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  Rondini zanzare sparatorie a Cantalice   Cantalice. Coppia di Fagiani a Ponte del Travo     Cavalli e Puledro che corre e gioca sul prato. Foal running

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Delle teorie storiche che proposi sul vecchio sito 5 o 6 anni fa. Oggi non posso perdere del tempo a far nuove foto da rimettere al giusto posto ma su You Tube ci sono dei miei video che le mostrano.

Le misteriose pietre archeologiche di Cantalice

A nessuno manca e la reclama e per me è di troppo

 Alcuni aspetti della storia di Cantalice       (Seguiranno tutte le pagine che potrò recuperare e le riproporrò senza rileggerle) Ove si trovano date esse fanno riferimento ad aggiornamenti o revisioni.

 
Il lettore del sito storico di Fuscino leggerà queste pagine consapevole che lo stesso autore lo ha messo in guardia dal non ritenere verità assoluta le deduzioni e le ricostruzioni storiche che incontrerà. Le uniche verità incontestabili sono rappresentate dalle foto che si incontreranno nelle varie pagine - foto eseguite dallo stesso autore o foto eseguite da terzi e conservate le une insieme alle altre -. DOVE STA DUNQUE LA VERITA'? Nessuno lo sa. Potrebbe stare in quel che io ipotizzo  come allo stesso tempo potrebbe non stare da altra o da nessuna parte. In quattro anni di ricerche ho capito che l'uomo è mentitore ed ognuno, scrittore, pittore o scultore che sia ha sempre voluto o vuole che la verità più vera sia rappresentata da quel che la sua opera tramanda. Purtroppo ciò non è vero e chi legge (qui o in altre parti) può soltanto farsi una propria personale opinione in merito alle vicende che il tempo ha ormai inesorabilmente metabolizzato. UN ESEMPIO PER TUTTI: LA STORIA DELLE ORIGINI DI CANTALICE. Sul volgere del secolo XIX il nostro illustre concittadino Fullio Bragoni spese molto del suo tempo nel redigere la storia del suo e nostro paese. Ammirevole è la sua opera intitolata "Cantalice descritto e Illustrato" ma dobbiamo inesorabilmente ammettere che quando parla delle origini del nostro paese, proponendo una sua "verità", va a cozzare contro altre "verità" che finiscono con lo smentirsi a vicenda. Infatti quando Bragoni parla del nascere di Cantalice pressappoco così si esprime: "L'Imperatore Federico Barbarossa vagava nel territorio del ducato di Spoleto con lo scopo di raccogliere i diritti feudali che gli spettavano (ndr. gli spoletini lo avevano pagato con moneta falsa). Arrivato nel nostro territorio distrugge il castello di Ariano che era tenuto dalla nobile famiglia dei Carlucci e questa, insieme ai superstiti, va a riparare nel luogo ove sorge l'attuale centro di Cantalice. Si arroccano nel punto ove sorgeva un fronzuto elce e proprio da questo particolare nasce il nome di CANTALICE. Cioè da CATA ILEX, PRESSO L'ELCE. E' da notare che Federico Barbarossa qui discese perchè preoccupato della risalita dei NORMANNI che si era conclusa in questi nostri territori. E siamo nell'anno 1155.                           
CANTALICE E IL CATALOGUS BARONUM o CATALOGO DELLE BARONIE AI TEMPI DELLE CONQUISTE NORMANNE. Il Catalogus Baronum (Catalogo dei Baroni) è la lista di tutti i vassalli e dei relativi possedimenti compilata dai normanni all'indomani della conquista del sud Italia. Fu redatto verso la metà del XII secolo dalla Duana Baronum, l'ufficio regio preposto agli affari feudali, che lo mantenne aggiornato per gli anni a venire costituendo il suo principale strumento di lavoro. Se questo catalogo Redatto ai tempi del Re Normanno RUGGERO II, padre della futura regina COSTANZA che a sua volta sarà madre di FEDERICO II, al momento della sua scrittura comprendeva già il nostro paese che viene riportato col nome di CANTALICE, VIENE A CADERE LA TESI DELLA NASCITA DI CANTALICE sostenuta dai documenti reperiti dal BRAGONI. Le cose sono due: o è vera la storia raccontataci dal Bragoni o è vero ciò che venne scritto nel CATALOGUS BARONUM. Non possono coesistere due verità e per questo motivo dobbiamo ancora una volta ammettere che nessuno è depositario di verità assolute, come andavo dicendo all'inizio di questa premessa.  Foto a destra. Una delle torri di Cantalice che molto rimanda allo stile delle torri, o roccaforti, del tempo Normanno.  
  Arrivando a Cantalice superiore si nota un cartello indicante "TORRE DEL XII SECOLO". L'imponenza e la bellezza, insieme alla visiblità, hanno sempre indotto a ritenere che la torre in questione sia questa a lato. Perchè, a questo punto e per non creare disorientamento nel visitatore, non si dà una datazione anche alla prima torre?  

 

 
Oltre quanto finora detto riflettiamo un attimo su quanto asserisce la storia locale riguardo all'andamento delle vicende Cantaliciane. "Il Papa dona Cantalice e dei territori limitrofi a CARLO D'ANGIO' per aver da questi avuto l'aiuto alla cacciata dei prepotenti sovrani SVEVI". Il lettore attento si domanderà a questo punto quanto segue: "Ma se Cantalice faceva già parte del Regno di Sicilia, come da lettura del Catalogus Baronium, che tipo di donazione è stata questa?. E se Carlo D'Angiò fu chiamato, o intervenne, per la conquista del Regno, dopo aver sconfitto Re Manfredi e Corradino di Svevia era nei suoi programmi ambire alla Sicilia, a Taranto, alla Campania, alla Calabria o aveva più bisogno di avere Cantalice e le terre che arrivavano oltre Mazzabucio?". Mettetevi nei panni di Carlo D'Angiò e fate finta che il Papa vi dica: "Bravo Carlo, gli Svevi, grazie a te, sono stati sconfitti ed io per premio ti regalo Mazzabucio, che fra l'altro sarebbe già tuo in quanto era territorio già conquistato dai Normanni, come da loro Catalogo". Caro lettore, non ti saresti sentito preso in giro a questo punto? Non sarà per caso che, invece, proprio tu che in questo momento sei stato messo nei panni di Carlo D'Angiò, cominci a pensare che fosti tu stesso a non rinunciare a Cantalice e Mazzabucio proprio perchè questi, costituivano una roccaforte e feudo dei discendenti di Federico II e per questo li pretendesti? Pensaci su un attimo e vediamo che tipo di logica possiede il tuo cervello. Non dimenticare che la regina Normanna Costanza, figlia di Re Ruggero II, madre di Federico II e sposa dell'Imperatore Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa sposò Enrico VI (per legatos) nella cattedrale della qui vicina città di Rieti. Che siano queste tutte storielle confezionate a posteriori, compreso il documento dell'anno 1106 che vede presenti in quella data i MATOCCI in ALIFE, città sotto dominio dei Drengot Quarrel? Non dimenticare nemmeno che Rainuflo III Drengot conte di ALIFE sposò MATILDA, figlia di Ruggero I e sorella di Ruggero II. Rainulfo ripudiò Matilda, rispedendola a casa. Ruggero aveva il suo orto che confinava con quello di Rainulfo. Se il documento del 1106 invece fosse vero, chi mai saranno stati questi Matocci che seguono passo passo i  cosiddetti HAUTEVILLE fino a MAZZABUCIO, che se ne stanno in quel di Rivodutri fino al 1870 e all'unità d'Italia ritornano a MAZZABUCIO e oggi trovano me a "fare a cazzotti" con queste anacronistiche pietre? Caro lettore, prima ti ho messo nelle importanti vesti di Carlo D'Angiò e dimmi come ti è sembrata la situazione. Ora poniti un attimo nei miei panni e dimmi se questa storia non pare anche a te un poco strana.....28.01.2009

                                                    Segue situazione paradossale

Dando per certo che il documento di Alife del 1106 sia stato autentico assistiamo a quanto segue. I Matocci sono piazzati in Alife nel 1106. Alife ha per stemma, ovviamente, un elefante. I Matocci li ritroviamo in Mazzabucio, nelle cui vicinanze immediate c'è un monumento rupestre che ha somiglianza con un elefante o Alliphae che dir si voleva. Carlo D'Angiò, scacciando gli Svevi riceve in dono dal Papa il territorio di Cantalice e le campagne che comprendono Mazzabucio ed il monumento all'elefante o Alliphae. Successivamente, il 5 ottobre del 1273 si reca in Alife a redigere il diploma (Diploma di Alife) col quale riconsidera la suddivisione dei giustizierati e modifica quello abruzzese. Fa insomma la revisione dei giustizierati che fu istituita da Federico II nel 1231 con le Costituzioni di Melfi. Tuttavia occorre precisare che Federico II istituì il Giustizierato d'Abruzzo (Justitiaratus Aprutii, con sede in Sulmona) in epoca successiva, nel 1233, anno in cui da me si ritiene  che venne decretata da parte dello stesso sovrano la nascita della città di L'Aquila che, probabilmente, avrebbe dovuto costituire la nuova Capitale del territorio Abruzzese e centro spirituale del regno di Sicilia. Sono da ritenersi questi fatti puramente casuali oppure c'è da supporre che esistette uno stretto legame fra questi luoghi e queste persone? Alla luce di queste ipotesi occorre uno sguardo più ampio fra le relazioni che intercorsero fra i vari personaggi fin qui citati e la città di Alife. Sapendo che la città Alifana era città autonoma che ospitava molti conti e sottostava al dominio del conte principale che era della stirpe dei Drengot Quarrel sappiamo che questi si opposero strenuamente al predominio dei Normanni Hauteville e non vollero mai sottostare al disegno politico di Re Ruggero II, tant'è vero che furono proprio gli Svevi, nella persona dell'Imperatore Enrico VI, nel 1191, a ripristinare il saldo potere in Alife dei Drengot-Quarrel. Vale ricordare che Enrico VI aveva già contratto nozze con Costanza D'Altavilla nel 1185. Ma non basta. Già in precedenza Andrea, dei Drengot, avendo perso il controllo di Alife ne ritornò in possesso mettendosi alla testa dell'esercito dello Svevo Federico Barbarossa. Da questo si desume che esistettero sempre buoni legami fra Svevi e Drengot e queste bune relazioni erano dettate soprattutto per contrastare il potere dei Normanni della casa degli Hauteville. Alife si rivela, secondo me, il cuneo che secondo gli Svevi avrebbe dovuto ostacolare l'unificazine del regno di Sicilia e l'egemonia degli Hauteville nel sud. Riportandoci alla storia occulta di Cantalice c'è da vedere che i Matocci, all'avvento di Carlo D'Angiò, non ebbero la meglio, al pari degli Svevi ed ovviamente al pari dei Normanni. Chiunque fosse stato in possesso di Mazzabucio fra  Matocci, Hauteville Staufer si trovò contro le azioni ed i provvedimenti di Carlo D'Angiò e la situazione più paradossale rimane quella che vede i Matocci essere invischiati in queste vicende di potenti senza essere ricordati da nessun libro di storia. Questa potrebbe essere la dimostrazione più credibile che furono essi stessi degli Hauteville o furono acerrimi nemici di tutti questi notabili in questione. Prevalendo l'ultima supposizione si torna alla valida ipotesi che i Matocci dovettero essere i discendenti di antica famiglia romana della quale Lucius Matuccius Fuscinus, console romano e governatore della Numidia ai tempi di Antonino Pio  fu il maggior esponente. 29.01.2009 

RIEPILOGO DI ALCUNI DATI SU COSTANZA D'ALTAVILLA, MADRE DI FEDERICO II, E SUI NORMANNI A RIETI E ZONE LIMITROFE

1) Costanza sposò Enrico VI nella Cattedrale di Rieti. Una targa commemorativa li apposta sta ancora a ricordare l'evento. 2) Notulae Farf.del Codice Vaticano n° 0808 pubblicate dal Pertz. <Anno MCXLIX . Reatina civitas ab exercitu Rogerii Regis Siciliae est destructa>. 3) Testamento di Randisio che conservasi nell'Archivio della cattedrale Reatina (Armadio IV, Fascicolo 1 e 2) è così datato: < Anno MCLI, anno secundo post destructionem Reatinae civitatis >. ROMOALDUS SALERNITANUS in Chron. < Rogerius...... Beatrice filiam comitis de Reteste in uxorem accepit, de quam filia habuit, quam Costantiam appellavit > pres. il MURATORI, Annal. d'Ital. 1151. Il MICHAELI, nella sua opera, con buone ragioni sostiene che quel " DE RETESTE" debba intendersi "DE REATE" e che quindi BEATRICE fosse figlia del Conte di Rieti, ed avvalora la sua tesi con l'autorità di MATTEO CAMERA (Annali delle due Sicilie, Vol. 1, pag 54, an. 1151) del Zazzera e di P. Giordano Cuscini. Fonte "Lugini", storia della regione equicola dei Marsi.  vedi1   vedi 2   E.C. Nota imprtante sui nomi BOUTIO e BUCIO. Se ho nominato in precedenza quale fratello di Costanza  Bucio" o "Butio" è perchè ho incontrato questi nomi su delle pagine da me lette nel corso degli anni. Poi come spesso succede quando si ha tanto materiale nel momento in cui hai bisogno di rintracciare determinate pagine proprio quelle, guardacaso, vengono a mancare. Pazienza. Per questo motivo non potendo per il momento dimostrare con testi scritti quanto sopra vado a rettificare il suo nome con il più documentato "ANFUSO" (Anfuso è la latinizzazione di ALFONSO).In effetti anche il Lugini, nel suo testo originale da me tenuto in fotocopia tanto recita a pagina 150: "Mirando egli ad ampliare i suoi già vasti possedimenti, nel 1140 mandò i suoi due figli ANFUSO principe di Capua e Ruggero duca di  Puglia con un poderoso esercito di fanti e di cavalli, a conquistare la provincia di Pescara, che allora abbracciava quasi tutto l''Abruzzo Ulteriore...  e a pagina 151: ....Di modo che anche il Cicolano, che apparteneva e tuttora appartiene alla DIOCESI di Rieti, passò sotto il dominio Normanno nell'anno anzidetto. Non eran trascorsi che pochi anni dall'occupazione di tale provincia , quando LO STESSO RE RUGGIERO si spinse, con un ben valido esercito, fino alla città di RIETI, che, trovatala difesa, la strinse di strettissimo assedio. Lunga e coraggiosa fu la resistenza che opposero i reatini; ma alla fine, estenuati di forze e ridotti agli estremi per la fame, dovettero cedere al nemico, il quale sfogò tutto il suo sdegno contro l'infelice città, ponendola al sacco e poi facendola distruggere col fuoco. Son discordi i cronisti intorno all'anno in cui Rieti venne colpita da tanta sventura: l'abbate Urspergense la riporta nell'anno 1151, lo scrittore della cronaca reatina nel 1148, quello delle NOTULAE FARFENSES nel 1149. e questo pare debba seguirsi perchè i un testamento di un tal Randisio che conservasi nella cattedrale di Rieti, vi è apposta la data del 1151 ed è detto esser l'anno secondo dopo la distruzione di Rieti.vedasi Domenico Lugini - storico della Valle del Salto e Cicolano  LINK ANCORA ATTIVO 

  I figli di Ruggero II: Ruggero ( 1148 ) Tancredi († 1138?)   Alfonso  (†1144 ) GUGLIELMO  I ( 1166 )  Costanza  († 1198 ).  (Alfonso=Anfuso).    Avendo gli Hauteville conquistato Rieti e zone limitrofe nel 1149 si vede che in quella data l'unico figlio che potette essere al seguito di Ruggero II e a seguire gli interessi della famiglia fu Guglielmo detto il Malo. Costanza sarebbe nata dopo la morte del padre, ovvero nel 1154. Rileggendo le cronache reatine siamo mossi non dico da dubbi ma almeno da curiosità per l'evento della sua nascita. Se le date sono quelle elencate  Costanza, sarebbe nata il 2 novembre del 1154 e Ruggero sarebbe morto il 26 febbraio dello stesso anno. Quindi essa fu concepita pochissimi giorni prima che lo stesso Ruggero morisse.  Riflettendo un pochino su questo periodo normanno nel reatino e ripensando alle cronache che dicono che ..." DE RETESTE" debba intendersi "DE REATE -Rieti-" e che quindi BEATRICE, la madre di Costanza,  fosse figlia del Conte di Rieti..., che Costanza sposò Enrico VI nella cattedrale di Rieti, appare indubitabile che Costanza D'Altavilla sia stata molto legata al nostro territorio ed il fatto andrebbe meglio valutato più che da me da veri esperti storici.    

Cosa lasciano intendere i  documenti del ducato di Spoleto sui confini fra Cantalice e Poggio

Stando a quel che hanno recitato i documenti testè citati del Regno di Napoli e dello Stato Pontificio appare che i Normanni di Ruggero II invadono alcuni territori del reatino dando a fuoco la stessa città di Rieti nell'anno 1149. Dai reperti della casa in Mazzabucio e dal segno dei confini che vennero apposti alla caduta degli Hohenstaufen di Federico II si deduce che le conquiste di Ruggero II arrivarono sin oltre Mazzabucio, e questo è ancora da dimostrare perchè non siamo disposti a cadere in trabocchetti storici lasciati in vistose apparenze. In onore della verità e della giustizia occorre che diamo uno sguardo anche ai documenti Imperiali del Ducato di Spoleto per rendere il quadro storico meglio interpretabile. Il documento della storia del Ducato di Spoleto (documenti del secolo XIII, cap 31, 22 ottobre 1233, tanto dice di questi territori: " 1233, 22 Ottobre [Parecchi Testimoni depongono intorno al diritto del fodro ecc. nei luoghi descritti nella seguente rubrica (1).] Testes producti super juribus fodri Gavellgii, Cascie, Scopelte, Usini, Pogiidomi, Cerreti, Rocce Alberici, et Sellani. In nomine domini, Millesimo CCXXXIII. Indictione septima, tempore domini Gregorii pape noni, mense octubre, die Sabati, x die exeunte...........Corradus habuit Perocclum et Collem revaliosum, et dicit quod omnes Josepi- (1) Ecco il Flezano del Doc. n. 20.   255 gni et Berardi obediebant duci Corrado tamquam domino, et de Rivo Bothuti et de Podio-Bustonis obediebant duci similiter, et domini de Ponte obediebant duci, et domini de Ancaiano et de Lapirino et de Cisello obediebant duci Corrado tamquam domino.

 
    Questo documento, c'è da dire, è del 1233, dei tempi di Federico II Imperatore del Sacro Romano Impero e descrive la situazione di Poggio Bustone e Rivodutri circa settant'anni dopo le conquiste Normanne di suo nonno Ruggero II, padre di Costanza d'Altavilla od Hauteville che dir si voglia. Si nota che ai tempi di Federico II se Rivodutri e Poggio Bustone stavano saldamente sotto il dominio di Corrado degli Urslingen doveva starci di conseguenza anche il Castrum Bistonis che stava nella zona di Mazzabucio. Stando a questo documento le conquiste Normanne di Ruggero II compresero si Cantalice ma non coll'intero territorio in cui oggi si vede. Il Cantalice Normanno si doveva estendere da Lisciano fin al nucleo abitato che oggi è capoluogo del paese. Cantalice era diviso dai territori del Castrum Bistonis dal fiume o torrente LA VALLE. Tutto ciò che era di là, ad ovest della Valle era di sicuro sotto possesso e potestà giudiziale dell'Impero, del Ducato di Spoleto, di Corrado degli Urslingen, di Federico II. Quando oggi si dice che alla caduta degli Hohenstaufen il Papa donò Cantalice a Carlo D'Angiò per l'aiuto ricevuto alla cacciata dei sovrani Svevi si deve intendere Cantalice quale territorio che va dal fiume La Valle fino a Lisciano. Appare certo che il territorio del Castrum e del Podium Bustonis (Poggio Bustone) fosse inglobato nel Ducato di Spoleto. La donazione del territorio che va da Cantalice  a Mazzabucio dovette essere la risultanza della spartizione di un feudo fra Angioini e Stato della Chiesa.
Se invece i Normanni, nel 1145 penetrarono nei territori del Ducato di Spoleto, fino a Mazzabucio, e non si ebbe scontro armato fra questi e le truppe imperiali di Federico Barbarossa lo si deve ad un accordo che previde lo sposalizio di Costanza D'Altavilla col figlio di Federico Barbarossa, l'imperatore Enrico VI, poco ricordato dalle cronache locali, avvenuto il 27 gennaio dell'anno 1186. Il Matrimonio per procura fra Costanza ed EnricoVI era già avvenuto a Rieti l'anno precedente, cioè nel 1185. Federico II sarebbe poi nato il 26 dicembre del 1194, il giorno seguente l'incoronazione di suo padre Enrico VI a RE DI SICILIA, che, secondo molti storici, sarebbe dovuta toccare a Tancredi. Nel 1208, il 21 di giugno muore il fratello di Enrico VI, Filippo di Svevia, fresco di incoronazione imperiale da parte del Papa. Filippo fu assassinato a Bamberg da Otto von Wittelsbach.  Il giorno 26 dicembre 1208 Federico diventò maggiorenne assumendo il potere nelle sue mani. Immezzo a tutti questi eventi nel 1208 Francesco d'Assisi viene a Bustone. Le cronache dicono che poi se ne tornò ad Assisi insieme ad un reatino, un certo cavalier Tancredi.  Stando così le cose non si riesce ancora a capire chi fossero i Matocci che si trovano a guardare i reperti archeologici che indirizzano verso il francescanesimo, verso i Normanni, verso i Matocci Fuscini, verso gli Hohenstaufen, verso gli Urslingen, verso i Matocci di Alife. Nel linguaggio d'ogni giorno in questi posti, quindi nel linguaggio spicciolo e comune, queste genti del nord non venivano chiamate come le stiamo menzionando noi oggi. Esse il più delle volte venivano chiamate Alemanni, Galli, Ibernici, Germanici etc. Le genti del sud campano venivano spesso menzionate col termine Partenopeo.    Mappa di Mazzabucio, Cantalice, Lisciano, Rivodutri, Poggio Bustone   LINK ATTIVO
  Emblema di Federico II  
 
 STANDO A QUANTO SOPRA AD OVEST DI CANTALICE C'ERA UN DIMENTICATO FEUDO

Ma chi poteva essere il feudatario? Per poter comprendere chi potesse essere possiamo avvalerci soltanto di un testo che si trova negli archivi vescovili di Rieti. Si tratta di un testamento che viene redatto nell'anno 1311 da un componente della famiglia Secinaro  dei Sichenalem. Questi morì senza lasciare eredi diretti e  nel 1311 un certo Giovanni di Pandulfo da Sicinara lasciò un testamento che si trova a Rieti (Archivio, Cap. IV n. 3 “3”) in cui è detto: “ Et in manibus aliis meis bonis mobilibus et stabilibus iuribus et actionibus instituo mihi heredes fratres meos egualiter inter eos, scilicet Dominum Matheum, Dominum Syniballum, Gualterium, Berardum, Dominum Thomasium, Franciscum et Andream fratres meos”. Evandro Ricci nelle sue notizie che dei Scinaro dà così ne parla: La famiglia dei Sichenalem, nel XII secolo, aveva proprietà ottenute dai Conti di Celano (o dei Marsi). Nei primi anni del XIV secolo aveva proprietà a Gagliano, a Goriano Valli, a Secinaro e a Rieti. I Sichenalem erano originari di Rieti. A Rieti, infatti, i figli di don Pandulfo erano proprietari di un palazzo. Nel 1311 Pandulfo aveva dieci figli tutti viventi. Uno di essi, Tommaso, nel 1330 divenne vescovo di Rieti e fu l’ultimo vescovo ad essere eletto liberamente dal Capitolo. Fu favorevole agli Angioini. Era stato canonico di Aquila e di Rieti. Morì nel 1341. Giovanni di Pandulfo assegnò i beni al convento di Farfa (o di Farsa) presso Rieti, i denari ai frati Francescani, Domenicani e Agostiniani di Sulmona e di Rieti, ai poveri, alle recluse, ai molti conventi di monache, agli ospedali, alle due monache sue sorelle, ai chierici suoi fratelli, ai suoi vassalli di Secinaro. Al Comune di Secinaro lasciò soldi per comperare alberi di meli. Si deduce che disponeva di una ingente somma di denaro per elargirlo così lautamente. Il personaggio era talmente influente che si adoperò da intermediario nella accanita disputa sorta fra la Diocesi di Valva e Sulmona e la diocesi di Aquila per la ripartizione delle terre e dei paesi. La controversia fu sedata nel Castello Camponeschi di Prata d’Ansidonia. A Rieti una traversa di Via Roma porta il nome di Via dei Sicinari. Possiamo leggere l'intero capitolo del testamento in versione inglese collegandoci ad un sito americano che lo riporta, ma ohimè, in lingua inglese. Il sito è  A New World in a Small Place "d0e7789" . Ne riporto il passo che a me interessa, che è il seguente: " ....The house and land that he had bought from Oliverio and Clariello, by contrast, should be sold back to them for seventy-six florins if they want it for that price.[10] His fee (feudum seu beneficium ) of Apoleggia he left to Marteno di Giacomo di Pietro Odonis and to the heirs of Marteno's brother Simonicto or their heirs if they themselves should not survive Nicola, and he willed that they should do service for the fee to Mathucio de Pulegia (Apoleggia) just as Nicola and his ancestors had done service—and to Margarita their sister and her heirs he left one hundred soldi. The money from the half-house which Nicola had bought from Leonardo di Tommaso Girardi, Nicola left from "now" for the welfare of his soul to the cathedral church of Santa Maria to go to it after Cara's death, or should she remarry, after it had been sold by his executors; but not the money itself, it should never come directly into the hands of bishop and chapter—it should be spent for the fabric or the wall of the church or for a use that should seem better to the executors"....  Notare quanto segue: (La parola  beneficium  nel linguaggio feudale significava feudo). Dal testo inglese noi sappiamo che "and he willed that they should do service for the fee to Mathucio de Pulegia (Apoleggia) just as Nicola and his ancestors had done service".  IL FEE sarebbe stata una tassa feudale che consisteva di terre ereditarie o di entrate produttrici di proprietà (LIEGE) concesso da un signore in cambio di un cavalere vassallo al suo servizio (servizio militare o di sicurezza). In teoria, un feudo fornirebbe entrate per attrezzare e sostenere il cavaliere vassallo di servire il signore liege. (LIEGE LORD = SIGNORE DEL FEUDO). Tornando al documento di Rieti mi è dato comprendere e mi si corregga se sbaglio, che questo signor SECINARO era un subfeudatario del feudo che apparteneva a MATHUCIO di APOLEGGIA. Mi è dato comprendere che seppur trovandosi agli inizi del 1300 egli continuava a pagare questa tassa ed esortava che anche i suoi eredi lo facessero in favore di questo SIGNORE MATHUCIO che sembrerebbe non essere più in vita e, se è dato ben comprendere, se così continuava a fare significa che quella tassa veniva elargita agli eredi del Matucio, sebbene potesse farne in quel momento a meno. Questo dimostra che il Secinaro vuole morire con la coscienza a posto e lo fa devolvendo le sue ricchezze in modo meticoloso. Quanto detto dovrebbe spiegare, almeno in modo sommario, che esisteva un feudo e che esso fu sottratto al suo padrone, probabilmente stiamo parlando della divisione del feudo della cui metà i confini ricaddero vicino Mazzabucio. Ma la situazione potrebbe essere stata anche diversa perchè questa tassa (FEE) poteva essere destinata direttamente a colui che teneva più feudatari e questi non poteva essere che un Hohenstaufen o al massimo un discendente degli Urslingen, che furno duchi di Spoleto. Questo è quanto mi è dato capire e mi si corregga se e dove sbaglio. Questo documento, se da me è stato ben interpretato può gettare nuova luce su un passaggio che Ignazio Matocci da Rivodutri fa nelle sue memorie ( inizi anno 1700) in cui dice che "dopo aver svolto il servizio di segretario comunale in Rivodutri si recò a Roma al servizio della famiglia Falconieri in qualità di Ministro. Un pomeriggio, mentre passeggiava per Roma fu avvicinato da un tale che rimprovera a lui e ai Rivodutrani l'antica gestione dei superstiti del "Castello di Apoleggia". Chi furono realmente quegli orfani che s'erano indebitati pur lavorando presso una cava? Non ne sapremo mai di più perchè a quanto mi è dato sapere e gli archivi del comune di Rivodutri e quelli di Poggio Bustone sono stati più volte distrutti da fortuiti incendi.    ***FEE =(feudum seu beneficium )= Cfr. C. Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, Bologna, III, pp. 463-480, alla voce “Feudum seu Beneficium ". "Feudum rectum dicitur, quod ad eredes transiturum sit in infinitum".

Uno sguardo a Poggio Bustone. Le prime notizie su Poggio Bustone risalgono Regesto Farfense, secondo il quale nel 1117 Berardo dei conti dei Marsi donò all'ab­bazia di Farfa sia il castrum che il "podium Bastonis". In origine esisteva dunque un insediamento forti­ficato doppio, un castrum ed un podium vicini, quest'ultimo sopravvissuto, mentre il primo è scomparso. Il possesso di Poggio Bustone da parte dell'abbazia di Farfa fu breve dal momento che, con la conquista normanna, i due insediamneti furono inglobati nel regno meridionale e divisi tra due feudatari in capite, Giovanni di Fortebraccio e Rainaldo da Barete; suffeu­datario tanto del castrum quanto del podium era invece Pandolfo da Cantalice.

Stemma di Poggio Bustone con corona Reale o principesca. Al centro due Mazze o Bastoni. Sotto dei Teschi che sembrano sassi.
 
Il breve dominio normanno terminò nell'ultimo terzo del XII secolo, e da allora Poggio Bustone fu compreso stabilmente nell'ambito del contado reatino di cui divenne uno dei castelli più importanti, soggetto a notevoli accrescimenti nel tempo, come dimostra l'attestazione di un borgo extramurario agli inizi del Quattrocento. Durante la parentesi del dominio francese il comune fu ascritto dapprima al dipartimento del Clitunno, Cantone rurale di Rieti (1798-1799) per passare poi al dipartimento di Roma, circondario di Rieti, cantone di Stroncone (1810-1815). Con la Restaurazione e le riforme del 1816/1817 Poggio Bustone entrò a far parte della provincia di Sabina, delegazione e governo di Rieti, come sede di governo da cui dipendevano le comunità di Labro, Morro e Rivodutri con Apuleggia. Nel riparto territoriale del 1827 il comune risulta podesteria dipendente da Rieti, con Rivodutri e Apuleggia, ed in quello successivo del 1831 è governo di secondo ordine sempre dipendente da Rieti. Dopo l'annessione al Regno d'Italia, avvenuta nel settembre 1860, il Poggio Bustone entrò a far parte della provincia di Perugia fino al 1923, poi passò alla provincia di Roma fino al 1927, anno in cui venne incluso nella neoistituita provincia di Rieti. Tratto da "Siusa, Sistema Informativo Unificato per le Sovraintendenze Archivistiche. Bibliografia: AA.VV., Città e paesi del Lazio, Roma, Editrice Romana s.p.a, 1997 Grappa, C., Storia dei paesi della provincia di Rieti, Poggibonsi, Lalli, 1994 Palmegiani, F., Rieti e la regione Sabina. Storia arte, vita usi e costumi del secolare popolo sabino, Roma, Secit, 1988 Marcucci, S., Notizie di Rieti e suoi dintorni, Rieti, Strinchi, 1908 Micheli, M., Memorie storiche della città di Rieti e dei paesi circostanti dall'orignine all'anno 1560, IV, Rieti, Trinchi, 1899.  
La presente ricostruzione storica è da me contestata nel seguente punto: "con la conquista normanna, i due insediamenti furono inglobati nel regno meridionale e divisi tra due feudatari in capite".Questo punto va corretto poichè il nome di Poggio Bustone non compare nel Catalogus Baronium stilato ai tempi di Ruggero II. Risulta invece utile per fare la distinzione fra Castrum Bistonis e Podium Bistonis, indirizzandoci a capire che se il PODIUM non ricadde sotto le conquiste Normanne il CASTRUM invece ci ricadde avvalorando allora la tesi che il castrum Bistonis si trovasse nei pressi di Mazzabucio. Come da documento precedente si sa che Poggio Bustone e Rivodutri nel 1233 erano ancora sotto dominio del Conte di Spoleto Corrado degli Urslingen e di conseguenza sotto dominio imperiale di Federico II.   (" 1233, 22 Ottobre [Parecchi Testimoni depongono intorno al diritto del fodro ecc. nei luoghi descritti nella seguente rubrica (1).] Testes producti super juribus fodri Gavellgii, Cascie, Scopelte, Usini, Pogiidomi, Cerreti, Rocce Alberici, et Sellani. In nomine domini, Millesimo CCXXXIII. Indictione septima, tempore domini Gregorii Pape noni, mense octubre, die Sabati, x die exeunte...........Corradus habuit Perocclum et Collem revaliosum, et dicit quod omnes Josepi- (1) Ecco il Flezano del Doc. n. 20.   255 gni et Berardi obediebant duci Corrado tamquam domino, et de Rivo Bothuti et de Podio-Bustonis obediebant duci similiter, et domini de Ponte obediebant duci, et domini de Ancaiano et de Lapirino et de Cisello obediebant duci Corrado tamquam domino.) ****Rainaldo da Barete. Barete è la parola che spesso s'alterna ad altra per descivere LAVARETA. (Dire Barete e dire Lavareta è la stessa cosa). Se si legge un importantissimo studio eseguito sulla storia del CASTELLO DI LAVAETA si può anche da questo venie a conoscenza che Poggio Bustone non è mai risultato sul CATATALOGUS BARONIUM.

STORIA DEL CATALOGO E ATTENDIBILITA' DEL MEDESIMO

Il Catalogo venne creato da Ruggero II tra il 1150 e il 1152, e affidato alla Duana il cui personale era principalmente formato da Saraceni. Nel corso della rivolta contro Guglielmo I del 1161, il Catalogo venne gettato, insieme a quasi tutti gli altri documenti amministrativi del Regno, nel grande falò acceso nel cortile del palazzo reale, e andò distrutto. Dopo la soppressione della rivolta, il Catalogo venne ricostruito — largamente a memoria, un'impresa titanica — da Matteo D'Ajello; l'opera venne completata nel 1166 sotto Guglielmo II. Rimase poi in uso fino al passaggio del Regno di Sicilia agli Hohenstaufen, nel 1194, per essere poi gradualmente assorbito dall'amministrazione imperiale. Il nome duana derivava dall'arabo dîwân, e a sua volta ha dato origine al termine italiano dogana. SPECIFICAZIONI: Il Catalogus Baronum è il nome collettivo di tre testi presenti nei registri angioini (n. 242 da 1322, fol. 13-63) che contengono dati feudali sul ducato di Puglia e sul principato di Capua. La maggior parte è costituita dal Quaternus magne expeditionis (n. 1-1262), iniziato durante il regno di Ruggero II, negli anni 1150-52, e rivisto nel periodo 1167-68. Secondo Jamison fu preparato in vista della difesa militare (magna expeditio) dall'alleanza greco-tedesca. Gli inserimenti sono in ordine geografico e cominciano con la Terra di Bari indicando se il feudo è stato assegnato direttamente dal re oppure se era di un vassallo minore, il nome del feudatario, il nome del feudo, la valutazione in unità di soldati (milites) che può fornire e il rendimento totale cum augmento. Durante la revisione del 1167-68, che riguardo principalmente gli Abruzzi, ma anche in parte la Puglia, furono usati quaterniones curie. La seconda parte (n. 1263-1372) è un altro registro normanno, stilato intorno al 1175, contenente i cavalieri di Arce, Sora ed Aquino. La terza parte è del periodo svevo (circa 1239-40) e contiene i feudatari secolari (Nr. 1373-1427) e clericali (Nr. 1428-1442) della Capitanata. Il testo presente nel registro angioino è tratto dalla copia sveva. (Tratto da Wikipedia).

 

           QUESTA NOTA RISCRIVE LA STORIA DEI NOSTRI PAESI IN MODO CORRETTO        (parte prima) In base alle documentazioni fornite da tante quotate fonti oggi si può stabilire con certezza almeno una verità: Il CASTRUM BUSTONIS era sito ove oggi troviamo la località di Mazzabucio o nelle immediate vicinanze di questo, poste una volta agli estremi confini del Regno di Napoli, nell'odierno  territorio del comune di Cantalice. Questa affermazione non può essere smentita poichè nelle varie pubblicazoni del catalogo delle baronie normanne Poggio Bustone non compare mai e Cantalice si. Il CASTRO fu oggetto di conquista Normanna mentre il PODIUM (Poggio Bustone) sicuamente non lo fu. Essendosi estese le conquiste normanne fino a Cantalice, si deduce facilmente che Re Ruggero II non solo distrusse Rieti e conquistò il villaggio di Cantalice ma penetrò nel territorio che si trovava sotto possesso Imperiale e del Ducato di Spoleto impossessandosi dei territori di pertinenza del Castrum Bustonis, senza occupare il Podium (Poggio Bustone). Se il Castrum Bistonis si fosse trovato in prossimità di Poggio Bustone anche quest'ultimo l'avremmo trovato catalogato nelle baronie normanne. Si è così dimostrato, e i confini successivamente creatisi ne sono a testimonianza, che a motivare la discesa del Barbarossa Federico in Italia fu anche lo sforamento dei Normanni in territorio di pertinenza Imperiale. Come fu risolta la controversia è cosa nota e non vale qui ripetersi con la storia del  matrimonio di Costanza D'Altavilla. Va ipotizzato a questo punto che Re Ruggero trovò più comodo occupare un Castello che crearne altro quale punto di ricovero per se e per i suoi luogotenenti. Fu forse questa la ragione dell'occupazione del Castrum Bustonis poichè è inimmaginabile che potesse trovar ricovero nella più importante ma ostile Rieti da lui distrutta.  Mappa di Mazzabucio, Cantalice . Questo verificato si può procedere a dare una ricostruzione descrittiva sicura delle trasformazioni nel tempo del nome di Bustone e qui lo faremo in modo veloce e sommario. Innanzitutto va detto che il luogo dove esisteva il castrum Bustonis o Bistonis ha la caratteristica d'esser lambito sia ad est che ad ovest da due gallerie che confluiscono in un unico punto nella parte nord del cosiddetto "Campo di Santa Maria o Santa Maria del Campo", poco a sud della località Poeta. Molto probabilmente le due gallerie vennero dette BIS TONIS. Bis starebbe per 2 e tonis per galleria o tunnel. Quando fu allargata la carreggiata della provinciale che va a Poggio Bustone in località Falilò le ruspe tagliarono un pezzo della galleria che correva ad ovest dello scomparso castrum. L'altra galleria si dipartiva dal cosiddetto Ponte di Matoce e traversando le terre dei Marchioni raggiungeva il campo di Santa Maria. Probabilmente l'esistenza dei due tunnel che è traducibile col termine di Bis Tonis è solo una semplice combinazione se non addirittura un ingegnoso lavoro eseguito a dimostrare il significato del termine di Bustone e qui vale ricordare ancora una volta che troviamo questo nome dato anche nelle varianti di Bistonis, Bustonis, Bastonis, Il termine BASTONE entrò nel linguaggio comune intorno all'anno 1400, per durare fino a tutto il 1800. Che la costruzione delle due gallerie possa essere stata eseguita a scopo speculativo a dimostrare il significato di Bistonis è suffragata da un'altra teoria, probabilmente anch'essa speculativa. Quest'ultima consisterebbe nell'esistenza di due spechi ovviamente fatti a volta. In questo caso le  BIS TONNE sarebbero le due Grotte o Spechi realizzati nella roccia. Le due ipotesi prospettate ovviamente lasciano intendere che chi eventualmente si prodigò nel dare queste dimostrazioni era proveniente da area germanica o nordica. Invece, secondo me, la spiegazione prima che si possa dare del termine di Bustone occorre andarla a ricercare nella notte dei tempi. Il termine Bustone procede di pari passo con le altre parole che sono Fuscino, Matocci o Madoci. Leggendo Strabone e non solo (vedasi Tolomeo, ad esempio) ci accorgiamo che nella Tracia Caucasica esitevano dei toponimi legati a dei laghi: lacus Maeotis o Maeoticis ed il lacus Bistonis. Le traduzioni degli scritti di Tolomeo eseguite nel 1800 ci hanno tardivamente informato che le tribù Sarmatiche erano guidate da una famiglia reale tradotta col  termine di Madoci, al cui seguito nella risalita dei territori danubiani c'erano numerose tribù, fra le quali vado solo a menzionare quelle degli Suebi (Svevi) ed Alani. Se ci addentriamo ancora di più nella notte dei tempi ci accorgiamo che i popoli che vivevano nelle zone del Lacus Maeotis o Maeoticis erano definiti ASPURGIANI. Ora il quadro della situazione di Bustone ci appare molto più chiara, essendo legata all'equazione EUXINUS-Fuscino, MADOCI MAEOTICI MATOCCI, BISTONIS, ASPURGIANI. Cosa volevo intendere con questa strana equazione? Ma è chiaro che intendevo che il Castrum Bistonis era intimamente legato ai Matocci Fuscini Aspurgiani che più di 2000 anni fa si dipartirono dalle zone Caucasiche per colonizzare le terre Danubiane Austriache, parte dell'odierna Svizzera, la riviera Sanremese e la Provenza, e, se viene concesso, anche la zone oggi chiamata di Mazzabucio, che originariamente doveva essere definito " Mat- Aspurgio" o "Mat-Boutio o Bucio", (termine che ricorre nelle genti Matugene impropriamente definite "Figli dell'Orso". Sarebbe stato più corretto dire "Figli degli AORSI".  Col tempo le lingue si modificano, le trascrizioni non sempre vengono riportate in modo corretto, andando così il significato primo di un termine ad esser stravolto fino all'inverosimile. A conclusione di questa piccola ricostruzione storica non posso di certo tacere che anche gli antichi antenati della nobile casata imperiale degli ASBURGO (Habsburg od APSBURG) sono sottostati al comando dei Re Madoci ed i termini toponomastici di una cittadina della Carinzia lo confermano. Questi termini sono MATUCAIUM e CANDALICAE.  Cantalice, 28 Febbraio 2009. Nota.(La città di Sanremo, altresì detta "Villa Matuciana" ricorda ancora che fu fondata da Caio Matucio ed anche questo particolare non è secondario a confermare il contenuto di questa nota).  In epoca Romana III° secolo d.C, la famiglia delle appena citate note fornì all'Impero un console che ebbe anche l'alto incarico di Governatore della Numidia. Probabilmente allo stesso ceppo familiare dovette appartenere Antonino Pio. Come si può ben vedere è molto più semplice ricostruire fasi storiche antiche di millenni che altre lontane 500 o 700 anni fa. A questo punto penso che Poggio Bustone sappia qualcosa di più sull'origine del suo nome.

Vedere    Royal Sarmatian Madoci by Tolomeo

Ma torniamo alla pietra. Eccola nel suo particolare centrale. Se viene fatta ruotare di 180° (CAPOVOLTA) il tortiglione esterno non appare più in rilievo ma diventa convesso.

 
  Non ognuno di noi, coi propri occhi riesce a vedere gli stessi particolare del disegno centrale. Divisa la figura in 4 quadranti si può notare che nel 1° a sinistra c'è l'abbozzo di una lettera "M". Nel quadrante destro superiore ci sono delle lettere (S. V. S, e alla sinistra una piccola M con vicino una minuta H). Al disotto delle lettere c'è raffigurato un IPPOGRIFO o un CAVALLO ALATO. Sotto il collo del cavallino c'è il 3°OCCHIO in cui appare una croce che riporta a simbolo egiziano. Se si capovolge la foto ci si accorge che dove si trova la croce del 3° occhio.

 
PARTICOLARITA' e CARATTERISTICHE della composizione minerale. Non essendo uno storico archeologo non ho capito completamente il senso della sua realizzazone. Non essendo un GEOLOGO non so spiegare una particolarità della consistenza del minerale roccioso che PRESENTA UNA FESSURA DALLA QUALE FUORIESCE UNA MATERIA MENO SOLIDA DELLA ROCCIA, che al tatto è APPICCICOSA. Sono dei SALI? Forse la risposta per un esperto è banale ma per me, ignorante, è complicata.

27 Novembre 2008- Rivolgo qui un umile ed ulteriore appello al sindaco del mio Paese. Ne aggiungo altro al sindaco di Poggio Bustone, alle autorità provinciali e regionali, nazionali ed europee. Vi prego, aiutatemi a capire il senso o l'appartenenza di questo reperto. Se non ci si riesce tanto rappresenta per me motivo di ansia e di stress ed anche se sono ben consapevole che al mondo ci sono milioni di problemi più grandi di questo vogliate dedicarmi un minimo d'attenzione. Potrei proporre che il comune di Cantalice o di Poggio Bustone prendano la pietra in consegna ponendola nei loro musei e ne sarei felice valesse il reperto tutto l'oro del mondo. Deve esserci qualcuno che prenda a cuore questi miei appelli!!! E' impossibile che non esista persona al mondo capace di recepire queste mie piccole richieste.... Esisterà al mondo qualcuno che può sapere cosa rappresenti questa pietra e a chi sia appartenuta? C'è qualcuno che può darmi un aiuto a comprendere? Lo spero tantissimo, anche se ormai comincio a perdere molte delle speranze che avevo all'inizio. Le mie pagine sono state viste da numerose persone, fra le quali sicuramente qualche esperto ci sarà stato e se c'è stato vorrei che avesse prestato più attenzione alle immagini che alle mie parole perchè quest'ultime rappresentano solo il tentativo di dare qualche ragguaglio, magari per facilitare e velocizzare il compito d'interpretazione. Vorrei comunque che si capisse che quando cerco di  accomunare il mio cognome ad una casata o ad altra non lo faccio perchè senta dentro di me il desiderio di ritrovare una presunta perduta nobiltà ma solo perchè in questo modo riesco meglio a descrivermi i vari aspetti di determinate epoche. L'importante è dare il giusto significato ad ogni oggetto e cercare di capire cosa voglia e possa raccontare. Chiaro è che gli oggetti sono dei manufatti appartenuti a dei singoli e la storia degli uni va di pari passo con quella degli altri.

3 Gennaio 2009. QUESTA PIETRA VIENE MESSA IN VENDITA A MUSEI INTERESSATI ALLA MEDESIMA. Per eventuali offerte sono contattabile all'indirizzo di posta elettronica matockin@interfree.it.

                 
 
   
 
   
 

Le altre pietre di Mazzabucio 

 

visita il sito  http://blog.libero.it/cantalice

 

  Io e mia sorella ritratti da piccoli sotto un monumento (ARCO?) che si trovava una cinquantina di metri a nord della mia casa. Ero nell'età dell'incoscienza. Mia nonna ed il Poliziotto Petrangeli Igino mi posero sotto questo arco per farmi questa foto. Ripensandoci bene sopra potrebbe essere successo quanto segue. Che il poliziotto scattando questa foto voleva tradirmi? Non so. Fatto sta che l'arco si trovava una cinquantina di metri a nord di casa mia, ma nella sua proprietà. Poco dopo questo arco viene fatto sparire e nessuno lo ricorda più. E' mai possibile che a Cantalice e Poggio Bustone nessuno ha d'esso ricordo? Nessuno ricorda a quanto sembra, nè guardie nè carabinieri, nè comune nè autorità religiose, nè appassionati di storia nè gente comune.  
 
  Io e mia sorella in età adolescenziale sul muretto che era sito nella parte sud della mia casa. Col passare degli anni riacquistai serenità con quel poco che rimaneva della mia famiglia e con l'aiuto dei padri Stimmatini di Rieti. La mia serenità durò purtroppo molto poco perchè un paio d'anni in appresso da sotto questo muretto qualcuno tirò fuori la scrofa o lo strano animale che avrebbe segnato poi il mio oscuro destino. Rimane un mistero il particolare che da quel momento in poi, andando in giro spesso qualcuno mi offendeva nel parlare della mia casa facendo dei distinguo fra la mia e quelle dei miei parenti dicendo "Ricchi e poveri". Quella dei poveri era la mia, e ancor ben si vede che tale è rimasta.  

Altra strana pietra avvolta di mistero

   
 
  Eccolo qui, ancora una volta, il maledetto animale che ho rintracciato dopo molti anni, ma gli effetti del suo ritrovamento già s'erano fatti sentire, senza che avessi consapevolezza del perchè. Maledetta bestia che hai rovinato i migliori giorni della mia vita. Dove t'hanno portato? Come il misterioso animale può testimoniare non sono stato tradito solo dai parenti che portano cognomi diverso dal mio ma anche da quelli che lo hanno uguale, perchè questa foto è stata conservata da miei parenti, a mia insaputa fino a circa tre anni fa.  
Animale in foto. Tenterò ora di dare delle spiegazioni su ciò che può rappresentare questo antico animale.         1) E' un'antichissima rappresentazione di un ORSO, simbolo CELTICO legato alle genti MATUGENE. MATUCIUS= Figlio dell'ORSO. Vedasi spiegazione a fondo pagina. 2)Un topo o RATTO, legato alla mitologia del ratto delle sabine. 3) Una falsa rappresentazione di Maiale eseguita dopo il 1300 a dimostrare il legame fra le genti di questo posto e le genti del paese di MATUCAIUM e CANDALICAE, in Carinzia. Questa terza ipotesi non gode del mio favore sembrando la scultura vecchia più di 2000 anni. Quindi secondo il mio modestissimo parere, ed è giusto che ne esprima, la scultura è legata alla società celtica e alle genti Matugene. Questo dicendo non vuol dire che altri non possano esprimere la loro opinione.

2 Marzo 2009 Nel dare una prima interpretazione qui sopra formulai a suo tempo tre ipotesi e detti la terza per improbabile. Approfondite ricerche eseguite successivamente mi hanno condotto a rivisitare le mie ipotesi e la terza, invece, è quella che gode di massima validità. Essa va a rafforzare stavolta il binomio MATOCCI delle genti MATUGENE  e CANTALICE (Candalicae). L'animale della foto è una rappresentazione di un'antica RAZZA DI CINGHIALI diffusa nel mondo celtico. Forse in lingua latina il nome veniva espresso col termine SUS SCROFA. Oggi i francesi definiscono questo animale SANGLIER. Stando agli studi di importantissimi organismi scientifici francesi veniamo informati di quanto segue: Les noms gaulois dont la première partie désigne un animal et qui se terminent par genos, marquant une filiation divine, comme Matugenos (fils de sanglier), Brannogenos (fils de corbeau), ne sont eux-mêmes que les reflets de traditions qui associaient le culte d’un animal à une famille. Robertson Smith a signalé, parmi les tribus sémitiques, quelques cas de parenté supposée entre les hommes et les animaux. Psychanalyse-Paris.com Abréactions Associations - 11, rue Fénelon - 75010 Paris / Tél. : 01 45 08 41 10. Quindi il maiale rinvenuto in Mazzabucio e  che vediamo nella foto si tratta di antico esemplare di cinghiale che (stando a questa fonte) era simbolo delle genti MATUGENE.

 
  Se in un primo momento ebbi dubbi che l'animale potesse essere un maiale dal posizionamento delle orecchie oggi questi dubbi non ho più guardando questa rappresentazione di "SANGLIER" presso il museo del Louvre. A conferma che in determinati ambiti celtici la parola Cinghiale o Sus scrofa fosse legata alla parola Matu ci soccorre altro studio, quello de ": [D'Arbois, op. cit., p. 131; von Grimberger, in LXXXI, xl, pp. 135-9.] che recita quanto segue: In Carinthia Matucaium (Treibach) is also Celtic (math “pig”, caion “enclosure”). Questa fonte asserisce che la parola Celtica Matucaium significa Recinto di Maiali. Per non tirarla lunga aggiungo solo altra dimostrazione, che è quella fornita dall' Archiv Verlag Europas Grosster Verlag Fur Geschichte Diefenbachgasse 35/3/2 Top 7a Wienna che riferisce quanto in appresso: um 45 n. Chr. Unter der Regierungszeit des Kaisers Claudius (41–54 n. Chr.) wurde Noricum endgültig zur römischen Provinz.  
Auf dem Zollfeld entstand die neue Provinzhauptstadt Virunum als Sitz des prokuratorischen Statthalters, die planmäßig nach bewährtem römischem Muster angelegt wurde, mit Forum, Kapitol, Bädern und einem Amphitheater (aus dem 2. nachchristlichen Jahrhundert). In Oberkärnten, in St. Peter am Holz, wurde eine weitere Stadt errichtet, die den Namen Teurnia erhielt. Wie in allen Provinzen legten die Römer auch in Noricum ein Hauptaugenmerk auf den Ausbau der Straßenverbindungen, allen voran der Handelsroute von Aquileia zur Donau, die über die Stationen Meclaria (Thörl-Maglern), Santicum (Villach), Tasinemetum (Lind-Rosegg), Saloca (bei Krumpendorf), die Hauptstadt Virunum, Matucaium (bei Althofen) und Candalicae (nördlich von Friesach) Kärntner Territorium querte. Zahlreiche Nebenstraßen sorgten dafür, dass die römische Kultur auch abseits der Zentren überall noch weitere Verbreitung fand, sodass eine blühende römische Provinzialkultur entstehen konnte, die erst in den Wirren der Völkerwanderungszeit ihren Niedergang fand. Quindi, allo stato attuale delle ricerche sulla strana pietra archeologica di MAZZABUCIO di CANTALICE sappiamo che in un determinato ambito od in un certo periodo storico è esistito il TRINOMIO DI MATUCAIUM, MATUGENI, CANDALICAE (pron. Cantalice). Che sia anche questa un'ennesima casualità o l'aspetto di un colossale antico imbroglio? Lascio a voi la risposta ma lasciate che vi ponga anche un quesito: "Se Matucaium significa recinto di maiali, Cantalice cosa può significare"? Una probabilità va prendendo seria consistenza ed è quella che MAZZABUCIO sta confermando la sua ANTICA ASPURGIANICA impronta. Stavo pensando che il destino è sicuramente più pazzo di me per quel che ha combinato nel 1500. Ha fatto diventare proprietaria di questo feudo  una certa MARGHERITA D'AUSTRIA DEGLI ASBURGO LA CUI FAMIGLIA IMPERIALE aveva sicuramente interessi in CARINZIA, dove stavano questi paesi di MATUCAIUM e CANDALICAE e, guardacaso questo suo feudo si trovava in Cantalice dove si sono rintracciate delle pietre che lasciano pensare all'antico SANGLIER e ad una pietra che con le sue lettere e date conduce a suo padre l'imperatore CARLO V.   C5FAD ISS (A Carlo 5° Facio (dedico) Anno Domini 1550) .... Quando si dice che il destino è pazzo.

QUESTA NOTA RISCRIVE LA STORIA DEI NOSTRI PAESI IN MODO CORRETTO (parte seconda, il cinghiale)

Nell'area celtica, come si è visto nella parte 1° di questa ricostruzione, dovettero esistere delle famiglie la cui origine venne, per consuetudine storica, associata ad un animale. Da quel che mi è dato comprendere la grande famiglia dei Matugeni si diramava in più branche ed ognuna di queste aveva scelto il suo animale totem protettore. Notiamo quindi i Matugeni figli dell'Orso, i Matugeni figli del Cinghiale o Porco, i Matugeni figli dell'Elefante. Non so se sono esistiti Matugeni figli del Bos o Bue ma i miei sospetti mi orientano a crederlo. Sembra certo che nel territorio di Cantalice e Poggio Bustone, in epoca preromana, convissero due famiglie Matugene - quella del Cinghiale e quella dell'Elefante -. Ambedue erano strettamente imparentate con la famiglia Matugena che aveva colonizzato il Norico e la parte sud dell'odierna Germania e con l'altra che si era stabilita nella zona della riviera ligure e provenzale. Altra famiglia Matugena, questa volta della "stirpe" dell'Elefante, aveva colonizzato le britannie, stabilendo consistenti nuclei soprattutto in Irlanda e nel Galles. Nella zona immediatamente a sud del monumento rupestre dell'elefante, a Cantalice o Poggio Bustone (chiamate questa zona come volete) esisteva il Castrum Bistonis di cui si è ampiamente parlato nella prima parte di questa ricostruzione. Molto probabilmente i capi di questo insediamento celtico del castrum bustonis dovevano essere gli elementi di spicco di tutte le famiglie Matugene celtiche che rappresentavano queste nelle relazioni ROMA- Area Celtica. All'interno del castello o dell'insediamento veniva conservato in sacro cinghiale ancor oggi visibile seppur in una foto. Dando sfogo alla fantasia (ma non troppo) in epoca medievale tutti erano ancora memori di questo Cinghiale scolpito nella roccia e dell'antico simbolismo che esso conteneva. Il Porco di pietra da qualcuno fu definito simbolo della sua famiglia e lo definì Hohenschwein (maiale sacro) od Hohenstein (Pietra sacra). Chiara appare, così dicendo, la mia allusione alla famiglia degli Hohenstaufen  che si sentirono membri delle famiglie Matugene. Molto probabilmente questa scrofa, ritenuta dai Celti sacra, fu rivendicata da più famiglie imperiali compresa la famiglia degli Apsburgo ed il territorio feudale circostante il vecchio Castrum Bistonis lo fu ancor di più. Soffermandoci su quest'ultimo particolare c'è da notare che probabilmente tutti  mirarono alle terre più di quanto mirassero alla ormai vecchia scrofa celtica. Da MAZZABUCIO,  i Matocci Fuscini che lo possedettero da epoca romana, vennero estromessi dal possesso di questo territorio in epoca per ora non ben definibile ma si sa che qualcuno conservò memoria e all'unità d'Italia essi ritornarono sul territorio dove sorse l'antico Castrum Bistonis la cui pietra ivi contenuta venne sepolta volendo poi però il  caso che tornasse alla luce intorno all'anno 1965- 1966. Stando ai toponimi locali PIPINO ed  ICERIU v'è da ritenere che anche Carlo Magno fosse al corrente dell'esistenza del Cinghiale Matugeno e v'è da figurarsi che anche la famiglia dello stesso Imperatore appartenesse alla stessa stirpe.     Appendice. Ho trovato dei reperti. Ho sviluppato varie ipotesi. Ho tratto questa conclusione che, sbagliata o giusta che sia, mi sembra quella che più si avvicina ad una realtà ancor oggi sconosciuta. Chi mi vuole per matto lo faccia. Chi propende per me scemo anche. Pur se talvolta preso da slanci emotivi ho esagerato in certe mie espressioni ho sempre cercato poi di restare nello spazio circoscritto che una difficile ricerca concede. Andare oltre non conviene perchè sarebbe come "andare contro una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia" In quel che ho detto chi vuole vederci del vero ce lo veda e chi non vuole cerchi egli, almeno, di dare un senso alternativo ai documenti ed ai reperti che ho trattati. Di indizi ne ho dati molti e a caro costo. Grazie comunque a tutti.  Riunirò poi queste conclusioni in dedicata pagina. Fto. Matocci Sandro. 3 Marzo 2009.

Il Pinturicchio mi informa che non verrò mai a conoscenza di nessuna verità

 
  Effettuando ricerche storiche su materiale archeologico della mia casa mi sono imbattuto su un dipinto attribuito al PINTURICCHIO carico di segni simbolici e di codici trascritti a mo di rebus-frase. Allo stesso tempo ho avuto modo di vedere altro dipinto locale, in Canalice, carico di significati simbolici. E' vero che non possiamo prender per oro colato la maggior parte di cronache locali, che il più delle volte possono rivelarsi ispirate da vecchi rancori fra famiglie o da desideri di dominio mai domiti ma è pur vero che a parlare sprovvedutamente d'altri si rischia di provocare dei danni irreparabili anche a distanza di secoli. Dovrebbe essere la verità, bella o brutta che sia, a prevalere, sempre. Ma l'esperienza sta insegnando che il raggiungimento della verità è rappresentato da un irto sentiero ricolmo di rovi e d'insidie. Comunque sia il caso del quadro del Pinturicchio ha lasciato in me e forse anche in altri delle ferite rimarginabili, ma sempre di ferite si tratta. Che il dipinto-rebus del Pinturicchio racconti di fatti accaduti a Cantalice e Poggio Bustone è più che verosimile trovandosi lo stesso nella Cappella dei BAGLIONI di Spello (Umbria) e proprio Spello ha scelto per santo patrono San FELICE DA CANTALICE.  
-Pinturicchio: Perugia, 1454 – Siena, 1513. Potendo avere dipinto il Pinturicchio quest'opera intorno al 1500 sta a significare che l'operazione dell'occultamento della storia Fuscina sia accaduto in quell'epoca o dei decenni prima.
 
  Particolare del quadro in cui si vede un BASTONE APPOGGIATO = A Poggio Bastone. Poi si vede una FASCINA o FUSCINA sulla quale sono posti dei libri da bruciare. Significato da me attribuito: A POGGIO BASTONE BRUCIA STORIA FUSCINA. Da notare che il paese di Poggio Bustone è stato chiamato Poggio Bastone fino agli inizi del 1900. Il quadro potrebbe essere pieno di altri messaggi ma ognuno di noi può interpretarli in modo soggettivo. Per questo mi limito al più chiaro e appariscente.  
La considerazione suggerita dal disegno del Pinturicchio a questo punto è quella di abbandonare ogni tipo di ricerca e di accontentarmi del documento del 1106 che fu conservato nella curia arcivescovile di Caiazzo. Se fosse andato perso anche quello sarebbe stato molto meglio, come meglio sarebbe stato se le pietre archeologiche anzichè essere state nascoste fossero state distrutte. La morale della favola è comunque sempre la stessa e vale per ogni paese del mondo: la storia viene scritta dal più forte, cioè dal vincitore, nel modo in cui egli lo ritiene più conveniente. Questa è una regola applicata e applicabile a tutti gli umani, quindi ad essa mi rimetto anch'io senza più pormi tanti perchè.

                       Processo remissoriale per la santificazione di FELICE DA CANTALICE

L'interpretazione del senso del quadro del Pinturicchio potrebbe essere contestabile e di conseguenza la teoria dell'occultamento della storia Fuscina andrebbe inesorabilmente a cadere se non tenessimo conto d'un evento molto importante accaduto in Cantalice agli inizi del 1600. Cosa avvenne d'importante in quel periodo? Successe che in occasione del processo remissoriale per la beatificazione di Felice da Cantalice fu in questo paese istituito un tribunale per la raccolta delle notizie sulla vita di questo santo uomo. Era il 28 di giugno dell'anno 1619. Nell'occasione furono chiamate a deporre molte persone. Fra le tante una fu di maggior rilievo e coincise con la figura del sacerdote che teneva la parrocchia di San Liberato (S.Liberato è una frazione di Cantalice) identificato col nome di don Giordano FERRI, che aveva 65 anni circa. Questi, nelle sue deposizioni, rese noto che negli archivi della sua parrocchia era conservata storia che risaliva fin a ben 5 secoli prima. Quindi nella parrocchia di San Liberato si conservavano notizie storiche a partire dall'anno 1100. < Et questo lo so per le scritture che sono nella mia comunità >. * "Città del Vaticano, Archivio segreto Vaticano, Arch. Congr. SS. Rituum, Processus, 2723, 2719, 2720, 2721,"Processus Remissorialis Civitatis Ducalis. Don Jordanus Ferrus, rector parrochialis ecclesie S.Liberati, etatis annorum 65 vel circiter"... < La nostra terra di Cantalicio, posta nel Regno di Napoli della provincia d'Abruzzo, della nostra Diocesi di Civita Ducale passa più di 300 anni, et più di 500 che fu edificata, et questo io lo so per le scritture che sono nell'archivio della comunità...> Tratto da "San Felice da Cantalice, i suoi tempi, il culto e la diocesi di Cittaducale  dalle origini alla canonizzazione del santo. Atti a cura di Don Giovanni Maceroni e suor Anna Maria Tassi. Casa editrice IL VELINO. Se si potesse a questi atti accedere, potrebbero essi rivelarsi estremamente utili per verificare l'attendibilità del messaggio che i quadri del Pinturicchio trasmettono. Utile sarebbe consultare gli atti di altro misterioso processo istituito per la beatificazione di Felice da Cantalice, stavolta a Napoli. Vedasi Pietro Zarrella, ofmcap., Un ignoto processo di beatificazione a Napoli per san Felice da Cantalice (1615), p. 103.

Nota. Chi credette di aver distrutto ogni segno della storia Fuscina ben pensò se ebbe tale convinzione riguardo ai libri e alle iscrizioni su italico suolo. Purtroppo non poteva allora sapere che secoli in appresso, nel 1800 in special modo, sarebbero tornate alla luce numerose iscrizioni in monumenti della lontana Numidia (ex colonia romana che comprendeva parte delle odierne Tunisia, Libia, Algeria, Marocco) fatte realizzare da un console romano dal nome di Lucius Matuccius Fuscinus che fu li inviato dall'imperatore Antonino Pio a rappresentarlo. Non sapeva nemmeno che sarebbero tornate alla luce importanti vestigia di impronta Fuscina dalla Gallia Narboniense, da alcune zone della Germania, da altre dell'Austria ed in particolare dalla Britannia.    Si può facilmente dedurre che se uomini Fuscini fossero tornati in Italia nell'anno 1000 sarebbero stati qui senz'altro definiti UOMINI DEL NORD, cioè NORD-MANNI o NORMANNI. Se Matugeni detti nella terra di provenienza "Figli dell'Orso".

        

Grossi Uccelli in Cantalice. Big Birds in Cantalice under snow 7.2.2012 CSF Rieti

 

Cantalice under heavy snow. 3.2.2012 The Dog. CSF Rieti.

 

Neve. 11.2.2012 ore 16 Rieti Cantalice. Nueva ola de snow. CSF Rieti

 

Neve Lisciano Capolaterra di Cantalice passando a Santacroce. 11.2.2012 h19 CSF Rieti

 

Neve notte 11.2.2012 ore 3. Orme aliene a Cantalice Rieti. CSF Rieti

 

The Sound of Silence. Pluto dog in Mazzabucio snow. CSF Rieti.

 

Pericolose nevicate a Cantalice. Protezione in allerta costante. 4.2.2012 CSF Rieti

 

Cantalice. Protezione civile non pulisce ingresssi d'abitazioni. 5.2.2012 CSF Rieti

 

As a flash lightning over snow. Lampi come flash su neve ore 21 -3.2.2012. CSF Rieti

 

Neve Cantalice soccorsi Ragione Lazio. 5.2.2012. Protezione civile c'è. CSF Rieti

 
 
 

Ufo Cantalice San Felice all'Acqua 20 Ottobre 2011. CSF Rieti

 

UFO San Felice da Cantalice Sanctuary Kirche Besuch. 2-6-2011 CSF Rieti

 

Vigili del Fuoco ed elicottero nella notte a Cantalice. 17.3.2012 h 20 Tratto dal diario. CSF Rieti.

 

Ufo Cantalice 16.11.2011 CSF Rieti OVNI ITALY. CSF Rieti

 

Ufo Rieti Italy. Ufo Atomico Leucemico. Allarme Italian ufo.CSF Rieti

 

Colli Cantalice, San Felice all'Acqua. Minivideo. Big Birds Grossi Uccelli. CSF Rieti.

 

Ufo Cantalice. Se non è Ufo cos'è? Sphere or Ufo? 9.12.2011. CSF Rieti

 

Sole di Cantalice come Medjugorje. Ufo o Madonna? CSF Rieti.
 

Sella di Cantalice

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  Cenabum et Genabum dans les manuscrits de César. Conconnetodumnus chez César, Congonnetodubnus dans une inscription de Saintes ; Andicavi et Andigavi chez Pline ; vergobretus chez César, vercobreto sur des monnaies des Lexovii ; Bitudaga et Bitudaca, Nemetogena et Nemetocena, Cintugena et Cintucena à Bordeaux; Matugenus sur une inscription, Matucenus sur une monnaie ; Troucillus à Nîmes, Trougillus sur les bords du Rhin ; Dagomarus, Dacomarus, nom de potier ; Orgetirix et Orcetirix sur des monnaies des Éduens ; Ratumagus dans la table de Peutinger, Ratumacos sur des monnaies des Véliocasses ; Veriugus à Tongres, Veriucus à Valences. Variantes dans le consonantisme, p.63. ACADEMIA-CELTICA  
  Celtischer Sprachschatz. Matucius. Matucenos s. Matugenos. Matucius äbleitung von Matucus, M. .... Matugenus et. Matutio f(ilii) curaver(unt). Matuus von matu-s bär, M. (Bordeaux).  

BUCIO, Boutius é,como vimos (cf. n.0 33), nome indígena com boa representação regional. De Matugenus conhece-se um outro testemunho em Ávila, ao qual se associa o genitivo de plural Matugeniq(um) (González, 1986, p. 131, n.0 142). É um nome composto por duas raízes, constituindo a segunda, -genos, “filho, descendente de”, uma formação patronímica tipicamente indo-europeia e muito atestada no mundo celta (cf. Albertos, 1966, p. 151, 279); o significado deste antropónimo interpreta-se, tradicionalmente, como “filho de urso” (Albertos, 1966, p. 151).

Trabalhos de Arqueologia 24 - II Parte

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tal; contrariamente a Boutius, de que temos vários testemunhos em terras transmon-. tanas, a forma feminina, ......
A Búcio, filho de Matugeno, de 25 anos. ...
www.ipa.min-cultura.pt/pubs/TA/folder/24/042.pdf - Pagine simili

Questi esempi sopra riportati depongono in modo determinante per spiegare il significato del toponimo MAZZABUCIO e la relazione intima che esso ha con il cognome dei MATOCCI che in questa frazione abitano. Il legame fra posto e persone rimanda la memoria al tempo in cui la famiglia dei Matugeni Fuscini, d'aerea Celtica si insediò con successo nella società romana tanto da essere ancora oggi ricordata dal toponimo di Mazzabucio, dalle iscrizioni rinvenute in Numìdia di Matuccius Fuscinus, dagli elenchi che riportano i consoli romani.

Antipolis à l'époque romaine : Multiculturalité et romanisation Pascal Arnaud   Professeur à l'Université de Nice Institut Universitaire de France: Certains, parmi les familles dont l noms dénotent une origine indigène, connurent avec le temps une belle ascension sociale et une totale intégration à la société romaine impériale.L'épigraphie antiboise nous révèle ainsi un certainL. Matucius Maximus,dont le gentilice (Matucius) est typiquement dérivé d'une racine indigène, et qui accéda au sénat de Rome et fut questeur et patron de la cité aux environs de 200 de notre ère (Chastagnol, 1992 : n° 45).  Avendo consultato l'elenco dei consoli romani emerge che la persona che ricoprì tale carica risulta scritta negli elenchi in questione nel modo segunete: LUCIUS MATUCCIUS FUSCINUS. Tanto evidenzia ancora una volta che i termini MATUCCIUS e MATUCIUS sono eguali ed indicano la stessa persona o due personaggi della stessa stirpe. Interessante risulta notare che tale termine viene più volte espresso nelle sue antiche cronache dal MURATORI ed il riferimento trovasi ne "Full text of "Giornale Arcadico di Scienze / Lettere ed Arti" GIORNALE DI SCIENZE LETTERE ED ARTI TOMO LXXVII OTTOBRE NOVEMBRE E DICEMBRE 1838. ROMA TIPOGRAFIA DELLE BELLE ARTI 1838 (r) Uà Matusius trovasi in Muratori e nel Doni ( p. XCIV a; Ani. inscript. I, i53 ). Matucius è più volte in Muratori pa?' MCCLVI, 8, MLIV, 3, ed altrove."

Celtischer Sprachschatz. Matucius. Matucenos s. Matugenos. Matucius äbleitung von Matucus, M. .... Matugenus et. Matutio f(ilii) curaver(unt). Matuus von matu-s bär, M. (Bordeaux).  

BUCIO, Boutius é,como vimos (cf. n.0 33), nome indígena com boa representação regional. De Matugenus conhece-se um outro testemunho em Ávila, ao qual se associa o genitivo de plural Matugeniq(um) (González, 1986, p. 131, n.0 142). É um nome composto por duas raízes, constituindo a segunda, -genos, “filho, descendente de”, uma formação patronímica tipicamente indo-europeia e muito atestada no mundo celta (cf. Albertos, 1966, p. 151, 279); o significado deste antropónimo interpreta-se, tradicionalmente, como “filho de urso” (Albertos, 1966, p. 151).

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tal; contrariamente a Boutius, de que temos vários testemunhos em terras transmon-. tanas, a forma feminina, ......
A Búcio, filho de Matugeno, de 25 anos. ...
www.ipa.min-cultura.pt/pubs/TA/folder/24/042.pdf - Pagine simili

Questi esempi sopra riportati depongono in modo determinante per spiegare il significato del toponimo MAZZABUCIO e la relazione intima che esso ha con il cognome dei MATOCCI che in questa frazione abitano. Il legame fra posto e persone rimanda la memoria al tempo in cui la famiglia dei Matugeni Fuscini, d'aerea Celtica si insediò con successo nella società romana tanto da essere ancora oggi ricordata dal toponimo di Mazzabucio, dalle iscrizioni rinvenute in Numìdia di Matuccius Fuscinus, dagli elenchi che riportano i consoli romani.

Antipolis à l'époque romaine : Multiculturalité et romanisation Pascal Arnaud   Professeur à l'Université de Nice Institut Universitaire de France: Certains, parmi les familles dont l noms dénotent une origine indigène, connurent avec le temps une belle ascension sociale et une totale intégration à la société romaine impériale.L'épigraphie antiboise nous révèle ainsi un certainL. Matucius Maximus,dont le gentilice (Matucius) est typiquement dérivé d'une racine indigène, et qui accéda au sénat de Rome et fut questeur et patron de la cité aux environs de 200 de notre ère (Chastagnol, 1992 : n° 45).  Avendo consultato l'elenco dei consoli romani emerge che la persona che ricoprì tale carica risulta scritta negli elenchi in questione nel modo segunete: LUCIUS MATUCCIUS FUSCINUS. Tanto evidenzia ancora una volta che i termini MATUCCIUS e MATUCIUS sono eguali ed indicano la stessa persona o due personaggi della stessa stirpe. Interessante risulta notare che tale termine viene più volte espresso nelle sue antiche cronache dal MURATORI ed il riferimento trovasi ne "Full text of "Giornale Arcadico di Scienze / Lettere ed Arti" GIORNALE DI SCIENZE LETTERE ED ARTI TOMO LXXVII OTTOBRE NOVEMBRE E DICEMBRE 1838. ROMA TIPOGRAFIA DELLE BELLE ARTI 1838 (r) Uà Matusius trovasi in Muratori e nel Doni ( p. XCIV a; Ani. inscript. I, i53 ). Matucius è più volte in Muratori pa?' MCCLVI, 8, MLIV, 3, ed altrove."

Celtischer Sprachschatz. Matucius. Matucenos s. Matugenos. Matucius äbleitung von Matucus, M. .... Matugenus et. Matutio f(ilii) curaver(unt). Matuus von matu-s bär, M. (Bordeaux).  

BUCIO, Boutius é,como vimos (cf. n.0 33), nome indígena com boa representação regional. De Matugenus conhece-se um outro testemunho em Ávila, ao qual se associa o genitivo de plural Matugeniq(um) (González, 1986, p. 131, n.0 142). É um nome composto por duas raízes, constituindo a segunda, -genos, “filho, descendente de”, uma formação patronímica tipicamente indo-europeia e muito atestada no mundo celta (cf. Albertos, 1966, p. 151, 279); o significado deste antropónimo interpreta-se, tradicionalmente, como “filho de urso” (Albertos, 1966, p. 151).

Alla luce di quanto l'istituto universitario Francese ci insegna ora noi sappiamo che  "gentilice (Matucius)" riveste un significato ben preciso. Infatti il termine GENTILICE ricorda che i romani riconducevano i membri d'una stessa GENS con un nome collettivo, appunto Gentilice. Quindi si ha continuità  gentilice e familiare nelle famiglie senatoriali romane nell'epoca imperiale. (G. Bloch ; La République romaine -1913). Tutti i cittadini romani possedevano almeno tre nomi (tria nomina): un NOME (praenomen), un GENTILICE (nomen gentilicium) che sarebbe il nome della propria GENS, ed un cognome (cognomen). Il "Gentilice" era la maggior parte delle volte terminante in -IUS d'un cognomen che descriveva delle particolarità fisiche, morali, sociali etc, come nel caso i questione MATUCCIUS (IUS) < dal celtico MATU o MATUC, "figlio dell'orso"> < Matuc-IUS>. Questo dato conosciamo ora che il console romano d'origine celtica LUCIUS MATUCCIUS FUSCINUS era della GENS MATUGENA come allo stesso tempo lo dovette essere l'Imperatore ANTONINO PIO, la cui famiglia proveniva da Nimes. Chi potette essere dunque quel MATHUCIO di APOLEGGIA che viene ricordato sul finire del secolo XIII ed al quale venivano corrisposti diritti feudali benchè non fosse più in vita? Vedasi:

 

- A New World in a Small Place "d0e7789"

 
 
  ... and he willed that they should do service for the fee to Mathucio de Pulegia (Apoleggia) just as Nicola and his ancestors had done service—and to ...
content.cdlib.org/xtf/view?docId=ft9h4nb667&doc.view=content&chunk.id=d0e7789&toc.depth=1... - 177k -
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