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Intanto arriva il sabato, ed il mare si calma ma non così tanto. La
spiaggia sotto il Pineto è sempre invasa dall'acqua... Che fare? Non si
può mettere il falò sull'acqua, verrebbe portato via prima di poterlo
terminare... Così, viene scelto l'inevitabile... il falò del Pineto verrà
montato accanto al falò del Porto! Incredibile! Non si è mai vista una
cosa simile, che affronto!!! I due falò uno vicino all'altro!!! A memoria
d'uomo nessuno si ricorda di aver dovuto effettuare una scelta simile...
Fatto sta che i pezzi montati sulla quadrata vengono spostati davanti ai
gozzi che sostano sul depuratore, ed i ragazzi cominciano l'estenuante
viaggio avanti ed indietro per portare la legna, dal riparo sotto il
muraglione del Pineto, alla spiaggia del Porto. Tutto il sabato viene
impiegato nello spostamento della legna, e finalmente nella costruzione del
falò. Nel tardo pomeriggio, i due falò fanno bella mostra di sè uno
vicino all'altro, la molletta da bucato del Porto, e vicino l'acerrimo
nemico Pineto, con la sua rosa aragosta.
Saltiamo quindi un po' di ore ed arriviamo alle 22 circa, quando la
processione con l'arca di S. Fortunato percorre le vie cittadine, per poi
salire di corsa l'ultima rampa delle scale di accesso alla Basilica (vorrei
qui lamentarmi, senza peraltro entrare in polemica, per la totale assenza
dei Cristi... nonostante fossero stati ampiamente annunciati anche dai
manifesti affissi dalla stessa Basilica...). Dicevo, S. Fortunato ritorna in
Basilica, e tutti quelli che non lo sapevano, si riversano in passeggiata
per ammirare lo spettacolo pirotecnico. Gli altri che sapevano del rinvio,
si riversano in passeggiata per ammirare l'accensione dei falò.
Così la sera, partono le 2 colombine che accendono alcuni fumogeni sul
campanile (almeno quelli, grazie a Borgarelli). In tutta solitudine viene
accesa l'aragosta, c'è lo stesso vento del giorno prima, non è calato
neanche di un nodo... ed infatti è stato di una pericolosità fuori dal
normale... scherzo, ovviamente non è successo niente, anzi, è durato anche
meno del solito, la coda dello scorpione non ne voleva sapere di incendiarsi, p
ensate a quanto fossero alte le fiamme! Tant'è che sono
dovuti intervenire a mano, per rompere proprio la coda e buttarla tra le
fiamme... Ed è stato l'unico momento avvincente della serata, accompagnato
da una ola dei presenti. Pensate un po'... Anche perché, se il sabato sera
praticamente tutti i locali in passeggiata, ed alcuni in via della
Repubblica, erano aperti (persino la libreria Capurro era aperta...), la
domenica sera, invece, era tutto chiuso. Un pessimo biglietto da visita. E
meno male che delle migliaia di persone che c'erano sabato sera, soltanto
una piccola percentuale si è presentata la domenica. Almeno in pochi hanno
ammirato la assoluta desolazione della festa.Giovanni Casagrande - 10 Maggio 2004