Torno da un viaggio in India ben sapendo che la mia vecchia Panda non sarà più ad aspettarmi
nel solito posto in garage dove sono abituato a vederla da sempre.
Quando giunge l’ora di accomiatarci dai fedeli compagni ci rivolgiamo ad altri perché svolgano
l’ingrato compito, così, durante la mia assenza, lei esce fiduciosa per l’ultima volta senza
sapere che un demolitore la sta aspettando già da tempo.
Chissà, forse si rende conto di essere abbandonata e soffre o forse, tutto questo tempo passato
assieme le scivola via senza scalfirla minimamente e senza che il minimo sentimento la sfiori.
Forse anche il trapasso per lei è indolore ed inutilmente le attribuisco sentimenti umani che
non può conosce ne comprendere.
Certamente per me è scomparsa un’amica che mi ha fedelmente accompagnato per un lungo periodo
e con lei se n’è andato anche qualcosa di me, una parte della mia vita.
Constatare un’irrimediabile fine è triste, ci pone a contatto, per un momento, con quanto
di meno gradito si possa immaginare, con la cosa della quale meno amiamo pensare e che meno
di tutte gradiamo, l‘ineluttabile fine di noi stessi.

Quando mio padre decide di acquistare la Panda, io non condivido la scelta, ma come al solito,
lui fa di testa sua, ovvero il contrario di quanto dico io.
In effetti questo mezzo semplice e poco molleggiato non è adatto a mio padre già ultra ottantenne,
certamente uno più comodo sarebbe meglio per lui. Purtroppo non ha il tempo di pentirsi della
scelta perché dopo breve tempo muore.
Quest’automobile semi nuova entra a fare parte dell’eredità così iniziamo a considerarla un bene
di famiglia, inoltre io mi affeziono a lei perché mi ricorda papà.
Devo ammettere che con il tempo, il mio parere cambia radicalmente. Poiché tendo alla scarsa
manutenzione di tutte le mie cose, lei si rivela perfetta per me, infatti la sua natura spartana
ha notevoli vantaggi. I pochi meccanismi ed il motore abbastanza indovinato non si rompono mai.
La si può adoperare nelle condizioni più avverse e non lascia a piedi. Sulla neve ed in campagna
si comporta come il migliore fuori strada ed avendo una carrozzeria robusta non si danneggia e
poi, nel caso dovesse succedere, il costo delle riparazioni è talmente contenuto da poter essere
considerato irrisorio.
Passano tanti anni e quando le manca poco a diventare maggiorenne constatiamo che
l’assicurazione sta scadendo, è tempo di collaudo, la frizione è da rifare ed abbiamo una
macchina di troppo. Questa è la sua condanna a morte ma a me viene meno il coraggio, così passo
l’incombenza a mio figlio e parto senza dirle addio.