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Presidente |
Polato
Clara
piazza IV Novembre, 2/B
37064 POVEGLIANO (VR)
Tel. 045/7971523 |
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Assistente
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don
Luigi Girardi
Ufficio Liturgico Curia - piazza Duomo
Verona
Tel. 045/8083709 |
| Consiglio
direttivo |
Augusto Ballarotto, Danilo Dolci,
Elena Mettifogo |
| Anno di
fondazione |
1979 |
| Patrono
dell'Unione |
S.Teresa
di Gesù Bambino |
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Numero iscritti |
26 |
| Indirizzo
e-mail |
liturgia@diocesivr.it |
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Incontri 2005 |
-
Avvento
- Quaresima
- Pellegrinaggio di maggio
- A settembre in una parrocchia |
NOTIZIE
19 ottobre 2006
Convegno di Verona
L’unione di Verona ha avuto l’onore di essere rappresentata dalla
sua presidente, Clara Polato, in occasione della visita del Santo Padre
Benedetto XVI al convegno della Chiesa italiana di Verona. Durante la
Santa Messa conclusiva del Convegno, celebrata allo Stadio di Verona il
19 ottobre 2006, mi è stato chiesto di partecipare al servizio
liturgico, portando i doni nella processione offertoriale. Come vedete
dalla foto, ho avuto la gioia di vedere molto da vicino e di poter
parlare con il Santo Padre: a lui ho chiesto anche di pregare per tutti
i sacristi della nostra unione. Sono stata sorpresa dall’atteggiamento
dolce e confidenziale del Papa che mi ha ascoltato a lungo e che mi ha
rassicurato la sua preghiera. Per me è stata un’emozione unica e
ringrazio, commossa. il Signore per questa opportunità che mi ha donato.
(Clara Polato)

13
dicembre 2005
«Io sacrista da 80 anni con la gioia di
servire» Fonte: L'Avvenire del 13/12/2005
L'idea di elevare a 68 anni l'età pensionabile lo fa sorridere.
Gino Vicentini, conosciuto come «Gino el campanar», è un arzillo
signore, classe 1911, che da 80 anni svolge l'attività di sacrista a
Nogara, centro di ottomila abitanti nella bassa veronese. Come segno di
riconoscimento per il prestigioso traguardo raggiunto la parrocchia gli
ha donato una piccola campana dorata e finemente decorata che egli ha
posto all'ingresso della sua abitazione. «Più che un lavoro la mia è una
vocazione - precisa - visto che non ho fatto altro che proseguire
l'attività già svolta da mio padre e dal nonno prima a Caselle, sede
della primitiva parrocchia, poi dal 1959 nella chiesa nuova costruita in
un solo anno da una ventina di muratori». Ancora oggi, da pensionato,
affiancato da un sacrista più giovane, non manca mai alle celebrazioni
domenicali, alla Messa vespertina nei giorni feriali e non si perde
neppure un funerale. Prepara i paramenti per il celebrante, dispone i
vasi sacri sulla credenza nel presbiterio, accende luci, amplificatori,
riscaldamento e durante la celebrazione intona pure i canti con la sua
voce che non abbisogna del microfono. In questi primi 16 lustri ha
collaborato con 5 parroci e 25 curati, come qui sono chiamati i vicari
parrocchiali. «Ho servito con gioia e con cura tutti quanti i sacerdoti
succedutisi in parrocchia e non ho mai avuto rimbrotti o discussioni,
anche se qualche volta - si schernisce - il braciere con dentro i
carboni ardenti per il turibolo mi è finito in mezzo alla chiesa per
l'eccessiva foga nel movimento circolare». Il lunedì era il giorno
dedicato alla pulizia dei pavimenti della chiesa che svolgeva da solo
con segatura e scope di saggina, oggi sostituite da più pratiche
macchine lavapavimenti. Per non parlare degli addobbi floreali e degli
archi realizzati in occasione delle feste di Natale e Pasqua, con la
velatura delle immagini dei santi in Quaresima.
In occasione del compimento dei 90 anni è stato insignito del titolo di
«Cavaliere dell'Ordine di San Silvestro Papa» e gli è stata consegnata
una pergamena con indicato il numero delle celebrazioni alle quali aveva
assistito sino a quel momento (era il 2001) come sacrista: 5.975
battesimi, 2.377 matrimoni e 3.885 funerali. In pratica ha visto
nascere, morire e sposarsi un intero paese! Ma la sua attività preferita
è sempre stata quella di suonare le campane che, nella vecchia chiesa,
avevano anche una funzione di servizio meteorologico oltre che
liturgico. «Alle quattro della mattina dopo l'Ave Maria - ci spiega -
quando i bovari si recavano nelle stalle per la mungitura delle mucche,
il suono della campana più grossa indicava loro le condizioni
atmosferiche. Un botto indicava bel tempo, due segnalavano cielo
nuvoloso, tre la neve e quattro la pioggia. Poi tornavo in chiesa a
preparare per la prima Messa che iniziava alle 6. D'inverno, quando
c'era molto freddo, tirare le corde mi aiutava a scaldarmi». Ora nella
nuova chiesa il suono dei sacri bronzi, rigorosamente virtuali in quanto
non c'è nemmeno il campanile, è affidato all'elettronica e a Gino basta
premere un bottone. «E pensare - ricorda - che con mio fratello ed altri
avevamo formato una squadra campanaria per suonare diverse melodie sacre
quali l'Ave Maria, la Salve Regina, il Tantum Ergo… Salivamo a metà
campanile e ognuno aveva in mano un foglio nel quale le note erano
sostituite dai numeri da uno a cinque, ciascuno dei quali corrispondeva
al suono di una determinata campana. Quando arrivava il proprio turno si
tirava la corda quel tanto che bastava a produrre il rintocco, stando
attenti a mantenere la campana in equilibrio altrimenti se si
rovesciava… fine della melodia».
Facendo il sacrista non è certo diventato ricco «anzi, qualche volta
abbiamo dovuto aiutarlo», interviene Gabriella, una delle tre figlie.
«Una volta, prima di percepire a partire dagli anni '60 un regolare
stipendio - continua Gino Vicentini - la mia unica fonte di
sostentamento era costituita, con il benestare del parroco, da una parte
delle offerte che raccoglievo andando contrada per contrada, famiglia
per famiglia a distribuire le candele benedette in occasione della festa
della Presentazione del Signore, detta appunto "la candelora". E così
avevo anche modo di aggiornare l'anagrafe parrocchiale annotando le
modifiche su un libro che portavo con me». Qualche uovo lo riceveva pure
dai contadini in cambio del riso raccolto al termine dei matrimoni che
serviva come alimento per le galline. Insomma una vita che richiama alla
memoria L'albero degli zoccoli, il famoso film di Ermanno Olmi
ambientato nella bassa padana di fine '800.
Pentito di aver scelto questa mansione che l'ha costretta a trascorrere
in chiesa le domeniche e le feste? «Nemmeno per sogno - afferma con
decisione -. Se dovessi rinascere rifarei ancora questa attività che ho
svolto e tuttora porto avanti con grande passione, fino a quando il
Signore vorrà».(Alberto
Margoni)
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