Personaggi
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Alcuni personaggi tipici
 
Mi è venuto in mente che potrei scrivere qualcosa a riguardo di quegli strani personaggi che hanno caratterizzato una parte della mia vita. Caratterizzato è una parolona, intendo dire che in un modo o nell'altro... me li ricordo! Non vorrei parlare di persone famose, già ampiamente menzionate in libri o libricini (come Napoli), ma piuttosto di quelle un po' dimenticate, ma che comunque mi fanno sorridere quando penso a loro.
Da quando ho pubblicato questa pagina, ho ricevuto diverse email di amici/persone che si ricordano anch'essi di questi personaggi mitici, e alcuni di loro hanno raccontato i loro ricordi: mi è sembrata quindi una bella idea aggiungere questi episodi tra i miei ricordi.
Inoltre molti mi chiedono come mai non ho parlato del pescatore Bai: ebbene, l'avevo fatto, avevo preparato un capitoletto con i suoi aneddoti, l'avevo pubblicato, e proprio quel giorno ho saputo che era morto... mi sono un po' vergognato di 'averlo preso in giro' proprio nel giorno della sua dipartita, e quindi ho deciso di togliere il capitoletto.
 
 
Maria babba
Ora, magari questo nome non le fa piacere, ma io e gli altri bambini l'abbiamo sempre chiamata così! Il resto del nome era Maria Eugenia Brinzo, era zoppa, aveva un piede in una scarpa immensa (mi pare), non saprei perché.
Giocava sempre con noi bambini, sempre a carte, sempre all'Omino Nero o talvolta a Rubamazzetto. Quando parlava, non si capiva quello che diceva, ma importava poco, tanto noi giocavamo a carte...
Mi ricordo dell'ultimo giorno che l'ho vista, quando, con i miei genitori, l'abbiamo accompagnata alla casa di riposo di Uscio. Penso che fosse almeno 10 anni fa. Poi non ne ho saputo più nulla. Invece, il 30 Settembre 2003, si è svolto il suo funerale, a Camogli. È mancata alla Comunità di S. Egidio, ed aveva 76 anni. Addio Maria babba, ti ricordiamo ancora con tanto calore!
 
Barbara Salani mi ha scritto per raccontarmi un episodio, ecco le sue parole (2001):
«Pensa che una volta la Babba mi aveva promesso che mi avrebbe portato una marea di Giornalini... ti ricordi la rivista Il Giornalino? Ecco io pensavo che la fantomatica donnina mi avrebbe portato montagne di quei divertenti giornaletti pieni di fumetti... Invece un bel giorno è arrivata con un sacchetto pieno di giornalini... sì... ma della Chiesa... insomma tutte preghiere... Non sai quanto ci ero rimasta male ma... le avevo rotto tanto, che alla fine me li ero portati a casa ringraziandola. Ricordo ancora che annusando la carta mi stupivo di non sentire lo strano odore che emanava quella donna.»

Valentina Croci, nel 2002, mi ha detto:

«La Babba è viva. È comparsa a Camogli in Agosto 2002, in un tailleur blu, con un mazzolino di fiori all'occhiello, gli assistenti sociali che la coccolavano e tutti noi che la salutavamo. La sua gambona con la sua scarpona... non ci sono più. È stata operata e vive ancora nell'ospizio di Uscio. Questa volta non mi ha regalato né nastrini né mazzolini di fiori finti ma un bel sorriso di quella che vive serena e mangia tutti i giorni»

Il matto di Fontanella (Pecchioni)
Ogni volta che andavo a Recco (o dal dottor Mortola), salendo dalla scalinata della Fontanella, quella che porta in Piazza Tripoli, non potevo non sentire un uomo urlare dalla finestra del 3.o piano... Si chiamava Pecchioni (era il fratello di Bai), era particolarmente svitato, si dice a causa della guerra, e gridava a tutti quelli che passavano. Magari gridava anche se non c'era nessuno, non posso mica saperlo, lui gridava quando passavo... quando io non c'ero non so cosa facesse... :-)
Le persiane erano tutte sgangherate, e sono rimaste tali finché non è morto. Poi qualcuno deve aver risistemato l'appartamento.
Anche se i bambini sanno essere cattivi certe volte con i matti, per quanto mi ricordi non abbiamo mai trattato male questa persona. Ridevamo, certo, ma non lo prendevamo in giro.
Barbara Salani aggiunge il seguente ricordo:
«Abitando al Migliaro per arrivare alla Chiesa o in passeggiata passavo sempre dal matto di Fontanelle e per la paura che mi sputasse sulla testa o che mi buttasse la rumenta facevo delle corse incredibili.»
 
Il senza gamba (o Gambalunga)
Quest'altro personaggio era piuttosto vagabondo. Non era cioè di Camogli, ma lo si vedeva spesso. Visto che non so il suo nome, e visto che la sua caratteristica principale era di avere solo una gamba, ho pensato di chiamarlo "Il senza gamba". Era una persona molto alta, ma tranquilla, anche se certe volte inveiva contro noi bambini (magari lo facevamo un po' arrabbiare, per cui avrà avuto le sue ragioni).
Sebbene avesse solo una gamba, e l'altra ce l'aveva di plastica, si muoveva abbastanza agilmente, ed era difficile trovarlo seduto da qualche parte. Non mi dimenticherò mai quando l'ho visto togliersi la gamba per riposarsi sul muretto... L'ha svitata e deposta accanto a lui... faceva un'impressione!!!
 
Cagnarino
Prima di tutto dichiaro che il personaggio in questione si chiama Angelo, ed è ancora vivo e vegeto ed abita a Recco. E che la sua vita odierna è molto diversa da quella passata. Tutti infatti ce lo ricordiamo, in perizoma, a caccia di pulzelle da abbordare, un vero latin lover! Si dice poi che non disdegnasse anche la compagnia di altri maschietti... Fatto sta che lo si vedeva sempre mezzo nudo in giro per la passeggiata, con il suo libro, e poi improvvisamente era già dietro ad una ragazza a massaggiarle la schiena! Incredibile!
Ora invece vive a Recco, ha una compagna stabile da almeno 5 anni, ed a Camogli non lo si vede più, o meglio, lo si vede d'estate al mare con la sua compagna e sua mamma... peccato, era famoso persino all'estero!

Aggiornamento del maggio 2004: Cagnarino è tornato! Ebbene sì, da un paio d'anni non ha più la bella compagna bionda, cioè, lo si vede insieme a lei... però.... ad esempio domenica 16 maggio scorso è stato visto nuovamente a caccia sulla spiaggia di Camogli... finché non si è gettato su una preda, e a suon di massaggi e massaggini ne è uscito vincitore! Un grande! Sentivamo tutti la sua mancanza. Grazie Angelo!

 
Tonino
Tonni Ossu è l'unico personaggio che è ancora all'attivo! È uguale cioè a quando io ero bambino! Ha sempre giocato con noi a pallone, ci ha sempre protetti da estranei, ed i nostri genitori erano tranquilli a lasciarci in mani di quel gigante buono, un po' matto, certo, ma non cattivo. Non ha mai fatto male a nessuno, perché è un bambino anche lui. Era come noi, era il nostro fratello maggiore. Ora ci sono altri bambini da far giocare, e Tonni è sempre lì (col suo cane-bonsai).
 
Nando
«Nando Nando Nando con le mani tocchi i culi dei cani....» era un vecchio adagio cantato dietro al suonatore di fisarmonica più famoso del Golfo Paradiso! Ora l'adagio non viene più cantato, ma Nando suona ancora! Sempre come un tempo, davanti ai ristoranti, sui battelli, alle sagre, sempre con la sua fisarmonica rossa e le canzoncine classiche (Rosamunda, Genzianella, ma anche musica leggera, mi ricordo "Mamma Maria" terribile canzone dei Ricchi e Poveri...), e la Lambada. Ma se devo dirla tutta, Nando è famoso per le sue percorrenze della spiaggia col costume rosso! Partenza dal Giorgio con indosso il costume rosso, che negli anni si è sempre più scolorito, finché ha pensato bene di rovesciarlo!!! Così con le cuciture di fuori andava avanti e indietro, alla ricerca di... di... lo dico? Dai si, di culi e tette da guardare! E in mano aveva il sacchetto con dentro chissà che cosa... un asciugamano, per appostarsi vicino alle sventurate, ma probabilmente anche un binocolo, per cercare meglio le sue prede!!! Che ridere!!! Comunque Nando ancora percorre il litorale, pensate che ora ha anche cambiato costume (non voglio sapere in che condizioni fosse quello rosso), quest'anno (2003) ne ho notati addirittura 2 diversi!
 
CenCen al lavoro nel suo magazzino ad aggiustare le reti
Cen al lavoro alle reti sul moloCen è una gran brava persona. Pescatore da quando è nato, sempre amante dei gatti a cui portava il pesce mischiato con le pastiglie anticoncezionali per evitare che si moltiplichino a dismisura... Con lui non ho mai detto niente di diverso da "Buongiorno Cen", "Buonasera Cen", ma mi infonde una gran tenerezza e una forza di vita incredibile. Lo ricordo anche quando, in occasione delle 3 feste patronali, al momento di preparare la cassa con le varie statue (S. Fortunato, S. Prospero, la Madonna del Boschetto), lui era sempre sotto alla cassa dando istruzioni nel posizionare al meglio le statue, sopra i buchi, poi infilava i bulloni da 30 centimetri, e poi la batteria,... ora che io non frequento più quelle fasi, qualcuno sa chi coordina i movimenti?
Comunque, nel suo stile, Cen è morto il giorno 11 febbraio 2006. È morto in silenzio, senza farlo capire a nessuno. Qualcuno se n'era accorto però che qualcosa non andava, visto che sulla seggiolina sotto i portici non si faceva vivo da alcuni giorni.
Clicca qui per leggere il bel articolo della Leali che è uscito sul Secolo XIX.
 
Gé era quel vecchio brontolone seduto sempre dal panificio della Gianna (ora In sciö canto), intento a mangiare focaccia e a inveire contro chi passava. Diciamo che inveiva contro (e rincorreva anche) noi bambini che lo prendevamo in giro, ma comunque salutava garbatamente, anche troppo, chi si prendeva la briga di salutare per primo. Non ho mai seguito fino in fondo qualche ragionamento che faceva, soprattutto perché parlava in genovese e io il genovese non lo capivo... ma ha sempre tenuto quel barlume di lucidità, mi ricordo che, ad esempio, ha sempre voluto esprimere il suo voto alle elezioni... Qualche volta chiedeva dei soldi, molte altre chiedeva qualcosa da mangiare, soprattutto se tu passavi mangiando un tocco di focaccia... qualche volta gli diedi la focaccia, altre volte si offese, per cui chissà qual era la cosa giusta da fare!
 
Ido Battistone
Il 10 ottobre 2005 aggiungo finalmente un 'nuovo' personaggio: Ido dell'Ü Dragun.
 
Ciao Ido. Oggi c'è stato il tuo funerale. La Basilica strapiena di gente, non si riusciva neanche ad entrare, tanti sono rimasti fuori sul sagrato. Io un po' a spintoni sono arrivato a metà navata, almeno per guardarti l'ultima volta. C'era anche Don Amos sull'altare. Tu eri lì, con i 12 vogatori in piedi accanto a te, ognuno con il suo remo tenuto dritto davanti a sé. Tutti con gli occhi gonfi, chi piangeva, chi teneva tutto dentro, qualcuno che non ce la faceva più e usciva. Le parole di Padre Franco pesano come un macigno 'non voglio qui ricordare la figura di Ido come l'uomo dell'Ü Dragun, almeno non solo! Ido è stato un amico, lo voglio ricordare mentre organizzava le processioni dei santi patroni,...' E le tue grida tornano alla memoria 'Voooga, vooga; Issa, Lesta, Possa...'
Ciao Ido, tutta Camogli ti saluta. E il suono del tuo corno risuona ancora tra le case di Camogli.
 
 


 

 

 

 

 

Nel luglio 2004 Lucia Villa mi scrive un sacco di aggiornamenti ed aggiunte! Ecco la sua mail integrale:

Cagnara è proprio definitivamente libero. Questa sarà un'estate di caccia alle prede. Ritornerà sulla cresta delle onde di tutto il mediterraneo e oltre. Chissà quale sarà il look estivo?

Potrei suggerirti di aggiungere altri personaggi.
Alcuni guardano Camogli dall'alto degli alberi dei gozzi insieme ai gabbiani.
Altri sono vivi e vegeti e continuano a riempire Camogli.

Te la ricordi la Tere.....era sempre seduta sul muretto davanti all'Ormeggio, e aveva una battuta per chiunque le si avvicinasse.
Le sere d'estate, quando Bai rincasava, si fermava a cantare con lei che conosceva tutte le antiche canzoni genovesi. Io, lei mi ha chiamato sempre Nan sino al giorno prima di andarsene, mi mettevo lì, di fianco, a tentare di seguire il loro ritmo. Vedeva tutto. Conosceva bene il mio "bel segreto" ma nessuno è mai riuscito a farglielo confessare. Possedeva una collezione di buffi capellini eleganti: lei che, quando era giovane, vendeva il pesce ai contadini della zona, "recuperandolo" dalle paranze e nascondendolo sotto la gonna, mentre i pescatori facevan finta di non vedere.

Davanti a lei, Alfredo. Non aveva bisogno, lui, di trucco, per sembrare un fumetto. Piccolo, grassoccio, con i riccioli bianchi, con le gote e il naso color del vino, rabbioso e mordace; lui proprietario storico dell'Ormeggio, si rifiutava di "preparare" bevande e affini. Ad ogni richiesta di cappuccini, caffè e similari insultava chiunque urlando, saltellando e alzando le braccia al cielo. Malcapitati i turisti che prendevano la difficile decisione di entrare nell'antro: dovevano bersi il bianchino o tutt'al più una cococola.
Era l'unico autorizzato a posteggiare la sua vecchia auto ovunque e ogni volta che qualcuno tentava di mettere in dubbio la legalità del suo parcheggio scatenava un putiferio a favore del buon umore di tutta la cittadinanza.

Aggiungo un appunto su Toni, perchè ci tiene molto. Lui è l'unico matto dei dintorni con la licenza. Gliel'hanno data tanti anni fa e ne è molto orgoglioso: lui può fare il matto perchè autorizzato.

Anche Cen merita un'aggiunta: lui è il rais di tonnara (e questo è un ruolo molto importante): Tiene sotto controllo tutto il porto mentre dorme sotto l'archetto di fianco alla terrazza del porticciolo. Mi ricordo quando lui e il nonno mi caricavano sulla barca grossa di tonnara. Tutti e due vecchi uomini di mare, legati alle tradizioni, con il basco blu, in mezzo alle onde, a raccogliere il risultato delle loro fatiche. Pescatori di pochissime parole ma che quando mi guardavano si aprivano in un sorriso solo per me: l'unica piccola che voleva condividere sempre con loro il mare.
Cen, qualche giorno fa, con gli occhi ormai circondati da un mare di rughe, me lo dedicato ancora: mi guarda, mi "vede" e dallo stomaco lo fa salire su...il suo-mio vecchio sorriso.

E, lasciami ancora scrivere, due righe su Ido e Gigi.
Io me li ricordo i due fratelli: uno biondo come l'arcangelo Gabriele (Gigi) e l'altro nero come il carbone (Ido). Quando erano giovani erano l'impersonificazione del Bagnino e ben lo sapevano le signore turiste che scendevano in spiaggia tutte inghirlandate (c'era anche chi osava il tacco alto) con lo sguardo languido sempre posato su quei muscoli abbronzati e scattanti. E così noi bambini abbiamo avuto lezioni di nuoto e tuffi giornaliere e gratuite. Poverini....era l'unico modo per avere un po' di pace.
Gigi ora si è ritirato in Toscana e Ido ha messo su famiglia. E usa le sue arti per mettere persiane a tutti quanti. Quando passo mi urla "Ciao Signua" e mi fa tornare alla mente la bellissima infanzia che tutti loro hanno contribuito a farmi vivere (poveretti!).

Ti sto scrivendo un romanzo ma i ricordi sono tanti e affiorano poco per volta.

Adesso tocca a Scarsi: bar sotto i portici di Via Garibaldi. Lui è sempre stato segaligno, con gli occhiali e vecchio. Il suo bar poteva essere usato come sillabario per imparare a leggere. bigliettini e avvisi da tutte le parti. Se volevi la sedia, te la andavi a prendere di là e...pagavi. Se volevi il ghiacciolo dell'anno in corso...pagavi; con il bastoncino...pagavi. Anche la spuma aveva prezzi diversi: con il bicchiere di carta o con quello di vetro, da asporto, al banco o al tavolo, senza o con sedia. Ma tutti andavamo a bere da lui, ci minacciava sempre per qualsiasi ragione. Noi eravamo furbi, avevamo capito con chi avevamo a che fare e di nascosto osservavamo il sorrisetto che gli appariva sempre, dopo un'urlata, sulle labbra sottili.
Poi si è ritirato e il terrore corre per Via Garibaldi: sta scrivendo un libro sulla sua vita, e quindi anche sulla nostra.


Nel dicembre 2008 Diego dell'Amanda mi invia i suoi divertentissimi ricordi di Scarsi:

Ti scrivo una piccola parentesi aggiuntiva su quello strepitoso personaggio che era Scarsi. Siamo all'incirca a metà degli anni ottanta e, credo frutto di un suo sapiente affarone, gli era capitata una partita di ghiaccioli che durante il trasporto avevano preso una "scaldata". L'effetto fu che parte dello sciroppo zuccherino colò sul fondo delle singole confezioni, ricongelandosi poi nuovamente. E fu così che quell'estate, tra la miriade di biglietti e bigliettini con riportati tutte le "clausole" del servizio con relativi costi extra, comparve anche il cartello (ma i prezzi te li segno a caso perchè non mi ricordo): ghiaccioli "gusti normali" 200£, ghiaccioli "gusto CocaCola" 250£ e ghiaccioli "con crosta innocua" 150£! Ricordo di averne comprato uno con un mio antico amico di Genova: il sapore era un po' strano, ma non male, l'aspetto invece era terribile. Lo buttammo via dopo pochi passi. Rimane però uno tra i miei ricordi (ed aneddoti) preferiti... Ciao. Firmato "un bauscia" quasi quarantenne che essendo quasi nato sugli scogli del Beppe e venendo lì da sempre, si crogiola nell'illusione di sentirsi un po' camoglino anche lui...


Nell'agosto 2010 ecco la mail di Ignazio Mandina:

Navigando su internet sono venuto a conoscenza della sua iniziativa che raccoglie i ricordi di chi ha vissuto a Camogli in tempi ormai trascorsi. Ho vissuto gli anni più belli della mia infanzia in quel ridente paesino ed abitavo in via Garibaldi, in una casetta a tre piani sul torrente.

Dal 1955 mi sono trasferito a Genova, ma molti sono i ricordì ed i personaggi che sono rimasti incancellabili nella mia mente.
Non ho più avuto notizie dei miei compagni di scuola delle elementari e medie (anni 1948-1954), e chissà se qualcuno si farà vivo attraverso il suo sito.
Cito alcuni nomi: i fratelli Amato,Casarini Enrico, Prospero Repetto, Antola Goffredo, i fratelli Cinollo.
Tra i personaggi, citati sul suo sito, ricordo perfettamente la Babba, e il Giamba con la sua gamba malata che si trascinava.
Vorrei però ricordarne alcuni,di tempi più lontani: Onofrio Vitiello, un omino esile e senza denti che faceva il falegname all'aperto o nell'androne di palazzo Pitti, che da in via Garibaldi. Era napoletano, aveva navigato in gioventù, era sempre di buon umore e sempre disposto a raccontare aneddoti della sua travagliata esistenza, quando la sera, mia mamma, sapendolo solo, lo invitava da noi per una minestra calda. Poi ricordo ancora Giuse, che intagliava con maestria il legno e costruiva gozzi e lancette, somigliava a Fausto Coppi, ed aveva il piccolo laboratorio nei fondi di palazzo Pitti.