a notte trascorse tranquilla, alle prime luci del giorno, la voce squillante di Alex il Magico, svegliò i quattro reduci compagni.
< Bonamatina bardasciacci, arvete durmito bene? Adesso arvenite co me, seguitemi >.
Mentre tutti si affrettavano nei preparativi della partenza, il Nano si guardò intorno pensieroso, fino al momento in cui, aprendo bocca disse:
< EH EHH...... Ma come facciamo EH EHH...... a seguirti se sei invisibile EH EHH..... >?
L'affermazione del Nano, rese effettivamente tutti pensierosi.
Come avrebbero potuto seguire la loro guida se la stessa non era visibile ?
< Un muminducciu..... 'ngo nze semo capitiiii ! ! ! Ghe famu come Pazzaja ! ! ! Cunnimo la pulenta co la paja su per Peja drento r'Paglia.....! ! ! Ma che te sì 'mbacito... ! ! ! Semprice, io ganto 'n ber sonetto e vartri me seguite a passetto... . Purge 'ngangarita >.
Fiduciosi di poter portare a termine l'ardua impresa di seguire qualche cosa di immateriale, tesero attentamente le orecchie e partirono.
Il Magico intonò una dolce litania che celebrava la bellezza de "Lu Monnu" e de "Lu Sole".
Bellu è lu monnu
Quanno lu sole sbrilluccica
Sopre a le maesi
Passando pe li paesi
Armango accucì.
Co le gamme a spasso
Sopre all'urticillu
Non m'arsento purittillu
Ma r'mango accucì.
Sopra alla peja
Nun ce r'mango a veja
Nun ce r'mango a veja
Ma ce r'vò a durmì.
Questa canzone accompagnò per buona parte del giorno i compagni, sino ad arrivare in un boschetto di ginepri secolari. A questo punto, cessata la canzone, come presi da un'energia misteriosa, vennero attirati in una piccola radura, ove al centro si ergeva un grosso masso modellato a mo di grande bocca.
All'interno della bocca erano scolpiti nella roccia tre seggi, sui quali sedevano tre vecchie veggenti. Loro erano il sapere, passato e futuro, della misteriosa VALLE NERA.
Al centro sedeva SALLYSPEKTRA, dai capelli bronzati, madre del magico; alla sua destra FERDYNANDEA, dai bianchi capelli, saggia ed urtosa; alla sua sinistra, la TIGIGIGGIA, megera a due teste.
Arrivati al cospetto delle suddette Vecchie, Alex il Magico invitò i quattro compagni a sedersi in terra e si rivolse alle Veggenti dicendo:
< Tando....'ngià sapete tuddo, 'arpotemo daje 'na manoo... > ?
Dal suo seggio si alzò FERDINANDEA e disse:
< Noi, già sappiamo di voi e delle vostre stirpi. Siamo a conoscenza sia della vostra missione che della prossima destinazione. Non siamo in buoni rapporti con il vostro amico Strego, poiché ci ha sempre accusate di essere "PETTEGOLE", ma a noi sta a cuore la terra di Morregretti. Se scomparisse ci renderebbe la vita monotona..... di chi potremmo sparlare?...... Quali cazzi potremmo farci >?
<Se semo 'mbacite pe trovavve lu sistema de favve artornà a casa >
seguitò SALLYSPEKTRA,
< Ma lu sistema a la fine l' arvemo ar'trovo, lu pelu dellu sumaru, la coccia de lu pane, lu sugu de lu cucummirittu e nu pezzettu de zuccuru; què cia 'rserve pe favve artrovà lu vostru munnu >.
Dalla bocca della piccola testa posteriore della TIGIGIGGIA, rimasta in silenzio fino a quel momento, uscirono queste parole :
< Fusse pe mè, ve mannerebbe pe funghi co la nonna de Tryuffa, ma siccome dice che v'emo da da na mano ........ allora chiappate què, tre angozzate pir uno e co sta pozzione ve aiuteremo a annà do dovete d'annà >.
Bevuta che fu la pozione, i quattro si sentirono venire meno, e tra il sogno e la realtà videro per ultimo il volto del barbuto ALEX IL MAGICO.
Questa mistura di magia stregoneria e sapienza, gli avrebbe permesso di smaterializzarsi e "rimaterializzarsi" lì dove le Veggenti e il Magico sapevano essere necessaria la loro presenza.
Ancora una volta la fortuna aveva aiutato i Compagni, i quali si sarebbero così riuniti a Frondor e Mirikolas alla Torre del Cascio.
Abbiate pazienza le
non tarderanno.