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Anche i pedofili si curano

Luigi Manconi

Il meccanismo del ricatto morale è sempre il medesimo: di fronte a un dramma particolarmente atroce, di cui si individua un responsabile particolarmente efferato, la tentazione è quella di indicare una soluzione particolarmente sbrigativa. Chi non ci sta, o è indifferente o è complice. Quanto più intenso è il dolore e più sconvolgente è l'orrore tanto più ultimativo è il grido che chiede soluzioni rassicuranti. Se, per le ragioni più diverse, non si risponde positivamente a quel grido, si rischia di venire assimilati al colpevole: o sospettati, se non di connivenza, di indulgenza.

Lo sdegno
E' quanto sta succedendo a proposito della pedofilia. Lo sdegno per quella pratica ignobile è condiviso unanimemente, ma ci si divide sulle strategie e sulle terapie. Ed è qui che scatta quel meccanismo di intimidazione morale di cui si diceva. Se il delitto è così crudele questa è la tesi altrettanto crudele deve essere la soluzione-sanzione. Dunque, per chi abusa di bambini, la sola strategia e la sola terapia è l'eliminazione vera e propria alla radice, appunto del problema. E dal momento che il «problema» è rappresentato da una pulsione incontrollabile che si concentra nell'organo maschile, la soluzione è la mutilazione dell'organo stesso. E infatti, puntualmente, salta su uno scellerato (in questo caso, un deputato della Lega nord) che chiede la castrazione dei pedofili. E se questa misura appare eccessivamente cruenta e, alla resa dei conti, barbarica, ecco affacciarsi un'ipotesi di castrazione, come dire?, pulita, soft, hi-tech. La «castrazione chimica», appunto.

Un'ipotesi che può affascinare proprio perché, insieme, drastica e incruenta. Dunque secondo le parole dei sostenitori di tale scelta «un trattamento farmacologico che riduca i livelli di aggressività sessuale». La proposta, evidentemente, ha incontrato un certo successo proprio perché promette interventi radicali, ma non minaccia esiti cruenti. Non ci si è interrogati, tuttavia, sul problema principale: funziona o non funziona, quel metodo? Quelle terapie, se pure fossero efficaci, non sembrano capaci di inibire le pulsioni aggressive; o meglio, come ha detto il Direttore della clinica di Neurologia dell'Università di Novara, Francesco Monaco: «E' possibile togliere impulsi o capacità sessuali per il tempo in cui il paziente assume determinati farmaci».
Insomma, «non esiste la pillola che guarisce o che blocca il pedofilo». E' necessaria, comunque, la sua collaborazione. Ma questo ci porta a dire che altri strumenti in apparenza meno drastici possono essere più radicali e risolutivi. Ad esempio, le psicoterapie.

La soluzione
Certo, si può immaginare una terapia permanente o la somministrazione di ormoni femminilizzanti, ma nemmeno questi si sono rivelati adeguati: e, se utilizzati in maniera massiccia, portano allo stravolgimento della personalità, se non al suo annichilimento. Dunque, il problema non è affrontabile con soluzioni che appaiono risolutive e sono, invece, fittizie e demagogiche. L'obiettivo è quello di mettere il pedofilo in condizione di non nuocere: è possibile farlo senza violare le prerogative che vanno riconosciute anche al più ignobile criminale. La certezza della pena (stare in carcere, in questo caso) offre maggiori garanzie sul piano della sicurezza e su quello del diritto. Il che non guasta.

Quotidiano.net,  23 Maggio 2001

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