Nella biblioteca di Jorge Luis Borges avevano un posto d'onore i libri di Conrad, James, Stevenson, Shaw, Cervantes, Quevedo.
Un indizio importante: "per la prima volta uno scrittore sudamericano diviene parte integrante - come lo sono solo i classici - della cultura di tutti e della coscienza estetica di ciascuno".
Nella biografia artistica di Astor Piazzolla troviamo Bach, Mozart, Chopin, Benny Goodman, Ellington, Cab Calloway. Con lui il tango si allontana, tanto bruscamente quanto in modo radicale, da una tradizione musicale ormai sclerotizzata, incapace di innovazioni e fortemente tipicizzata.
Il musicista di Mar del Plata (ma porteño di adozione) crea forme nuove, arricchisce una musica tipica di una complessità e di una raffinatezza che ne fanno un linguaggio universale e nello stesso tempo riconoscibilissimo.
Un interessante parallelismo, questo. E non casuale.
C'è un denominatore comune che lega le due personalità: Buenos Aires, la New York del Sudamerica, spazio fisico e luogo dell'immaginario, metafora urbana di destini individuali.
Piazzolla raccontava del suo amore per Buenos Aires provato già prima di conoscerla. E più tardi dichiarerà: "ciò che faccio è musica di Buenos Aires". E nella sua dichiarazione c'era fierezza e una malcelata acredine polemica.
"Le strade di Buenos Aires / ormai sono le mie viscere" aveva cantato per parte sua Borges, anni addietro. E per tutta la vita il grande scrittore ribadì le origini argentine della sua letteratura e proclamò il suo orgoglio di porteño.
Buenos Aires, sterminata sovrapposizione di tracce, che si apre all'oceano e che condivide con Montevideo l'estuario del Rio de la Plata, è piazza e crocevia nello stesso tempo. E' qui che approdarono, alla fine del secolo scorso, spagnoli, italiani, ebrei, polacchi, russi, tedeschi. Arrivavano a frotte e si mescolarono ai creoli argentini. Li spingeva la miseria, spesso trovarono nostalgia e solitudine.
Noto/ignoto, Vecchio Mondo/Nuovo Mondo: si mescolarono uomini, etnie, culture e tradizioni.
Il particolare, secondo le leggi della matematica dell'animo umano, dava luogo all'universale e per rappresentarlo produceva una lingua. Lì nasceva il tango, figlio di tanti padri, le cui origini remote vanno ricercate per le strade del mondo.Gli furono levatrici artisti senza ambizioni, suonatori di violino, di flauto e di chitarra. E poi il bandoneòn, curioso strumento nato in Germania per cantare le lodi di dio.
Quando Piazzolla morì, il 4 luglio 1992, lasciava in eredità un tango nuovo, una musica di ardua definizione ("10% di tango e 90% di musica contemporanea") e un'Argentina divisa tra detrattori ed ammiratori.