Pace

 

Cattolici irakeni orfani
 

 
di Albacete Lorenzo,


I sostenitori della guerra in Irak hanno steso delle liste di “perdenti”, i quali hanno compromesso la propria credibilità e supremazia politica scegliendo di opporsi al conflitto, chi per motivi militari, chi per motivi politici, chi economici, chi religiosi. Di conseguenza, il Papa e la gerarchia cattolica si sono ritrovati in lista insieme a politici del partito democratico, a ufficiali militari in pensione, a editorialisti della stampa e star del cinema (curiosamente, il Papa è di rado menzionato in modo diretto dagli osservatori non cattolici. Del resto, alcuni eminenti cattolici hanno scritto che Giovanni Paolo II ha fatto un “grosso errore”, opponendosi alla guerra). La gerarchia cattolica americana, diversamente dal Papa, non ha detto nulla in merito alla necessità di proteggere la comunità dei cattolici in Irak dalla persecuzione dei fanatici islamici. Il fatto è che la maggioranza del popolo americano, cattolici inclusi, non è a conoscenza dell’esistenza e dell’entità della comunità cattolica irakena. Ho chiesto a un importante giornalista televisivo chi ci fosse a Baghdad a fare indagini sullo stato dei cattolici irakeni dopo la guerra e lui mi ha risposto che tutto quello che ha potuto trovare sono state «molte suore italiane spaventate». Sul resto, non aveva nulla da dire. I cristiani protestanti vicini al presidente Bush che hanno fermamente appoggiato la guerra sono ansiosi di avere la possibilità di inviare i loro evangelizzatori per convertire il popolo irakeno alla loro versione del cristianesimo, dunque non ci si può aspettare che prendano molto a cuore il destino della comunità cattolica. La maggior parte di quei consiglieri laici “neo-conservatori” del Presidente che hanno disegnato il piano politico sotteso alla guerra non crede che la Chiesa cattolica sia favorevole alla creazione di uno Stato laico e democratico, e quindi neanche loro si può pensare si preoccupino del destino della comunità cattolica in Irak. E nemmeno quei liberal che hanno appoggiato la guerra a causa del loro interessamento allo stato di Israele, o della loro intenzione di usare la potenza americana a favore della “fondazione di nazioni” basate su “valori liberali”. Per il momento, dunque, il Papa e la Santa Sede sono le sole voci in grado di argomentare per far fronte alla minaccia di sterminio dei cattolici irakeni, non imputabile alla guerra, ma precisamente alla “pace” post-bellica. La risposta dei cattolici americani “neo-conservatori” alla vittoria militare, invece, non sembra voler indicare che useranno della loro influenza sull’amministrazione Bush per alzare la voce a favore della causa dei cattolici irakeni.
 
 

Pace: «Cattolici irakeni orfani », Albacete Lorenzo, Tempi,  Numero: 18 - 1 Maggio 2003

 

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