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Ordine del giorno convegno RLS  FAI FLAI UILA di Modena 31 Ottobre 2000

I rappresentanti dei lavoratori   alla sicurezza delle aziende agroalimentari  riuniti in convegno per discutere le problematiche inerenti salute e sicurezza sul lavoro del proprio comparto lavorativo, preso atto degli spunti e delle indicazioni emerse dalle relazioni, nonché dal successivo dibattito e dalle conclusioni convengono che la categoria unitariamente e gli stessi RLS debbono porsi nel  prossimo futuro i seguenti obiettivi:

1) Assunzione  e sostegno politico al sindacato nella rivendicazione dei contenuti emersi dalla 1^ Conferenza nazionale dei RLS tenutosi a Modena i giorni 22 e 23 settembre 2000, in particolar modo nei confronti dei datori di lavoro verso i quali si indirizzeranno le seguenti richieste:
-       rivendicare l’effettivo coinvolgimento dei RLS in tutti i processi aziendali che abbiano 
            ripercussioni sulla  sicurezza compresa l’organizzazione del lavoro.
-           esigere dalle aziende una qualificazione delle azioni di formazione ed informazione inerenti 
            i rischi  soprattutto  per quanto riguarda forme di lavoro  atipico o precario.
-       ampliamento del monte ore a disposizione  per la formazione e garanzia di un monte ore 
            minimo di  formazione annuale, nonché sperimentazione  di forme di formazione congiunta 
            tra RLS e  SPP (Servizio  Prevenzione e protezione aziendale).

2)  Riduzione del numero di infortuni tramite:
- Utilizzo di  parte del  monte ore annuale  di 40 ore per il calcolo degli indici infortunistici  onde valutare i punti  o le mansioni a più elevato rischio infortunistico. 
 

3) In alcune aziende pilota utilizzo integrale del monte ore di 40 ore  per provare a realizzare, dopo una adeguata formazione fornita dalla USL, una rilevazione dei rischi autonoma,  da confrontare successivamente con quella prodotta dall’azienda.

4) Effettuazione in tutti i posti di lavoro di assemblee sulle patologie emergenti o maggiormente presenti.

5) Aggredire il fenomeno delle malattie professionali concentrandosi sulle seguenti:
- sindromi del tunnel carpale e patologie dell’arto superiore in genere nei lavoratori del comparto carne e negli addetti ai magazzini ortofrutticoli
- sindromi muscoloscheletriche a carico del rachide nei carrellisti
- malattie osteoarticolari da m.m.c.
- sordità nei comparti industriali
- patologie tumorali e non da fitofarmaci.

Modena,  31 ottobre 2000


Documento conclusivo della prima conferenza unitaria dei RLS/RLST Nazionale

Modena22/23 settembre 2000

I punti cardine di una piattaforma sindacale per la prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro
La grande partecipazione alla prima Conferenza unitaria dei RLS/RLST ha messo in evidenza la necessità e l’urgenza di rilanciare la strategia sindacale compiuta sulla prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il lungo lavoro preparatorio e la discussione nella Conferenza hanno definito i punti di riferimento essenziali di questa strategia: 
la riaffermazione del modello partecipativo, previsto dalla 626, nei confronti delle imprese e delle associazioni datoriali, che in questi anni lo hanno ostacolato. Il modello partecipativo per funzionare ha bisogno di una reciproca responsabilizzazione e di procedure attuative condivise, trasparenti ed esigibili. In questa ottica va assicurata pienezza di ruolo ai RLS e ai Comitati Paritetici.
L’esigenza sempre più stringente di un ruolo negoziale e regolativo del sindacato nei processi in atto nel sistema economico riguardanti:
l’organizzazione del lavoro nelle aziende;
la scomposizione e la frammentazione dei cicli produttivi (appalti, terziarizzazioni)
la flessibilizzazione dei rapporti e delle condizioni di lavoro (lavoro interinale, parasubordinato, tempo determinato, part-time) e della marginalità del lavoro sommerso.
L’incremento delle malattie da lavoro e degli infortuni mortali che trovano origine anche da questi processi rende necessario un maggior impegno del sindacato per una loro regolazione nel rispetto delle condizioni contrattuali e della tutela della salute di lavoratrici e lavoratori.
Un impegno del sindacato nei confronto delle Istituzioni a tutti i livelli per una politica di prevenzione, tutela sanitaria, vigilanza e controllo nel territorio, con un forte coordinamento tra le diverse istanze per contrastare la crescita degli infortuni e della malattie professionali.
Sulla base di questi principi viene proposta oggi LA PIATTAFORMA PER LA PREVENZIONE E LA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO, PER UN LAVORO SICURO. 
Essa è rivolta alle associazioni datoriali, al Governo, alle Regioni, Provincie, Comuni, nella convinzione che questa battaglia si può vincere con interventi a tutto campo e con l'impegno costante di tutti i soggetti.
La piattaforma è così articolata:
Nei confronti delle parti datoriali
*occorre rilanciare con forza il modello partecipativo prefigurato dal d.lgs.n.626/94, verificando la reale intenzione di darvi seguito.
E’ proprio sulla funzionalità ed i limiti di tale indirizzo "partecipativo" che occorre riflettere, nella consapevolezza che la consultazione e la partecipazione nel sistema prevenzionale delineato dal 626 non sono formule astratte, ma presuppongono una comune e concreta volontà di agire ed un affidamento reciproco tra le parti. La partecipazione si è ridotta in molti casi all’attivazione di una semplice procedura o ad una forma di acquisizione del consenso a scelte unilaterali dell’impresa.
Il contesto partecipativo non deve peraltro far perdere di vista gli strumenti sia di tipo individuale che di tipo collettivo utilizzabili per assicurare l’effettività delle norme di prevenzione, per cui uno spazio importante dovrà essere attribuito alla contrattazione collettiva soprattutto aziendale non alternativa, ma a sostegno dell’impostazione partecipativa.
La contrattazione collettiva non dovrebbe infatti limitarsi a riprodurre le disposizioni più rilevanti contenute nel 626, ma da un lato può utilmente disciplinare aspetti non ancora sufficientemente considerati dalla legge (tra i quali di fondamentale importanza quello di assicurare un minimo di tutela e di informazione su salute e sicurezza a tutti coloro che, a vario titolo e con diverse tipologie di rapporto – lavoratori interinali, coordinati e continuativi, appalti ecc…, sono coinvolti nel ciclo di lavorazione o operano in una stessa realtà produttiva), dall’altro integrare e specificare la portata talora generica delle prescrizioni antinfortunistiche, in particolare sulle nuove patologie (es. DMS).
Così a livello aziendale si possono tra l’altro: realizzare interventi di prevenzione e protezione rispetto a nuovi e vecchi rischi, sperimentando codici di comportamento; individuare budget annuali da destinare alla prevenzione e al miglioramento ambientale, dai quali desumere i costi e i benefici degli investimenti realizzati; chiarire le prescrizioni talora generiche contenute nelle norme di legge; più in generale ricollocare gli interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza nell’ambito di una effettiva capacità di controllo sindacale dell’ODL.
A tale scelta di fondo se ne possono accompagnare altre più particolari quali la elaborazione di specifiche piattaforme interaziendali o territoriali per settori o aree a maggiore rischio o caratterizzate da microimprese.
In sostanza l'obiettivo strategico è quello di assicurare l’esigibilità dei diritti e delle attribuzioni dei lavoratori e dei RLS-RLST, riconsiderando e rafforzando gli accordi interconfederali ( Confindustra, Confapi, Artigianato, Servizi, Agricoltura, ARAN) attraverso:
*la definizione di regole e procedure in ordine alle modalità di accesso ai luoghi di lavoro, alla consultazione dei documenti aziendali, alla tenuta della riunione periodica, alla gestione delle informazioni, alla valutazione dei percorsi formativi. In particolare pare necessario sperimentare specifiche procedure per assicurare fin dalla fase iniziale l’effettivo coinvolgimento del RLS nel processo di valutazione dei rischi, rispetto ad una prassi oggi diffusa di consultazione successiva puramente formale. E ciò al fine di individuare le soluzioni tecniche e organizzative più efficaci, avvalendosi anche dell’aiuto di esperti esterni scelti di comune accordo tra le parti; 
*l'esercizio e il potenziamento dei diritti di informazione e formazione dei lavoratori e degli RLS puntando ad aggiornamenti periodici e ad una certificazione di qualità degli stessi: la formazione continua, l’ampliamento delle 32 ore, la formazione di secondo livello.
*Per la Pubblica Amministrazione è necessario raggiungere livelli di equiparazione al settore privato a partire dalla diffusione dei RLS.
*la sperimentazione di momenti di formazione congiunta tra RSPP e i RLS-RLST, nonché la definizione di procedure per un più fluido rapporto tra RSPP, RLS e organi di vigilanza riguardo i sopralluoghi ispettivi; 
*la regolazione del necessario coordinamento tra RLS dell’impresa committente e RLS dell’impresa appaltatrice; 
*il pieno utilizzo degli organismi paritetici territoriali per la soluzione delle controversie; 
*la partecipazione alle scelte di politica ambientale dell’impresa, prevedendo la consultazione dei RLS-RLST nei processi di certificazione previsti dalla normative comunitarie e internazionali (EMAS e ISO 14000).
* In questo quadro è essenziale il rafforzamento degli ORGANISMI PARITETICI, anche attraverso una eventuale riconsiderazione del loro ruolo, affidando ad essi l'indirizzo ed il controllo delle attività formative, il supporto dei RLS e delle analoghe figure aziendali per una politica di prevenzione. I progetti di prevenzione e formazione nell'ambito dei 600 miliardi previsti dall'INAIL debbono diventare il banco di prova per un loro rilancio. 
*Diffondere e rafforzare i RLST.
Le esperienze sono limitate e problematiche. Proponiamo che si parta dal modello di rappresentanza territoriale (Comitati Paritetici - Enti Bilaterali) per moltiplicare i RLST, che rappresentano l'unica possibilità di tutela e di prevenzione dei lavoratori in tutti quei settori caratterizzati dal lavoro diffuso e microimprese.
Va, infine, sottolineato che l’azione del RLS, non può essere separata da quella degli RSU, soprattutto nella prospettiva di un sostegno contrattuale alla prevenzione dei rischi e alla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Sul piano legislativo/normativo
Stante l’attuale difficoltà per l’emanazione del Testo Unico sulla sicurezza del lavoro, per noi indispensabile, ci si appella al Parlamento perché siano comunque approvati, entro la fine della legislatura, alcuni importanti provvedimenti quali:
*ddl n.4924 (C) sul rafforzamento dei diritti del RLS;
*ddl n.7021(C) in materia di appalti, che introduce per le gare di appalto la necessità di individuare i costi per la sicurezza e la normativa contrattuale applicata;
*ddl n.4203(C) sull’uso dei videoterminali
*ddl n.4068 (S) sulla disciplina delle figure professionali della sicurezza del lavoro, che stabilisce requisiti professionali per figure quali il RSPP e il consulente esterno alla sicurezza.
A sostegno dell’emanazione di tali provvedimenti è nostra intenzione attivare, in occasione della settimana europea sulla sicurezza del lavoro, azioni di mobilitazione collettiva. 
Nei confronti delle Istituzioni
A livello centrale prioritaria è:
*la piena realizzazione degli interventi necessari per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano Sanitario Nazionale, che non può prescindere dalla emanazione di apposite Linee guida da parte del Governo alle Regioni, al fine di assicurare appropriati ed omogenei livelli essenziali di assistenza collettiva.
*.Strettamente connessa al punto precedente è l’esigenza di un riordino dell’assetto istituzionale, che assicuri sia a livello centrale che periferico il necessario grado di coordinamento, quanto ad obiettivi , competenze e responsabilità. Da tempo da parte sindacale è stata avanzata la richiesta della riunificazione in un unico livello istituzionale di tutte le attribuzioni in materia di salute e sicurezza attualmente distribuite tra i diversi Ministeri. 
Pertanto proponiamo che nell'ambito della riforma dell'organizzazione del Governo, si realizzi una unica Direzione generale che aggreghi tutte le competenze nazionali in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro.
*Il riordino urgente degli istituti operanti nel campo della sicurezza del lavoro il cui attuale funzionamento non pare del tutto soddisfacente, ne è il corollario indispensabile. La loro riorganizzazione dovrà valorizzare il ruolo della ricerca applicata per assicurare un supporto al più alto livello scientifico alla prevenzione.
* Attuare la riforma dell’INAIL alla luce delle importanti novità introdotte dal d.lgs.n.38/2000. Occorre tuttavia verificare la reale capacità dell’Istituto di dare attuazione agli impegni proposti in un positivo rapporto con le parti sociali, in particolare rispetto allo stanziamento di 600 miliardi per il triennio 1999/2001, per misure premiali specie per le piccole e medie imprese che si adeguino alle norme di sicurezza e per progetti di informazione e formazione.
E’ a nostro avviso indispensabile che questa rilevante novità serva non solo per finanziare progetti assolutamente mirati, e verificabili, ma anche per promuovere quel sistema di rappresentanza e di relazioni incentrato sulla figura del RLS-RLST e sugli organismi paritetici, secondo le specifiche proposte già avanzate all’INAIL.
Altro aspetto significativo è garantire un controllo della presenza dei RLS-RLST su tutto il territorio nazionale (e cioè il tema del monitoraggio).La nostra proposta è quella di prevedere che le imprese sottoposte all’obbligo assicurativo allorché inviano all’INAIL i dati utili alla definizione del premio, dovendo dimostrare per godere delle previste riduzioni di tariffa di applicare le norme del d.lgs.n.626, di cui parte fondamentale sono le previsioni degli articoli 18,19 e 20, alleghino anche copia della avvenuta comunicazione agli organismi paritetici territoriali della nomina del RLS aziendale o della adesione al sistema di rappresentanza territoriale. 
A livello regionale e provinciale
*si tratta di rafforzare la presenza e la disponibilità di risorse umane e finanziarie dei dipartimenti regionali per la prevenzione, garantendo la capillare presenza su tutto il territorio.
*occorre inoltre assicurare unità e omogeneità di comportamenti nell’applicazione delle disposizioni in materia di salute e sicurezza. Un ruolo decisivo per un’efficace e sinergica azione al riguardo dovrebbe essere svolto dai comitati regionali di coordinamento, la cui attività in base a Carta 2000, dovrebbe peraltro svolgersi attraverso procedure certe di consultazione preventiva e tempestiva con le parti sociali. E’ dunque necessario procedere quanto prima alla definizione di un accordo quadro nazionale tra istituzioni e parti sociali, da implementare con accordi regionali e locali, in ordine al funzionamento e alla verifica delle attività dei coordinamenti ;
*ciò si dovrà inoltre collegare con le iniziative delle commissioni, istituite a livello regionale e provinciale, per il controllo del lavoro sommerso e più in generale con una programmazione integrata dell’attività ispettiva. 
A questo scopo è urgente un rafforzamento degli organici e una loro più razionale utilizzazione.
*occorre dunque procedere alla definizione di piani annuali di monitoraggio e di presidio del territorio, nell’ambito dei quali utilmente collocare l’attività di prevenzione, di sorveglianza sanitaria, di assistenza e di vigilanza.
* L’inserimento di moduli specifici su salute e sicurezza del lavoro in tutti i percorsi di formazione professionale, di competenza delle Regioni. 
Con questa piattaforma vogliamo aprire una nuova stagione di iniziativa sindacale sui temi della prevenzione, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. 
Chiediamo comportamenti ed iniziative coerenti da parte delle istituzioni e degli imprenditori.
A sostegno di questa piattaforma siamo chiamati a realizzare nei prossimi mesi, a partire dalla Settimana Europea per la Sicurezza, una mobilitazione sindacale generale che richiami tutti i soggetti alle loro responsabilità.
 
 


FAI-CISL FLAI-CGIL UILA-UIL
 Via Emilia O., 101 Piazza Cittadella, 36 Via L.da Vinci, 5
  M O D E N A

Accordo AUSL(Dipartimento di   Prevenzione)/Sindacato Alimentaristi su  ipotesi di formazione degli RLS per l’anno  2001

Facendo seguito all’intesa convenuta tra il Dipartimento di prevenzione dell’Azienda USL della Provincia di Modena e CGIL CISL E UIL,  che contempla la disponibilità del Dipartimento stesso ad effettuare formazione destinata agli RLS, si riassumono, per il settore agroalimentare, le linee prioritarie scaturite dall’incontro tra il Dipartimento salute e sicurezza del sindacato unitario degli alimentaristi ed il Servizio di prevenzione della AUSL, distretto 3, in data 01.12.2000: 
essendo, le valutazioni del Dip. di Prevenzione AUSL  convergenti, negli orientamenti formativi rivolti ai R.L.S., alle proposte del  convegno degli Agroalimentaristi effettuato il 31 ottobre 2000, si individuano alcune priorità comuni d’intervento per migliorare le condizioni di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro:
 alcune di queste riguardano azioni di formazione rivolte ai Rappresentanti dei Lavoratori alla Sicurezza.
In accordo col Servizio di prevenzione della AUSL, tali azioni possono concretizzarsi nei seguenti interventi:

Settore lavorazione carni:
 formazione dei R.L.S . sui rischi  prevalenti e sul calcolo degli  indici   infortunistici     per un totale di circa 20/25 ore da suddividersi in 4 lezioni.

Settore ortofrutticolo: 
 formazione dei R.L.S. sulla  valutazione  dei rischi  da movimenti ripetitivi del sistema mano-braccio per un totale di 8 ore da suddividersi in una o due lezioni.

Altri settori: 
  formazione ai R.L.S. sulla valutazione autonoma dei rischi  presenti nella propria azienda per    poi eventualmente valutare il livello di  precisione del documento di valutazione dei rischi.  (8 ore da suddividersi in una due lezioni) 

Le lezioni saranno tenute da  medici/tecnici dei servizi di prevenzione dell’AUSL.
 

p. Dip. Prevenzione      p. Dip.Salute/sicurezza
AUSL MODENA          FAI-FLAI-UILA
Roberto Poletti                    Anna Maria Righi

Modena, 19 dicembre 2000



 
 

PREVENZIONE E SICUREZZA  SUL LAVORO NELLE AZIENDE  AGROALIMENTARI

Relazione introduttiva   di Anna Maria Righi
Dip. Salute e Sicurezza sul Lavoro FAI CISL   -FLAI-CGIL     UILA-UIL

MODENA, 31 Ottobre  2000

Questo convegno, promosso unitariamente dalla categoria del settore agroalimentare vuole fare il punto di dieci anni di attività  rivolta alla tutela della salute dei lavoratori del settore agricolo e  dell’industria alimentare.
Questa categoria è stata la prima a Modena a promuovere in modo unitario e già da dieci anni fa un percorso comune per quanto attiene i temi della sicurezza.

Il punto di partenza della nostra attività è stata la costituzione di una banca dati dei rischi prioritari del comparto; cosa che ci ha consentito di evidenziare le malattie professionali che più frequentemente possono colpire gli addetti del settore.
Per quanto riguarda il settore alimentare, abbiamo scoperto l’esistenza di patologie tipiche di un settore molto industrializzato ossia numerosi casi di sordità, che da sempre in Italia è la malattia professionale maggiormente riconosciuta, ma accanto a questi, la banca dati ha fatto emergere anche altre patologie che sicuramente erano già note da tempo ai medici del lavoro ma sulle quali il sindacato non aveva ancora attivato un percorso di prevenzione e di tutela in caso di malattia già conclamata.
Le malattie sulle quali ci è parso doveroso impegnarci erano quella maggiormente diffuse all’epoca della nostra indagine ossia:
- malattie trasmesse dall’animale all’uomo (cosiddette zoonosi) tipiche del comparto agricolo o del comparto macellazione carni, comprese le verruche anche se non sono tipicamente trasmesse dall’animale.
- malattie muscoloscheletriche degli arti superiori dovute a movimenti ripetitivi nel settore lavorazione delle carni (sezionamento) e nel comparto ortofrutticolo (cernitrici)

E’ stata effettuata una grossa campagna di sensibilizzazione tra i lavoratori, invitandoli a presentarsi al patronato per farsi assistere legalmente al fine di ottenere il riconoscimento della malattia professionale.
Per la maggior parte delle patologie scoperte, il meccanismo del riconoscimento della malattia professionale non è automatico in quanto non si tratta di patologie incluse nell’apposita tabella emanata dall’INAIL e che include tutte le malattie di sicura origine professionale. Quando una patologia non è inclusa in questo elenco l’onere della prova, ossia l’onere di dimostrare che la malattia è stata contratta sul lavoro e non in ambito diverso è a carico del lavoratore e questo implica avvalersi di medici legali e d’avvocati che affrontano l’Istituto assicuratore in giudizio affidando ad un giudice il giudizio finale.
Tutto questo non comporta nessun onere per il lavoratore, se non un modico contributo alle spese per la causa,  che di solito viene ampiamente ricompensato nel momento in cui la causa viene vinta.
Dobbiamo dire che qualora il patronato intenta una causa normalmente la vince poiché prima di attivare tale procedure effettua in collaborazione col dipartimento salute un’anamnesi (studio dettagliato) del caso sotto tutti i profili possibili, mentre la tendenza dell’Istituto assicuratore è quella di respingere aprioristicamente qualsiasi richiesta di malattia non tabellata, forse perché la maggior parte dei lavoratori non sa che contro una decisione dell’INAIL si può anche ricorrere in giudizio e quindi su una media di dieci casi respinti, forse solo due oltre persone ricorreranno in giudizio, a tutto vantaggio dell'istituto.
Inoltre le cause se portate fino all’ultimo grado di giudizio possono durare anche una decina d’anni.
Questo è il caso di una lavoratrice del comparto macellazione carni, affetta da tubercolosi, ma il cui tipo di tubercolosi non era mai stata indagata da chi ne effettuò il ricovero e  che dopo nove anni si è vista riconoscere dal giudice di Cassazione la causa lavorativa a suo tempo negata dall’INAIL.
Il caso era davvero difficile perché come accennato i medici non avevano indagato se il batterio che aveva infettato la signora era d’origine bovina o umana (ma perché quando veniamo ricoverati in una struttura sanitaria nessuno ci chiede che lavoro facciamo?) Sarebbe bastato tipizzare il batterio è l’origine della malattia si sarebbe chiarita immediatamente.
Quando noi ci occupammo del caso questa indagine non era più possibile effettuarla.
Così il nodo non è stato mai sciolto; tuttavia il giudice sulla base di elementi d’indagine assai evidenti (altri colleghi che in passato avevano contratto simili patologie, autorizzazione del macello ad abbattere bestiame infetto, ecc.), ha deciso per il riconoscimento della m.p.
Quali altri vantaggi nel cercare di ricondurre quella che a prima vista appare come una comune malattia in ambito INAIL:
- il periodo di comporto non viene intaccato in quanto opera normalmente solo per i casi di malattia estranea al lavoro
- il lavoratore che a seguito dell’infortunio o della malattia contratta dovesse divenite inidoneo non potrebbe essere licenziato (solo qualora si dimostri che l’infortunio o la m.p. sono avvenuti per colpa del datore di lavoro e no per negligenza incuria o colpa del lavoratore).
- Al lavoratore potrebbe essere riconosciuta un rendita qualora il danno superi una certa percentuale prevista dalla normative di legge,
- Eventuali aggravamenti potrebbero essere ricondotti in ambito INAIL ed aumentare così la percentuale di danno.

Per quanto riguarda le verruche, pur non essendo una zoonosi, ossia non è un virus trasmesso direttamente dall’animale, la nostra indagine ha messo in evidenza il “popolo” dei lavoratori della carne compresi gli addetti dei salumifici presentava verruche alle mani in una percentuale del 35% contro una media del 6% nella popolazione comune. Approfondendo la questione con i Medici del Lavoro e con riviste di settore siamo arrivati alla conclusione che probabilmente l’ambiente lavorativo freddo ed umido ed i frequenti scambi di utensili fra gli addetti dono fattori che facilitano il contagio.
Di qui la richiesta all’INAIL di riconoscere il periodo come infortunio, richiesta puntualmente negata, e che ci ha costretto a ricorrere in causa; la causa effettuata in modo cumulativo per diversi lavoratori si è conclusa dopo sei anni ed in modo positivo per il patronato.
 Per quanto riguarda la patologia dell’arto superiore, nell’arco di circa nove anni sono state avanzati all’INAIL per il riconoscimento come malattia professionale,  più di una quarantina di casi di cui uno il primo, perso in giudizio e per il resto con un bilancio di 19 casi chiusi positivamente ed i restanti casi in fase di definizione.

Un altro aspetto che ci è parso utile promuovere è stato il riconoscimento anticipato della figura dei Rappresentanti alla sicurezza  già prima che intervenisse il D.Lgs. 626/94 a regolamentare tale figura. In alcune ditte fu riconosciuto un monte ore addirittura superiore a quello che fu  poi previsto dagli accordi interconfedrali.

Sempre a sostegno dell’attività degli RLS è stato creata un’apposita guida destinata agli RLS, che contiene un riassunto in pillole del D.Lgs 626/94 e che è stata pensata in modo da poter inserire gli aggiornamenti trimestrali che vengono inviati agli RLS tramite apposito notiziario.

Queste in breve le iniziative che la categoria tramite il proprio dipartimento ha posto in essere nel corso di dieci anni di attività,  rimane forse meno presidiato l’aspetto infortunistico, che meriterebbe uno studio apposito effettuato nelle singole realtà.
Il problema del numero frequente di infortuni nel settore macellazione e prima lavorazione della carni fu affrontano dall’allora USL 18  di Vignola nel 1990 che verificata l’elevata incidenza, effettuò  uno studio ad hoc, ed inviò successivamente a tutte le aziende verbali di prescrizione che prevedevano l’obbligo di dotare tutti i lavoratori di guanti e grembiuli  in maglia metallica. Questo sembra abbia prodotto una notevole riduzione degli infortuni da taglio.
 

Per quanto riguarda gli obiettivi che la categoria si è data per il prossimo futuro possiamo segnalare:

1) Assunzione  e sostegno politico al sindacato nella rivendicazione dei contenuti emersi dalla 1^ Conferenza nazionale dei RLS tenutosi a Modena i giorni 22 e 23 settembre 2000, in particolare modo nei confronti dei datori di lavoro verso i quali si indirizzeranno le seguenti richieste:
 

- rivendicare l’effettivo coinvolgimento dei RLS in tutti i processi aziendali che 
     abbiano  ripercussioni sulla  sicurezza compresa l’organizzazione del lavoro.
     Questo è forse uno degli aspetti più disattesi dalle aziende che non hanno ancora 
      compreso lo spirito di collaborazione cui si ispira il D.lgs. 626/94.
     Normalmente i Rls  non vengono mai coinvolti nelle scelte e nelle decisioni che 
      afferiscono   alla sicurezza, talvolta non vengono nemmeno informati a cose fatte.
      Poiché tale aspetto è sanzionato dalla legge, ci vedremo presto costretti a fare 
      qualche segnalazione alla Magistratura, per vedere se anche le Associazioni 
       Industriali cominceranno a rendere maggiormente consapevoli i datori di lavoro 
      degli obblighi che  questi anno verso   i RLS.

-  esigere dalle aziende una qualificazione delle azioni di formazione ed informazione inerenti  i rischi  soprattutto  per quanto riguarda forme di lavoro  atipico o precario; attualmente  infatti c’è poca chiarezza  rispetto al fatto di chi debba effettuare la formazione e l’informazione sui rischi dei lavoratori interinali, che per queste ragioni e soprattutto per la precarietà del loro posto di lavoro rimarranno sempre soggetti  più esposti ed indifesi.

-       ampliamento del monte ore a disposizione  per la formazione e garanzia di un monte ore    minimo di  formazione annuale, nonché sperimentazione  di forme di formazione congiunta  tra RLS e  SPP (Servizio  Prevenzione e protezione aziendale).

2)  Riduzione del numero di infortuni tramite:
- Utilizzo di  parte del monte ore annuale  di 40 ore per il calcolo degli indici infortunistici  per valutare i punti  o le mansioni a più elevato rischio infortunistico. Questo ci potrebbe consentire di presidiare meglio il fenomeno infortunistico decidendo di provare ad aggredire settori che e dovessero rivelarsi particolarmente a rischio per frequenza o gravità.
 

3) In alcune aziende pilota utilizzo integrale del monte ore di 40 ore  per provare a realizzare, dopo un’adeguata formazione fornita dall’ASL, una rilevazione dei rischi autonoma,  da confrontare successivamente con quella prodotta dall’azienda.Questo ci pare importante perché più volte abbiamo avuto l’occasione di verificare quanto la conoscenza che i RLS hanno del ciclo produttivo sia talvolta superiore  a quella che posseggono le stesse aziende, le quali tra l’altro si affidano per la valutazione dei rischi a consulenti esterni che con un più o meno rapido giro della fabbrica pensano di aver capito e visto ciò che invece è possibile capire e vedere solo dopo molti anni di esperienza. 
Se succederà ciò che è successo per il rischio rumore, ossia che  l’intervento del delegato ha sempre messo in discussione e con cognizione di causa le misurazioni effettuate dalle aziende, ci saranno molti documenti dei rischi da dover rivedere.
 
 

4) Effettuazione in tutti i posti di lavoro di assemblee sulle patologie emergenti o maggiormente presenti, per  far sì che i lavoratori abbiano consapevolezza che certi disturbi non derivano solo dall’essere diventati po’ anziani o dal fatto di esser casalinghe, ma possono derivare anche dal lavoro che si svolge o da come lo si svolge. Tra l’altro in questi casi riteniamo importante che il lavoratore sappia che eventuali accertamenti per approfondire lo stadio della malattia devono essere prescritti dal medico competente ed effettuati a spese dell’azienda in orario di lavoro e che non deve succedere  che il medico competente ci dica di andare dal nostro curante perché ci prescriva  accertamenti volti ad approfondire  la genesi  del nostro disturbo, cosa che succede frequentemente e rispetto alla 
quale il medico commette una precisa violazione della legge.
 
 

5) Aggredire il fenomeno delle malattie professionali concentrandosi sulle seguenti:
- sindromi del tunnel carpale e patologie dell’arto superiore in genere nei lavoratori del comparto carne e negli addetti ai magazzini ortofrutticoli
- sindromi muscoloscheletriche a carico del rachide nei carrellisti
- malattie osteoarticolari da m.m.c.
- sordità nei comparti industriali
- patologie tumorali e non da fitofarmaci.

Modena,  31 ottobre 2000
 
 

 


 

FAI-CISL 
FLAI-CGIL
UILA-UIL 

LA PREVENZIONE  E LA 
SICUREZZA SUL LAVORO

NELLE AZIENDE 
AGROALIMENTARI
 
 

MODENA
31 OTTOBRE 2000
Ore 9 – 13 
 

PALAZZO EUROPA
V. Emilia Ovest, 101 
MODENA
1° piano
Sala C

Presiede:        Maurizio Dondi 
                            Segr. Gen. FLAI-CGIL Modena

  ore  9,15   Relazione: 
                Anna Maria Righi
                           Dip. Salute e Sicurezza s/L
                           FAI  FLAI UILA  Modena

Interventi: 

  ore 10,00    Dr. Roberto Poletti
                          Resp. Serv.  Prev. e Sicurezza
                          Az. USL Modena
                          Distretto 3
 

  ore 10,30    Gabriella Galli
                         Dip. Salute Sicurezza
                         UIL Nazionale

  ore 11,00    Dibattito
 

  ore 12,30        Conclusioni: 
        Sergio Retini
                         Segretario FAI-CISL Naz.

Sono trascorsi 10 anni da quando il sindacato dei lavoratori dell’agroindustria ha deciso di dedicare una particolare attenzione ai temi della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.

 La contrattazione, la formazione ai     R.L.S, l’anticipazione delle linee di applicazione delle legge 626 rappresentano la volontà, esercitata in questi anni, di rendere più sicuri e meno nocivi i luoghi di lavoro.
Nonostante ciò continuano ad accadere incidenti, purtroppo anche mortali, e perdurano situazioni di nocività che minacciano la salute.

Occorre quindi che da parte di tutti, in primo luogo  di chi organizza il lavoro, di chi esercita i controlli,  ci sia la consapevolezza e la volontà per rendere  i luoghi di lavoro più sicuri.

  FAI FLAI UILA continueranno a dare alla sicurezza la  priorità nella loro iniziativa contrattuale, individuando insieme ai delegati proposte ed iniziative per combattere vecchi e nuovi pericoli che quotidianamente minacciano la incolumità delle persone.


 
 
 



 

 

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