivissimi..." . Pur essendo poche le registrazioni che interessano le tavolette votive, sappiamo però, dai tanti libri di miracoli e grazie, che a partire dal 1571 circa, ogni venti anni, sono stampati, che, attaccate alle pareti della chiesa ce ne dovevano essere migliaia.

Montaigne, durante il suo viaggio in Italia, compiuto negli anni 1580-1581, visitò la basilica della Madonna della Quercia e scrisse: "...La Chiesa è bella, piena di gran religione e di voti infiniti...".

tavoletta Ex voto- sec.XV

Nel 1609 la bottega della cera chiuse, perché l'ultimo votaro della famiglia Benintendi, Matteo, andò a fare il romito a Napoli. Al suo posto i frati aprirono la spezieria, nella quale continuarono a vendere ex voto in tavola o in argento.

E’ di questo periodo un volume manoscritto dove furono registrati le grazie e i miracoli che i devoti raccontavano al sagrestano maggiore. Questa consuetudine era iniziata fin dai primi tempi, ma, sfortunatamente, dei precedenti manoscritti non ci rimane nulla. Il volume, mancante dei primi fogli, inizia nell'anno 1647 e termina nell'anno 1748.

In esso, spesso, troviamo le firme di coloro che hanno ricevuto la grazia dalla Madonna insieme con quelle dei testimoni che certificano sia la verità del fatto sia la descrizione esatta dell'accaduto. Alcuni sono accompagnati da attestati medici o notarili che annotano la gravità della malattia guarita. Nel 1619 il sagrestano maggiore, fra Tommaso Bandoni, volle che alcuni ex voto, specialmente le statue di cera, fossero riprodotti dal pittore viterbese Vincenzo Panicale, su una sorta di catalogo affinché "...quando si rompesse un voto, et che andasse tutto in polvere, si potrà rifare col modello dipinto nel libro, che dimostra, al vivo come stanno; et si faccia diligenza da chi viene dopo mantenerli (i voti), che sono le gioie et ornamenti di questa chiesa...".

Vietrbo liberata dalle cavallette per grazia della madonna della quercia- 1576/77- acquarello di vincenzo panicale(1619)

La raccomandazione di fra Tommaso fu per molto tempo ascoltata. Ma, durante i restauri della chiesa effettuati tra il 1860 e il 1882, moltissimi ex voto, sistemati prima in una stanza, l'attuale museo, poi in uno scantinato umido e oscuro, andarono distrutti.

Stampa sec.XVII

Solamente 206 tavolette e numerosi ex voto d'argento rimangono a testimoniare la grandezza del Santuario mariano di Santa Maria della Quercia. Delle 206 tavolette, la maggior parte sono dei secoli XVI e XVII; 15 sono della fine del XV secolo, 21 del XVIII ed appena 4 della prima metà del XIX secolo. Sono scomparse completamente le statue di cera, di cui fortunatamente rimangono a testimonianza gli acquerelli del Panicale.

tavoletta ex voto -1535 - giovanni di baldassarre da vignalello e' liberato dai tormenti per intercessione della Madonna della quercia

Notevole è il contributo etnografico che offre lo studio delle semplici pitture, nelle quali campeggia sempre l'immagine della Madonna della Quercia, talvolta affiancata da santi. La descrizione dell'evento miracoloso non è mai ripetitiva ma varia secondo la tipologia e la provenienza; è raro scoprire la stessa mano, come è possibile fare in un gruppo di tavolette della prima metà del XVI secolo e in altre della metà del 1600, anni in cui fu utilizzata anche la tecnica dell'incisione a stampa per la preparazione di un fondo comune dove poi venivano inseriti particolari diversi a seconda delle situazioni. Interessanti anche alcune situazioni particolari.

In una, Emilio Bissio viene sottoposto dal Cerusico a un'operazione. L’ambientazione è suggestiva: il malato, legato a una tavola, è operato dal medico circondato da assistenti che tengono candele accese per fare luce, che portano ferri roventi per stagnare il sangue che esce copioso dalle ferite e che offrono panni puliti.

tavoletta ex voto di Emilio Bissio- sec XVII

 

In un'altra, del 1624, il sagrestano maggiore fra Pietro Martire Romani è colpito da un fulmine mentre riposa nella sua camera.

Tavoletta ex voto di Padre Pietromartire Romani- 1624

 

La scena, descritta dal pittore con una vivacità tutta popolare, rende bene la critica situazione del frate.

In un'altra, del 1661, Gian Giacomo Grappolino ringrazia la Vergine per averlo liberato da malattia com'egli stesso racconta al sagrestano sottoscrivendo la testimonianza che ritroviamo nel volume dei Miracoli e delle Grazie:

"Givan Giacomo Grappolino, romano, d'anni cinquanta, nell'anno 1661 nel mese d'ottobre s'ammalò di febbre maligna con pericolo evidente di vita, anzi spedito da tre medici principali di Roma in particolare Matheo Paris medico hoggi della famiglia di Nostro Signore [papa Alessandro VII] la sera ch'entrava nel 14 li medici dissero che la mattina all'alba dovea render l'anima a Dio, la notte fu persuaso da Certe persone devote, che dovesse prendere sul brodo un poco del legno della quercia di questa Beatissima Vergine, lo prese e sua moglie e tutti di casa fecero voto alla Beatissima Vergine di presentarsi in questa' chiesa, prese un poco di legno, che non havea potuto dormir mai in tutta la sua malattia et all'hora li comparve in [sogno] una donna [che si crede esser stata la Beatissima Vergine] che li disse: urinate, che già havete [ricevuta] grazia della vostra salute; e subito chiamai gente di casa, dove prima non havea potuto[mai], urinai in grandissima quantità, e subbito mi passò la febre, di maniera che la [mattina] seguente, li medici domandorno alli vicini se era morto, e dicendoli che stavo [in salute] si stupirono, entrarono e ritrovorno che stavo senza febre con stupore loro grande et in fede della verità io mi sono sottoscritto di propria mano hoggi 12 di maggio 1662.

Gio. Jacomo Grappolino confermo quanto di sopra con giuramento mano propria.

Io fra Raimondo Penelli maestro de novizi fui presente.

Io Michele Nardini fui testimonio quanto di sopra.

Io fra Vincenzo Poerio sacrestano maggiore ho scritto tutto ciò, mano propria".

tavoletta ex voto di Giovan Giacomo Grappolino- 1661

 

Il Museo degli ex voto fu inaugurato il 22 dicembre del 1978 ; fu realizzato per raccogliervi tutto ciò che, di bello e prezioso,era disperso nel complesso monumentale, onde i visitatori ne potessero godere le bellezze e i tesori stessi fossero più sicuri.

Il contenuto del Museo è vario, ma ciò che maggiormente attrae l'attenzione dei visitatori è costituito dalle tavolette votive.

Sono siglati da beneficiati della Madonna, qui convenuti da ogni parte d'Italia.

Ma oltre gli ex-voto si potranno contemplare un busto del Redentore di Giovanni della Robbia, una raccolta completa di statue di bronzo, raffiguranti Cristo e i 12 Apostoli, opera eseguita da fonditori romani intorno alla metà del 1600,

Sono esposti alcuni corali del 1500 con deliziose miniature, pergamene con lettere e brevi di Pontefici, paramenti sacri .

Ex voto di Carlo Felice Malatesta -1633

Inoltre in apposite vetrinette vasi sacri come calici, pissidi, ostensori e, dulcis in fundo, degli ex voto d'argento, raffiguranti personaggi che dalla Madonna della Quercia furono miracolati.

 

 

TORNA MENU'