CULTURA - Qualcuno mi spiega ...

Derivato dal progetto "GUERRE STELLARI"

L'INIZIATIVA U.S.A. PER UNO SCUDO SPAZIALE

Il presidente Bush ha confermato l'intento di realizzare il nuovo sistema di difesa nazionale.

Di Silvano Bronchini

Tratto da AERONAUTICA Maggio 2001

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Il 1° maggio, nel suo primo discorso dedicato alla sicurezza nazionale, il presidente statunitense George W. Bush ha confermato la sua intenzione di realizzare un sistema monovettore "per intercettare i missili avversari a metà del loro cammino transcontinentale o al loro rientro nell'atmosfera" vale a dire quel sistema di difesa contro attacchi missilistici noto come "scudo spaziale" già proposto da alcuni dei suoi predecessori.
E nel dare l'annuncio - anche per non irritare la Russia, la Cina e molti paesi europei contrari a tale iniziativa, come vedremo - ha informato sull'avvio di una serie di strette consultazioni con tutti sia a mezzo di telefonate sia con l'invio in Europa e Asia di delegazioni di suoi rappresentanti incaricati di illustrare i particolari dell'iniziativa.

La storia dello "scudo"

Nel 1967 il presidente Lyndon Johnson propose un programma antimissilistico denominato "Sentinel" e derivato dal Nike-X per intercettare, ignorando la minaccia sovietica, solo i missili che la Cina aveva appena acquisiti.
Nel 1969 Richard Nixon recò sostanziali mutamenti ai progetti di difesa missilistica degli Stati Uniti in quanto da una difesa selettiva delle postazioni dei vettori ICBMs (InterContinental Ballistic Missiles) mediante intercettori a corto raggio pervenne alla ratifica con Mosca del "trattato sulla limitazione di sistemi antibalistici" (Trattato ABM) firmato a Washington il 26 maggio 1972, dopo la fine della guerra fredda, con il quale le due potenze rinunciavano ai sistemi di difesa antimissilistica - cioè ai sistemi idonei a controbattere i missili balistici strategici o elementi di essi (testate di guerra) durante la loro traiettoria di volo e costituiti da missili intercettori, vettori di lancio e radar - puntando sul fatto che una maggiore vulnerabilità di entrambe le parti avrebbe allontanato il rischio di una guerra nucleare.
In altre parole si eliminava la difesa missilistica in un contesto generale di accordo sulla limitazione delle armi strategiche offensive di cui al Trattato SALT I (Strategic Armaments Limitation Talks).
L'ABM, nel 1974, venne poi modificato in senso diminutivo da un protocollo integrativo.
Intanto gli USA avevano messo a punto un sistema di difesa anti ICBM, derivato dai precedenti sistemi citati, denominato Safeguard e reso operativo il l° ottobre 1975, alla cui funzionalità contribuiva la catena radar strategica BMEWS (Ballistic Missile Early Warning System) dispiegata dall'Alaska alla Groenlandia e da questa alla Gran Bretagna.
Circa dieci anni dopo seguì il progetto proposto il 23 marzo 1983 da Ronald Reagan con la sigla SDI (Strategic Defense Initiative) - progetto da lui preconizzato già due anni prima quando in un discorso del settemhre 1981 aveva detto che occorreva "passare dall'attacco a terra alla difesa nello spazio" - volto a creare un sistema di difesa spaziale dotato di satelliti intercettori e distruttori di ogni minaccia nucleare proveniente sia da missili balistici sia da bombardieri soprattutto sovietici. Progetto che divenne presto noto con il nome di "Star War".
Da quest'ultimo è derivato l'attuale programma per uno scudo spaziale denominato "National Missile Defense" (NMD) del quale gli Stati Uniti intendono ora dotarsi, e che potrebbe essere operativamente completato nel 2010, programma appoggiato a suo tempo anche da Bill Clinton che tuttavia lo intendeva come uno "scudo" di un centinaio di missili rischierati nell'isola di Shemya in Alaska, cioè una difesa missilistica limitata basata su un sistema integrato di avvistatori radar e di satelliti.
Si è pensato anche di cambiare la denominazione NMD (Difesa missilistica nazionale) a GMD (GlobaI Missile Defense) dando così sostanza al concetto di una "entità supersovrana" mondiale (polo USA-Europa-Giappone).
Nel settembre 2000 il presidente Clinton, ormai alla fine del suo mandato, lasciò ogni decisione sullo "scudo" al suo successore ottenendo un plauso corale da Russia e Europa che, come vedremo, nutrono molte perplessità e preoccupazioni su di esso.
Ma Bush, che già nella campagna elettorale l'aveva promesso agli Stati Uniti, una volta eletto ha subito detto di voler proseguire nel progetto dello "scudo" annunciando successivamente (febbraio 2001) di rinunciare a buona parte delle armi nucleari di distruzione di massa (attualmente gli USA hanno 7.519 testate nucleari installate su missili posizionati a bordo di sottomarini o di bombardieri e l'intento sarebbe di portarle a 2.500-2.000) per conseguire notevoli risparmi da dedicare alla realizzazione dello scudo spaziale antimissile, realizzazione definitivamente confermata lo scorso 1° maggio, come abbiamo visto, dal neo inquilino della Casa Bianca.

E' da evidenziare che gli Stati Uniti, nel tempo, hanno comunque proseguito la sperimentazione del missile anti ICBM basato sul principio delle armi spaziali a energia diretta (DEW, Direct Energy Weapons) utilizzanti raggi laser; raggi X e raggi di particelle e su quello delle armi a energia cinetica (KEW, Kinetic Energy Weapons) per l'intercettazione delle testate di guerra prima del loro rientro nell'atmosfera, ma le tre prove di intercettazione fino ad oggi effettuate non hanno avuto, come vedremo, un esito completamente positivo.
Recentemente, infine, era stato annunciato che l'amministrazione Bush aveva un nuovo approccio" alla difesa anti-missile: il progetto non veniva più chiamato NMD ma MD (Missile defense) e la caduta della N - oltre che cambiare l'impressione che gli Stati Uniti pensassero a proteggere solo sé stessi - significava che Bush puntava ad un progetto più ampio, capace di proteggere non solo il territorio degli USA ma anche gli interessi nazionali del paese in ogni altra parte del mondo, come le truppe rischierate fuori confine, nonché gli alleati della Nato e del Medio Oriente.
E' infine da sottolineare che è allo studio anche un'alternativa allo "scudo spaziale" globale costituita da un sistema di difesa regionale da teatro con razzi e laser su navi ed aerei (vicina alla proposta avanzata in varie occasioni dal presidente russo Vladimir Putin di creare uno scudo europeo alternativo rispettoso del trattato ABM attraverso una cooperazione multilaterale per una "forza antimissilistica mobile e non strategica") che non prevede quindi l'uso di missili antimissili strategici e pertanto non violerebbe il trattato stesso.
Aggiungiamo che la differenza tra lo "scudo spaziale" americano e la proposta russa consiste nel fatto che il primo prevede una risposa difensiva nella fase di caduta dei missili attaccanti (contraria al trattato ABM) mentre la seconda si basa sull'attacco ai missili nemici nella loro fase di partenza.
Secondo Bush, oggi lo "scudo spaziale" è inteso come deterrente per proteggere gli USA ed i suoi alleati da possibili attacchi da parte di una ventina tra stati terroristi" (definiti anche stati "furfanti", "canaglia", "preoccupanti" o "turbolenti e instabili") come Iran, Iraq, Corea del Nord, Libia (ma anche India e Pakistan) ed organizzazioni terroristiche (come quella guidata da Osama Bin Laden) dotati di armi balistiche o che sono in procinto di dotarsene.
Lo scudo, come è stato sottolineato in varie occasioni informali e nei contatti tra specialisti della difesa delle due sponde dell'Atlantico, potrebbe essere esteso all'Europa e gli europei avrebbero facoltà di parteciparvi.

Come funziona lo "scudo spaziale" (vedi disegno in testa)

1) Da una base missilistica di uno dei possibili avversari viene lanciato l'ordigno da attacco;
2) il missile attaccante, finita la sua fase propulsiva, libera le testate, di cui alcune false, che porta nell'ogiva;
3) le testate si dirigono verso l'obiettivo seguendo una traiettoria parabolica;
4) i satelliti da osservazione posti in orbite alte e basse - come i DSP (Defense Support Program -4a) oggi già posizionati nello spazio ed i più avanzati SBIRS (Space Based InfraRed System - 4b) ora in costruzione - scoprono il lancio dei missili
5) intanto anche i radar della difesa (EWR - Early Warning Radar - 5a negli USA per telemetria alla massime quote e distanze, 5b nelle Haway per valori medi e 5c nell'atollo di Kwajalein delle isole Marshall nel Pacifico per valori minori - in grado di rilevare le testate nemiche in arrivo, di seguirle e di distinguere le vere dalle false e scoprire così quelle da colpire) monitorizzano il volo del missile e delle testate inviando i dati ad un centro di controllo situato presso il Comando integrato americano-canadese per la difesa aerea del Nord-America (NORAD) a Colorado Spring;
6) il centro ordina alla Vandenberg Air Force Base in California il lancio dei missili intercettori GBI (Ground-Based Interceptor) recanti nell'ogiva i veicoli robotizzati EKV (Exoatmospheric Kill Vehicle - veicolo killer esoatmosferico) detto semplicemente "kill", lungo 1,3 m e pesante 50 kg;
7) gli EKV rilasciati dai missili GBI individuano le testate vere distruggendole per impatto diretto.

Le testate eventualmente sfuggite agli EKV possono essere affrontate anche da altre difese, previste anche per contrastare missili a medio o breve raggio, comprendenti:
8) armi laser aerotrasportate (Airborne laser) montate su aerei B747 che volano a 40.000 piedi di quota;
9) difesa navale di teatro (Navy Theaterwide - NT e Navy Area Defense - NAD) costituita da missili a tre stadi lanciati da navi fin oltre l'atmosfera;
10) Thaad (Theater High-Altitude Area Defense) con missili aria-aria d'alta quota posizionati su veicoli terrestri semoventi dislocati anche in paesi alleati;
11) Meads (Medium-range Extended Air Defense System) con missili per le medie quote lanciati da rampe mobili;
12) sistema Patriot PAC3 (Patriot Advanced Capability) per la difesa a quote medie e basse, versione aggiornata del noto missile antimissile impiegato anche nella Guerra del Golfo.

Gli esperimenti

Per verificare la fattibilità, efficacia e convenienza dello "scudo" sono stati previsti complessivamente diciannove esperimenti via via sempre più complessi e sostanzialmente basati su:
a) un bersaglio, costituito da un Minuteman II, che viene lanciato dalla base Vandenberg;
b) esso libera nello spazio una testata simulata accompagnata da un'esca (un finto bersaglio costituito da un pallone gonfiabile che simula una vera testata e che dovrebbe ingannare l'intercettore);
c) la testata inizia la sua discesa sul. Pacifico dopo aver raggiunto una quota di oltre 5.000 km;
d) dopo circa 20 minuti dal lancio del Minuteman, dall'atollo di Kwajalein a circa 7.000 km di distanza dagli USA, viene lanciato il missile intercettore che sale nel cielo e dopo pochi minuti libera nello spazio l'EKV:
e) l'EKV, guidato da un sistema all'infrarosso, inizia la caccia che dura 7 - 8 minuti;
f) l'EKV si avvicina al bersaglio, che deve riconoscere evitando l'esca, e lo impatta facendolo disintegrare per effetto dell'enorme energia cinetica sviluppata da una collisione a 24.000 km/h ad una quota di circa 250 km.

Come abbiamo accennato gli Stati uniti hanno già effettuato tre esperimenti in materia.
Il primo ha avuto luogo il 2 ottobre 1999 con l'intercettore che è andato a segno ma con il verificarsi di diversi inconvenienti sia al radar di tiro sia al sistema di ricerca del missile "nemico".
Il secondo, avvenuto il 19 gennaio 2000, prevedeva che l'incursore venisse avvistato dai satelliti d'allarme situati a 36.000 km di quota che hanno inviato i dati al centro di sorveglianza di Colorado Spring e al Comando e controllo situato a Kwajalein. Il missile intercettore ha però mancato il bersaglio.
Il 7 luglio 2000 è fallito anche il terzo test (mandando così in fumo oltre 200 miliardi di lire, tale il costo dell'esperimento). Il Minuteman II, che questa volta viaggiava ad una velocità molto inferiore a quella di un vero missile nemico sulla stessa traiettoria fra la California e Kwajalein dei due precedenti esperimenti, è stato si intercettato (il sistema di comando e controllo, i satelliti di sorveglianza e i radar di tiro hanno funzionato perfettamente) ma il "Kill" non si è staccato dall'intercettore.

Lo stato attuale del progetto ed il suo costo

Oltre agli esperimenti che abbiamo ricordato è da dire che i primi appalti sono già stati aggiudicati a varie aziende statunitensi specializzate nel settore degli armamenti come la Raytheon (per lo sviluppo di sistemi di localizzazione dei missili e stazioni radar ad alta potenza), Lockheed Martin, Boeing Space and Communication (per lo sviluppo e le prove dei sistema anti-missile), General Dynamics, Litton e TRW Inc. (per la costruzione di stazioni di comando).
Il 25 gennaio 2001 l'US Air Force ha realizzato con successo assieme a tre ditte appaltatrici (Lockheed Martin, TRW e Boeing) il collaudo in laboratorio degli apparati ottici di cui dovrà essere dotato il sistema dello scudo spaziale antimissile a raggi laser aeroportato o collocato in orbita su satelliti artificiali.
E' da sottolineare che, da quando Reagan avviò il progetto, gli Stati Uniti vi hanno già speso più di 57 milioni di dollari, che le previsioni attuali indicano in altri 50-60 miliardi la cifra necessaria al suo completamento e che l'attuale titolare del Pentagono ha chiesto al Congresso di aggiungere al bilancio per la difesa circa 25 miliardi di dollari per i prossimi sette anni dei quali 2,3 miliardi destinati proprio allo scudo spaziale.

Le perplessità e le preoccupazioni degli altri Paesi

In Europa si teme di veder saltare il principio del "rischio condiviso" che per decenni è stato alla base della dottrina militare e di sicurezza della NATO in quanto un'America al sicuro da attacchi missilistici potrebbe non avere più lo stesso entusiasmo di prima nel garantire la sicurezza atlantica.
Mosca, e non solo lei, come abbiamo rilevato, lo considera una violazione al trattato ABM del 1972, trattato che comunque Bush, nel suo primo discorso sulla sicurezza nazionale e riferendosi al mutato contesto internazionale avvenuto da allora, ha definito "da ripensare perché non riconosce la situazione attuale e non indica il futuro. Rappresenta cioè il passato" precisando che le sue parole non sono "una denuncia unilaterale" ma il richiamo ad "un lavoro di equipe per rompere con il passato e adeguarlo ai nostri tempi.
Nell'agosto 2000 un rapporto sulle "Risposte internazionali al sistema di difesa missilistico nazionale USA" preparato dai servizi informativi statunitensi sottolineava che lo "scudo" potrebbe provocare il riarmo nucleare cinese, portando Pechino a decuplicare il suo attuale arsenale di 20 missili balistici e Mosca a rimontare testate multiple sui suoi missili intercontinentali in spregio allo Start II (è da ricordare in proposito che la Russia ha recentemente sviluppato un nuovo missile intercontinentale, il Topol M-10).
Pur se in più occasioni gli USA hanno rassicurato i propri alleati europei sul progetto, affermando che esso non è diretto contro la Russia e che gli alleati stessi - come del resto ha confermato Bush il l° maggio - saranno sempre consultati in materia di difesa antimissili, le perplessità della Francia, che teme soprattutto una ripresa della corsa agli armamenti, sono condivise anche da Norvegia, Italia, Belgio e Germania mentre il governo della Gran Bretagna ha dichiarato invece nell'estate scorsa che potrebbe mettere a disposizione dello "scudo", riconvertendole opportunamente, la grande base radaristica di Fylingdales nello Yorkshire settentrionale ed il centro di comunicazion di Menwith Hill (una possibilità questa che, appena annunciata da un portavoce di Blair, portò il Parlamento di Londra a chiedere a Blair stesso di respingere il progetto antimissile USA).
Ed è ancora da dire che nel marzo 2001, altre fonti americane hanno data come possibile la partecipazione del Canada all'iniziativa statunitense di difesa antimissile ricordando che tale Paese fa già parte del citato NORAD.
Tra le nazioni favorevoli al programma statunitense è anche l'Australia che lo ha appoggiato senza riserve.
L'Unione Europea guarda con diffidenza al progetto in quanto potrebbe aumentare le tentazioni isolazionistiche degli USA e spingere la Russia a rallentare il ritmo dell'avviato disarmo nucleare previsto dai trattati START II e III. E, infine, preoccupazioni in merito sono state espresse anche dal segretario generale dell'ONU Khofi Annan che teme il rischio di una nuova corsa al riarmo nucleare.