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Il Signore della Frogia


Notizie
dal Gatto Nero e dal mondo

 
Notizia dal
Gatto ISDF - Capitolo Quarto: Il Portatore della Frogia 

"IL PORTATORE DELLA FROGIA"

Questo capitolo
è stato scritto grazie
alla dedizione costante
ed inesistente del
Dark,
attualmente impegnato con
Le Comiche.
Si ringrazia altresì
la valida presenza del
Tab

...e passo dopo passo...

Scrittura Bolscevica
Così si scrive.

" MELIUS HABERENT QUAM NON HABERENT "
Così si legge.

" E' MEJO AVECCELA CHE N'ECCELA "
Così in Tardanese.

I l sole, alto nel cielo, risplendeva sulle maestose fronde delle "cerque".
Mirikolas e Frondor in groppa al fiero Veleno, s'inoltrarono nel Bosco Franco di Sotto; finalmente avrebbero proceduto al coperto.
<O Mirì ....... >.
Ne uscì Frondor.
<Ma...... quei tubercolosi antisichiti scuri sur muso de prima, chi aderino.....? Meno male che nun ce so vinuti reto..... ma po' che avrebbero voluto da noe......? ......Un corpo che je piijasse.... . .......Me s'è fatto male da la paura....... >.

< Quelli che tu hai visto, Frondor, sono i feroci guerrieri Billy, malefici e succubi servitori dell'ignobile signore di Minas Piccian, Sauroman >.

< Ah....ah.... mo ho da v'è capito ...., donqui erino quei brutti de dillà de rigo, i compari de quello che ho messo sotto su pe le poggere...... cercavino dammì no?...... E' che vulivino...... na puleggetta... n'variatoretto... n'dadino der dodici...... ehhh..... ma tanto prima o poi j'ha da vinì la pronospara dall' umiccione ...... me so vinuti a cercà perché vulivino la riavuta..... sti cacarabbia >.

Mirikolas arrestò il cavallo e scendendo invitò il compagno a prendere posto su di una pietra. Con la sua voce soave, iniziò Frondor alla conoscenza dei poteri della Frogia e raccontandone la sua importanza, per loro e per tutta la terra di Morregretti.
Il Bolscevico lo mise altresì al corrente che i Billy erano lì per la Frogia e non per lui.
Da adesso in poi dovevano inoltre rimanere guardinghi perché il prezioso "tesssoro" che portavano era bramosamente ricercato anche dal malefico.
Frondor rimase per un po' silenzioso, e soprattutto "basitamente" pensieroso.

Il Signore di Granpiozzo continuò a raccontare al Tardanese la storia della Frogia e ciò che a lui era stato concesso di sapere.
Pochi saggi infatti erano al corrente degli infiniti e misteriosi poteri insiti in essa; Don Gandalf stesso conosceva gran parte dei poteri ma non tutti.
Questo prezioso tesoro aveva cambiato portatore più volte fino ad arrivare nelle mani dello stolto Arringollunito, che usava il magico anello per scopi personali; proprio questo rendeva schiavi e vittime della Frogia; essa doveva e "voleva" essere utilizzata solamente per il bene di tutte le stirpi, motivo per cui era stata donata al SACRO PORCHETTO.
Questo animale viveva in una era ormai lontana nella Terra di Morregretti, che includeva, all'epoca, la Contea di Celletti, attuale regno di Sauroman e, la Terra di Bidda, attuale regno di Re Rikkennero. Essa era stata donata da un non meglio specificato SIRBONBIUS (ma questa ariè un 'altra storia), celebrato dai saggi come creatore, di un' epoca di pace e serenità grazie proprio al suo "dono".
La morte del porchetto, ucciso dal giovanissimo Sauroman, e la perdita della Frogia che esso portava al naso, decretò la fine della pace in Terra di Morregretti e la suddivisione di questa negli attuali confini.
Finita la novella, Mirikolas richiamò Veleno è salito in groppa tese il suo braccio a Frondor, ma questi sembrava assente, così il compagno gli domandò:
< Amico ,ti ho forse arrecato turbamento con queste notizie...? Se c'è qualcosa che ti preoccupa dimmi pure...! Sarò ben felice di fuggire ogni tuo dubbio >.

< R'probrema ....... è che dammì sta faccenna me tanfa.......... micchì stò sempre ammenso come r'trimisirino sirbo struppio........donqui mo te dico na storia io........ . Allora, stavo co quella ntramentre m'attraversa un beccamorto zozzo de billo ....... , le chiappo avanti, me se roppe r'carro, arriva lo strego, me porta via sirbo scustulicciato........ , m'eva da parturì la vacca prena ......... che si me more quer vitello sirbo somaro da macchia co la soma ..........e po'......... doppo che me so morti pure i bovi......... , me tocca portà sta cosa che dammì me ruvinarà......... perché.......... me ruvinarà.......!!!!!!!...... . Oramai l'ho capita l'antifana......... si me casca r'celletto m'arimbarsa dar culo........ >.

Finito che fu lo sfogo, Frondor si decise a salire in groppa allo stallone ed i due ricominciarono il viaggio.
Persa ormai la cognizione del tempo, Mirikolas riconobbe i sentieri e capì che si stavano avvicinando al gran fiume Brantiberino.
Raggiunte le sue sponde, nel tardo pomeriggio, si apprestarono a guadarlo onde evitare il lungo cammino verso il ponte della breccia. Raggiunta la sponda opposta, grazie alle doti del potente Veleno, la risalirono proseguendo fino al punto in cui il Rio Torvolo diviene affluente del Brantiberino.
La piacevolmente fredda aria della sera scrollava di dosso un po' di fatica mentre i due procedevano tra la fitta boscaglia che costeggiava le "torvele" sponde del corso d'acqua.
Veleno avanzava ritemprato dalla vicinanza delle terre conosciute, quando improvvisamente una figura curva, scura, ammantata di stracci e dai capelli ramati, gli si parò innanzi dicendo:

< N'te sa ora de vini a casa Sirbo girandolone come ti !!!! >

Mirikolas, accortosi dell'accento Tardanese, chiese a Frondor:
< Conosci Messer Frondor questo essere spaurito >?

< Sirbo gojio....... è la ma de quello scialucato der Tribbola....... r' fratello dello Zenguaro......Sirbo strinciaforaggiato... . ... Ma varda tu nde arrivata sta simpriciotta della Furminien...... >

Furminien avanzando verso il cavallo continuo dicendo:

< Disgrazzzziaato...... do si nnato ? So tre giorni che t'aspetto su per colle dell'Ulivo, sotto casa de r'babbo de Giambannella, m'era vinuta la mannaponsa afforza de aspettà da tì, e te s'hò vinuta a fa l'incontro, ari s'ito su pe i colli der Montecchio a fa r'galletto no >?

Frondor, basito per la scenata, disse:

< Mirì...... lassa fa....... que le conosco, c'ha preso per su fijio, quello più ciuco....... . Sirbo cieco da ciuco Sirbo ciuco cieco >.

All'improvviso si udì il rumore di un galoppo e dopo un attimo, apparve un cavallo dal biodo mantello, tipico della razza "De' Loffo", puledri allevati in terra di Tardane, montato da un giovane minuto, sparuto e spaurato che si diresse verso la donna.

< O ma.......... >, disse il cavaliere, < E' tarçdi va a casa........ Sirçbo porçco >.

Caricata che fu la madre, il giovane cavaliere si rivolse alla sua cavalcatura dicendo:

< Frçrisen......... corçri più veloce del lampo Sirçbo incancherçito >.

Mentre Frondor vedeva allontanarsi, praticamente allucinato madre, figlio e cavallo, Mirikolas sembrava non credere ai suoi occhi e alle sue orecchie. Di tutta questa storia non ci aveva capito nulla. La curiosità lo spinse a chiedere spiegazioni.
Le risposte di Frondor si sintetizzarono in una sola frase:

< Te è come se piji un fijio e le porti in giapponia................... si le mozzica n'sorce..... te more >.

I due ripresero il viaggio in assoluto silenzio, la succinta risposta di Frondor lasciava nel cuore di Mirikolas, un profondo sconcerto.
Era notte fonda quando giunsero alla Torre del Cascio, illuminata dalle torce che bruciavano sui merli, bussarono al grande portone dove le guardie, riconosciuto il loro signore, esplosero in grida d'ovazione accogliendo lui ed il suo compagno con grande entusiasmo.

Mentre Mirikolas veniva informato sui fatti accaduti, la luna rischiarava il guado del Morzodiavolo, teatro della feroce battaglia che durante la giornata ivi si era svolta.

Il cavallo di MIRIKOLAS

" VELENO "


Stallone di pura razza
LANDO'
figlio di STRANAMORE, addestrato da DUCCIOLAS,
nelle radure di GRANPIOZZO.

Fine del Capitolo.

Abbiate pazienza le     non tarderanno.

Ultima modifica: Sat May 31 11:15:54 2003