Approfondimenti: l'Organo
LA CHIESA E IL MONASTERO
DELLA VISITAZIONE
Altre foto:
altare -
particolare quadro altare -
statua di San Francesco di Sales -
statua di Santa Giovanna Francesca di Chantal
-
bassorilievi
Organo:
lo strumento -
tastiera e pedaliera -
i
registri -
le
canne -
il
mantice
La chiesa contigua al monastero sorge sul medesimo
sito delle medievale chiesetta della SS. Trinità.
La sua presenza e quella dell'annesso "Hospitalis",
entrambi con la medesima dedicazione, è già attestata
alla metà del XIV secolo.
La chiesa venne utilizzata dai Disciplini di Santa Marta come
sede della loro confraternita dal 1480 al 1650, anno in cui la
lasciarono al monastero ottenendo in cambio dai fabbricieri della
comunità la chiesa di Santa Maria di Loreto (poi per questo
motivo detta anche di Santa Marta).
Le vicende costruttive posteriori all'insediamento del monastero,
che hanno determinato i caratteri attualmente visibili, abbracciano
un arco di più di due secoli (1653-1857): la chiesa venne
innanzitutto trasformata mediante una suddivisione.
La parte occidentale venne destinata al pubblico mentre quella
orientale fu riservata alla clausura. Dei lavori di trasformazione
dell'antica chiesa, soprattutto di abbellimento (1668) ma anche
degli interventi sulle strutture (un'autorizzazione al restauro
fu concessa dalla Curia milanese nel 1677), si conservano numerosi
documenti e disegni della seconda metà del secolo XVII.
Si tratta tuttavia di modifiche delle quali non è più
possibile riscontrare traccia significativa dopo i rifacimenti
ottocenteschi.
L'erezione della facciata è da mettere in relazione all'iniziale
progetto di Filippo Cagnola, architetto dei Borromeo, cui fa esplicito
riferimento un contratto d'appalto del 1718 che ne affidava l'esecuzione
al capomastro G.B. Botta.
Nell'attuale prospetto è possibile riscontrare solo in
parte elementi riconducibili allo schizzo e al gusto del Cagnola.
Il portale, ad esempio, mantiene la forma rettangolare ed è
sormontato da un architrave lapideo sostenuto da mensole.
Elementi di novità sono invece costituiti da paraste, in
granito rosa di Baveno, alle due estremità del fronte,
sormontate da semicapitelli compositi (in pietra di Arona) e dalla
finestra semicircolare sotto il timpano triangolare di evidente
gusto classico.
Un affresco del pittore Luigi Morgari (attivo ad Arona nei primi
decenni del Novecento), delimitato da una modanatura in rilievo,
rappresenta la Visitazione della Vergine. Un piccolo campanile
è impostato sull'angolo di sud-est della chiesa interna.
L'interno è a pianta rettangolare con volta a botte, presenta
un unica navata in fondo alla quale si trova l'altare maggiore;
dietro a questo si osserva la pala del pittore Gaudenzio Magistrini
(Bologna 1820 - Arona 1871), aronese d'adozione, che rappresenta
la Visita della Vergine a Santa Elisabetta (da non confondere
con quella del medesimo soggetto descritta, forse dall'arciprete
Tirinnanzi, tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo).
Sotto lo stesso altare si conservano dalla parte della chiesa
interna, le reliquie di Santa Giulia (donate dalla contessa Giulia
Borromeo nel 1704) e di Santa Vittoria (portate da Roma nel 1847).
Sopra gli altari delle due cappelle laterali si trovano, a sinistra
la tela raffigurante Sant'Agostino e Santa Giovanna Francesca
di Chantal che adorano
il Sacro Cuore; a destra San Francesco di Sales e la Santa anzidetta,
adoranti la Trinità.
Entrambi le opere sono di fine Settecento. Le statue in marmo
bianco di Carrara poste dentro nicchie sulle pareti laterali rappresentano,
a sinistra, San Francesco di Sales in abiti pontificali e, a destra,
Santa Giovanna Francesca di Chantal.
I due bassorilievi sovrastanti riproducono episodi della vita
dei Santi fondatori dell'Ordine. Autore del complesso scultoreo
e delle statue è il Somaini.
La decorazione della volta a chiaroscuro e a motivi floreali in
riquadri (detta "a lacunari"), eseguita nel 1842, è
molto simile a quella della sala consiliare del Comune di Arona,
utilizzata come cappella ancora alla metà dell'Ottocento.
I quadretti della Via Crucis sono opera dell'artista Carlo Bini,
nato ad lntra nel 1873 ma aronese d'adozione.
La chiesa venne riconsacrata nel 1844 da monsignor Gentile, vescovo
di Novara, come attesta la lapide in marmo nero nella parete laterale
destra del presbiterio; dalla parte opposta un'altra lastra, sopra
la porta della sacrestia, ricorda l'arciprete Graziano Ponzone
morto nel 1652 e sepolto nella stessa chiesa.
Le origini del monastero sono legate alla venuta ad Arona di donna
Virginia Aleardi e di un gruppo di sei religiose (1645), ospitate
inizialmente nella casa paterna dell'arciprete Ponzone che fin
dalla sua nomina a tale carica (1629) si era adoperato con incessante
zelo presso il cardinal Monti e il conte Carlo Borromeo per la
fondazione di un monastero di clausura.
Considerata l'angustia della loro prima dimora e il disagio di
doversi recare per le funzioni nella chiesa di Santa Maria, donna
Virginia ottenne (1647) dalla famiglia Borromeo di poter utilizzare,
come sede provvisoria, il piccolo monastero di San Bernardino,
contiguo al palazzo del conte che l'aveva acquistato qualche anno
prima dai Padri Riformati.
Nonostante la vicinanza con la chiesa della Trinità le
religiose non potevano tuttavia disporne essendo ancora questa
officiata dai Confratelli di Santa Marta. Tre anni dopo (1650),
come si è già detto, i confratelli cedettero lo
chiesa alla nuova comunità religiosa che, abbandonando
l'abito delle cappuccine, abbracciò le regole dell'ordine
della Visitazione (1657).
Artefice ne era stata la contessa isabella d'Adda che, ormai vedova
del conte Carlo, entrò come novizia nel convento.
Nei tre secoli e mezzo della sua storia molti sono stati gli eventi
politici e militari che hanno coinvolto il monastero.
Oltre ai danni subiti a causa dell'esplosione del magazzino delle
polveri sulla Rocca (1674 e 1689), si ricorda l'avventuroso ma
temporaneo abbandono della sede (1706) via lago, durante la guerra
di successione spagnola, e la scampata soppressione in seguito
ai decreti napoleonici (1810).
Il monastero venne inoltre risparmiato dalla legge del Regno di
Piemonte che aboliva gli ordini religiosi incamerandone i beni
(1855).
Determinante si rivelò in questa circostanza l'intervento
del conte Cavour, sollecitato dall'abate Antonio Rosmini e dal
marchese Giuseppe Arconati di Milano.
Nel 1866 tuttavia il monastero non poté sfuggire ad una
nuova legge del Regno d'Italia che ne decretava la soppressione
e la confisca dei beni. Ceduto molti anni dopo al Municipio di
Arona con la prescrizione di non procurare molestie alle religiose,
esso venne definitivamente riacquistato dall'Ordine per interessamento
del vescovo di Novara monsignor Pulciano e del padre spirituale
monsignor Torelli (1900).
I primi documenti relativi al progetto di costruzione del nuovo
complesso monastico risalgono al 1648: si tratta di un particolareggiato
"Dissegno delle case e siti dove si farà il Monastero
di monache di clausura", eseguito da Bartolomeo liberino
e sottoposto all'esame dell'ingegner Carlo Buzzi.
Le fasi costruttive si sono protratte nel tempo in seguito a progressivi
ampliamenti del monastero. La fabbrica era già alquanto
avanzata nel 1653 ma non ancora ultimata l'anno della fondazione
dell'ordine della Visitazione (1657); la contessa Isabella destinò
pertanto 1000 lire per il completamento della costruzione e 2000
lire per l'acquisto di una casa adiacente per un'ulteriore espansione.
L'intero complesso monastico si sviluppa attorno al cortile quadrato
che ha ai lati le celle delle suore e, nella parte meridionale,
la sala delle "Radunanze" e il refettorio.
Ad oriente della chiesa si apre la grande corte rustica, affiancata
sul lato meridionale dal giardinetto.
Nella sala anzidetta sono conservati un disegno particolareggiato
del monastero, datato 1771, e in una teca il Crocifisso donato
alle religiose dal Ponzone.
Lo storico Medoni accenna ad interventi di rimodernamento alla
metà del XIX secolo, su disegno dell'architetto milanese
Moraglia.
Purtroppo le regole di clausura impediscono la visita dell'edificio
che custodisce numerose e pregevoli opere d'arte, descritte e
documentate sul catalogo "Arona sacra. L'epoca dei Borromeo"
a cui si rimanda.
l'Organo
fatto risalire alla dinastia dei Biroldi che lo costruirono presubilmente agli
inizi dell'ottocento
è
collocato in cantoria sopra il portale di ingresso ed è inserito in una cassa
lignea in abete addossata alla parete, aperta anteriormente in un'unica campata;
interamente dorata su preparazione a gesso e colla animale.
Formato da 23 canne in stagno distribuite in una campata di una cuspide presenta
bocche allineate con labbro superiore a mitria e profilo piatto appartenente ai
registri Principale bassi e Fluta soprani.
Questo organo tornato agli antichi splendori grazie al restauro avvenuto nel
2001 dalla Bottega Organara Dell'Orto & Lanzini ha visto la ricollocazione della
cimasa ed il soffitto della cassa asportati negli anni 60 ed il completo
riordino del materiale fonico, al recupero degli allineamenti e dei fori al
piede come in origine, oltre alla ricollocazione della tastiera a 54 tasti con
estensione Do1-La5 con prima ottava scavezza. I tasti diatonici sono coperti in
osso con fronte piatto e rivestito, i cromatici sono in legno tinto nero. La
divisione Bassi-Soprani è posta fra Do3-Re3.
Anche la pedaliera a 18 pedali è stata ricostruita con ambito Do1-La2. La
terzamano viene inserita con l’ultimo pedale, sono presenti anche due pedaloni
per l’inserimento della Combinazione alla lombarda e Tiratutti.
I 19 registri sono comandati da manette a scorrimento laterale, collocati sulla
destra e disposti su due colonne.
La pressione del vento è stata fissata in 42 mm di colonna d’acqua.
Inaugurato durante la messa di pasqua del 2002, vede il suo primo concerto
quello proposto da Tempore in Organi il 19 giugno 2002 con l’organista Luigi
Panzieri.
DISPOSIZIONE FONICA
| Colonna Sinistra Flauto Traverso Trombe Soprani Fagotto Bassi Viola Bassi Ottavino Soprani Flauto in Ottava Soprani Voce Umana Terza Mano Bassi d’Armonia Contrabassi |
Colonna destra Principale Bassi Principale Soprani Ottava Bassi Ottava Soprani Quintadecima Decimanona Vigesimaseconda Vigesimasesta Vigesimanona |
'); //-->