| homepage | la biografia | i testi | la regia |
Malacarne
di Fortunato Calvino
Nuovo Teatro Nuovo di Napoli (2002)
con
Antonella Morea
Imma Villa
Loredana Simioli
Rosaria Russo
Ivana Maione
Scena Roberto Crea
Costumi Antonella Mancuso
Musiche Originali Paolo Coletta
Regia Carlo Cerciello
Una produzione Compagnia Stabile Centro Ester
Ripresa alla terza edizione del “Festival del teatro
Contemporaneo-Comune di Positano (2002)
Ripresa (nuovo allestimento) Teatro Trianòn di Napoli (2005)
con
Antonella Morea
Antonella Cioli
Loredana Simioli
Ivana Maione
Maria Luisa Santella
Scene Roberto Crea
Costumi Antonella Mancuso
Musiche Originali Paolo Coletta
Disegno luci Gianluca Sacco
Regia Carlo Cerciello
Produzione Trianòn Scena
COSI LA STAMPA…
MALACARNE, LA CAMORRA A TEATRO di Marco Montesano
Carlo Cerciello ci ha oramai abituati ad un teatro finalmente vivo, che tenti infine di dare una spinta alle coscienze assopite, come nel malinconico "Il cielo di Palestina". Ora invece è in cartellone al Teatro Nuovo un lavoro certamente interessante di Fortunato Calvino: Malacarne. Una scenografia minima lascia spazio ad una prosa cruda e colorita. Il ritmo scandito spesso da una musica leggera, accompagna in realtà lo spettatore in un angoscioso viaggio nell'oscuro mondo di una malavita al femminile. Donne di camorra, in passato sottovalutate, ma capaci di atti efferati, a dispetto della loro "femminilità". Ed è questa inquietante, camuffata, anelata femminilità la protagonista dello spettacolo. Le cinque attrici forzatamente dimentiche della loro essenza, che anzi esplorano la complessa personalità del travestito. Infatti è un travestito, Gilda, l'unico personaggio che riesce a incarnare in sé una grande femminilità. È proprio la sua esuberanza, che lo rende il personaggio più umano dello spettacolo, tanto da trasmettere a Tata, il secondo travestito, un desiderio di mutamento. E in qualche modo tutti cercano questo mutamento. Ma questi individui, imprigionati in un corpo ed in un ruolo inaccettabili, non possono far altro che soccombere al loro destino segnato. Sono infatti tutti già Malacarne, carne cattiva, carne morta prima di nascere, schiacciata dalla ferrea logica della camorra. Senza alcuna via d'uscita. I Tre capi, le tre arpie, le tre donne, insieme ai 2 travestiti, affondano nella loro pazzia di crudeltà, vacuità, ambizione, e nella loro emarginazione senza riscatto.
“…Presso la libreria Mercurio, in concomitanza con la rappresentazione al Nuovo Teatro nuovo, si tiene un incontro durante il quale Antonella Morea, Imma Villa, e Ivana Maione leggono brani tratti dall’opera “Malacarne” Sono presenti all’incontro l’autore, Fortunato Calvino,il regista Carlo Cerciello,
Il Presidente ArciGay Napoli, Davide Barba…”.
Kataweb
“…”Malacarne”, malavita al femminile. In scena al Nuovo di Napoli un crudo testo di Calvino con la regia di Carlo Cerciello…”.
Lo Spettacolo.it
“…Tre Parche sedute su scanni che hanno forma di scarpe dai tacchi a spillo, pronte a tirar fuori il coltello per recidere i fili della vita altrui; eccola la “Malacarne” di Fortunato Calvino, carne guasta, cuori cattivi, donne inaridite da una sete inestinguibile di potere (…), la parola riesce con naturalezza a farsi canto , secondo la scelta espressiva e sonora di Paolo Coletta, che riproduce,grazie soprattutto alla intensa “musicalità” di Antonella Morea - Tata, quello straniamento tutto brechtiano dell’attore interprete e narratore della storia…”.
CRONACHE DI NAPOLI - Irene Alison
“…”E’ stato come calarsi in una realtà tanto forte quanto vera”. Questo il commento di uno degli spettatori che ha assistito alla messinscena dell’inedito testo di Fortunato Calvino, “Malacarne” (…). “Un cast ben affiatato e una regia ottimamente eseguita per uno spettacolo tragico e intenso” - l’opinione di Luca Scotti…”.
NAPOLIPIU' - sar.sco
“…Cinque donne, o meglio tre donne della malanapoli e due travestiti: una bellissima, la vera queen del vicolo, e l’altra protettiva, materna ,votata per vocazione all’estremo sacrifico: Sono loro l’universo ideato dalla sempre sferzante scrittura drammaturgica di Fortunato Calvino, a cui ha dato corpo, ritmi, gesti ed atmosfere, la sapiente regia di Carlo Cerciello (…). Dopo “Cravattari”, “Geltrude” e “Passioni e spine”, Calvino affronta così un altro aspetto, quello della virilizzazione estrema delle donne di camorra, più dure e intolleranti dei loro stessi consorti (…). Eppure in questo mondo umido e sotterraneo, dove anche il sorriso conosce solo sprezzo e toni sarcastici, esiste una femminilità, replicata e non “ab origine”, quella dei trans, le uniche a difendere a tutti i costi un’identità fatta di dolcezza e seduzione. Un’identità debole, che magistralmente rappresenta Loredana Simioli, una scioccante Gilda in rosso…”.
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO - Stefano de Stefano
“…Le donne della camorra. Un tempo erano solo compagne dei loro uomini, restavano nell’ombra. Poi, l’emersione di una realtà nuova: la questione è sollevata da Fortunato Calvino nel suo nuovo testo teatrale, “Malacarne”. Una storia dura, un linguaggio crudo, senza fronzoli descrittivi (…). La scena di Roberto Crea formalizza come in un fumetto noir questa “notte scura”. Il rap delle donne, la cantata dei “muorte accisi” della Morea, le sonorità tra il colto e il popolare di Coletta, assecondano la regia di cerciello, che spezza l’azione in siparietti di dichiarata citazione di stilemi del teatro napoletano…”.
IL MATTINO - Franco De Ciuceis
“…”Malacarne”, uomo o donna dal cuore cattivo, dissoluto e crudele (…) In “Malacarne ritroviamo la triste Napoli dei compromessi e della corruzione dell’imbroglio e dell’omertà. Ritroviamo questa città che non ha solo i volti truccati delle tre donne di camorra, ma si riscopre autentica e viva nella espressione di dolore della povera emarginata Tata…”.
ROMA - Antonella Carlo
“…Torna la poesia, la musica, il sogno a Positano. Torna con il terzo festiva del teatro contemporaneo ed il “Premio Annibale Ruccello”. Oggi e domani ancora teatro con “Malacarne” di Fortunato Calvino e le sue “donne” di camorra…”.
IL MATTINO - Salerno / Estate
“…da poco presentato, il cartellone del teatro Trianòn di Napoli offre un programma vario, in cui si alternano musica e drammaturgia, in un percorso che vede in scena molti artisti napoletani. si comincia venerdì 4 novembre con Malacarne di Fortunato Calvino con la partecipazione straordinaria di Maria Luisa Santella che torna sulle scene dopo molti anni…”.
ENNETI - Angela Matassa
“…”Malacarne” tre anni dopo. Cambia la scena, cambiano due attrici. Dalla sala Assoli del teatro Nuovo lo spettacolo scritto da Fortunato Calvino, diretto da Carlo Cerciello, passa infatti al più canonico palco del Trianòn, fattore questo che non incide più di tanto sulla chiave allestitiva (…). Laddove invece le novità che intervengono in modo più deciso sulla originaria fluidità della prima edizione(un vero e proprio orologio teatrale dai tempi svizzeri), sono gli inserimenti delle due nuove interpreti: Maria Luisa Santella e Antonella Cioli. Che con le riconfermate Antonella Morea, Loredana Simioli e Ivana Maione, vanno a disegnare questo inedito pentagono esistenziale, in cui tre donne incrociano i propri destini all’ombra di lotte fra boss e amori irrisolti…”.
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO - Stefano de Stefano
“… “Malacarne “ di Fortunato Calvino per la regia di Carlo Cerciello, si dimostra essere anche un’ottima occasione per parlare di Napoli in modo originale, visionario e realistico allo stesso tempo, in una dimensione che sembra ricordare da vicino il tratteggio della Madrid almodovariana (…).Vestite di aggressivi completi di pelle nera, di un dark quasi gotico, le tre boss sono molto distanti dall’immagine della donna tradizionale, rassicurante o seducente, e si muovono in modo non aggraziato(…). Eccellenti le interpreti: Antonella Morea, Antonella Cioli, Loredana Simioli, Ivana Maione e Maria Luisa Santella, di ritorno sulle scena napoletane…”.
NAPOLIPIU' - Fiorella Taddeo
“…Incurabilmente affette da quel male chiamato camorra, le cinque protagoniste di “Malacarne” confuse tra una femminilità da ricercare nell’anima (…), attraversano i sentieri della crudeltà umana, del cinismo e della violenza nel segno di una sessualità che diventa simbolo di suprema aspirazione (…). “Malacarne”, proponendo una forma di spettacolo nuovo ed introspettiva, proietta autorevolmente un fascio di luce in un mondo teatrale capace di riconoscere in Calvino uno dei portatori di nuovo ed indispensabile linfa vitale…”.
CRONACHE DI NAPOLI - Giuseppe Giorgio
“…Tre donne, tre arpie, vegliano sul defunto Gilda, ma vegliano al contempo sui segreti che quest’ultimo custodiva, coi quali le ricattava, e che ora vivono nella mente del tristissimo Tata. “Malacarne di Fortunato Calvino entusiasma il pubblico di Piazza Calenda che ha applaudito rumorosamente il cast di “Malacarne”, tutto al femminile. Approvazione implicita, evidentemente, anche per il cambio di rotta nella programmazione del Teatro Trianòn..”.
ROMA - Stefano Piedimonte
“…Torno in un teatro napoletano con Malacarne, un testo di Fortunato Calvino, autore tra i più interessanti della generazione post eduardiana e con la regia di Carlo Cerciello, regista capace di fondere forti valori sociali con una appassionata teatralità (…). “Ho scritto Malacarne 1997- racconta Calvino- quando i magistrati faticavano a ritenere possibile che le donne fossero spesso a capo dei clan camorristici. Ma io vivo ai Quartieri Spagnoli, dove l’ordine di quello stato prima dello stato, che è la camorra, fa mostra di sé alla luce del sole - conclude Calvino - (…). Atmosfere chitsch spinte all’eccesso come in un fumetto, “per sconfessare l’idea che la donna o è la custode del focolare o è un sex symbol, secondo una visione rassicurante della femminilità - racconta il regista…”.
IL MANIFESTO - metrovie - Adriana Pollice
“…Cinque regine di cuori incantano il Trianòn - Vendono sesso e droga, vivono di sorprusi e dolci sottomissioni le tre donne di camorra e i due ambigui travestiti che popolano l’universo poetico di Fortunato Calvino nel suo “Malacarne”, in scena al Trianòn per l’apertura della stagione (…), nella felice astrazione teatrale dello spettacolo costruito da Carlo Cerciello e Paolo Coletta capaci stavolta di trasformare la commedia in un musical bello e inquietante (…).
LA REPUBBLICA - Giulio Baffi
“…Sangue.Passione.Terra. tre linee guida che ci aiutano nella comprensione di Malacarne un viaggio nell’oscurità di una città falsamente solare ma intrinsecamente morente (…). Calvino raccoglie queste voci, le fa sue, le trasfigura in un’operazione di alta drammaturgia civile sulla scia della più nobile drammaturgia napoletana che mai si è sottratta al suo compito al suo compito di affrontare il reale. E’ bruciante la conversione della realtà nella scrittura di questo autore che si avvia a divenire punta di diamante nel panorama drammaturgico nazionale (…). Nel vedere Malacarne si è accompagnati da una lingua napoletana ferocissima nel suo essere bestemmia costante, priva di accenti comprensivi (…), canti dolcissimi e struggenti, caratterizzano il percorso scenico di Antonella Morea, consegnandoci un’interpretazione che rimarrà…”.
IN SCENA - la rivista dello spettacolo - Mariano D’Amora
"Malacarne", il cuore mutante di Napoli
Napoli
Storia di mal'affare, di donne di camorra, di intrighi di potere per il dominio di un marciapiede, di un vicolo, di un quartiere qualsiasi di una città qualsiasi, ma simile a Napoli. Un mondo parallelo in una dimensione reale e cruda: Malacarne, regia di Carlo Cerciello (Teatro Trianon, Napoli, fino a domenica). Valori sovvertiti di uno luogo che non può cambiare se non nella dimensione individuale. Esistono due tipi di trans: quello che di notte si trasforma in una statua di carne, desiderato dagli uomini e ammirato dalle donne. E quello che, non avendo soldi per la mutazione e non riuscendo a diventare farfalla, è destinato a restare scarrafone in eterno. Il primo è Gilda, il secondo Tata. Gilda viene ucciso durante l'assenza del compagno, boss carcerato. Tata, che con lui ha condiviso il marciapiede per anni, ne piange la morte, ne custodisce i segreti, le ambizioni realizzate e irrealizzabili. Carmela, Brigida e Sofia, tre capi della camorra, dopo aver eliminato il primo determinano il suicidio del secondo. Racconto di ordinario squallore dove il desiderio di dominio si fa strada con la violenza, il cinismo, la crudeltà. In assenza degli uomini, rinchiusi nelle carceri o morti ammazzati, sono le donne che gestiscono gli affari: determinano le nuove alleanze, stipulano patti, commissionano delitti, regolano i traffici. Il testo di Fortunato Calvino, vincitore del premio nazionale Calcante 2002, è lucido nell'analisi dei modi, delle dinamiche e dei simboli di un universo trasformante. Fotografa infatti la miopia dello stesso potere giudiziario che aveva sottovalutato, negli anni degli storici processi alla camorra, il ruolo che le regine di quartiere avrebbero potuto assumere durante l'assenza forzata, temporanea o permanente, dei mariti. Malacarne allude anche alla trasformazione dei corpi, bombardati di silicone ed estrogeni, che passano da forme ruvide e pelose ai tratti avvenenti e sinuosi; il corpo come operazione di marketing per attirare e vendere. Il travestito come sex-franchising della camorra. Ma è lo stesso corpo che, pompato all'eccesso è destinato ad esplodere in mille pezzi di carne malata. È una analisi cruda di un universo in cui la mancata omologazione nel contesto suburbano significa espulsione immediata dal quotidiano, dalle relazioni, dagli affetti. Impossibile decidere di lasciare un mondo orrendo e ripugnante per entrare in quello vero e borghese che respinge i diversi. Cerciello esalta le sfumature di un testo bruciante. Disegna con maestria il ritratto estetizzante del potere delle donne. Dove la bellezza, forzatamente ricercata e ostentata, assurge a status. Allo stesso tempo fotografa con surreale cinismo il degrado del contesto. Esalta gli eccessi con sapienza, perché il mondo del sottoproletariato urbano, dedito all'illecito non è altro che un amplificatore dei disagi così come delle aspirazioni sociali. Affida alla dimensione onirica la voglia di cambiamento che coincide con la mutazione. Denuncia l'assenza di speranza e l'impossibilità di evadere dalla segregazione sociale. Attraversa vari generi, dalla sceneggiata, passando per il cabaret, al neomelò. Carica i personaggi di passione e fierezza, di cinismo e fragilità, di presunzione e ingenuità. Esaltando le forti e suggestive musiche di Paolo Coletta, compone dei carillon dell'assurdo. Splendidi i costumi che stilizzano le sovrane dei sobborghi. La scena è costruita su due livelli, funzionali ad innalzare il sogno e relegare sul fondo la realtà. Il sopra e il sotto del mondo. Tra gli attori, su tutti la bravissima Antonella Morea e la straordinaria Loredana Simioli, Gilda, che riesce a ricomporre e sublimare in una creazione teatrale di altissimo profilo tutta la serie di cliché e stereotipi sui quali lavora da anni. L'unica pecca di questo allestimento è la mancanza, al momento, di una tournée.
LIBERAZIONE - Toti Bellastella
"); //--> '); //-->