Durando Giovanni - Mondovì 1804-1869

Giovanni Durando nacque a Mondovì nel 1804 dalla distinta famiglia dei Durando, la cui casa era prospiciente la Piazza Maggiore, vicino al duomo e alla chiesa della Missione. Contrariamente alla madre, persona pia, che istillò la religiosità e la fede nel cuore degli otto figli, il padre aveva idee liberali ed era di tendenze laiche ed agnostiche che due figli, Giovanni e Giacomo assorbirono. Giovanni seguì il fratello Giacomo nell'esilio dal Regno di Sardegna, militando con lui nella legione straniera belga e combattendo in Portogallo tra i Cacciatori di Oporto (italiani 1835) http://books.google.it/books?id=occNAAAAYAAJ&pg=RA2-PA33&lpg=RA2-PA33&dq . Giovanni DurandoNel 1848 Giovanni ebbe il comando supremo delle truppe pontificie (regolari e volontari) ma disobbedì agli ordini di Pio IX portando le truppe pontificie oltre il Po per sbarrare la strada agli austriaci. Bloccato in Vicenza e incapace di contrastare l'avanzata del Nugent fu costretto alla resa l’11 giugno 1848. Trentamila soldati imperiali con 50 cannoni investirono la città. L'azione principale austriaca si sviluppò contro le posizioni di Monte Berico, vera chiave di volta nella difesa vicentina; posizione presidiata da forze regolari pontificie e da volontari. Azioni secondarie in pianura avevano compiti di sostegno dell'azione principale. I difensori della città erano in tutto circa 11.000 uomini con 38 cannoni. Il generale Giovanni Durando, comandante delle milizie "indigene ed estere", posizionò sulla dorsale dei Berici due battaglioni di soldati svizzeri (dei 3 reggimenti papalini che aveva) con otto pezzi di artiglieria, una legione romana comandata da Giuseppe Gallieno, il battaglione universitario romano del maggiore Luigi Ceccarini, il battaglione civico guidato dal maggiore Raffaele Pasi e alcuni volontari vicentini, tutti sotto il comando dei colonnelli Massimo D'Azeglio (il futuro primo ministro Sabaudo che sarà qui ferito) ed Enrico Cialdini. ( qui combatterono anche I Bersaglieri Volontari del Po di Tancredi Trotti Mosti, quelli del Reno del Pietramellara e quelli vicentini e civici di Schio di Pier Eleonoro Negri e Arnaldo Fusinato). Dal Castel Rambaldo (oggi Villa Margherita), primo avamposto, sino alle barricate che cingevano il Santuario della Madonna, attraverso le posizioni dei Colli Bella Guardia ed Ambellicopoli di Villa Guiccioli,  si articolava così il sistema di presidi a protezione di Vicenza. Gli austriaci occuparono dapprima Castel Rambaldo poi presero, persero e ripresero la Bella Guardia. Mentre il Santuario veniva difeso da pochi valorosi risoluti al sacrificio, il grosso dei difensori si ritirava ordinatamente, tentando anche un ultimo contrattacco che però non poteva cambiare le sorti della giornata.

Così in rete il racconto di Avalanche Press http://www.avalanchepress.com/1848_Part4.php  con una breve traduzione .... .. Durando placed the bulk of his forces on the heights of Monte Berico south of the city, anticipating correctly that Radetzky would advance along the same lines as Thurn two and a half weeks earlier. Durando entrusted Enrico Cialdini, a Modenese colonel serving with the papal volunteers, with two of the Swiss battalions plus several volunteer outfits. Durando placed the remainder of his volunteers to cover other, less likely routes of advance and kept his remaining Swiss in reserve. Though Durando had posted Ferrari's division at Treviso to hold off any further Austrian columns from the east, many of the papal volunteers disagreed with this deployment, deserted, and joined local volunteer units in Vicenza. The volunteers and tough Swiss mercenaries held on in furious fighting, during which both Cialdini and D'Azeglio were seriously wounded. The Italians lost the heights when Col. Kopal, commander of the Austrian 10th Feldjäger battalion, fell from his horse mortally wounded. The Salzburgers went completely berserk, taking the heights and the cloister of Madonna del Monte. Durando entered the church personally to take part in the defense, and a massive close-quarters bayonet fight raged around the altar and pews of the sanctuary. A number of the monastery's Servite fathers perished during the battle
The Austrian staff history claims they took up arms and fought alongside the papal soldiers. The staff history also, however, describes the Austrian troops as "drunk with victory" as they poured through the cloister and into the houses of Vicenza's suburbs adjoining it below. Drunken Grenzers later destroyed the famous Veronese painting "Banquet of San Gregorio" in the refectory and committed other atrocities. Fighting from the seminary and the nearby city cemetery, the pope's men repelled several assaults, during one of which Austrian brigade commander Prince Wilhelm von Taxis was killed. As darkness fell, the fighting continued from alley to alley and house to house. Once again the Austrian artillery made a difference, as Durando's troops had nothing to reply to the heavy mortars and howitzers. As they would in 1866, the Austrians formed mass assault columns for bayonet charges — and as in 1866, they suffered terribly from enemy rifle fire. Desertion continued to be a problem, with 538 Austrian troops disappearing during the course of the battle. Some of the papal and Venetian volunteers hid in cellars or fled into the old city, but the pope's Swiss battalions fought with a ferocity at least equal to that of the crazed jägers. When troops of the Roman Civic Guard attempted to post white flags on their section of the entrenchments outside the city, battle-maddened Swiss grenadiers ripped down the banners and bayoneted their offending allies, including the commander of the Roman regiment, Col. del Grande. Outgunned, and with the Austrians breaking into the inner city, Durando raised the white flag about midnight and sought terms. Some outraged local citizens opened fire on the flag party. Radetzky granted Durando the honors of war, an 18th-century convention allowing the papal troops to exit Austrian territory with their weapons in exchange for their solemn promise not to take up arms against Austria for the next three months.

Durando aveva collocato il grosso delle sue forze sulle alture di Monte Berico a sud della città, anticipando correttamente Radetzky che avrebbe voluto avanzare lungo le stesse linee del Thurn di due settimane e mezzo prima. Affidato il comando a Enrico Cialdini, un colonnello modenese con due battaglioni di volontari svizzeri più altri diversi., Durando mise il resto a coprire le via d'accesso alla città. Anche se Durando aveva sistemato la divisione Ferrari a Treviso a tenere a bada eventuali colonne austriache da est, molti dei volontari pontifici in disaccordo con questa decisione si unirono ai difensori di Vicenza. I volontari e i mercenari svizzeri terranno il monte in furiosi combattimenti, durante il quale sia Cialdini che D'Azeglio furono gravemente feriti. Gli italiani persero la sommità  quando Kopal  il colonnello,  comandante il 10 ° Battaglione austriaco Feldjäger, cadde da cavallo ferito a morte. I salisburghesi si trasformarono in belve impazzite prendendo le altezze e il chiostro della Madonna del Monte. Durando fini la battaglia in chiesa in scontri corpo a corpo sull'altare. Un certo numero di padri Servi di Maria del monastero perì durante la battaglia.
Il resoconto austriaco sostiene che presero le armi e combatterono al loro fianco i soldati papali. Il resoconto storico dice anche che le truppe austriache "ubriache di vittoria", si misero a distruggere tutto quello che trovavano (il celebre dipinto del Veronese "Banchetto di San Gregorio", nel refettorio) e a commettere altre atrocità.  Come si fece buio, i combattimenti continuarono casa per casa, vicolo per vicolo. Ancora una volta l'artiglieria austriaca aveva  fatto la differenza. non avendo Durando nulla con cui rispondere. Alcuni dei volontari pontifici e veneziani si nascose in cantine o fuggì ma gli svizzeri del papa furono alla altezza della loro fama tanto quanto i pazzi Jagers. Quando la Guardia Civica romana diede  segni di cedimento esponendo bandiere bianche i granatieri svizzeri le strapparono e colpirono gli alleati che non desistevano tra cui il comandante del reggimento romano, colonnello del Grande. Disarmato, e con gli austriaci in centro storico, Durando alzò bandiera bianca intorno a mezzanotte. Radetzky concesse l'onore delle armi a Durando  e  la possibilità per i papalini di oltrepassare il Po in armi a condizione che non le riprendano prima di 3 mesi.
Giacomo Durando
Perduto il monte la città diventava indifendibile, anche per mancanza di riserve da gettare nella lotta. L’11 giugno furono pertanto avviate trattative di resa e fu reso l'onore delle armi ai volontari. Rientrato nell'esercito piemontese (Tenente generale), partecipò con Carlo Alberto alla battaglia di Novara e alla spedizione in Crimea. Giovanni partecipò in seguito alla II di indipendenza (San Martino 1859). Nel 1860 comandò le truppe piemontesi in Toscana mentre Giacomo fu ministro degli esteri nel governo Rattazzi del 1862. Nominato generale di corpo d'armata  fu ferito a Custoza (1866). Senatore dal 1860 morì a Firenze nel 1869.

LA BATTAGLIA DI VICENZA: LA MEDAGLIA D'ORO

Vittorio Emanuele II per Grazia di Dio e per Volontà della Nazione: su proposta del nostro ministro della guerra, abbiamo decretato e decretiamo: E' accordata la Medaglia d'Oro al Valor Militare alla Bandiera del Comune di Vicenza, per la strenua difesa fatta dai cittadini contro l'irruente nemico nel maggio e giugno 1848. (G.U.n.291 del 22/10/1866) FIRMATO Vittorio Emanuele II Re d'Italia
 

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