Altre foto: altare/casa - il lato sinistro della casa - il lato destro della casa - la parte posteriore della casa - il suo interno - particolare del quadro
La chiesa
di Santa Maria di Loreto è detta anche di Santa Marta.
Sul finire del 1592, grazie all'intervento di Margherita Trivulzio
Borromeo e di suo figlio Federico, non ancora cardinale, venne
posta la prima pietra per la costruzione della chiesa che avrebbe
accolto al suo interno una riproduzione al vero della Santa Casa
di Loreto. Le fonti locali ne attribuiscono la paternità
all'architetto Pellegrino Tibaldi, ma, da documenti recentemente
rinvenuti, sembra più probabile che il progetto sia stato
eseguito da Martino Bassi, del quale si conosce, tramite un suo
scritto, la descrizione di un disegno per la fabbrica della chiesa.
La scalinata d'accesso a due rampe ed il portico sovrastante,
aggiunti successivamente, sono, invece, ascrivibili a Francesco
Maria Richini (1646).
Lo spazio interno, un vano rettangolare, è coperto da una
volta a botte lunettata. Alla metà del XVIII secolo la
chiesa divenne sede della Confraternita di Santa Marta, esistente
fin dal 1484 nella chiesa della Trinità, attuale chiesa
del Monastero della Visitazione. Entrando dall'unico portale ci
si trova di fronte all'imponente altare maggiore sopra il quale
campeggia la splendida statua marmorea raffigurante l'Assunta
eseguita da Marcantonio Prestinari (1613). L'artista che stava
lavorando alle statue del Duomo, venne di persona da Milano per
eseguire l'opera commissionatagli dal cardinale Borromeo. L'altare,
spiccatamente barocco, appoggiato alla preesistente struttura
della Casa di Loreto, è stato concepito in modo da creare
contrasti di colore con l'uso di marmi bianchi e neri, studiati
per far risaltare il candore della statua dell'Assunta. Le nicchie
laterali ricevettero, agli inizi del Settecento, quattro statue
marmoree, di pregevole fattura, delle quali non si conoscono gli
autori.
Esse rappresentano, nella parte superiore, l'Annunciazione e,
in basso, Santa Marta e Maria Maddalena.
Fra le varie opere custodite nella chiesa è possibile ammirare
sulla parete di sinistra, un "Crocifisso ligneo e Storia
della Passione" di uno scultore lombardo del XVI secolo,
artista di grande sensibilità nella resa pittorica della
materia, mentre, a destra si trova una raffinata ancona lignea
che raffigura la Santissima Trinità in gloria tra un volo
di Cherubini. Il rilievo, in legno laccato di bianco con alcune
parti in oro, è stato eseguito da Bartolomeo Tiberino intorno
al 1640; fu sistemato nell'attuale posizione verso la metà
del secolo XVIII entro una cornice marmorea barocchetta. Sulle
pareti perimetrali sono collocati alcuni dipinti ad olio di grandi
dimensioni e di buona fattura dei quali non si conoscono gli autori.
Lungo le pareti esterne della Casa di Loreto, entro nicchie, si
osserva una serie di sedici statue, raffiguranti Profeti e Sibille
databili, presumibilmente, intorno all'inizio del secolo XVIII.
L'unico affresco della chiesa si trova all'interno della Casa
di Loreto; si tratta di un dipinto raffigurante la Madonna con
il Bambino fiancheggiati dagli stemmi dei Borromeo, risalente
al 1520 circa. Prima di essere collocato nell'attuale sede, era
posto sulle pareti di un edificio sul lungolago e, poiché,
in occasione della peste del 1523, gli furono attribuite proprietà
miracolose, nel 1599, dopo che fu eretta la Santa Casa, venne
staccato e quindi trasferito.
Una recente pulitura ha messo in evidenza una gamma di toni di
colore bassi e smorzati ed azzurri freddi interrotti da poche
accentuazioni cromatiche. Sia l'impostazione della figura a schema
piramidale, che l'andamento del panneggio sono leonardeschi, anche
se lasciano trasparire una matrice tipicamente lombarda.
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