Scheda bibliografica:

Antonella Besussi
LA SOCIETA' MIGLIORE
principi e politiche del new deal

(ed. il Saggiatore, Milano 1992)


1.
Il new deal e' un programma politico diviso fra riforme centrate su principi (possibilismo) e riforme centrate su politiche (realismo), "valuta secondo principi e procede secondo politiche" (pag.12) per governare una crisi economica straordinariamente intensa che e' insieme vincolo (complicazione e condizionamento) ed opportunita' (cosa conservare, cosa rimuovere, pag.11). Si veda anche il concetto di programma politico di Antonella Besussi negli argomenti filosofici in questo sito relativi alla politica.
Il new deal cerca di miscelare in modo ottimale diritti ed efficienza col programma delle tre R (pag.23): Reform (riforma), Recovery (sviluppo), Relief (assistenza). Combina principi (ragioni, progetti) e politiche (pratiche, amministrazione) assumendo le caratteristiche di un "lavoro in corso" (pag.35).
Il riformismo, osserva l'Autrice, e' un genere, un nome comune e come tale e' indeterminato (pag.10).
Il riformismo divide lo status quo in zone buone e cattive, e' un intervento di chirurgia ricostruttiva (pag.13), parziale, ed assume che la cancellazione delle zone cattive possa lasciare intatte le zone buone: un albero che sta crescendo male puo' essere lasciato cosi' com'e' (conservatori), abbattuto (radicali), oppure potato (miglioristi).
Il new deal inaugura una variante di riformismo, che l'Autrice chiama migliorismo, che si caratterizza in quanto ritiene che il male pubblico principale sia la sofferenza delle persone (pag.12). Il migliorismo e' un selettore fra riformismi possibili, migliore non e' ottimo, il riformismo migliorista e' ridimensionato nelle ambizioni; migliore significa anche giustificabile per chiunque (anche per coloro che hanno motivi di dissenso, pag.18), quindi capace di scoraggiare i comportamenti sleali (i cosiddetti battitori liberi, pag.163).
Il programma migliorista enfatizza la distribuzione di benefici rispetto alla loro produzione (coazione distributiva, pag.26) e rifiuta il commercialismo, cioe' la pervasivita' sociale del successo nel mercato: "chi vince sul mercato non per questo deve vincere in tutti i giochi" (pag.20); quando benefici privati coincidono con danni pubblici, la comunita' ha il diritto di interferire.

2.
Labor e business sono interessi parziali (pag.86), il new deal consiste in una mediazione interventista (pag.79): un gruppo riorganizza la propria visibilita', l'altro diventa visibile (pag.89).
Un capitalismo accettabile (pag.99) richiede la disponibilita' dei piu' forti a vincolarsi, un potere economico socialmente responsabile, comportamenti di buon vicinato: la dipendenza deve essere reciproca per poter essere accettabile (pag.101).
In una societa' decente non vi sono cittadini al di sopra o al di sotto delle regole (pag.117), la persona e' separata dai suoi vantaggi/svantaggi: "sei qualcuno indipendentemente da quello che hai perche' potrebbe accaderti di non avere nulla" (pag.118); una nozione di sorte media normale (pag.270) esclude fortune e sfortune non comuni.
La tassazione ha per il new deal un carattere politico (serve fini di giustizia), gli evasori sono battitori liberi: il programma new deal vuol sottoporre il capitalismo ad un'operazione di chirurgia etica (cosa vale la pena conservare e cosa rimuovere, pag.183), perche' ritiene che la forza del capitalismo (produrre benessere diffuso) sia separabile dalla sua debolezza (concentrare benessere, rendere piu' forti i forti e piu' deboli i gia' deboli, pag.184).

3.
Il conflitto politico americano si caratterizza per lo scontro fra principi e fatti, piu' che fra principi alternativi (pag.55).
La storia migliorista del new deal si puo' distinguere in un primo new deal che ha come obiettivo la ripresa economica ed un secondo new deal che si propone di realizzare condizioni di giustizia sociale (pag.41).
Il primo new deal crea nuove questioni pubbliche prima considerate relazioni private (diritti dei lavoratori, pag.104; etica degli affari, pag.111), orienta le relazioni interne al mercato ed esterne fra mercato e comunita' nel senso della benevolenza sociale (pag.112).
Non vi e' piu' parita' fra ambito politico ed affari (pag.119), l'unico sovrano e' il governo. L'antinomia fondamentale da superare e' fra interesse individuale e interesse pubblico: "l'essere singoli -e diversi- non e' contrapposto all'essere partecipi -e eguali" (p.184).

4.
Il new deal affronta alcune dicotomie:
- nazionale/locale;
- generale/parziale (il nuovo ordine e' per tutti e non per pochi, pag.168);
- politica tesa ad imporre (elite di esperti) e politica tesa ad accreditare (adattamento locale di scopi generali, pag.176), ovvero migliorismo perfezionista e migliorismo democratico (formula della "democrazia alle radici", pag.179);
- inclusione/esclusione;
- vicino/distante: tende a nazionalizzare i problemi (accentrare responsabilita') e insieme persegue un forte interventismo locale (distribuire responsabilita'), si qualifica come governo vicino (p.174).
Vi e' contrapposizione fra le figure del "doer" (funzionario del governo, professionista della riforma) e "wailer" (professionista della protesta), quest'ultimo si astiene in occasione delle riforme (p.300).
Si veda anche l'analisi dell'Autrice sul riformismo, e sul riformismo migliorista negli argomenti filosofici sulle riforme in questo sito.
La Besussi evidenzia anche le differenze che vi sono col progressismo: per i new dealers la riforma e' un lavoro, per il progressismo e' una missione (pag.315); per i primi il riformatore e' simile ad un investigatore (Humphrey Bogart) che indaga i fatti "senza illudersi di poter rifare il mondo" (pag.321). Entrambi, progressismo e migliorismo, sono contro la filantropia (pag.304), contro le idee di provvidenza, mano invisibile, cicli naturali, ecc.
I riformatori sono talvolta una sorta di clero secolare, lo scontro politico e' come una guerra di religione: "luce contro buio, verita' contro menzogna, virtu' contro vizio, principi contro interessi" (pag.303); il libro biblico dell'Esodo riassume circostanze e sentimenti di ogni progetto di cambiamento (lettura non messianica ma "socialdemocratica", pag.164). Il secondo new deal e' pero' interessato piu' ad attenuare gli svantaggi del viaggio che alla meta finale (pag.165), la terra promessa e' qui ed ora.

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