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Francesco Crispi- Ribera(Ag) 1818-1901
Personaggio
di spicco nelle cospirazioni mazziniane in Sicilia, all'atto della
spedizione dei Mille diviene Segretario di Stato nella dittatura di
Garibaldi. Anticlericale da sempre e propugnatore del suffragio
universale, nei parlamenti unitari si schiera con la sinistra in nome di
una unificazione morale, che tarda a venire. La forma di stato per ora
resta in secondo piano. " La monarchia ci unisce, la repubblica ci
dividerebbe" soleva dire. La sinistra, pur essendo salita al governo nel
1876, non ha Crispi fra i protagonisti per diversi anni per un'accusa di
bigamia. Nell'agosto del 1887 giunge infine la sua ora. Da ministro
dell'interno dell'ultimo governo Depretis aveva già avuto modo di
sottolineare la necessità di nuove normative nelle amministrazioni
comunali e provinciali, pubblica sicurezza, penitenziari, emigrazione
etc. Il primo rovescio africano a Dogali ne facilita l'elezione dopo
diverse stagioni di governi deboli e succubi. Si mette all'opera per
sveltire l'amministrazione centrale e rafforzare il potere esecutivo
come disse
"Le leggi da noi ... deliberate furono tutte leggi di libertà. Noi abbiamo assicurato l'autonomia al Comune e alla Provincia; dato ai magistrati elettivi l'amministrazione degli interessi locali; limitati i prefetti alle funzioni di governo; istituita la giustizia nell'amministrazione, contro gli abusi del potere esecutivo; posti vincoli alle spese ...affinché non avvengano dilapidazioni. E' nostra l'abolizione della pena di morte......devesi a noi la nuova legislazione......per gli inabili al lavoro.....abbiamo curato la diffusione della nostra lingua all'estero affinché i figli dei nostri concittadini abbiano sempre presente la patria lontana ".
La grave crisi economica
creata dal liberismo negli scambi, non ha ancora permesso la nascita di
adeguate strutture industriali nei grandi settori dei beni
strumentali, dei
cantieri e delle ferrovie. Gli accordi di nazione
preferita con la Francia continuano a danneggiarci e quando questa
ci subentra a Tunisi
(1881) nell'accordo commerciale del 68 a nostro favore, Crispi
non esita ad aprire una guerra doganale per indirizzare altrove le vie
commerciali e finanziarie del paese. Da cinque anni l'Italia ha firmato
un patto militare con Austria e Germania senza dar corso ad accordi
commerciali conseguenti. Fra le mete dei suoi primi viaggi c'e la
cancelleria tedesca, che per Crispi rappresenta il termine di paragone
dell'unificazione morale dopo quella materiale. Rimasto marginalmente
coinvolto negli scandali bancari, vede il suo più acceso avversario, Giolitti uscire temporaneamente dalla scena politica. Nel dicembre 1893
riassume l'incarico di primo ministro mentre il paese è per l'ennesima
volta scosso da disordini sociali. Due grosse insurrezioni armate sono
scoppiate in Sicilia e in Lunigiana.
Un provvedimento antianarchico,
varato all'indomani di un attentato alla sua vita, si trasforma ben
presto in uno strumento per colpire le leghe e i partiti della sinistra.
Se a questo si aggiunge, la revisione delle liste elettorali si
comprende il perché delle accuse di reazionario che gli piovono addosso
dai radicali, ed in particolare da Felice Cavallotti che presenta un
dossier a suo carico nell'estate del 1895. La discussione rimandata di 6
mesi, andrà a cadere a guerra iniziata e dopo aver subito i primi
rovesci. I tentennamenti di Oreste Baratieri, nonostante i rinforzi
inviati, lo inducono a nominare Antonio Baldissera ( 21 febbraio 1896)
come nuovo governatore. La nomina resta però segreta, mentre i suoi continui
telegrammi, buon ultimo quello
"...questa guerra è una tisi"
inducono lo stato maggiore di colonia ad attaccare battaglia. La notizia
della sconfitta di Adua data nella notte del 2 marzo provoca una generale
sollevazione in tutte le città. I socialisti stamparono anche un'ode a
Menelik !!. Il 5 marzo senza neanche affrontare un dibattito parlamentare
Crispi viene invitato dal Re a dimettersi. L'involuzione della sua linea
politica e la ricerca spasmodica di nuove terre, (al mercato libero non
ne esistevano più), per la massa di emigranti fini per renderlo
responsabile di una sconfitta che sul piano militare è tutta di
Baratieri. Il processo intentato a questi, mesi dopo si risolve in una
assoluzione per non aver commesso il
fatto.