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22.03 NO al Fo.Re.Ver

Analizzare gli aspetti delle lotte da prospettive diverse aiuta a segnalare le linee di demarcazione oltre il quale la semantica delle parole cade nell’errore. Per non cadere nell’imprecisione politica più che semantica e anzi, per cercare di far rientrare nel significato logico – politico - deduttivo anche quel poco di battaglia locridea, che ne è rimasta, è importante esaminare diversi fattori di distinzione e di corrispondenza.
La lotta dei “giovani della locride” ha assunto a lungo andare frammentazione e devianza finendo per invertire mezzi e obiettivi e cedendo autonomia e dignità a giochi di strumentalizzazione politica.

Le fasi di Frammentazione e Devianza si sono imposte nei momenti immediatamente successivi all’impugnazione, da parte del consiglio regionale, di incoscienziosi e coscenziosissimi ragazzi strumentalizzati da ogni politico a suo tornaconto e piacimento.

Il sublime processo di “acquisto”, di una parte politica (Margherita, Sdi, Ds), ha rappresentato per il resto dei ragazzi scesi in piazza, un persuaso sdegno nei confronti di fasulli politici, portabandiera  solo ora, di legalità e antimafia. Ha rappresentato una fase di frammentazione e di rottura del dialogo con le altre forze politiche e della società civile. Con gli altri ragazzi, immuni da attività politica, segnando in tal modo la disgregazione di un capitale avuto in mano e acquisendo un comodo e facile utile mediatico e consensuale soggiogando i buoni propositi di ingenui volenterosi.

La cerniera politica della lotta dei giovani alla mafia ha prodotto, oltre che lo sdegno di molti, una spirale in cui diverse forze politiche, pur non volendo, non hanno spazio di lotta. Queste offuscano quindi, i riconosciuti intrighi, dietro l’egemonia (mal)pensata di Margherita, Ds, Sdi e finiscono per apparire impediti di possibilità, nascondendo invece un pesante disimpegno dettato da chissà quali macchinazioni.

La fase della devianza palese è andata invece a delinearsi con l’incontro inaugurativo del “ForEver”. Il forum, concertato tra consiglio regionale, giovani della locride, famiglia fortugno, scuole e diocesi è inizialmente apparso come un ottimo strumento di resistenza, soprattutto per i milioni di euro promessi, l’apparente accordo di fondo e le persuasive volontà.

Ciò che però si è via via circoscritto è stato tutt’altro. I soldi non sono mai arrivati. Le scuole e le diocesi con cui si potrebbe lavorare sono totalmente escluse, soprattutto nel particolare dei loro docenti, presidi e parroci. I ragazzi sono finiti nel torbido e spinoso cerchio del protagonismo viaggiando in lungo e in largo per l’Italia e non riuscendo a prendere posizione neppure su eclatanti cattedrali mafiose come il ponte sullo stretto.

Ma non è certo tutto da buttare e denigrare quello che è stato fatto finora. Rimangono venticinquemila persone in piazza a Locri, rimane una prepotente richiesta di politica pulita, e un’affermazione sincera di disprezzo nei confronti della mafia. Resta, soprattutto, ferma una richiesta di maggiore democrazia diretta, di più spazi di democrazia partecipativa che rendano più stretto il rapporto tra politica e società civile per allontanare ogni infiltrazione fantasma e rendere la cittadinanza onesta vera deliberante di se stessa.
Ecco dunque dov’è il filo che la locride può tessere con le lotte di Acerra, con quelle di Scanzano e quelle della Val di Susa. Il tessuto può essere composto sulle basi di spinte di maggiore partecipazione diretta alla vita politica che accomunano al giorno d’oggi ogni lotta. Si badi bene che non si può certo pensare però di accomunare i metodi.

La gente è stanca di vedere che prima un sistema elettorale venga sprezzatamene criticato e poi, con il bene tacito ogni forza politica se ne sbatta della base. La gente di locri, di acerra, della val di susa, d’italia insomma, vuole partecipare!