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Il Signore della frogia


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Notizia dal
Gatto ISDF - Capitolo 7: L'ASSALTO
 







    "
L’ASSALTO"   






Il silenzio dell’attesa gravava su tutti loro, rotto solamente dal dolce crepitio dei fuochi accesi sui bastioni. Una pallida falce di luna dipingeva a stento  gli argini del vicino RIO TORVOLO.
Attenti occhi osservavano la languida piana d’innanzi attendendo l’arrivo del BIDDELFICO nemico.
Un sordido rumoreggiare di voci e di armi sguainate, annunciò il sopraggiungere della battaglia.
Tutti, all’interno della TORRE, osservavano trepidanti lo schierarsi del nemico. In poco tempo la fronteggiante radura si colmò di urlanti ed agguerriti soldati vestiti delle loro tipiche trasandate armature di “cuoio di verro”.

Le frecce, a migliaia, come stelle cadenti, vennero scoccate dalla TORRE DEL CASCIO trafiggendo l’urlante massa nemica; questa, sconcertata dalle numerose perdite arretrò sulla sponda est del RIO TORVOLO scomparendo alla vista dei difensori.
Il tempo che segui a questo primo attacco sembrava non finire mai, infatti, l’esperto manipolo di guerrieri tutti, sapeva che la vera battaglia doveva ancora giungere.
I numerosi nemici, riorganizzatisi, si presentarono nuovamente all'attacco dotati  di possenti e pesanti armi d'assedio avute in dono dal caso molto tempo prima, come arieti e balliste decisi più che mai di fare breccia nelle mura e lavare nel sangue dei nostri eroi, l'onta poco prima subita.
GIAMPASSO, dall'alto notò per primo le dotazioni del nemico e subito incitò gli uomini con una tipica frase Pallafontanese che suonava di ancestrale:

< Sirbo 'mpuzzolito...... parghino spaurikki della canipa.... >

BOROTIZ, suo compaesano ed amico fedele, sentitolo parlare, chiuse dicendo:

< BEEMICE !!!!!! Gasse all'Internescional >

I primi dardi infuocati di ballista, si conficcarono con forza sulle ciclopiche mura della roccaforte atti a proteggere la lenta ma inesorabile avanzata degli arieti.
A nulla servivano le frecce incendiarie scoccate dalla TORRE.
I BIDDELFI, facendosi scudo dei corpi dei loro caduti giunsero sotto la porta iniziando da subito a tempestarla di "mazzz'te".
Occorreva una soluzione immediata.........

< ECCHICE.... ECCHICE..... SOR PADRO'...... >

Disse LANNOR rivolto a BUGLIONEOR, si era infatti accorto che la ciclopica porta iniziava a cedere sotto i potenti colpi d'ariete.

< CHI APRE DIMANEMMATTINA ?..... AAAA LANNOR UN C'E'... C'E'....? UN C'E'.....! >

Il mastrointagliatoreimpagliatorescultore ed inventore, in questo caso anche traduttore, capito il messaggio di urgenza del suo fido "birbaccione" richiamò l'attenzione di BOROTIZ:

< Movemise tu.... polletrò che n'cemo manco r'tempo de petacce ! Sto sacramento de portone mo mo ce lassa, daje na mano da sto curnuto becco >.

Prontamente il "tamanto" BOROTIZ, resosi conto della gravità dei fatti intervenne; gettandosi con la sua forza erculea sulla porta ormai semi divelta, creò una si tale onda d'urto da ricacciare in dietro di due pertiche tardanesi almeno, gli arieti attaccanti.
LANNOR, a rischio della sua stessa incolumità, grazie alla sua totale incoscenza, con acrobatica et rocambolesca manovra, puntellò con gigantesco passone di legno di cerro l'ingresso.
Da sopra il bastione i difensori più che mai "gassati" dalle eroiche gesta del Tardanese, iniziarono un fitto e mortale gettito di lance, frecce, sassi, scudi, elmi, bottigle vuote, tappi, sputi ed insulti vari a condimento.
Tutto cio fece si che l'attacco protrattosi per quasi tutta la notte, venisse respinto.

Le prime luci del ventitreesimo giorno del periodo delle frasche (aprile), andavano lentamente diffondendosi sulla piana circostante coperta dalle spoglie dei caduti.
Un'altro lungo giorno aveva inizio alla TORRE DEL CASCIO.


Fine del capitolo.


Abbiate pazienza le     non tarderanno.

Ultima modifica: 18/10/2003