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MALATTIE PROFESSIONALI NEL SETTORE AGROALIMENTARE

 

     

Il dipartimento salute e sicurezza della Camera del Lavoro di Modena, il Patronato Inca e la Flai -categoria degli agroalimentaristi- hanno da tempo avviato un progetto per individuare le principali patologie del comparto lavorazione carni.
Lo studio ha messo in evidenza che alcune patologie si riscontrano in misura superiore rispetto alla restante popolazione; fra queste spiccano: le patologie dell’arto superiore , le verruche e le zoonosi.Per queste patologie si è avviato un percorso per ottenere il riconoscimento dell’INAIL della malattia professionale.


  
 
 

Riconoscimento del tunnel carpale come malattia professionale

Un caso aziendale
Anamnesi lavorativa:

Illustriamo qui di seguito la modalità con cui deve essere redatta l’anamnesi lavorativa nell’istruire la pratica INAIL se si desidera avere qualche possibilità di successo nel riconoscimento del caso:

Tunnel carpale:
A tutt’oggi (dicembre 2000) sono stati presentati all’INAIL una quarantina di casi di tale patologia di cui uno respinto, il 50 % accolto ed il restante in attesa di giudizio.

L’azienda ove il lavoratore è occupato  effettua la lavorazione delle cosce suine per ottenere prosciutti stagionati, prosciutti cotti, e altri prodotti minori.

Nell'azienda sono occupati circa 140 dipendenti divisi in due turni da circa 70 persone.

Le 70 persone sono distribuite principalmente su tre linee di lavorazione:

1) linea rifilatura prosciutto. crudo, (che può essere suddivisa in 

   tre fasi - rifilatura, sgranello e filetto)

2) linea rifilatura prosc. cotto, (rifilatura, sgranello, filetto)

3) disosso prosciutti 

La lavorazione delle prime due linee consiste nella rifilatura delle cosce suine in modo che il "pezzo" assuma la forma ottimale per poter poi  essere stagionato (prosciutto crudo) o cotto (prosciutto cotto).

Per effettuare la rifilatura (ossia togliere i lembi di carne non necessari) si utilizza in talune posizioni un coltello manuale e in altre posizioni un coltello elettrico, che produce microvibrazioni. 

Le operazioni da compiere comportano in generale, movimenti di flesso-estensione delle dita e di rotazione, lateroversione e flesso-estensione del polso. 

Le operazioni col coltello elettrico comportano la flessione forzata del quarto e quinto dito che assieme al primo dito sostengono l'impugnatura, mentre il secondo ed il terzo dito sono mantenuti in tensione, agendo come guida dell'utensile, e il polso viene posto in linea con l'asse principale del coltello eseguendo così movimenti di flesso-estensione e di laterali….

Taluni operatori, per mantenere più salda la presa del coltello elettrico flettono anche il secondo ed il terzo dito.

Nella linea rifilatura prosciutti crudi si rifilano circa 1000 pezzi all'ora, con una frequenza di circa 18 pezzi al minuto.

Ogni "pezzo" comporta circa 3-4 movimenti contro resistenza sia di lateroversione che di rotazioneq, uesto equivale a circa 21.000 movimenti nell'arco delle 6,30 ore giornaliere mediamente lavorate.
Su questa linea lavorano circa 22 persone per turno di cui 7 utilizzano il coltello elettrico e le restanti il coltello manuale. (44 e 14 se si considerano i due turni). I coltelli elettrici sono di diverso tipo a seconda che si stia effettuando la rifilatura vera e propria o l'operazione detta dello sgranello, (pulitura dell'anca)  o l'asportazione del filetto.

Nella linea rifilatura prosciutti cotti si rifilano circa 1200 pezzi all'ora con una frequenza di circa 22 pezzi al minuto.
ogni pezzo comporta a seconda della parte da rifilare da un minimo di un movimento ad un massimo di 3 movimenti di lateroversione, e rotazione,questo equivale ad una media di circa 18.000 movimenti di lateroversione nell'arco delle 6,30 ore giornaliere mediamente lavorate.
Su questa linea lavorano circa 10 persone per turno di cui 7 utilizzano il coltello elettrico. (20 e 14 se si considerano 2 turni). Anche in questo caso i coltelli elettrici sono di diverso tipo a seconda del tipo di operazione che si effettua.

Il tipo di lavoro comporta anche un certo sforzo contro resistenza a carico delle strutture muscolo tendinee dell'arto superiore; è infatti necessario imprimere una certa forza al coltello per poter rifilare  il "pezzo" che si sta lavorando.

Si ritiene pertanto che per gli elementi su esposti l‘origine della patologia debba essere ricondotto in ambito professionale.
 
 
 

 


 
 

Riconoscimento della tubercolosi bovina trasmessa all'uomo, come malattia professionale

Un Caso Aziendale
anamnesi lavorativa

Nel febbraio 1991 la FLAI di Modena nell'ambito del progetto Tecnologia & Salute segnalava all' INCA-CGIL il caso di una lavoratrice affetta da tubercolosi, verosimilmente derivante da un contagio da Mycobacterium bovis, contagio che si supponeva essersi verificato nel macello bovino in cui la signora lavorava .
La lavoratrice ricoverata presso l'istituto di Tisiologia di Modena, aveva effettuato 6 mesi di malattia, dopodiché aveva richiesto un periodo di aspettativa (in tutto 8 mesi) non retribuita.
Nell'aprile 1992 L'istituto di Tisiologia del Policlinico di Modena, dichiarava che la malattia si era stabilizzata e la lavoratrice poteva riprendere il lavoro
La segnalazione all'INCA-CGIL era volta alla richiesta di riconoscimento quale infortunio sul lavoro da contagio con mycobacterium bovis.

La FLAI-CGIL aveva pensato che il caso fosse sostenibile in quanto:

- Nell'arco di 8 anni si erano verificati nella medesima azienda;  7 casi di brucellosi (altra patologia che può essere trasmessa  dal bovino all'uomo N.d.R.) ed altri 5 casi di tubercolosi,   questi ultimi indennizzati come malattia comune.

- L'azienda aveva l'autorizzazione a macellare bestiame infetto;  le normative veterinarie dispongano infatti che gli animali   infetti debbano essere avviati alla macellazione; anche  se la mattanza deve avvenire in un macello contumaciale separato  dal macello principale oppure deve avvenire all'inizio o alla   fine del turno di macellazione normale previa disinfezione degli   strumenti e degli ambienti di macellazione; inoltre ognuno degli   animali deve essere sottoposto a visita veterinaria sia ante-  mortem che post-mortem.  Nessuna di queste disposizioni veniva attuata regolarmente,  inoltre ai lavoratori non venivano forniti nè guanti, nè mascherine, nè schermi protettivi contro eventuali schizzi,   nemmeno nel momento in cui si macellavano le bestie infette.
Il patronato INCA-CGIL allegava alla pratica, tutta la documentazione che la FLAI-CGIL di Modena forniva e precisamente:
- lettera dei sindacati alla Usl competente per richiesta di   incontro al fine di valutare le condizioni di salubrità 
  dell'ambiente di lavoro.
- Verbale dell'incontro tenutosi con la Usl in cui il sindacato chiede che vengano condotti degli accertamenti sulle condizioni
di salubrità delle lavorazioni e sul rispetto delle norme veterinarie.
- Lettera del Responsabile del SMPIL della Usl competente in cui si prescrive all'azienda di acquistare guanti, mascherine e/o schermi facciali in vetro trasparente
- Lettera del Responsabile del Servizio Veterinario della Usl 
  competente che prescrive al veterinario dell'azienda di: "provvedere affinché la macellazione dei bovini positivi alle prove diagnostiche per tubercolosi e brucellosi venga eseguita al termine della macellazione quotidiana".
- Lettera di risposta del veterinario aziendale che comunica al responsabile veterinario della Usl di: " aver dato disposizione affinché  la macellazione dei bovini positivi alla e prove diagnostiche venga effettuata  in attuazione dei piani di Profilassi obbligatoria, al termine della giornata.
- Lettera di risposta del responsabile per la sicurezza dell'azienda  in cui comunica alla Usl di aver provveduto affinché vengano acquistati opportuni schermi facciali trasparenti che saranno messi a disposizione dei lavoratori non appena perverranno.
- Traduzione in lingua italiana e originali in lingua inglese di bibliografia internazionale che documenta l'elevata incidenza della tubercolosi nei macellatori. 
- materiale bibliografico tratto dal Trattato di Medicina dei lavoratori del Sartorelli 1981- Piccin Editore ove la tubercolosi viene individuata tra i fattori di rischio dei macellatori.
- sentenza della Cassazione in cui si ribadisce che quando la lavoarzione è a rischio, il contagio è da considerarsi infortunio sul lavoro, ed esiste comunque presunzione legale del nesso di causalità (Cass. Sez Lavoro - 21/02/91 - 13/03/92); definendo in quella circostanza che l'epatite virale è sempre infortunio sul lavoro per gli infermieri.
Nonostante ciò l'INAIL respingeva il riconoscimento del caso asserendo che  mancava la causa violenta ed essendo pure mancata all'epoca del ricovero la tipizzazione del batterio, ossia l'accertamento di laboratorio che avrebbe inequivocabilmente dimostrato se trattavasi di mycobacterium bovis (contagio da bovino) o da mycobacterium tubercolisis (contagio non da bovino).
L'azione giudiziaria conseguentemente intrapresa dall'INCA-CGIL ha indotto il pretore del lavoro a nominare un Consulente Tecnico d'ufficio  che potesse valutare la sussistenza degli estremi medico-legali per il riconoscimento del caso.
 In data 23/3/95 il CTU nominato dal giudice emette parere favorevole inordine al riconoscimento del caso, basandosi sulla valutazione della documentazione fornita e della bibliografia allegata, sostenendo che, pur
mancando la tipizzazione del batterio che avrebbe tolto qualsiasi dubbio,  l' elevato numero di casi registrati in quell'azienda in rapporto alla popolazione non a rischio, fa ritenere che esisita la presunzione legale
per il riconoscimento del caso.Il giudice ha successivamente accolto il caso , in conformità al parere
espresso dal CTU,  come malattia contratta in ambito lavorativo.L'INAIL si è appellata contro il parere espresso dal giudice di primo grado, ma pure in appello ha perso il ricorso; si è successivamente appellata al giudice di Cassazione il quale nel giugno 2000 si è definitivamente pronunciato a favore del Patronato INCA-CGIL che aveva originariamente ricorso contro il diniego dell'INAIL al riconoscimento della malattia professionale.
Attualmente è quindi stata riconosciuta, per decreto del Giudice di Cassazione, una rendita INAIL a favore dei superstiti poiché l'assistita è nel frattempo deceduta. 
Se ci è consentito un breve commento, possiamo dire che la richiesta all'INAIL  di riconoscimento  di patologie non tabellate, deve essere molto ben  documentata e circostanziata; in caso diverso, ottenere il riconoscimento è "fatica sprecata"; soprattutto quando la patologia potrebbe essere derivata anche da causa extralavorativa.

 


 
 
 

Riconoscimento delle verruche alle mani, come malattia professionale

ORA INAIL riconosce l'infortunio

La lesione cutanea da papilloma virus, volgarmente chiamata verruca è un patologia che sembra trovare terreno fertile fra i lavoratori del comparto lavorazione carni( bovine e suine, manca conferma del fenomeno nel comparto avicolo) sia fra coloro che maneggiano carne fresca appena macellata che fra coloro che manipolano carne già  trattata (cotta, stagionata, ecc.).
Non esiste evidenza scientifica del meccanismo del contagio, poiché‚ il tipo di virus individuato sull'animale è diverso da quello rilevato sull'uomo, tuttavia i dati statistici da noi raccolti sembrano contraddire l'evidenza scientifica.
In base ai dati raccolti dal Medico competente di una delle aziende in causa, il fenomeno colpisce in media circa il 30% dei lavoratori del comparto contro una media del 4-5% nella popolazione normale.
L'anamnesi lavorativa da noi condotta ci porta a mettere in evidenza i seguenti dati:

- Ogni lavoratore interessato rileva di "avere cominciato ad avere le verruche da quando lavora nel comparto carni". Non ha mai avuto verruche prima di quel momento, tranne un solo caso per il quale si era verificato un episodio in età giovanile.

- Alcuni denunciano di avere ereditato nel corso di 15 anni di carriera lavorativa anche 40/60 verruche. Dichiarano inoltre che pur essendo frequentatori di piscine, non hanno mai contratto verruche ai piedi. La media comunque si assesta sulle 12-15 verruche estirpate nel corso di circa 15 anni di lavoro.

- I lavoratori ormai "contagiati" sembrano comunque essere i più sistematicamente e frequentemente colpiti, mentre si osserva che le prime verruche compaiono solo dopo 2-3 anni di lavoro, come se l'epidermide impiegasse un certo periodo a "sensibilizzarsi".

A tutt'oggi l'INAIL di Modena dopo aver attivato il contenzioso con il patronato ha perso numerose cause in cui tentava di respingere la verruca come “malattia di origine professionale”; possiamo pertanto dire che in presenza di verruche alle mani va sempre attivata la pratica INAIL e non la pratica INPS.

Verruche

alle mani dei lavoratori della macellazione e dei salumifici

è

Infortunio sul lavoro

 

La verruca alle mani dei lavoratori della macellazione e dei salumifici è un fenomeno diffusissimo, circa il 30% dei lavoratori del settore contrae questo virus, contro una media del 4% nella popolazione normale.

 

E’ su questa base che dieci anni fa la FLAI–CGIL ed il Patronato INCA-CGIL di Modena decisero di presentare all’INAIL alcuni casi affinché venissero riconosciuti come infortunio e fossero sottratti alla gestione dell’INPS in quanto NON malattia comune.

 

L’INAIL tuttavia ha sempre negato il riconoscimento dell’origine professionale di tale disturbo.

 

La FLAI e l’INCA hanno quindi avviato una campagna di ricorsi, appelli e cause contro l’Istituto assicuratore, per ottenerne il riconoscimento.

 

Dopo dieci anni di battaglie giudiziali, che abbiamo sistematicamente vinto, l’INAIL ha dovuto accettare il fatto che le verruche alle mani nel comparto carni insorgono a causa del lavoro svolto in ambiente freddo-umido che predispone l’insorgenza di tale evento.

 

D’ora in poi, pertanto, in Emilia Romagna nessun caso di verruche dovrebbe essere più respinto dall’INAIL.

 

E’ bene che il lavoratore comunichi questo fatto al proprio medico curante affinché questi provveda a collocare il lavoratore in infortunio e non più in malattia dal momento dell’estirpazione della verruca.

 

Per ulteriori informazioni rivolgetevi presso le sedi sindacali !!

 

  Patronato INCA-CGIL Modena                           FLAI-CGIL Modena                                                                                       

                                                                          

 

Modena Febbraio 2002

 

 

 

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