
di
Leon Battista Alberti
Que' che affermano la lingua
latina non essere stata comune a tutti e' populi latini, ma solo propria di
certi dotti scolastici, come oggi la vediamo in pochi, credo deporranno quello
errore vedendo questo nostro opuscolo, in quale io raccolsi l'uso della lingua
nostra in brevissime annotazioni. Qual cosa simile fecero gl'ingegni grandi e
studiosi presso a' Greci prima e po' presso de e' Latini, e chiamorno queste
simili ammonizioni, atte a scrivere e favellare senza corruttela, suo nome,
grammatica. Questa arte, quale ella sia in la lingua nostra, leggetemi e
intenderetela. (...)
L. B. Alberti:
architetto e letterato, nato a Genova nel 1406 e morto a Roma nel 1472, fu
insigne esponente della cultura umanistica. Dai suoi studi accademici di Padova
e di Bologna trasse le sue conoscenze più profonde di carattere letterario e
scientifico. Eccellente scrittore latino, tra i migliori prosatori del '
Grammatica del Vernacolo Toscano
Leonardo Volpi, Dic. 1999
Questo scriveva già nel
'400 l'Alberti a proposito della lingua
italiana. A distanza di tanti anni ci voleva
qualcuno che ne continuasse l'opera divulgativa. Dedichiamo pertanto
questo scritto ai nostri colleghi, amici e conoscenti vari, con la speranza
segreta che la finiscano con i loro comici, improvvisati, dilettanteschi
tentativi d'imitazione della parlata toscana. Comunque avranno sempre la nostra
bonaria comprensione.
Fra
i molteplici idiomi della nostra penisola venne acquistando prestigio nel
Trecento quello toscano, anzi fiorentino, per ragioni letterarie, e soprattutto
per merito di tre sommi scrittori di quel secolo: Dante Alighieri, Francesco
Petrarca, Giovanni Boccaccio. Per il prestigio di questi tre grandi e per
l'influenza che le loro opere ebbero nello sviluppo della nostra letteratura,
il volgare fiorentino divenne, non senza accese dispute, la lingua letteraria
di riferimento. Liberata man mano di molti caratteri locali, e arricchita di
nuove forme e costrutti, la lingua fiorentina, si distese per tutta la
penisola, sovrapponendosi ai vari dialetti.
Ma
i dialetti sono continuati e continuano a vivere localmente come mezzo di
comunicazione efficace e diretto. E va anche detto che il dialetto ha dato
vita, oltre che a canzoni, stornelli, fiabe, a vere e proprie opere artistiche:
fra i maggiori ricordiamo Carlo Porta, milanese, Gioacchino Belli, romano,
Salvatore Di Giacomo, napoletano.
I
dialetti italiani si dividono usualmente in:
|
dialetti settentrionali |
dialetti centromeridionali |
dialetti toscani |
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piemontesi |
marchigiano |
fiorentino |
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lombardi |
umbro |
senese |
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emiliano-romagnoli |
romanesco |
aretino |
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veneti |
abruzzese |
maremmano |
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pugliese |
lucchese |
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molisano |
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campano |
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lucano |
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salentino |
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calabro |
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siculo |
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Potrà
meravigliare qualcuno il trovare nella lista dei dialetti italiani un gruppo di
dialetti toscani, dopo quello che si è detto del fiorentino e della lingua
nazionale. Bisogna precisare però che la lingua italiana ha per base il
fiorentino purificato da certi suoni, pronunce, parole e locuzioni che l'uso
nazionale non ha accettato e che sono quindi rimaste strettamente locali. Tutte
le parlate toscane insomma hanno caratteristiche che la distinguono nettamente
(e come!) dalla lingua nazionale; e quindi di fronte all'italiano altro non
sono che dialetti. Dei dialetti particolari però. Infatti risultano
comprensibili in tutte le regioni d'Italia, mentre ciò non accade in genere per
le altre parlate (è praticamente impossibile per un veneto capire il siculo e
viceversa). Questa via di mezzo fra l'italiano e il dialetto vero e proprio,
viene chiamata "vernacolo". Attualmente solo tre parlate possono
essere definite vernacolari: il toscano, il romanesco, l'umbro.
Noi
ci occuperemo qui del toscano. Più propriamente di quel toscano che viene
parlato sulla bassa costa, in quelle regioni che prendono il nome di maremma
toscana.
Per quanto riguarda la
"nostra grammatica" cominceremo con la lettera "C"
La famigerata "c"
toscana si elide - sostituendola con un apostrofo se posta all'inizio della
parola - in tutti i casi, tranne:
1. quando ha suono dolce: Esempio si dice:
- la cerimonia - e non: - la
'erimonia -
- la cima del monte - e non: - la 'ima
del monte -
2. quando è preceduta da vocale isolata.
Esempio si dice:
- vado a casa - e non: - vado a 'asa -
- tizio e caio - e non: - tizio e
'aio
3.
quando è
preceduta da consonante. Esempio: si dice
-
il cane - e non: - il 'ane -.
-
nel Chianti - e non: - nel 'hianti -
-
il castello - e non: - il 'astello -
-
il sor contino - e non: - il sor 'ontino -
4.
quando è doppia.
Esempio: si dice
-
un moccolo - e mai: - un moòlo -.
-
accusato - e non: - ausato -
anche, ma non sempre, quando:
5.
All'inizio di una
frase o quando apre un periodo dopo il punto. Esempio: si dice:
-
Oggi piove. Come torna il sole - e
non - Oggi piove. 'ome torna il sole
-
-
Chi sei? - e non: - 'hi sei? -
6.
quando è
preceduta da vocale accentata. Esempio: si dice:
- perché chiami? - e non - perché
'hiami? -
- è più caldo - e non - è più
'aldo -
7.
quando è
preceduta da congiunzione avversativa o esclamativa. Esempio: si dice:
- è bello, ma costa - e non - è
bello, ma 'osta! -
- ma cosa fai! - e non - ma
'osa fai! -
- ma che bischero! - e non - ma
'he bischero! -
Si elide invece in tutti gli
altri casi, e il suono si trasforma in "soffio", simile al
"h" inglese di house.
- il sindacato - si dice - il
sindaàto - anzi: - ir sindaàto -
come vedremo più avanti
- la casa, i compagni - si dice - la 'asa, i 'ompagni -
- cantando contenti - diventa -
cantando 'ontenti -
- assicuratore, ricorrenza - si dice: -
assiuratore, riorrenza -
- colla scienza si capisce poco - si dice -
'olla scienza si 'apisce pòo -
- Una coca cola con la cannuccia corta - diventa il ritornello: - Una 'oa 'ola 'on la 'annuccia 'orta -
mentre
- un chinotto!- si dice,
giustappunto: - un chinotto! -
Rileggetela.
Ci sono tutte le regole sopra esposte. (Ed anche il perché io preferisca il
chinotto alla 'oa 'ola)
La
consonante "Q"
La "q" se posta
all'inizio della parola, segue sempre le regole della "c". Esempio:
-
Quando - si dice: - 'uando -
-
Quello
- si dice: - 'uello -
-
Ma quando vieni? - si dice: - Ma quando vieni?- (rif. 7)
La consonante "L"
Nel vernacolo tipico della
Maremma la singola "l" viene pronunciata "r" se è seguita
da una consonante. Esempio:
-
E' andato sul monte - si dice: - E' andato sur monte -
-
Quel campo - si dice: - 'uer campo-
-
Quel bischero! - si dice: - 'uer bischero! -
-
Avere i soldi è molto bello
- si dice: - Avere i sordi
è morto bello -
-
Quanto è alto? - si dice: - Quanto è arto? - o anche: - 'uanto è arto? -
-
l' ultima parola - si dice: - l' urtima parola-
-
andare al Governo - si dice: - andare ar Governo-
La vocale "O"
La vocale "o",
spesso, si trasforma in una "u". Esempio:
-
non di dice - si dice: - nun si dice - oppure: - 'un
si dice -
-
il pane col pomodoro - si dice: - ir pane cor pumodoro -
La vocale "U"
La vocale "u", se
seguita dalla "o", non viene pronunciata e il suono "uo" si
pronuncia come una "o" aperta. Esempio:
-
uomo, tuono, suono - si dice: - òmo, tòno, sòno -
-
Cuore - fa un po' eccezione. Si dice: - Core - solo nella bassa Maremma, vicino
al Lazio.
Le vocali finali dei famosi
aggettivi possessivi toscani - mio, tuo, suo, miei, tuoi, suoi , si troncano
sempre sostituendoli con un apostrofo. Sono fra i suoni più caratteristici del
parlato di quasi tutta
-
il mio babbo - si dice: - ir mi' babbo -
-
la sua mamma - si dice: - la su' mamma -
-
i suoi cani - si dice: - i su' 'ani -
-
Come sta il tuo bambino? - si dice: - Come sta ir tu' bimbo? -
Nessuno in Toscana dice: - la
mia mamma - a meno che non voglia usare il linguaggio della
"domenica"
I pronomi possessivi, al
contrario non vengono mai troncati:
si
dice: - è ir mio - e non: - è il mi' -
Ed infine il "re",
parte della desinenza dell'infinito dei verbi. Questo "re" scompare
quasi sempre e la vocale finale prende l'accento. Esempio:
-
partire, mangiare, andare - si dice: - partì' , mangià', andà' -
Per converso, ma più rari e
arcaici, i verbi senza "re" e senza l'accento finale:
-
essere, credere - si dice: - ésse' , créde' -
-
non può
essere - si dice: - nun po’ ésse' -
Il raddoppio finale.
A compenso di tutte queste
elisioni, ci sono anche dei suoni aggiunti. Il parlato Toscano, formato per lo
più da suoni musicali, piani e dolci, mal gradisce i suoni bruschi e netti.
Quando capitano, li addolcisce a modo suo. Ne fanno le spese soprattutto le
parole straniere e le sigle che finiscono con una consonante. Esempio
-
Dik, Black, Buk (nomi di cani) - si chiamano, in realtà: - Dicche , Blecche, Bucche -
-
Alla COOP
- si dice: - Alla 'oppe -
-
My lord - si dice in inglese con
accento toscano: - Mi lorde -
-
il Boss - si dice: - ir bosse -
Poi ci sono i nomi e
espressioni, tipicamente Toscane. Simpaticamente arcaiche, ma comprensibili
quasi a tutti. Elencarle tutte è praticamente impossibile. Famose sono:
Avverbi di luogo: - lì, là - si dice, anche: - costì, costà -
Anche il più modesto dei
vocabolari ne indica l'origine nel "volgare" italiano: costì, costà, av. da "eccum istic"
e "eccum istac", in codesto luogo, rispettivamente, vicino a chi
parla e vicino a chi si parla.
- bischero - per - sciocco,
stolto, ingenuo, credulone (ma bonario)
Il solito vocabolario
traduce: (plb. tosc.) sciocco, minchione. Però non dice che oggi la parola viene usata con intento
bonario: bravo bischero! - si dice ad
un amico che ha fatto una palese sciocchezza.
- strullo, grullo - lo stesso che bischero
Il solito vocabolario
traduce: (avv. tosc) : citrullo, credulone, mogio, abbacchiato, scioccherello
Pronome di 2° persona: - te -
Derivante dal Latino
("nosce te ipsum"), sostituisce il pronome "tu" in frasi
molto enfatiche:
si
dice: - sei stato te! - invece di: - sei stato tu! -
si
dice: - lo dici te! - invece di: - lo dici tu! -
Pronome di 3° persona: - e' -
Molto diffuso nel linguaggio
popolare, è la contrazione di "egli". Si usa per dare enfasi.
- e' dice bene! - per: - egli dice bene -
- e' piove! - per: - (egli) piove! -
Il verbo: - cosare -
Sempre dallo Zingarelli si
ha: (fam. tosc.) Fare qualcosa.
Verbo, in verità, molto utile
perché sostituisce ogni altro verbo che indichi azione concreta del quale non
si sappia o non si ricordi il termine esatto. Nel toscano parlato assume spesso
sfumature esilaranti.
Domanda:
- 'osa 'osi 'ostì? - ovvero: - cosa fai lì? -
Risposta:
- 'oso 'uesta 'osa 'ui - ovvero: - coso (faccio) questa cosa qui -